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L'amante
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Titolo:
L'amante |
Autore:
Piera |
Contatto:
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Racconto
n° 37 |
Altri
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Il suo sguardo si perdeva ad ammirare quello stupendo tramonto, il momento in cui finiva il giorno, le aveva sempre dato forti emozioni, fino alle lacrime. Ma oggi non riusciva a sentire niente di tutto questo. Il suo cuore sembrava essersi di nuovo chiuso, lasciando fuori tutte le emozioni. Lui, il suo amante, passeggiava nervosamente avanti e indietro sul grande terrazzo del lussuoso albergo sulla spiaggia, con il telefono attaccato all'orecchio, discuteva animatamente con qualcuno dei suoi collaboratori, dando ordini con la sua solita voce calma, ma decisa, sicuro che avrebbero comunque eseguito senza discutere. Ogni tanto si avvicinava a lei per accarezzarla, ogni volta era una sensazione di fastidio, eppure fino a poco tempo fa, le piaceva tutto questo, essere l'amante di quell'uomo, essere coccolata, viziata. Non era un uomo molto attraente, ma questo non le era mai importato, con lei era dolce, la riempiva di attenzioni, e in cambio non chiedeva poi tanto, non le costava molto fare sesso con lui, nessun coinvolgimento sentimentale, e quindi nessun rischio di soffrire. Questo fino a quando non aveva incontrato quell'uomo meraviglioso che era il suo amore. Con lui era iniziata una bellissima amicizia, diventata con il tempo sempre più profonda, fino ad accorgersi di essere perdutamente innamorati. Era qualcosa che non riuscivano a controllare, un amore folle, pazzesco, profondo. Ora su quel terrazzo, seduta sulla sedia sdraio, guardava il mare tingersi di rosso, e ancora si chiedeva che cosa ci facesse in quel posto. Lui, il suo amante, si avvicinò, le accarezzò i capelli, poi le labbra, con le dita, non la baciava mai, non di baciano le puttane, diceva sempre. Questo la considerava, una puttana, ma sua e di nessun altro, glielo aveva ricordato giusto quel pomeriggio, quando lei gli aveva detto che lo lasciava, che non voleva più continuare, si era innamorata, e non poteva più andare avanti con questa storia. Le bruciava ancora il viso, per lo schiaffo con cui l'aveva buttata sul letto, la sua mano intorno al collo, le toglieva il respiro, i suoi occhi erano diventati freddi, perdendo tutta la dolcezza che di solito avevano per lei. - Lasciare me? - la sua voce era diventata dura e tagliente, - Togliti dalla testa di potermi lasciare così! - Lei si aggrappò alla mano che le stringeva il collo con forza, non riusciva a parlare, si sentiva soffocare. - Ti sei innamorata? Le puttane non si innamorano, e non ci si innamora di loro, servono solo per scopare. Finalmente, lasciò la presa intorno al collo, la fece alzare e le ordinò di spogliarsi. Lei ebbe un moto di rabbia, e cercò di andarsene, mandandolo al diavolo. La fermò prendendola per i capelli, la tirò verso di se e guardandola fissa negli occhi, le disse - Non ci siamo capiti mia cara, ti ho detto di spogliarti, non di andartene, fallo! Non obbligarmi a fare cose spiacevoli, sarebbe un peccato dover rovinare questo bel visino. - Non puoi trattarmi così, non sono una cosa di tua proprietà! - Ti sbagli tesoro, tu sei mia, lo sei da quando ho deciso che dovevi essere la mia amante, e guai se qualcun altro osa toccarti. Cominciò a toglierle freneticamente i vestiti, la fece sedere sul letto. Si aprì i pantaloni di fronte a lei e li lasciò cadere sul pavimento, le si avvicinò, le prese la testa fra le mani e la tirò verso di se, - Succhialo! Lo so che ti piace succhiarlo, ti è sempre piaciuto, . succhialo ti ho detto! Quel tono rabbioso, la fece tremare, si sentiva come paralizzata, non riusciva a muoversi, mai si sarebbe aspettata da lui quel tono, quella durezza verso di lei. Lo