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La vendetta di habiba: lieto fine
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Titolo:
La vendetta di habiba: lieto fine |
Autore:
Habiba |
Contatto:
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Racconto
n° 3719 |
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Mi sono vendicata e quel piacere ha avuto un intenso, aspro sapore, come un frutto succoso ancora acerbo che ti fa sgranare i denti e strizzare gli occhi fino alle lacrime. Mi sono vendicata eppure mi sono anche invaghita di quel piccolo sfacciato. Mi rammarico di averlo dovuto trattare così, avrei voluto poterlo amare con più trasporto e meno cattiveria. Sono una pantera del deserto, questo sì, quando mi muovo il mio passo è lento, morbido ma felino, studiato in ogni dettaglio l’impatto del mio sguardo, dei miei occhi cangianti, il color oro della mia pelle scura lucidato dall’olio profumato, i capelli neri brillantissimi sparsi a ciocche sul petto, mi sono costruita una bellezza che provochi desiderio ma anche rispetto e con la sua volgare sfida aveva provato ad abbassarmi, in un certo senso a provocarmi e disprezzarmi, non potevo lasciarla cadere così nel nulla! Però mi piace, so che ha sbagliato, ma ora siamo pari. Mi sorprendo di come la sfida, la vendetta e la rabbia possano creare intensi legami. Non l’ho più visto. L’ho evitato e lui lo stesso, forse mi teme... ma so che c’è e non so levarmi dalla testa e dagli occhi il suo corpo soggiogato e umiliato. Ora siamo pari. Anche questa è Habiba: lo voglio ancora. So dove andare a farmi vedere. Stavolta non lo legherò. Caldo torrido d’agosto, vuote le strade del centro all’ora di entrare in ufficio, ripasso vicino a casa, lo vedo. Incredibile: colui che ho chiamato bastardo e legato e schiaffeggiato e scopato senza complimenti, mi fa battere il cuore! I capelli sono ancora belli, un po’ più scomposti, legati in un ciuffo svuotato di molte ciocche dal mio taglio. Il calore di quello strano giorno mi assale. Sento una prepotente pulsazione dal sesso, quasi un morso che mi fa sveltire il passo. Se solo non mi avesse insultato! Roshan mi vede, un lampo nei suoi occhi, è in bicicletta, ha una camicia rossa, frena. Forse anche lui si è rammaricato di quello che ha fatto, forse era ubriaco, forse. Mi avvicino a lui che tace con una indefinibile espressione nel bel viso dai tratti regolari. “Chi ti ha slegato?” gli chiedo con premura. Lui sorride, abbassa lo sguardo, “un coinquilino” e prosegue “Habiba, mi dispiace per quello che ho fatto l’altro giorno... ma mi hai umiliato abbastanza, non pensi?” Io taccio e lo guardo, cerco i suoi occhi bellissimi, adesso un po’ lucidi, che mi evitano. “Non so come mi è venuto di offenderti così, dovevo essere in preda a un colpo di calore. Mi piacevi, ero arrabbiato perché non mi hai mai cercato, non mi hai mai prestato attenzione, io ti cercavo e tu mi ignoravi”. Le ciocche dei suoi capelli si aprono in due sulla fronte lasciando visibilmente scoperto un vuoto fatto da me. Il silenzio è riempito dal caldo soffocante e il rumore dei motorini. Abbiamo esagerato entrambi. Poi Roshan alza a fatica lo sguardo. “Mi riaggiusti il taglio per favore?” – “Certo”. Per stamani non andremo al lavoro. Rientro per la seconda volta nel suo portoncino, stavolta però il desiderio è morbido, conciliante, di una dolcezza estrema. Dalla strada suoni ovattati della città e del mercato che a fatica si animano. Nel silenzio del soggiorno Roshan mi porge il suo tagliacapelli e si siede. Gli slego i capelli, li pettino accarezzandoli, ci passo le dita, scorrendole lentamente, con dolcezza, chiudo gli occhi, mi accorgo di avere le mani sulle sue guance. Roshan mi dice in un soffio “Mi vergogno moltissimo”, il suo respiro sobbalza di singhiozzi. Mi sorprende questo comportamento, vado avanti aggiustando la chioma deturpata. “Sei di nuovo bellissimo adesso” gli dico. “Non sono arrabbiata con te, non più”. Finalmente mi guarda negli occhi e si alza dirigendosi in camera da letto. Ci sdraiamo senza bisogno di dire niente, sbottono lentamente la sua camicia e mi lascio spogliare del mio abito estivo. Socchiudo gli occhi e gli sussurro nelle orecchie: “Mi piacevi prima e mi piaci ora”. Accarezzo la sua pelle caldissima, con le dita non lascio senza una carezza ogni parte del suo viso, bacio le sue guance, le sue labbra ben disegnate di un bacio lungo, morbido, dolcissimo; scorro sul suo collo accarezzando ancora i capelli, mi soffermo a leccargli il petto centimetro per centimetro, come un cucciolo, mentre il mio sesso si inonda di lattiginoso liquido e di pulsante piacere. Un lento sospiro soffocato mentre affondo il viso fra il collo e i capelli e ripeto all’infinito quanto mi piace. Sento le sue braccia che si stringono intorno a me, il corpo che si incolla, si incastra, poi sono sotto di lui, il mio sguardo è una supplica di carezze. “Puoi vendicarti tu adesso” gli soffio nell’orecchio con un bacio abbandonandomi nelle sue mani. Il suo volto scivola su di me, le sue mani stringono i miei seni, sento la sua lingua che gioca coi miei capezzoli induriti, li morde appena, li succhia mentre io, liquefatta di piacere nel suo letto, lo imploro di mordermi e graffiarmi più forte. Roshan mi stringe contro il suo corpo, con le dita cerca la fica, affonda dentro, cerca il clitoride, passa e ripassa le dita sopra strappandomi lunghi singhiozzi di piacere. Allargo le cosce offrendomi alle sue carezze, mi inarco verso di lui, tesa da un imminente orgasmo intensissimo, afferro il suo pene, con mano ferma ma dolce: “entra dentro” gli chiedo con gli occhi socchiusi e imploranti. La penetrazione è bruciante, calda, già bagnata dai miei succhi; incollata al suo corpo mi muovo a onde, ci stringiamo in un abbraccio incandescente, tutto il mio corpo si muove sotto il suo, i seni strusciano sul suo petto, il clitoride sul suo pube mentre con movimenti lenti cerco di farlo affondare più profondamente dentro di me. Ci baciamo senza scollarci, succhio le sue labbra, la sua lingua, il suo viso in un reciproco scambio di sussurri, mentre il suo peso mi leva il respiro e tutto il mio corpo vibra ad ogni suo colpo. Godiamo entrambi allo stesso momento, senza respiro, un capogiro fortissimo, un sussulto, il mio corpo bagnato e sudato completamente in suo possesso, senza peso, senza resistenza. Mi sciolgo in un grido che non riesce comunque a coprire il suo, liberatorio, senza pudore, mentre la vibrazione del suo orgasmo mi raggiunge nel profondo, fino a farmi male, fino a bruciarmi. I suoi sussulti proseguono, incontrollati, mentre si accascia fra le mie braccia. Non abbiamo scudi, né segreti, né timidezze. Ci siamo sfidati, ci siamo amati. Il calore della stanza è all’estremo, ma il nostro abbraccio prosegue, non si scioglie. Roshan resta disteso su di me, il corpo scivoloso per il sudore, il minimo movimento mi strappa un ultimo fremito di piacere implacabile. Ci baciamo le labbra e la fronte. “Va bene così...” dico io continuando a stringerlo fra le braccia con tutta la tenerezza possibile, come volessi entrare a far parte del suo corpo. “Habiba, tu mi piacevi davvero, ho sbagliato, ma... andiamo avanti?” mi sta guardando negli occhi, non c’è più sfida, né vendetta, né vergogna. Restiamo così, sul letto caldo dei nostri corpi, in una calda mattina senza lavoro, un lungo e tenero bacio di riconciliazione è la mia risposta.
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