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La vendetta di Habiba
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Titolo: La vendetta di Habiba
Autore: Habiba
Contatto:
Racconto n° 3715
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L’estate, in questa “mia” città è calda ed afosa, quasi come nella mia terra d’origine, lo Yemen, e a volte, in questa stagione, capita di vedere scenette curiose e personaggi strani a giro nelle strade piene di turisti e anche di teppisti d’ogni genere. Difficilmente mi lascio incuriosire dalle situazioni di strada, a meno che non si tratti di conquistare qualche bell’uomo dagli occhi neri!
Stavolta però sono stata, mio malgrado, coinvolta in uno screanzato siparietto che si è trasformato poi in una strana avventura dai risvolti gustosissimi!
Camminavo appena uscita dal lavoro per le stradine del mercato, accaldata ed in preda a un rialzo di pressione del mio cuore matto, la pelle un po’ lucida di sudore e l’abitino appiccicato al seno, quand’ecco che un ragazzo snello dal passo svelto mi supera camminandomi avanti per un po’. Osservo la sua figura: ha la pelle color caffè, una maglietta rossa aderente al corpo magro e ben disegnato e, soprattutto, lunghi e morbidi capelli neri, ondulati, stretti da un nastro in una rigonfia coda di cavallo. So che viene dallo Sri Lanka, l’ho notato spesso camminare vicino ad un vicolo del mercato e osservarmi con malcelata voglia e aria di sfida.
Volutamente stavolta non gli bado.
Sono un po’ abbagliata dal sole, ma noto che si gira verso di me e prende a camminarmi incontro, gli occhi puntati dritti nei miei e la mano sul fianco: certo non posso fare a meno di notare che ha i pantaloni slacciati, ampiamente aperti e mostra un bellissimo cazzo alla mia vista, semieretto e adagiato sulle palle ben tese e incorniciate di folta peluria corvina.
Lo svergognato osa così tanto!? Il mio primo pensiero è di sdegno e tiro a dritto… non sa forse che un simile affronto non può cadere nel nulla?
Lui, probabilmente irritato dal fatto che non gli ho badato, mi raggiunge, ricomposto, noto la sua ombra dietro di me e mi giro di scatto. Colpito, lo screanzato mi guarda negli occhi e mi dice, a bassa voce, con tono di sfida: “Ti piace il mio cazzo? Eh?”.
Io mi fermo e lo guardo, devo vendicarmi in qualche modo... ma non voglio neanche perdere l’occasione! Taccio a lungo e studio il suo viso, molto grazioso in contrasto col suo gesto volgare, che dal sorrisetto di sfida passa a un’espressione di attesa un po’ perplessa.
Finalmente esclamo: “Sì... perché? Lo vuoi dare proprio a me?”.
Lui fa uno scarto indietro visibilmente sorpreso e io riprendo a camminare in un’altra direzione, intanto penso al da farsi e immagini perverse prendono forma nella mia testa, mentre un calore di voglia e vendetta s'impadronisce del mio corpo sempre più sudato.
Lo svergognato mi raggiunge in un vicolo adiacente al mercato, mi affianca e mi dice: “Io abito qui, vieni con me?”. Prendo tempo, sempre tacendo, e rapidamente penso a come architettare il mio piano. “E’ tanto che ti punto” aggiunge lui con la voce bassa “lo so che sei araba sai? Ma so anche che ti piace fare come ti pare!” Mi giro di nuovo e gli sorrido in tralice, una vampa di rabbia mi avvolge, questo piccolo pezzente crede di potermi trattare da puttana! Lui prosegue: “Perché fai finta di non guardarmi? Lo so che mi vuoi scopare!” e sorride toccandosi i pantaloni, ora chiusi ma ben gonfi da sotto.
Questo è troppo! Ho già tutto chiaro come agire, ma ho bisogno di una cosa... per fortuna non lontana da lì. “Sai, non avevo previsto di concludere la giornata così e mi serve qualche minuto”. Noto che i suoi occhi, peraltro molto belli, brillano di sfacciato desiderio e di sfida. “Perché tu intanto non vai a comprare da bere?” ... “Una ragazza araba che beve?” sogghigna lui e io concludo già camminando “Sì, e anche tanto!”.
Velocemente mi allontano verso il negozio di erbe di un amico egiziano pensando a come lui stia pregustando la sua “vittoria” sulla ragazza araba e a quale sorpresa si ritroverà. Correre mi fa sudare ancora di più, entro nel negozio del mio amico a precipizio ma circospetta.
“Salam Jafar, mi serve velocemente quell’erba per il mal di testa” dico fingendo un capogiro “sto andando a casa e voglio dormire il più profondamente possibile!”
