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Cortesie per chi sale a bordo
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Titolo: Cortesie per chi sale a bordo
Autore: Emma
Contatto:
Racconto n° 3711
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Mattino. Il Sole splende, ma l’aria non è ancora troppo calda. L’ideale per prendere il sole.
Un’abbondante colazione al bar del porticciolo, un salto all’edicola. Quindi si torna a bordo, si ritira la passerella, si mollano gli ormeggi, si manovra piano fino al mare aperto e ci si lancia ad esplorare la costa, da debita distanza, per cercare un posto dove gettare l’ancora, abbronzarci tranquilli e magari farci qualche tuffo.
Superiamo la zona delle spiagge attrezzate, superiamo i campeggi, percorriamo un bel tratto di costa. Una caletta ci attira. Ci avviciniamo piano, fino ad una distanza ragionevole. In spiaggia c’è qualcuno che prende il sole. Pochi. Qualcuno è nudo. Va bene, questo è il posto giusto. Antonio getta l’ancora alla giusta distanza dalla riva, prova che tenga e spegne tutto.
Via la maglietta, via il pezzo sopra del costume, via anche il pezzo sotto e vai, tutta nuda, con una bella spalmata di olio solare.
Il lettuccio nello spazio di poppa del cabinato è l’ideale per prendere il sole nuda, quando si è vicini alla costa. I bordi del pozzetto sono alti quanto basta per ripararmi dagli sguardi indiscreti di chi è in spiaggia o di chi può arrivare con altre barche, ma non sono così alti che, alzando la testa, io non possa vedere cosa succede intorno. Mi studio l’orientamento del sole e mi sistemo di conseguenza, braccia e gambe spalancate, come una versione in orizzontale dell’Uomo di Leonardo, nella direzione giusta perché il sole vada a colpirmi l’interno delle cosce e le ascelle. Cappellino sul viso, ed eccomi pronta a fare la lucertola almeno fino all’ora di pranzo.

- Vedi di non scottarti la patata!
- Sta tranquillo: non c’è pericolo.

Antonio mi prende in giro perché lui non ha di queste fissazioni per l’abbronzatura. Si sistema comodamente stravaccato sul divanetto, sotto il telone, all’ombra, si accende una sigaretta, si apre una birra e si dà alla lettura dei giornali.
Più tardi, si toglie la maglietta, si tuffa e va a farsi una nuotata lì attorno.
Quando torna a bordo, mi fa il resoconto di come è trasparente l’acqua, di come è sabbioso il fondale e di chi c’è in spiaggia. Si diverte a farmi sgocciolare addosso i capelli, poi, visto che non ho nessuna intenzione di badare a lui, mi lascia perdere e si corica vicino a me a prendere il sole. Prima però il costume se lo toglie anche lui. Di solito dice che lo fa perchè non vuole sentirselo bagnato addosso, ma in realtà perché anche a lui, sotto sotto, anche se non è un fanatico della tintarella, la sensazione del sole sulle chiappe piace.

Ogni tanto qualcuno dalla spiaggia nuota fin nei pressi di dove siamo ancorati, dà un’occhiata alla barca e se ne va. Un ragazzo, più intraprendente degli altri, si avvicina fin sotto bordo. Antonio sporge la testa e quello si aggrappa ad un parabordo e inizia a chiacchierare con lui. Chiede del cabinato, della velocità, se l’interno è spazioso, se è nostro, se costa molto.
Mio marito gli dà corda, perché si annoia e qualcuno con cui chiacchierare gli fa piacere. Io mi giro a pancia in giù, mi sollevo un po’ sui gomiti e sporgo la testa, per guardarlo anch’io. Un ragazzo giovane, coi capelli lunghi.

Il ragazzo sembra soddisfatto, lascia il parabordo e si accinge a nuotare verso riva, ma Antonio lo invita a restare.
- Dai. Sali su che te lo faccio vedere anche da dentro.
Si alza e gli fa segno di girare a poppa, da dove si può salire. Naturalmente non gli passa neppure per la testa di rivestirsi.
Il ragazzo esita, non vuole salire. Dice che non ha il costume e si vergogna. La barca però lo incuriosisce. Propone di tornare a riva, rimetterselo e tornare.
- Ma cosa te ne frega. Siamo senza costume anche noi. Mica ti mangiamo!
Si decide quando Antonio gli porge un asciugamano da annodarsi in vita.

Bel ragazzo di una ventina di anni. Abbronzantissimo. Muscoloso.
Mi guarda, saluta, si presenta come Simone. Si scusa per il disturbo.
Ma che disturbo? Antonio poi si annoiava a morte ed è ben contento di fare due chiacchiere con qualcuno, di fargli vedere la barca … e anche di fargli vedere me.
Il porco! È ben contento quando ha l’occasione di esibirmi senza nulla addosso. Gli piace che qualcuno mi guardi e lo invidi. Ma anche a me, tutto sommato, fa piacere avere visite e non mi dispiace affatto se un bel ragazzo mi vede con le chiappe al sole.