aveva sentito spesso dare ordini al telefono, ma con lei era stato sempre molto tenero e affettuoso, non l'aveva mai costretta a fare niente che lei non volesse. Un altro schiaffo la scosse, i suoi occhi si riempirono di lacrime, la sua bocca si aprì e cominciò a succhiarlo come faceva sempre, come a lui piaceva. - Brava, così. lo so che ti piace - Le diceva affondando con forza dentro la sua bocca. Suonò di nuovo il telefono, lui rispose con il tono freddo e professionale che usava sempre, ma senza smettere quel gioco che gli piaceva, si muoveva più forte lasciandosi sfuggire gemiti di piacere. Quello dall'altra parte del telefono sembrava agitatissimo, ma lui gli rispondeva sempre a monosillabi, tra un sospiro e l'altro, fino al culmine del piacere, venne con un grido riempiendole la bocca. Seguì qualche minuto di silenzio, dall'altra parte del telefono gli chiesero qualcosa, lui stendendosi sul letto, rispose - non è niente, non preoccuparti vai avanti. Lei cercò di alzarsi, ma lui la trattenne per un polso, la fece stendere vicino a se, cominciò ad accarezzarla, mentre dava disposizioni al telefono al suo collaboratore. Poi lo posò sul comodino ed iniziò a dedicarsi completamente a lei, le sue carezze erano calde e decise, sapeva come toccarla per darle piacere, era tornato ad essere dolce, - Come puoi pensare di lasciarmi. Affondò fra le sue gambe, prima lentamente, poi con forza, con rabbia, il suo pene era di notevoli dimensioni, e di solito cercava di essere delicato, ma oggi no, ad ogni spinta, sembrava che le entrasse nello stomaco, facendola sobbalzare sul letto. L'orgasmo arrivò forte, scuotendo tutto il corpo, lasciandola senza fiato. La fece girare, e la prese dietro, con la stessa forza, ora era un po' meno piacevole, ma rilassandosi, riusciva a farlo entrare tutto, fino in fondo, e presto il piacere prese di nuovo in sopravvento, lui la teneva per i fianchi, e spingeva sempre più forte, sempre più forte, fino a quando non sentì uscire il suo seme caldo, poi lo estrasse, si lasciò cadere sul letto, e prendendola di nuovo per i capelli, le ordinò di succhiarlo fino a quando fosse stato pulito.
Ormai il sole era quasi completamente sotto la linea dell'orizzonte, cominciò a sentire un po' di freddo, avrebbe voluto coprirsi, ma non le andava di alzarsi, se ne stava li a fissare il mare, senza riuscire a muoversi. Lui si stava vestendo, una delle tante cene di lavoro, come sempre sarebbe rientrato tardissimo, non vedeva l'ora di rimanere sola, per poter dar sfogo alle sue lacrime, per potersi finalmente liberare di quel peso allo stomaco. - Copriti, o prenderai freddo. Ti faccio portare in camera la cena? - No grazie, non ho fame. E intanto pensava tra se "vattene, vattene." . Finalmente sentì chiudersi la porta, le lacrime uscirono da sole, chiudendo gli occhi vedeva il viso del suo amore, no, non poteva rinunciarci, non voleva, se solo pensava di non rivederlo, il cuore sembrava strapparsi dal dolore. Si scosse, si alzò finalmente da quella sdraio, ci voleva una doccia calda, per togliersi di dosso l'odore di lui, sfregò la pelle con forza, fino a farla arrossare, sperando di fare andare via anche quella sensazione sgradevole, che le era rimasta addosso. Si guardò allo specchio, mentre si asciugava, di nuovo davanti agli occhi il dolce sorriso del suo amore, doveva andare da lui, doveva andarci ora. Si vestì in fretta, prese la borsa. Scese nella hall e chiese al portiere di chiamarle un taxi, uscì dall'albergo, così com'era, senza trucco e con i capelli bagnati. Il taxi arrivò in fretta, salì e gli diede l'indirizzo, lui abitava fuori città. Il tassista non voleva lasciarla da sola in quella strada deserta, c'era solo una macchina scura parcheggiata al lato opposto della strada, le disse che se voleva l'avrebbe aspettata, ma lei rispose che non era necessario, che tanto non sarebbe tornata in città.
