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Luisa
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Titolo:
Luisa |
Autore:
Oldezio |
Contatto:
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Racconto
n° 372 |
Altri
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In questo momento non la sta neppure degnando di uno sguardo ma a Luisa non è sfuggita, un attimo prima, l'occhiata che le ha lanciato. Era un'affilata lama, di fuoco e di ghiaccio, che le ha bruciato in un istante ogni tentativo di difesa, ogni residuo della cultura bigotta che si porta ancora dentro. Il marito, che giace come il solito stravaccato al suo fianco, appisolato sulla sdraio sotto all'ombrellone nella torpida siesta pomeridiana, ha rinunciato ormai da anni a controllare il proprio aspetto fisico, adesso è ridotto ad una sorta di irsuto ed obeso tricheco. Gli sono rimasti solo quei due grandi occhi azzurri, liquidi, chiarissimi, due pugnali uguali a quelli che vent'anni prima l'avevano trafitta al cuore e paralizzata mentre lui, allora ben conscio del proprio fascino, non aveva esitato un istante ad infilarle le mani sotto la gonna. Maledetto! Lo ricorda ancora dopo tutti questi anni ... però le viene anche da ridere constatando come le capiti di pensare ad un aggettivo ormai così fuori luogo e fuori tempo: maledetto appunto.
E sì, perché in quell'occasione lui aveva pensato bene di metterla subito incinta e quella colpa, se di colpa si tratta, le si era infissa nel cervello per tutta l'esistenza lasciandole intendere il sesso come un che di sporco e di cattivo da sfuggire con tutte le sue forze. A lei il sesso portava solo guai ed infelicità. Infatti a completare la misura, per colmo d'ironia, trascorso poco più di un mese dalla nascita del primogenito, il marito l'aveva ingravidata una seconda volta cancellandole definitivamente dal cervello anche il ricordo delle rare occasioni nelle quali lei era riuscita a godere. Guai, infelicità, fastidi e privazioni perché per le loro scarse finanze due figli in un anno avevano significato la rinuncia a qualsiasi lusso e la vita di Luisa si era presto ridotta ad una costante, sgradevole ed affannosa ricerca della fine del mese. Aveva perciò deciso che per lei il sesso poteva anche non esistere, lo praticava solo raramente dietro pressante insistenza del marito, senza la minima partecipazione emotiva, sempre tesa a controllare ogni movimento per essere certa che tutte le precauzioni poste in essere sortissero al loro scopo di renderle impossibile una terza e indesiderata gravidanza. Era talmente convinta che questo comportamento fosse giusto che quando si era accorta, al di là di ogni dubbio, che il marito, vista la sua mancanza di calore, aveva preso a dedicare le proprie residue energie a soddisfare tutte le donne che trovava disponibili nei dintorni, senza la minima attenzione alla loro età o all'avvenenza, anziché infuriarsi e reagire con violenza o almeno con tristezza, come le sarebbe stato più che lecito, si era sentita quasi euforica. Come fosse finalmente scampata ad un pericolo. E per non rischiare che il marito, sentendosi scoperto, rinunciasse alle sue ormai abituali avventure per tornare a dedicare a lei le proprie attenzioni, Luisa aveva finto con spudorata naturalezza di essere all'oscuro di tutto. Anzi si era persino mostrata un poco più dolce e disponibile del solito per fargli intendere che a lei in fondo andava benissimo così. Tutto questo sino al giorno precedente quando erano arrivati qui al mare, senza i figli ormai grandi, per un ultimo scampolo di vacanza estiva, l'unica che per le loro finanze si potevano concedere.
