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Il lucernario
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Titolo:
Il lucernario |
Autore:
Calypso |
Contatto:
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Racconto
n° 3683 |
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Era il suo compleanno. Volevo che avesse qualcosa di mio. Avevo attraversato velocemente il centro della città per arrivare nel suo studio. Aveva poco tempo tra un appuntamento e l'altro, ma dovevo vederlo. Entrai senza fiato, non certo per gli scaloni d'ardesia, sghembi, alti, solidi di un ultimo piano di un palazzo d'epoca, dove risiedeva la sua vita, ma per l'emozione di rivederlo. Seduto alla scrivania, mi aspettava con la porta socchiusa. Non c'era bisogno di parole. Gli sorridevano gli occhi dietro le lenti complici di sguardi eloquenti. Non c'era bisogno d'altro. La mia mano scivolava sul volto, le mie labbra volevano conoscere e riconoscere la sua pelle. Lo desideravo, lo sentivo riconoscevo un sapore ritrovato, era già dentro di me bastava solo fiutare nell'aria e mi riconoscevo. Volevo che lo sentisse. Sentivo caldo nonostante l'inverno fosse dietro di noi. Avevo bisogno di ancora più caldo. Sotto il tessuto della camicia, dietro il rumore della cintura che slittava il piacere promesso, rincorrevo il caldo. Il sesso eretto, voglioso svettava, pronto ad essere accolto. Lo sentivo scivolare lentamente, non potevo stare meglio di così, lo vedevo godere. Lo sentivo mio. Lo sentivo nelle labbra, nella bocca, il centro del nostro piacere, lo possedevo e mi sembrava di avere tutto quello che non avevamo mai avuto fino a quel momento. Alzavo gli occhi per guardarlo fino all'ultimo spasimo, sotto al lucernario, che filtrava una realtà fantastica agli occhi di chi avesse visto, dietro qualche finestra più in alto. Inermi, davanti agli occhi di qualcuno. Volevo tutto. Non volevo niente. Volevo quello che mi apparteneva, la parte arcaica che avevo ritrovato. Ma non mi bastava, non così. Lo volevo. Lo lasciai, d'improvviso. Innaturalmente. Le bocche aperte in cerca e in attesa, prive di piacere e di parole. Mi ricomposi e mi allontanai morbidamente verso l'uscita, sotto il suo sguardo sorpreso, incredulo, attonito.
Me ne andai e gli lasciai come regalo, il desiderio. Era mio, per sempre. - Buon compleanno, tesoro.
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