Non c'era campanello, il cancello era aperto. Appena la sentirono i cani si agitarono, e cominciarono ad abbaiare, lei si avvicinò si lasciò annusare, la riconobbero, aveva giocato con loro il giorno prima, si lasciarono accarezzare. Sentendo abbaiare i cani, lui si affacciò alla porta, e quando la vide si preoccupò, - Cosa è successo? - È successo che ti amo. La strinse dolcemente, la baciò su tutto il viso, entrarono in casa, così abbracciati, non riuscivano a smettere di baciarsi, e nemmeno riuscivano a staccarsi, lasciarono cadere a terra i vestiti, si tuffarono sul letto di lui, la passione li travolse, fra le sue braccia perdeva completamente la cognizione del tempo, del luogo, in quel momento potevano essere ovunque, era come galleggiare in uno spazio infinito, e sentire solo i suoi sospiri, la sua bocca, le sue mani. lo sentiva entrare dentro di lei, ed era come se le loro anime si stessero toccando, il piacere che provava, andava oltre al piacere fisico. Non diedero importanza ai cani che continuavano ad abbaiare, e non si accorsero della finestra che prima era socchiusa, e ora si stava aprendo.
Lui li stava guardando, quello che provava, era un miscuglio di eccitazione e di rabbia, desiderava ucciderli entrambi. La cosa che lo faceva più infuriare, era l'erezione che stava avendo osservando quei due corpi abbandonati al piacere. Guardava lei muoversi con le gambe aperte e sollevate, godere sotto quel giovane uomo, che la penetrava con forza facendola gridare di piacere. Ora le aveva chiesto di girarsi, lei si mise in ginocchio, dalla finestra poteva vedere il suo sesso tra le gambe aperte, completamente bagnato, vedeva le dita di lui che entravano e uscivano da entrambe le parti, vide il pene di lui entrare senza difficoltà, mentre lei muoveva i fianchi, non poté fare a meno di toccarsi, era così eccitato che sembrava voler esplodere nei calzoni. Si accarezzò. un brivido di piacere. lo prese in mano e cominciò un leggero movimento, con gli occhi incantati sulla scena che si svolgeva su quel letto. Il movimento della mano divenne più veloce. Lei gridò di nuovo di piacere, poi si girò verso quell'uomo ancora in ginocchio e prese in bocca il suo pene, succhiandolo con passione, lui sapeva cosa stava provando quell'uomo, sentì il suo seme salire, e poi uscire, dovette appoggiarsi, le gambe ebbero un cedimento. Sentiva i mugolii di piacere in quella camera, non riusciva a crederci, si era eccitato e masturbato guardando quella puttana che si faceva sbattere, la rabbia riprese a salire, avrebbe voluto entrare, e ammazzarli, li su quel letto, forse per l'uomo poteva anche andare, ma per lei, no per lei era poco. Quello che provava, non era tanto gelosia, ma rabbia, nessuno mai doveva toccare quello che era suo, e lei era sua, soltanto sua, almeno fino a quando lui avrebbe deciso diversamente. Tornò verso la macchina, doveva pensare al da farsi, non l'avrebbero passata liscia, questo era certo. Decise di aspettare fino a quando non l'avrebbe vista uscire. Non immaginava certo che sarebbe rimasto li tutta la notte.