“Salam cara Habiba, guarda ti darò questa, è in polvere, arriva dalla tua terra sai? In cinque minuti ti farà fare un bel sonno!”
Pago e scappo via, nascondendo la polverina nel reggiseno, mi infilo nel vicolo dove lo svergognato srilankese mi sta aspettando con gli alcolici.
Gli ammicco da lontano e ci lasciamo inghiottire da un oscuro portoncino.
Il suo appartamento è al piano terra, probabilmente lo condivide con altre persone; c’è una specie di soggiorno con delle sedie, un tavolo e un vecchio divano.
“Mi chiamo Roshan” dice lui non richiesto, probabilmente per creare un’atmosfera un po’ meno grezza. “E tu sei Habiba, ho chiesto di te sai?” Mi chiedo chi possa avergli parlato di me... sono molto discreta nelle mie avventure. “Tutti dicono che sei inarrivabile...ma io lo vedo da come ti muovi e da come guardi che hai voglia di cazzo!”. Taccio e sorrido, lui è un po’ perplesso dal mio silenzio “E io ti voglio e basta!” forse sta provando a giustificare il suo gesto. Lo osservo mentre mette le bottiglie sul tavolo, ha comprato un rhum, delle coca cole...perfetto, dovrà miscelare.
“Ci penso io!” dico, ed inizio a versare il rhum nei bicchieri; lui tutto compiaciuto si allontana per andare probabilmente in bagno: bene, è ora di agire, rapidamente faccio cadere una buona dose della polvere anti mal di testa, subito dopo aggiungo la coca cola che fa un bel po’ di schiuma, mentre preparo il mio drink lui rientra con aria baldanzosa e prende il suo bicchiere tracannando. Io bevo piano, facendo durare a lungo il primo bicchiere mentre lui si versa altro rhum liscio.
“Mi piaci Habiba, sei calda e sfacciata, ho sempre voluto una donna araba, ma non la danno mai, stanno sotto il velo e guardano basso”. Noto che il suo sguardo si annebbia lentamente, sorrido e dico: “Già, Roshan, ma sai, non tutte le donne sono uguali...” Mentre parlo lui ha già appoggiato la testa sul tavolo e si è addormentato.
La stanza è silenziosa, buia e calda, c’è uno stereo in un angolo, vado a chiudere la persiana che da sul cortile interno. L’aria ribolle anche del mio sudore, mi frego le mani... bene, bene, caro Roshan, penso fra me e me, la puttana araba ora ti sistema, sei proprio un bel bocconcino: se me la chiedevi con stile, magari si poteva fare anche una bella avventura, ma visto che mi hai trattato da troia… mi prenderò quello che hai da darmi a modo mio!
Il suo corpo è leggero, appena lo muovo ripiega la testa in avanti, respira profondamente, non si sveglierà per un po’. Lo appoggio sul divano, ha proprio perso i sensi, non fa il minimo tremito quando gli levo la maglietta e gli slaccio i pantaloni e glieli sfilo agevolmente, buttandoli in un angolo. Una sensazione di perverso potere mi assale: quello che poco fa mi ha sfacciatamente sfidato per dimostrare la sua proposta arrogante adesso è nudo e svenuto davanti a me, potrò disporre del suo corpo a mio gusto e lo spaventerò a dovere: gli passerà la voglia di provocare come un cane le donne e la prossima volta ci metterà un po’ più di attenzione a fare un abbordaggio. Ha proprio un bel corpo, snello, asciutto, i muscoli tesi, il petto e l’inguine coperti di morbida peluria nera, le cosce dure e un bellissimo cazzo scuro e vellutato, non circonciso, istintivamente lo tocco, prendendolo in mano. No, devo prima legare il bastardo ben stretto al suo divano. Cerco intorno nei cassetti dello spago, torno e assicuro i suoi polsi ai braccioli e le gambe allargate bene con le caviglie strette ai piedi del divano. Ci divertiremo Roshan... ma non devi urlare! Slaccio il nastro di stoffa che tiene legati i capelli, gli passo una mano dietro il collo bagnato di sudore e mi sorprendo a usare quella tenerezza... in un’altra occasione avrei potuto essere molto dolce con quel ragazzo, ma non dopo essere stata affrontata a quel modo. Allargo i suoi bellissimi capelli intorno al viso e sfioro le sue labbra per aprirgli la bocca, un fremito muove il suo viso mentre gli infilo le dita in bocca e la chiudo col nastro dei suoi capelli. Bene, possiamo cominciare...