Per la verità Luisa qualche piccolo cambiamento l'aveva sentito dentro di sé già un paio d'anni prima, quando si era accorta che i quaranta erano ormai vicini: i fianchi, stretti come quelli di una ragazzina, si erano arrotondati, il seno che nonostante le due gravidanze le era rimasto minuto, senza adeguato sostegno tendeva visibilmente ad afflosciarsi sul petto e non c'era pomata o crema che al mattino riuscisse più a cancellarle le rughe ai lati degli occhi e sul collo. - Rassegnati, non sei più una ragazza - aveva esclamato mentre si osservava nuda davanti allo specchio e poi, pensandoci un po' su, aveva aggiunto con rammarico - ... e la grossa fregatura è che in fondo non lo sono mai nemmeno stata ! - Perché questa era la triste e semplice verità. Quella prima violenta esperienza sessuale vissuta quasi con rabbia sedici anni prima, sui sedili posteriori di un'utilitaria parcheggiata al buio in un viottolo di periferia, aveva finito per condizionare, bruciandone il piacere, quasi tutte le successive al punto da portarla a considerarsi frigida. Ma in effetti frigida non lo era affatto, anzi si sentiva dotata di un'intensa sensualità che però aveva sempre messo a tacere con rabbia attribuendole inconsciamente ogni responsabilità dei propri guai. In fondo se non si fosse subito arresa quella prima volta, se avesse posto un po' di resistenza, se quel languore struggente non l'avesse subito avvolta come calda melassa togliendole ogni forza e portandola a dischiudergli senza pudore le labbra e le cosce, forse sarebbe finito tutto in niente e lei non avrebbe mai sposato quell'uomo che ora vedeva brutto e grasso ronfare a bocca aperta al suo fianco senza rispetto per lei che invece rimaneva vigile ed imbarazzata.
- Mi sta guardando ! - il cuore le sobbalza in petto, quei due occhi scuri, acuti come spilli, così diversi da quelli languidi e chiari del marito, la stanno fissando con un'intensità tale da spogliarla. Non sono occhi, sono due mani che lei sente sul corpo mentre le stanno facendo scivolare dalle spalle il piccolo reggiseno arancione del costume per denudarle i capezzoli bruni che a quel pensiero si sono induriti come il minuscolo sesso di un neonato, mani che le abbassano lungo i fianchi lo slip a spogliarle le natiche rotonde ed il triangolo scuro del pube. Al pensiero si sente immediatamente avvampare in volto ed inumidire tra le cosce. - Cosa diavolo mi sta succedendo? Non mi era mai successo prima, nemmeno da ragazzina - pensa sconvolta senza trovare il coraggio di risollevare gli occhi certa di incontrare nuovamente quello sguardo - sarà la menopausa - pensa senza convinzione, ma sa perfettamente che non è così. E' stato lo sguardo assassino che le ha lanciato quel giovanotto scuro, dalle spalle larghe ed il sorriso ironico perennemente sulle labbra, con la barba lunga di due giorni, nel momento in cui si sono incontrati davanti all'albergo tre giorni prima ad accendere il tutto.
Il marito stava scaricando le valige dall'auto e lui era appoggiato con noncuranza al cancello e la stava guardando; sembrava che fosse lì espressamente ad attendere il suo arrivo. Nessuno l'aveva più guardata in quel modo da almeno quindici anni, da quando le vicende della sua vita l'avevano esclusa da tutto ciò che costituiva svago e divertimento. Non aveva più messo piede in una sala da ballo o in una discoteca, in un ristorante elegante o su di una spiaggia alla moda; unici ambienti a lei noti dove l'arte della seduzione, specie se proibita e trasgressiva, ricordava venisse praticata con disinvoltura. Non certo nelle squallide pensioncine da quattro soldi o nei campeggi popolari che da allora era stata costretta a frequentare. Non che lì ci fossero solo esseri votati alla fedeltà coniugale, tutt'altro, tradimenti venivano praticati in abbondanza, ma il modo era talmente grossolano, diretto, squallido e volgare, privo di qualsiasi forma di poesia o buon gusto da avergli sempre fatto apparire quelle vicende quasi rivoltanti. Non l'aveva mai sfiorata l'ipotesi di esserne coinvolta. Se sguardi invitanti od ammiccamenti nei suoi confronti c'erano stati, lei li aveva sempre sfuggiti come fossero state volgarità pronunciate ad alta voce da un ubriaco. Ma questo sguardo l'aveva colpita nel profondo, perforando la sua corazza, e