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Il dolore nel buio
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Titolo:
Il dolore nel buio |
Autore:
Sestosenso |
Contatto:
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Racconto
n° 3703 |
Altri
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Ricordo tutto. Il letto mezzo sfatto, quel lenzuolo vissuto che porta ancora i segni di una notte di passione consumata in un sogno dedicato a lei, la scrivania in vetro piena di libri e fogli appuntati, la sedia il metallo nero su cui sono poggiati gli abiti che fino a poco fa portavo, le fotografie. Quei vecchi ricordi della mia gioventù appesi ai muri. E poi l'armadio blu che richiama il cielo, la finestra socchiusa con le tapparelle abbassate, il tappeto che ora sento sotto le mie ginocchia. E ancora il ticchettio continuo di quella goccia che dal rubinetto non vuole smettere di scendere e scandisce inesorabile il trascorrere del tempo. Ricordo tutto, ho fotografato ogni dettaglio prima che la benda calasse sui miei occhi. Ho registrato tutti i suoni prima che i tappi mi togliessero qualsiasi possibilità di sentire altro. Un buio ovattato che mi trasmette brividi; immagino di avere la pelle d'oca. Un bavaglio mi forza le labbra, apro la bocca, sento la cinghietta che si chiude dietro la mia nuca. Non posso più parlare se non a me stesso. Poi i polsi che si uniscono dietro la schiena, le dita fermate una a una con le altre. Non posso più muovere le mani, sono inerme. Anche le braccia vanno a unirsi al tronco superiore fissate con delle corde. Sento che passa alle caviglie e alle ginocchia. Anch'esse sono bloccate, non posso più muovermi. La cerco con lo sguardo, ma non so dove girarmi, il buio mi avvolge. Provo a sentire i suoi movimenti, ma è tutto inutile. Posso solo affidarmi alla mia memoria e all'unico senso che mi è rimasto, l'olfatto. Annuso come un cagnolino alla ricerca di aromi, del suo profumo, per capire almeno dov'è posizionata. Niente, è la prima volta che mi trovo in una situazione del genere, l'olfatto non è così fino da permettermi di capire. Posso solo usare il sesto senso per immaginare quello che potrà succedere. Il tempo scorre inesorabile, scandisco il ticchettio di quelle gocce che potevo sentire fino a poco fa. Scende ogni cinque secondi, cerco di riprodurre mentalmente quel rumore per rimanere agganciato alla realtà, per non perdermi nello scorrere dei minuti, delle ore. Rimango impassibile, a subire gli eventi che verranno. Me l'aveva detto, lo rammento: "Oggi proverai dolore, e a procurartelo saranno quegli oggetti che nel quotidiano accompagnano la vita di ciascuno di noi. Insospettabili eppure così crudeli. Basta un po' di fantasia e tutto può succedere". Prendo in esame ogni singola parola, cosa mi succederà? Me lo chiedo di continuo. I pensieri fanno a pugni in questa sorta di isolamento forzato che mi ha imposto. Poi un colpo, un dolore lancinante alla schiena mette pace nella mia testa. Il gioco è cominciato, lei è entrata nella parte, io sono qui a sua completa disposizione. La frustata non viene seguita da altre e mi è difficile capire che oggetto abbia usato. Mi sento un foglio di carta bianco sul quale ha voluto apporre la sua firma in calce. Il bruciore è insistente, sento anche un forte piacere, bloccato sul nascere da quella cintura di castità composta da mille cinturini che mi ha imposto. Mi concentro, chiudo forte gli occhi, spalanco le orecchie per cercare di uscire dal mio isolamento, ma è tutto inutile. Ci pensa lei a farmi sussultare. Sento che un oggetto mi viene posizionato tra le gambe, in quel lembo di pelle tra il mio ano e i testicoli che, oltretutto, vanno a poggarsi proprio sopra. Fa male già così, ma a lei non basta. La sento mettere una gamba attorno al mio collo, poi l'altra. Tutto il peso si concentra sulle ginocchia che vanno lentamente ad aprirsi. E il mio busto va a schiacciarsi in basso, su quell'oggetto. Sento mille e mille punture sulle parti basse. Ma cos'ha messo lì sotto? Dev'essere un oggetto comune, ma cosa? Poi, mentre il dolore cresce e io cerco inutilmente di divincolarmi, ecco l'illuminazione. Una spazzola per capelli. Quello strumento che si usa per rendere più belle le chiome, per valorizzare i boccoli delle fanciulle ora è lì a farmi impazzire di male. Le setole rigide non si spostano di un millmetro bersagliando sempre gli stessi punti. Le punture si trasferiscono nella mia mente, a intermittenza ma in modo continuo. Quanto tempo è passato? Non ce la faccio più, provo a urlare, ma è tutto inutile, il bavaglio strozza in gola il mio urlo. Ho una piccola pallina tra il pollice della mano destra e il dorso. E' l'unico dito che mi ha lasciato libero, per sicurezza. Mi basterebbe far cadere a terra quell'oggetto sferico per interrompere tutto, ma non voglio. Adoro soffrire per lei. Dopo un tempo interminabile la sento alzarsi, e di riflesso anche il mio corpo riemerge da terra allentando la pressione su quella spazzola. La toglie, sono libero, se così mi posso definire vista la posizione. Passano alcuni istanti senza che succeda nulla, le ultime scariche di dolore arrivano nella mia mente