- Non voglio ritornare in albergo, non voglio più lasciarti. - Allora rimani amore mio, dormire accanto a te è la cosa che più desidero in questo momento. Lei si rannicchiò tra le sue braccia, con la testa contro il suo petto, si addormentò ascoltando il battito del suo cuore, lui la guardava dormire, in quel momento sentì di amarla da morire. Il mattino seguente, fu svegliato da una sensazione di bagnato ai piedi, il suo cane bianco, era saltato nella camera dalla finestra aperta, e gli stava leccando i piedi, la cosa lo fece ridere, guardò l'orologio, segnava le 8,30, non riusciva a crederci, aveva dormito per quasi 8 ore, erano anni che non gli succedeva di dormire 8 ore di seguito, incredibile. Girandosi nel letto, rimase sorpreso nel vederla li, dormiva ancora, era così dolce, la sfiorò con un bacio, lei aprì gli occhi e gli sorrise accarezzandogli il viso e dicendogli - Ti amo da morire La strinse forte, averla li nel suo letto era sempre stato il sogno più grande da quando l'aveva conosciuta, ed ora era li, il contatto con il suo corpo caldo e morbido, gli dava un piacere indescrivibile, accarezzare quella pelle vellutata scatenava di nuovo la sua eccitazione, sentirla muovere sotto le sue carezze, assecondandole, guidandole, lo faceva impazzire. Di nuovo fu sopra di lei, dentro di lei, con forza, con passione, lei si abbandonò a quelle spinte profonde, cingendolo con le gambe, aggrappandosi con le mani alle lenzuola, fino al culmine del piacere, che pulsando pervase tutto il suo corpo. Per un po' rimasero così abbracciati, senza muoversi, come se temessero che si rompesse l'incanto di quei momenti.
- Mi accompagni in città? - Non tornare da lui, rimani qui, ho bisogno di te, lo sai.. - Non voglio tornare da lui, vado solo a riprendere le mie cose, ormai ho deciso, con lui chiudo definitivamente.
Fu risvegliato al mattino dal rumore del cancello che si apriva, sentiva la bocca asciutta, e la schiena a pezzi, l'auto non è certo il posto ideale per dormire. Eccoli che uscivano, lei non era dunque rientrata quella notte, era curioso di conoscere la scusa che avrebbe trovato. Li seguì a distanza, fino davanti all'albergo, lei scese dalla machina, e baciò lui dal finestrino. Poi entrò nella hall. Lui decise di non salire subito, aveva bisogno di un po' di tempo per calmarsi, si fermò al bar dell'albergo, e rimase li per una mezz'ora davanti ad una tazzina di caffè ormai freddo. Si decise a salire. Davanti alla porta della camera, si fermò un attimo stringendo i pugni, bussò alla porta, lei venne ad aprire in accappatoio. Guardò la valigia aperta sul letto, - Dove credi di andare? - Me ne vado da te, dopo quello che è successo ieri, non potrei più stare con te. La prese per un braccio, e la tirò verso di se bruscamente - Mi stai facendo male. - Tu mi hai tradito! Maledetta puttana! Lo schiaffo fu così violento che la fece cadere per terra, - Ti ho vista sai, questa notte ti ho vista mentre ti facevi sbattere da lui! Un altro schiaffo le impedì di alzarsi, le lacrime cominciarono ad uscire, gli occhi bruciavano, non riusciva a credere che quell'uomo fosse lo stesso che per molte notti l'aveva accarezzata dolcemente, coccolata. Non c'era mai stato amore tra loro, questo era stato chiaro fin dall'inizio, ma era piacevole stare insieme. - Non hai nessun diritto di trattarmi così, eravamo d'accordo che sarebbe durata fino a quando sarebbe andata bene per tutti e due. - Noi staremo insieme fino a quando lo deciderò io! Sai che non ho mai sopportato che toccassero le cose che considero mie! Oh ma la pagherete, tutti e due, questo te lo posso