Finito il giro sotto coperta e fornite tutte le spiegazioni, Antonio lo invita a restare a prendere il sole e bersi una bibita con noi.
Il porco! Ha visto che Simone è un bel ragazzo ed è come se me lo stesse proponendo per combinarci qualcosa. Ci conosciamo noi due. Ci si capisce senza neanche bisogno di guardarci in faccia. Ci piace essere complici, combinare porcate assieme e, quando capita, stuzzicarci e lanciarci a vicenda sotterranee sfide per vedere chi dei due è più porco.
E questa sfida mi piace non poco. Simone è davvero un bel pezzo di ragazzo e l’idea di farci qualche porcheria non mi dispiace affatto.

Simone si fa pregare un po’, ma poi si decide. Antonio recupera tre lattine dal frigo. Ci stringiamo un po’ e ci mettiamo tutti e tre distesi a fare le lucertole. Simone si decide anche a liberarsi dell’asciugamano e si sistema a pancia in giù, in mezzo.

Si chiacchiera. Si fa conoscenza. E’ un tipo brillante e simpatico.

Uno sguardo interrogativo di Antonio, sopra le spalle del nostro ospite, mi chiede se mi va di… per così dire, approfondire la conoscenza del nostro ospite. Il mio sguardo di risposta gli dice che, se va bene a lui, io indietro non mi tiro.

E le danze possono avere inizio.
- Scotta il sole. E’ meglio che mi spalmi ancora un po’ di olio solare.
Mi alzo a recuperare il flacone. Ne approfitto per controllare che la costa sia abbastanza lontana e ne approfitto anche per fare il giro del lettino, per stiracchiarmi e farmi vedere ben bene da ogni punto di vista dal nostro ospite.
Mi corico di nuovo e inizio a spalmarmi e, come è naturale, ad eccitarmi. Poi mi offro di ungere anche mio marito, che, naturalmente, non si fa pregare. Scavalco il ragazzo, approfittandone, naturalmente, per strusciarmi contro di lui, ma senza insistere, prima che si allarmi e pensi male.
Raggiungo mio marito. Gli spalmo coscienziosamente le spalle, la schiena, le gambe, le chiappe. Mi metto a cavalcioni su di lui per fare un lavoretto ben fatto.
- Cazzo, Emma! Me lo fai tirare!
- E ti lamenti?
- No, ma mi si pianta nel materassino, e poi non vorrei scandalizzare il nostro ospite.
Non insisto oltre e, come previsto, propongo a Simone di dare una spalmata anche a lui.
Si schernisce e protesta che mio marito potrebbe essere geloso.
- Ma che geloso! E, se anche fosse, chissenefrega!
Scavalco mio marito e passo al nostro ospite. Una bella colata abbondante sulle spalle e via col massaggino con il palmo delle mani. Ha una bella pelle, soda e giovane. Ha dei bei muscoli. Spalmo, massaggio e accarezzo. Con cura, con delicatezza, attenta ad eccitarmi e ad eccitare lui.
Scendo alla schiena. Mi lascia fare pazientemente, ma si vede che le mie mani lo inquietano non poco. E io, perfida, lo stuzzico ancora più, facendogli i complimenti per l’abbronzatura, per la pelle liscia, per i muscoli solidi. Provvedo anche, senza che mi veda, a lanciare via l’asciugamano, che non gli venga in mente sul più bello di recuperarlo e di coprirsi con quello.
E Antonio, perfido, con la testa girata a lato, non si perde una virgola dei miei maneggi. E io, per dispetto o per piacere, insisto ancora più. Ricomincio l’unzione dalle caviglie e risalgo verso le cosce. Quando arrivo a massaggiargli le chiappe, il ragazzo è nella crisi più nera. Non osa dire nulla e così lo stuzzico io.
- Dai, girati che ti ungo anche davanti.
- Ma scherzi?! - Mi risponde scandalizzato.
Insisto e gli assicuro che non mi scandalizzo mica. Lui, rosso in viso di vergogna, è costretto ad ammettere che non è nelle condizioni di potersi girare.
- Davvero sono riuscita a farlo drizzare anche a te?
Ammette con un mugugno che suona come la più palese delle confessioni.