si era insinuato al disotto, le aveva sfiorato il corpo come una calda carezza sensuale, togliendole le forze e facendole ritornare prepotente al cervello il desiderio, nascosto lì da tempo immemorabile, di venire corteggiata da un uomo. Era stato uno sguardo così intenso e provocante da costringerla immediatamente a distogliere il suo; aveva proseguito a capo chino accanto al marito verso la tranquillizzante penombra dell'atrio dell'albergo. Ma appena giunta in camera si era affacciata al terrazzino per cercare di rivedere quel giovanotto che prima non era riuscita ad osservare con chiarezza, abbagliata dal suo sguardo di fuoco. Era ancora là, immobile, in attesa. Gli appariva dall'alto meno giovane di quanto la prima impressione non gli avesse suggerito; i capelli corti, radi e leggermente spolverati di grigio sulle tempie, l'abbigliamento ricercato ed elegante anche se sportivo, il tono di estrema sicurezza che traspariva dal suo portamento. E mentre lei lo osservava imbambolata, rendendosi conto di quanto fosse sciocca ma insieme di come le piacesse farlo, lui si era voltato e, quasi calamitato dal suo sguardo, aveva rivolto gli occhi verso il suo balconcino incrociando immediatamente quelli di Luisa. Questa volta però, sentendosi protetta dalla distanza, lei non li aveva abbassati: era rimasta lì inchiodata, come un topolino di fronte ad un serpente che faccia della propria immobilità uno scudo. Anche lui era rimasto immobile a fissarla, senza mutare l'espressione del viso, gli era sembrato solo che le sue labbra si muovessero per sussurrarle qualche parola che, a causa della distanza, lei non era riuscita a decifrare. Poi, prima che la voce del marito la distogliesse da lì, il giovane aveva dischiuso leggermente le labbra lasciando sporgere la punta della lingua che aveva mollemente fatto roteare attorno alla bocca, con un fare talmente erotico da procurarle un fremito, che avrebbe potuto intendere d'indignazione, se non fosse stata ben certa che fosse invece di piacere. - Come si permette - avrebbe voluto pensare, ma non l'aveva pensato affatto, anzi, rientrata in camera per non insospettire il marito, si era subito chiusa in bagno per osservarsi allo specchio. Era il primo segno galante che le veniva rivolto da tempo immemorabile e, cosa ancor più importante, era il primo che lei si sentiva di gradire. Davanti allo specchio si era spogliata per osservare se il suo corpo maturo, ma sempre giovane, potesse attrarre un uomo al punto da convincerlo a lanciarle messaggi erotici a distanza ed aveva dovuto convenire, non senza piacere, che così, con i capelli scuri tagliati corti e l'aspetto sbarazzino, sembrava decisamente più giovane e molto carina. Poteva quasi sbilanciarsi e definirsi "un bella gnocca", come si usa da queste parti, sicuramente non passava inosservata ed appariva sprecata con un uomo come suo marito che invece dimostrava vent'anni più di lei ed affascinante non si poteva certo definire. Aveva indugiato contemplandosi il corpo ed il viso, mentre riempiva la vasca d'acqua calda per un bagno che le levasse di dosso la stanchezza del viaggio, soffermandosi con piacere ad accarezzarsi il seno ancora sodo ed eretto ed il ventre piatto, sino a che aveva realizzato con imbarazzo di provare piacere in quei gesti. Quel piacere che da molti anni aveva cancellato dal proprio cervello. Si era sdraiata nella vasca e ci si era abbandonata, senza provare alcuna vergogna, come mai le era accaduto prima in vita sua. Avvolta nella schiuma profumata, nel silenzio rotto solo dal frusciare dell'acqua corrente, Laura si era finalmente accorta di quanto il suo corpo ed il suo cervello fossero ritornati a desiderare il piacere, quello fisico che troppo in fretta aveva voluto accantonare nella sua vita. Non ne era rimasta affatto turbata, anzi. La scoperta inattesa la proiettava in quel mondo insperato di gioie solo immaginate in tenera età quando la scarsa esperienza era stata capace di disegnargliele con contorni vagamente inquietanti, colorate dalle tinte eccitanti del "proibito", soffuse di vago mistero, insomma in poche parole: spaventosamente eccitanti. E di colpo tutto ciò che si era sempre negata, che neppure aveva voluto pensare, diventava importante, desiderabile, fortemente voluto .. alla faccia del marito