garantire. Di nuovo le mani di lui le strinsero il collo, il suo sguardo era gelido, ora era davvero spaventata. La fece alzare, le strappò via l'accappatoio, allungò una mano per toccarla, ma lei indietreggiò. La prese per le braccia, e la spinse vicino al letto, lei cercò di divincolarsi, lui la picchiò di nuovo, ora le sanguinava il naso. Lui era sempre più eccitato, sembrava piacergli molto questo nuovo gioco, si aprì i calzoni e si infilò tra le gambe di lei, la prese così, guardandola piangere, con il sangue che colava dal naso. Come se questo lo facesse sentire più forte, più grande. Bene disse quando ebbe finito, ora andrò ad occuparmi di lui. - Che cosa vuoi fargli!? - Ha, ha. l'idea era quella di ammazzarvi tutti e due, ma poi ho pensato che forse era poco, almeno per te era troppo poco. - Lascialo in pace! Gli si avventò contro con rabbia, lui rideva, continuava a ridere, mentre la tratteneva per i polsi, lasciò la presa solo quando gli sembrò che si stesse calmando. Lei si voltò verso il letto, come un automa chiuse la valigia, lui le girò le spalle, continuando a ridere - Tanto non andrai da nessuna parte. Con gli occhi pieni di lacrime, sollevò la valigia, e con forza la fece roteare nell'aria, lo colpì su un fianco, proprio mentre si stava girando di nuovo verso di lei, il colpo gli fece perdere l'equilibrio, cadde di lato con gli occhi sgranati dalla sorpresa, cercando di aggrapparsi al tavolino al centro del tappeto, cadde insieme al tavolino, trascinando con se anche parte del tappeto, e andò a sbattere con la tempia sul gradino di pietra del caminetto. Rimase li fermo con gli occhi spalancati. Lei rimase come inebetita, con la valigia in mano, no non poteva essere vero, ora si sarebbe rialzato e si sarebbe di nuovo infuriato con lei. Posò la valigia, e si avvicinò a lui, un rivolo di sangue colava dalla pietra del camino fino sul tappeto, provò a toccarlo, ma lui non si mosse, il polso non batteva più. Si sedette sul tappeto, con le gambe rannicchiate, rimase per un po' a fissarlo, non riusciva a crederci, e nemmeno a pensare a cosa avrebbe fatto ora. Il suono del suo cellulare, la riportò alla realtà, si sforzò di ritrovare la calma, e rispose. Era il suo amore - Tutto bene tesoro mio? - Si. si certo.. Stavo. stavo per uscire. Tu dove sei? - In ufficio, ma se sei pronta vengo a prenderti. - Ok va bene, sono quasi pronta, intanto che arrivi, scendo giù. - Smack amore, a tra poco.
Si rivestì, cercò con il trucco di coprire i segni rimasti sul viso, era meglio mettere gli occhiali comunque. Prese la valigia ed uscì dalla camera, era ora di pranzo, e in giro nei corridoi non c'era praticamente nessuno, scese con l'ascensore, nella hall c'erano solo 3 uomini che parlando tra loro stavano andando verso la sala da pranzo, dietro al bancone non c'era nessuno, uscì in strada, e si incamminò per il marciapiede. Vide la sua macchina arrivare, gli fece un cenno. Lui si fermò e scese per aiutarla con la valigia. - Che ti succede? Sei così pallida, ma che hai fatto al viso, togliti un po' gli occhiali. - Non è nulla amore, ora che sei qui va tutto benissimo. - Ti ha picchiata!!! Quell'uomo è pazzo.. - Lascia stare, tesoro mio, ora è tutto finito, andiamo via di qui. Salirono sulla macchina, lui continuava a guardarla preoccupato - Sei sicura di stare bene? Maledetto bastardo! Vorrei spaccargli la faccia! - Andiamo via di qui, ti prego, andiamo via.
Il telegiornale della sera, trasmise un servizio sulla morte accidentale, in un albergo della città, di un noto industriale del nord.
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