Non voglio forzare la situazione. Così lo scavalco a torno ad occuparmi di mio marito.
- Anche tu ce l’hai ancora duro?
- Adesso è metà e metà.
Mi metto a cavalcioni sulla sua schiena. Lo afferro per le spalle e lo costringo a girarsi. Mi lascia fare, con le mani incrociate dietro la nuca.
- Non dirmi che ti vergogni anche tu?
Non risponde, il porco, e non è poi neanche tanto eccitato. Ma se ne sta lì con le mani dietro la nuca, non aspettando niente di meglio che lo faccia eccitare del tutto. Nel fondo del suo sguardo c’è la sfida a farlo. La sfida a farlo sotto gli occhi del nostro ospite. La sfida a fargli vedere se sono davvero così maiala come mi piace pensarmi. Io però non sono una che di fronte alle sfide si tira indietro e così decido di provvedere all’istante. Gli verso mezzo flacone di olio sul petto e comincio a massaggiarlo. Man mano che scendo giù, l’uccello del maritino si eccita sempre più, fino a puntare dritto verso il cielo. Gli verso altro olio solare proprio in punta e inizio a massaggiargli proprio l’uccello.
Simone guarda in avanti da tutt’altra parte, ma non voglio che si perda lo spettacolo. Così richiamo la sua attenzione, lo costringo a girarsi, a vedere, a guardare.
- Sono brava con l’olio solare, vero?
Guarda e deglutisce. Distoglie lo sguardo: non vuole disturbare. Lo costringo a guardare di nuovo.
- Ce l’hai grosso così anche tu?
Guarda meglio quella che ormai è diventata una vera e propria sega. Risponde con un “insomma” che vuole dire tutto e nulla. Ma che specialmente vuole dire la mescolanza di imbarazzo e di eccitazione che adesso c’è in lui.
- Dici che sei oliato abbastanza? - Chiedo ad Antonio.
Lui protesta.
- Vorrai mica lasciarmi così?!
- Devo continuare?
- Cazzo, se devi continuare!
- Devo farti venire?
- Certo che devi.
Chiedo il permesso a Simone. Se posso. Se non si scandalizza.
Non risponde.
- Ma vuoi che si scandalizzi per una sega! – interviene Antonio.
Continuo, ma voglio che Simone guardi.
- Se ti giri di là e non guardi, non vale.
E Simone, obbediente come un bravo bambino, guarda, sollevato su un gomito, con la testa girata indietro, con gli occhi puntati sulla mia mano.

Insisto con la mano. Intanto gli sorrido, gli parlo. Lui poco alla volta si rilassa un po’, si gira maggiormente. Si mette più comodo, ma stando sempre ben attento a stare a pancia in giù. E’ tutto contorto che mi fa pena. Raccolgo l’asciugamano, glielo lancio e gli ordino di fare qualcosa di utile. Deve tirarsi su, fare la vedetta e guardarsi in giro per vedere se qualcuno si avvicina alla barca. Ubbidisce. Usa l’asciugamano per coprirsi e si mette seduto. Finalmente è comodo. Finalmente è del tutto girato dalla nostra parte e finalmente mi guarda senza contorsioni.

Insisto con la mano. Mi metto un po’ più comoda anch’io, a cavalcioni delle gambe di Antonio. Ne approfitto per carezzarmi un po’ anch’io.
Antonio suda, sbuffa, si agita. Alla fine schizza. Si rilassa. Mi sorride. Io sorrido a lui.

- Scommetto che è la prima volta che ti capita di vedere un lavoretto del genere.
Simone non risponde, ma deglutisce e fa cenno di sì col capo.

- Se è stata la prima volta, adesso lo vedrai per la seconda volta, perché adesso tocca a te.

Il povero Simone non sa più che pesci pigliare, ma il tono di Antonio non lascia spazio a repliche.

Collaboriamo entrambi a sistemarlo nella posizione giusta. Coricato al centro del lettone. Gli tolgo le mani dall’asciugamano e gliele sistemo dietro la nuca. Riprova a riportarle a proteggersi l’inguine, ma Antonio lo blocca, sedendosi dietro a lui e appoggiandogli le mani sulle spalle.
- Rilassati, mica avrai paura di Emma?!
Gli tolgo l’asciugamano. Eccitazione svettante. Ancor più dotato di mio marito.
Lentamente e con cura spargo anche Simone di olio abbronzante. Gli spalmo le spalle, il petto, le gambe. Lo schizzo freddo sull’uccello gli procura un brivido. Le mani scattano istintivamente, ma Antonio gliele riporta dietro la nuca.
Mi impossesso del suo sesso e inizio a spalmare anche lì l’olio solare, a massaggiare, a strizzargli le palle, a tendergli la pelle perché ne emerga tutto il glande.
Comincio a menarglielo e intanto non smetto di parlare, di dirgli cose dolci, di fargli complimenti, di rassicurarlo.
E si rassicura. Mi lascia fare e non serve neppure più che Antonio lo tenga immobile.
Procedo lentamente. Non voglio che goda subito, e soprattutto voglio poter godere anch’io. Mi infilo la mano libera tra le cosce. Esploro, titillo, frugo. Quando vedo che lui è troppo vicino all’orgasmo, rallento e mi concentro su di me. Cerco di fare in modo da tenerci alla pari. Poi, quando siamo entrambi al punto giusto, mi scateno su di lui e mi scateno su di me.
Godiamo entrambi.

Anche lui adesso sorride, intanto che il suo sesso lentamente si smolla. E mi smollo anch’io. Sazia delle mie carezze. Ma non solo. Sazia della mia pelle nuda, del sole che mi scalda, del profumo e dell’azzurro del mare. Sazia del corpo di Simone, che ho pastrugnato. Sazia delle sue perplessità e del suo imbarazzo che sono riuscita a far svanire. Sazia del suo sorriso riconoscente. E sazia del sorriso di mio marito, fiero di una mogliettina che, quando si scatena, sa essere una maialina come non ce ne sono in giro mica poi tante.