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Temptation
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Titolo:
Temptation |
Autore:
Francyne |
Contatto:
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Racconto
n° 3717 |
Altri
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Lentamente, celata dalla penombra del locale, la donna avanzava: il suono sincopato della musica jazz sembrava accompagnare il suo incedere, incerto ed elegante al contempo. Era facile intuire che non fosse avvezza a tali luoghi: le sue origini borghesi non prevedevano le donne potessero recarsi da sole in locali di dubbie frequentazioni. Le indicazioni, però, erano state chiare: poche parole, vergate con nervosa calligrafia, l’avevano guidata sin lì. Il lungo soprabito nero che le avvolgeva il corpo non faceva che evidenziare le sinuose forme della donna che, ora, sostava ferma in piedi; lucide décolleté nere ad adornare i delicati piedi. Le chiare iridi scrutavano l’ambiente, quasi stessero cercando qualcuno. Poche le persone presenti a quell’ora, cinque i tavoli occupati; uno, in particolare, che impegnava un angolo della fumosa sala, parve attrarre l’attenzione della giovane. Due poltroncine lo circondavano, una di esse accoglieva un uomo; la stessa persona, forse, che aveva scritto il biglietto che le era stato recapitato solo qualche ora prima. Piccole mezzelune posavano sul volto dell’uomo che pareva leggere placidamente un libricino. Figura che stonava, quasi, con l’ambiente che difficilmente era riconducibile ad una sala di lettura. Un solo passo, ed ecco ch’ella arrivava quasi a sfiorare con l’esile mano il liscio piano del tavolino: muto richiamo d’attenzione, elegante manifestazione di presenza. Impossibile per l’uomo non sollevare lo sguardo, posandolo sulla nuova arrivata, lenta la risalita dello stesso lungo tutta la femminile figura, andandosi a fermare sul di lei volto: un sorriso di malcelato imbarazzo adornava l’ovale che accoglieva una manifesta espressione interrogativa. “Ben giunta. Si accomodi pure...” Poche le parole che accompagnarono l’eloquente gesto dell’uomo che indicava la poltroncina libera. Angelica sedette, le ginocchia strette tra loro, le mani nervose a stringere i braccioli della seduta. Fuggevoli pensieri le attraversavano la mente: come aveva fatto a cacciarsi in quella situazione? La tentazione…Maledetta tentazione alla quale non aveva saputo resistere! Piantò gli occhi sul volto del suo interlocutore, finta spavalderia ch’egli ignorò dissolvendola con un sorriso. Sfogliò il libro, dal quale estrasse un biglietto, un altro. Lo spinse, con un dito, verso di lei, senza proferire parola. “LA PORTA CHE DÀ SUL RETRO”. Lesse e, seguendo con lo sguardo ciò che egli indicava con l’indice, si voltò individuando così la porta in questione. Incerta, rivolse sguardo interrogativo all’uomo che, per nulla sorpreso dal suo atteggiamento, la incitò con un gesto ad alzarsi e a raggiungere l’uscio. Ella, quindi, si sollevò in piedi, indugiando ancora un secondo prima d’incamminarsi verso la porta che a breve le avrebbe regalato l’accesso alle sue fantasie. Giunta dinanzi alla scura superficie di legno, allungò una mano a girare la maniglia. Ancora un’occhiata al tavolino cui era seduta poco prima, ma il misterioso uomo pareva nuovamente concentrato sulla lettura. Spinse la porta in avanti, entrando così in una stanza appena illuminata dalla luce della sala dalla quale Angelica proveniva. Ancora un passo in avanti, lasciando la porta richiudersi alle proprie spalle. Buio. Buio totale. Percepì immediatamente altre presenze, ma risultava impossibile capire quante persone ci fossero oltre lei. Qualcosa le sfiorò delicatamente i capelli, per scendere a tirare con ferma delicatezza la cinta che le stringeva in vita il soprabito. Un unico solo gesto che lasciò libera la pelle, nuda, sotto il pesante tessuto. Una mano, questa volta non aveva dubbi in merito, fece scivolare lungo le spalle e poi giù dalle braccia l’unica “barriera” che fino a quell’istante l’aveva protetta. Era nuda ora. Nuovamente uno sfioramento. Percepì dita farsi largo tra la sua morbida capigliatura, carezzandole la nuca; un respiro leggero solleticarle i lobi. Nessun suono definito, nessuna parola, soltanto lievi respiri ad unirsi al suo appena accelerato. Labbra appena inumidite scivolarono sul serico collo, verso l’incavo dei seni; con sorpresa Angelica percepì la stessa identica sensazione partire dalla nuca e scendere parallela alla colonna vertebrale fino alle fossette che preannunciano la morbidezza dei glutei. Impossibile resistere alla profonda eccitazione del momento. Impossibile controllare le reazioni naturali del proprio corpo. Le lunghe gambe parvero come sciogliersi, cedettero quasi nel preciso momento in cui la donna avvertì mani, bocche, sfioramenti, baci leggeri, umide scie, ovunque sul proprio corpo. Un solo istante e tutto si fermò. Il tempo di trattenere il respiro, secondi corredati di fruscii e poi… Luce. Improvvisa, violenta. Una stanza vuota, due porte. Lei, ormai, sola.
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