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Voluttà
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Titolo:
Voluttà |
Autore:
Marzia |
Contatto:
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Racconto
n° 3700 |
Altri
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Il desiderio quel giorno si era trasformato in un pensiero insistente che penetrava in tutte le sue riflessioni ed azioni, e non la abbandonava mai; mentre era seduta in aula stentava ad ascoltare le parole che gli alunni interrogati le rovesciavano addosso, la sua mente la distraeva creando immagini del corpo maschile nudo di Lorenzo, un collega, che le si mostrava senza inibizione. Vedeva le sue mani accarezzarlo lentamente e quasi ne sentiva il calore sotto le dita, la pelle tesa suoi muscoli delle braccia, le sue labbra che lo percorrevano e ne assaggiavano la levigatezza. Si riscuoteva di soprassalto da questi pensieri quasi imbarazzata, con l'impressione che i suoi alunni fossero riusciti ad indovinare le sue fantasie; a fatica riprendeva ad ascoltare quelle lezioni sempre uguali, imparate a memoria, che ogni tanto interrompeva con qualche domanda che provocava un silenzio interdetto. Ma l'immagine di quel corpo mai realmente toccato, solo intuito sotto i vestiti, sfiorato da qualche rapido abbraccio, ritornava a stimolare quel bisogno di piacere che riposava nella sua carne. Da quanto tempo non faceva l'amore? Da troppo tempo, rispose subito a se stessa, e mentre si allontanava dall'aula cercando di non farsi sommergere dagli alunni riversatisi nei corridoi per l'intervallo, ripensò alla sua ultima relazione terminata bruscamente in un ospedale, dove i suoi sogni e l'uomo che li avrebbe realizzati persero il loro fluido vitale. I mesi seguenti si confondevano nella sua memoria, volutamente aveva cercato di dimenticare. -Ciao Viviana- Sentendo il suo nome si girò sorpresa e il suo cuore mancò un battito: era Lorenzo, così vicino che riusciva a percepire la debole traccia del profumo nascosta dall’odore della sigaretta, così vicino che se avesse allungato la mano avrebbe potuto accarezzare il suo viso... -Come stai?- Il suono leggermente nasale della sua voce la distolse dalla sue fantasie, il viso si velò di un rossore diffuso e, mentalmente, si augurò che lui non avesse intuiti i suoi pensieri. -Sto bene grazie, sono solo un poco stanca, le sedute di scrutinio sono pesanti, sembra che non debbano mai finire!- Gli scrutini di fine anno erano iniziati quella mattina, e a parte un breve pausa per il pranzo, si erano protratti tutta la giornata; quando era uscita sotto il porticato si era concessa un momento per respirare a fondo e scrollarsi la tensione che aveva accumulato durante la giornata, poi, guardando l’orologio, si era accorto che erano già le 20. -Hai voglia di un aperitivo?- Il suo cuore si fermò. -Sì, perché no?- gli rispose con una voce che alle sue orecchie risuonò malferma. Si avviarono fianco a fianco verso un pub vicino all’istituto, dove scelsero un vino bianco frizzante per accompagnare le loro chiacchiere che, rapidamente, divennero più schiette e condite da commenti scherzosi sui loro colleghi. Quando il suono delle loro parole venne sopraffatto dal rumore degli altri avventori, decisero di alzarsi; si allontanarono immergendosi nella frescura della sera che, nel frattempo, era calata sulla città. Il lungo viale alberato era rischiarato a tratti dalla luce dei lampioni, i rumori della giornata si erano spenti in un silenzio ammantato di morbida oscurità. Si fermò a respirare l’aria frizzante di quella serata di fine maggio, gli occhi chiusi per assaporare quel momento di benessere in cui sentiva una corrente di energia passarle sotto la pelle; quando li riaprì, avvertì Lorenzo accanto a sé; girò il viso e vide che la stava osservando, la testa reclinata di lato, le labbra schiuse in un sorriso; il suo sguardo incontrò gli occhi scuri di lui, e il tempo si fermò in un istante senza fine, una carezza di vento passò sui loro volti e portò via con sé i pensieri. Sorrise. Lo prese sotto braccio e, vicini, si incamminarono lungo il viale; i suoi sensi avvertivano acutamente la vicinanza del corpo di Lorenzo: la sua mano, appoggiata sul suo braccio, percepiva sotto il