Due schiaffoni ben assestati lo svegliano di colpo, le dita mi bruciano, una passione perversa si impossessa di colpo di me. Roshan si sveglia e sbarra gli occhi con terrore, mugola e tende le braccia, mettendo ancor più in risalto il guizzo dei muscoli. Dalla bocca gli esce un suono indistinto che credo voglia dire “Cosa succede? Che cazzo hai fatto?” e io lentamente rispondo: “Hai davvero un bel cazzo sai, l’ho visto subito per strada, solo che non mi è piaciuto molto il modo con cui me l’hai proposto...” Nel tentativo sconnesso di parlare ed urlare la stoffa del nastro si impregna di saliva lasciandolo all’asciutto. Subito prendo un po’ di rhum e glielo faccio colare sulle labbra. Un torbido capogiro mi comanda... ”Te la farò pagare” gli sussurro nell’orecchio, scostando appena la sua chioma, “mi hai offeso moltissimo sai” continuo scorrendo le mani sul suo corpo teso per il terrore.
Gli occhi sbarrati mi guardano e la sua espressione è sempre meno arrogante e sempre più umiliata.
“Che musica hai?” chiedo alzandomi noncurante “un po’ di sottofondo ci vuole, sai?”
Roshan continua a mugolare qualche supplica del tipo “Scusami Habiba, non volevo, mi piaci, sono innamorato di te, slegami… ti prego” ma io mi dirigo allo stereo e lo accendo. Un dolce musichina del suo paese invade la stanza, tanto più tenera e patetica quanto più la mia voglia di vendetta si accende contro di lui. Lo osservo da lontano con disprezzo, il corpo ancora un po’ intorpidito dal sonnifero comincia a tremare. Noto i muscoli tesi delle cosce e dei bicipiti che tentano di tirare lo spago che invece taglia la pelle ancora di più. “Se ti muovi ti fai male” gli sibilo “e un bel corpo così non voglio che si sciupi, per ora!”
I suoi occhi lampeggiano di terrore mentre mi avvicino, spogliandomi anche io “Non devi avere così tanta paura... voglio solo il tuo bel cazzo e... anche darti una bella lezione!”. Mi siedo sul divano e comincio a sfiorargli le gambe, tutto il suo corpo brucia per il caldo e la paura, rivoli di sudore gli scendono sul petto e sulla fronte, i capelli gli si incollano al viso, i piccoli capezzoli neri si inturgidiscono e il pene ha un fremito; gli scorro le unghie sul ventre facendogli venire la pelle d’oca ed un singhiozzo di indefinita paura mista a piacere. Prendo subito il pene fra le mani, sfoderando la cappella con gesto brusco. “Mi piace davvero il tuo cazzo, sai?” ripeto molte volte “Hai fatto bene a farmelo vedere!” mi sputo sulle palme delle mani per farle scorrere meglio, lui chiude gli occhi, reclina il viso sudato e arrossato indietro singhiozzando una specie di supplica mentre comincio a masturbarlo senza troppi complimenti, lasciando volutamente scorrere le mani anche quando si asciugano e diventano ruvide.
Osservo la sua paura come una leonessa sulla preda, mi piace il suo corpo e mi piace vedere come gode anche terrorizzato, mentre lo porto quasi sulla soglia di un doloroso orgasmo, mi struscio su di lui col mio corpo, con la punta della lingua stuzzico i suoi piccoli capezzoli induriti, li mordo e li succhio fino a fargli male, lo sento mugolare un grido roco, la lingua asciutta stretta sotto il nastro, un dolore che è anche godimento, mentre dal petto scendo sulla cappella e la stringo coi denti, succhiando l’asta del pene sempre stringendolo coi denti, fino alla base, le palle strette fra le dita e le unghie; due volte lo succhio graffiandolo, trema ed inizia a sbattere i fianchi, scivolo via e lo meno violentemente lasciandolo godere, caldi fiotti di sperma ricadono sul suo ventre appiccicandosi ai peli mentre lo stringo ancora e ancora fino all’ultima goccia. Il sudore gli inonda il viso esausto e spaventato e lunghi mugolii e grida strozzate in gola echeggiano nella stanza mentre in preda alla perversione e ad una voglia irrefrenabile gli stropiccio la cappella lucida e gonfia, dolorante, stringendola e tirandola fra i polpastrelli, allargo la fenditura per stillare le ultime gocce di sperma, come ipnotizzata dal mio gioco osservo i suoi fianchi muoversi sconnessi per il doloroso godimento che gli infliggo mentre lucide lacrime cominciano a scendergli sulle guance rotonde.