per poi lasciare spazio nuovamente ai pensieri che si accavallano in maniera nervosa. E ora? Che succederà? Non ci vuole molto a capirlo. Un fendente forte e preciso si abbatte sul mio fondoschiena, poi un altro, un altro ancora. So che non dovrei ma perdo il conto. Lei mi chiede sempre di stare attento, non perdere la concentrazione. La situazione però è diversa dal solito, i sensi cancellati mi fanno vivere in una realtà parallela da non so quanto ormai. Continua a colpire, sta disegnando il suo piacere sul mio corpo. Le vedo con la mente quelle lunghe striature rosse sulla mia pelle. Questa volta non è stato difficile capire che i colpi sono portati con quella piccola e terribile canna di bambù che si è fatta regalare. E' nata per sorreggere le piante, ma nelle sue mani si è trasformata in un pennello che invece della tavolozza, per dipingere usa il mio corpo. Si ferma, il mio respiro è affannato, le gocce di sudore scendono sul mio corpo, una leggera brezza dovuta probabilmente al suo spostamento mi dona un po' di sollievo. Brucio. Di dolore e di passione, di desiderio e di devozione nei suoi confronti. La mia mente si lascia abbandonare, cullare dal pensiero di quello che sta succedendo. Non ci vuole molto per capire che il mio riposo è finito. Un'altra scarica di colpi si abbatte sulla schiena, parzialmente "difesa" dalle mie braccia legate. Ha cambiato strumento, è lo stesso che ha usato all'inizio. E' la mia cintura, ora ho capito. Questa volta conto, non voglio fare come prima. Mi sforzo. Uno... due... tre... le frustate sono continue, il dolore cresce... quarantotto...quarantanove...cinquanta... Si ferma. Grazie Padrona. Il mio respiro torna a essere regolare, mi rilasso un po' anche se sto andando a fuoco. Sento il suo piede che mi spinge indietro, mi sbilancio e cado appoggiato sulle braccia, le caviglie legate alle cosce seguono il mio corpo. Ora sono esposto, a sua disposizione. Sento qualcosa di freddo avvicinarsi al mio buchetto. Sa che sono vergine, che nessuno mi ha mai violato. Ma lei vuole farlo. L'oggetto non sembra molto grosso, la crema che ha usato ne facilita l'ingresso. Fa male, tanto male. Scuoto la testa per quel poco che riesco ma lei non accenna a fermarsi. Mi sta possedendo piano piano, inesorabilmente. Il dolore lascia pian piano spazio a una sorta di piacere tutto nuovo per me, che non posso però manifestare visto che il mio pene è imprigionato. Sento che esce, non so cos'abbia usato, questa volta non riesco neppure a immaginarlo. Mentre provo a pensare sento una prima stretta ai testicoli, poi un'altra e un'altra ancora. Mi sta utilizzando come un panno da stendere, non ho dubbi. Sono mollette quelle che applica. Ma quante? La pelle inizia a tirare di qua e di là, un continuo e costante dolore che si somma alle punture di prima. Provo a gemere, tutto inutile. Provo a isolarmi ancora di più per scacciare quel male costante e continuo. Non serve neanche questo. Anche perché altre due mollette si posizionano sui miei capezzoli. Sopporto, almeno fino a quando un oggetto non inizia a strofinarsi contro la loro punta, esposta grazie alle mollette. Ma cos'è? Fa malissimo. Che diavolo sta utilizzando? E' sempre la spazzola? Credo di sì, ma come faccio a esserne certo. Graffia, punge, il dolore è fortissimo, non riesco neppure a mettermi in modo da alleviarlo. Dopo non so quanto anche questa pratica finisce. Vengo riportato nella posizione originale, in ginocchio. E sento di nuovo la cintura abbattersi su di me. Sono stremato, questa volta non riesco a contare. Sento poi le corde sciogliersi, prima quelle sulle gambe, poi le braccia, le dita e le mani. La circolazione inizia a tornare normale, il sangue che torna a scorrere pizzica, altro dolore aggiuntivo. Mi prende un polso, poi l'altro e me li guida sul mio pene. Mi fa capire che devo togliere la cintura di castità. Che sollievo! Poi mi guida, mi comunica che mi devo toccare. Non ci vuole molto a venire, non so dove sia finito tutto. Sospiro, sono stremato. Il bavaglio si apre, vengo spinto in avanti fino a ritrovarmi a quattro zampe. Sento che ha avvicinato alle mie labbra un piatto piano, tiro fuori la lingua e lecco tutto. E' il mio seme, lei ama trattarmi da cagnolino e anche stavolta non si è smentita. E' tutto finito, penso, ora mi toglie i tappi e la benda e potrò finalmente vederla. Passa altro tempo, interminabile in quel buio imposto. Sento di essere in un dormiveglia particolare. Provo a riaprire gli occhi, finalmente posso vedere anche se sono in semioscurità. Provo a tendere l'orecchio e quella goccia è ancora lì a scandire il tempo. Allungo un braccio, accendo la luce. Volto ripetutamente il capo per cercarla, ma lei non c'è. Era solo un sogno, un fantastico sogno di quello che sarà. Ma controllando più attentamente vedo mollette, tante, una spazzola, la canna, la cintura e un contenitore di metallo che si usa per preservare i sigari appoggiati ordinatamente sulla scrivania. E il mio corpo è segnato da mille striature. Con un mezzo sorriso sulle labbra richiudo gli occhi, forse il sesto senso mi dirà cos'è successo veramente.
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