tessuto leggero della camicia la forma definita dei suoi muscoli, la loro compattezza, ed il suo seno dai capezzoli inturgiditi per la frescura serale, premuto dolcemente contro il suo bicipite, ne ricercava il calore. “Hai freddo?” le chiese Lorenzo, passandole un braccio attorno alle spalle e attirandola verso di sé; lei appoggiò la testa sulla sua spalla e girando il viso verso di lui, socchiuse gli occhi aspirando voluttuosamente il suo profumo; una sensazione di calore la avvolse mentre immaginava di allungarsi fino a sfiorare con le labbra il suo collo morbido. Sollevò le palpebre ed i loro occhi si incontrarono; per un istante rimasero fermi ad assaporare quel momento carico di desiderio. Lorenzo si avvicinò lentamente, lei avvertì la carezza del suo alito caldo sul suo viso prima che le loro labbra si sfiorassero ed un brivido le scese lungo la schiena, provocandole contrazioni di piacere ed un forte senso di umidità tra le gambe; ruotò leggermente per aderire meglio con il suo corpo a quello di lui, appoggiando una mano sul suo petto e con le dita, iniziò ad assaggiare quel primo frammento del suo corpo. Con la bocca si avvicinò a quella di Lorenzo: la punta della sua lingua percorse il sentiero disegnato dalle sue labbra con lentezza, facendo suo ogni piccolo dettaglio, gustando la loro interna umidità. Scostò quindi la testa per incontrare i suoi occhi, vide le sue iridi scure accese dal desiderio, con la fronte si appoggiò alla sua guancia bevendo attraverso la sua bocca il suo respiro corto; con la mano si spostò sul suo torace accarezzandolo, finché le dita trovarono le asole e lentamente, liberarono i bottoni scoprendo lembi di pelle che guardava incantata, la bocca arsa dal desiderio di gustarne il sapore. Le dita iniziarono a giocare con i suoi peli scuri e si allargarono a possedere con il loro tatto quel corpo sodo che riempiva le sue fantasie, il respiro divenuto sempre più affannoso, mentre il perizoma che le cingeva i fianchi era completamente intriso della sua libidine. La mano di lui scivolò lungo la sua schiena magra provocandole un nuovo eccitamento che la scosse facendole rabbrividire la pelle ed inturgidire i capezzoli, mentre con l’altra mano le afferrò un fianco e si chinò a baciarla; il tocco morbido delle sue labbra le annebbiò la mente rendendola conscia solo del bisogno fisico di possederlo che la dominava. Reclinò la testa di lato e permise alla sua lingua di penetrare nella oscura umidità della sua bocca, esplorandola, frugandola, confondendone il suo sapore con quello del fumo. La lingua avida di piacere di lei iniziò a leccare il disegno duro della sua mandibola, con avidità succhiò il lobo del suo orecchio strappandogli gemiti di piacere mentre le sue braccia serravano più vicino a sé il corpo di lei, che, attraverso il tessuto dei pantaloni, sentì la sua erezione e trasse nuovo foga alla sua eccitazione; con la bocca scese allora lungo il collo, assaporando ogni frammento di pelle, mentre le dita corsero a sbottonare la camicia e lei poté, finalmente, accarezzare senza più impedimenti il suo corpo. Le sue mani godettero di quel contatto agognato, nel sentire sotto di sé quella pelle liscia, i muscoli tesi, la peluria che diventava più fitta verso il pube, lì dove l’odore del suo sesso era più intenso. Si appropriò di quell’odore con voluttà, sentendolo scivolare lentamente dentro di sé, farsi sangue nelle sue vene e carne nei suoi muscoli; sollevò lo sguardo per contemplare quel corpo alla luce della luna, gli occhi scuri di Lorenzo la osservavano incantati mentre dalle sua fronte gocce di sudore scendevano verso le labbra. -Sei pericolosa- le disse. E poi la baciò, questa volta con dolcezza, accarezzandole il viso. Più tardi, quella stessa notte, distesa nel suo letto, Viviana ritornò ai momenti vissuti poco prima; un rossore si diffuse sul suo viso, con stupore si rese conto di portare dentro di sé una parte fino a quel momento sconosciuta, ma libera e piena di vita, palpitante di voluttuà, un vaso vuoto che null'altro chiedeva se non di essere riempito con i frutti del desiderio. Sorridendo a sé stessa spense la luce, si rannicchiò nella sua posizione preferita e si addormentò.
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