La musica continua a suonare, dolce e romantica e io mi accovaccio sul suo corpo bruciante ed esausto. “Perché piangi?” chiedo asciugandogli le lacrime ed iniziando a baciargli il viso. “Mi piaci molto” gli verso altro rhum sulle labbra, la paura nei suoi occhi si vela di nuovo di stordimento, succhio il liquore dalle sue labbra gonfie e gli pigio i seni contro il viso. Anche i miei capezzoli sono gonfi e dilatati, mi prendo i seni fra le mani e glieli struscio sul viso gridando di piacere e quasi soffocandolo mentre gli piego la testa all’indietro tirandogli i capelli. “Non pensavi che scoparmi sarebbe stato così, vero Roshan?” gli dico, staccandomi un attimo e assestandogli altri due violenti schiaffi. Un lungo sospiro di dolore e poi un indefinito suono di godimento mentre afferro di nuovo il cazzo bagnato e appiccicoso, strusciandolo dentro le labbra della fica bagnatissima, lungo il clitoride gonfio di voglia, mi accovaccio su di lui mentre si indurisce di nuovo, contro la sua volontà, lo infilo dentro e mi spingo verso il basso affondando fino in fondo, sbatto molte volte dapprima lentamente, stringendo con la fica e scivolando su e giù, insistendo sulla cappella e poi forte, sempre più forte e veloce fino a sentire anch'io male. Urlo per coprire il suo mugolio mentre gli tiro i capelli fino a strapparli, piegandogli il ciuffo e la testa e torcendoli all’indietro. “A me piace Roshan e a te, piace?” gli urlo in faccia sfidando il suo sguardo terrorizzato ma eccitato; il suo respiro si fa parossistico ed accelerato, sento le pulsazioni del cazzo teso dentro di me mentre strofino con le dita e le unghie graffiandoli a sangue il petto e strizzandoli i capezzoli, le sue grida di dolore e piacere arrivano strozzate e ovattate dalla benda.
In un ultimo colpo sopra di lui esplodo in un orgasmo intensissimo, mai provato, strano e bruciante mentre caldo sperma mi riempie ed inizia a colare fuori dalla fica. Mi accascio sopra di lui un attimo, giusto per prendere il respiro e mi alzo andando verso la cucina, noto un affilato coltello e lo prendo, assaporando la sua paura che si somma alla vergogna. Percorro il suo ventre bagnato di sperma con la punta del coltello, singhiozzi di terrore gli fuoriescono incontrollati dalla bocca, recido il nastro con un taglio fulmineo e lui comincia a supplicarmi con vocina tremante “Habiba ti prego... cosa vuoi farmi? Io non volevo offenderti, mi piaci, sarò il tuo servo, farò tutto quello che vuoi, ti prego, Dio, ti prego” come un bambino, nudo davanti a me, inizia a piangere nelle suppliche, ma io gioco con la lama del coltello su di lui, scorro lenta sul collo, scivolo sul petto affondando appena la lama da far apparire una riga rossa, le sue tempie pulsano, il respiro accelerato si mescola ai singhiozzi, chiude gli occhi stringendo i pugni e piangendo mi supplica ancora. La testa mi gira... vorrei sfinirlo e scoparlo ancora e ancora e ancora, ma evidentemente la paura lo ha completamente bloccato; lascio scendere l’affilatissima lama del coltello fino alla base del cazzo e gli dico nell’orecchio “Mi piace il tuo cazzo, sai?”, poi lo prendo con l’altra mano e comincio a carezzarlo, a masturbarlo ancora fino a ottenere una lieve erezione terrorizzata. Ormai Roshan è fuori controllo, le lacrime gli rigano il viso e movimenti sconnessi gli fanno sussultare le membra, non si accorge nemmeno che invece col coltello sono ormai alla base della sua testa e gli sto tagliando via ampie ciocche di capelli buttandole sogghignando tutte intorno e lasciandolo con una testa di ricci disordinati.
Quando se ne accorge mi guarda come un bambino con un’espressione di vergognoso sollievo, gli do un provocatorio buffetto sulla guancia bagnata di lacrime. “Habiba...” riesce solo a dire lui balbettando.
Mi infilo velocemente l’abito e stringo nella mano una ciocca dei suoi capelli.
“Questi li tengo io... per ricordo di te... mi piaci sai!” Il suo corpo si rilassa, ma la vergogna traspare da tutti i pori. “Volevo solo vendicarmi, la prossima volta chiedimelo meglio, se mi vuoi!”.
Roshan reclina la testa indietro esausto “Slegami ti prego Habiba...”
Ma io sono già oltre la porta “Adesso no, Roshan, ma la prossima volta” gli dico sorridendo perversa “Non ti legherò!”.