e dei figli. A quest'ultimo pensiero, per la verità, un po' si era turbata perché il balzo dal suo solito modo di ragionare ai desideri che ora le si affacciavano in testa era enorme, però l'idea di tradire il marito, sino a quell'istante a lei totalmente estranea, le appariva adesso non del tutto sgradevole. Anzi, a voler ben guardare, considerando l'aspetto del giovane che questo marasma stava causando in lei, le sembrava decisamente desiderabile. Mentre con la mano indugiava ad accarezzarsi tra le cosce, architettava trame fantasiose che le potessero consentire di abbordare quell'uomo per fargli capire come lei fosse disponibile e vogliosa. Alla fine, scacciato a malincuore quel sogno dal cervello, sollecitata a viva voce dal marito che reclamava il suo turno in bagno, si era dovuta rassegnare ad uscire dalla vasca, non senza dedicare però qualche minuto a truccarsi, ben sapendo che di lì a mezz'ora al massimo sarebbe scesa in spiaggia. Naturalmente quando era uscita, fasciata nel suo costume più bello, il marito non l'aveva degnata di uno sguardo convincendola ancor di più che quei pensieri di tradimento fossero più legittimi. Il giovane sembrava attenderla sotto un ombrellone a pochi metri dal suo; questa volta Luisa aveva retto spavaldamente il suo sguardo, anzi, fissandolo negli occhi, gli aveva indirizzato un aperto sorriso, poi si era accomodata su di una sdraio in pieno sole voltandogli le spalle. Le era bastato un attimo per rendersi conto che così facendo non poteva vederlo e d'altra parte, dato che amava il sole, non riusciva ad inventarsi una scusa per giustificare al marito una modifica della posizione. Era rimasta lì, sospesa in bilico tra il desiderio di guardarlo e la paura di svelare al marito, che per la verità non mostrava di preoccuparsene molto, intento com'era a fissare le ragazzine seminude, ciò che le frullava in testa. Non aveva retto a lungo. - Vado a farmi il bagno - e senza attendere risposta si era affrettata verso l'acqua voltandosi all'indietro, apparentemente per interrogare con gli occhi il marito distratto ma in pratica per osservare i movimenti del ragazzo bruno. Lui - Evidentemente mi stava curando - era stato il suo pensiero gioioso, si era subito alzato e, con stampato sul volto un sorriso sottilmente ironico, si era avviato a seguirla. Laura, rabbrividendo al contatto dell'acqua fresca, si era resa conto che negli ultimi passi aveva palesemente accentuato il rotondo movimento dei fianchi: - Mi metto anche a sculettare a quarant'anni - era stato il suo pensiero divertito - ... in fondo non l'ho mai fatto prima, forse è arrivato il momento anche per me - e ridendo si era tuffata nella prima onda incurante dei brividi di freddo che l'avevano assalita. Di caldo adesso sentiva di avere il cuore ... e non solo quello ! Non nuotando bene, Luisa si era limitata a sguazzare nell'acqua bassa mentre lui, che oltre al fisico ed ai modi malandrini, sfoggiava uno stile di nuoto perfetto, con poche bracciate l'aveva raggiunta e nel passarle accanto l'aveva sfiorata senza fermarsi, lasciando dietro di sé una scia di schiuma, come uno squalo. Uno squalo che giri attorno alla sua preda, pronto ad afferrarla.
A sera si era truccata ed aveva cambiato per tre volte il vestito prima di trovare quello adatto. - Ma dove credi di andare? - l'aveva apostrofata impaziente il marito, coi calzoni sgualciti e la maglietta sbiadita - mica siamo al Grand Hotel ... Contessa, questo è l'Albergo Marea, due stelle ... persino regalate - Il termine, Contessa, che il marito usava per prendere in giro i suoi modi raffinati in contrasto coi propri, l'irritava sempre, questa volta aveva avuto una reazione che in qualsiasi altro momento le sarebbe apparsa eccessiva. - Piantala! Sono stufa di essere solo la serva di casa - gli aveva ringhiato addosso - mi vesto come mi pare anche se tu mi porti solo in postacci come questo, se non ti garba puoi andartene subito giù per correr dietro a quelle troiette sculettanti che guardavi con tanto interesse in spiaggia. Credi che non l'abbia visto ? - . La miglior difesa è l'attacco e lui, punto sul vivo, non aveva trovato di meglio che abbassare il capoccione ed uscire in terrazza a fumarsi una sigaretta, visto che in camera le glielo aveva proibito. Sulle scale, si era soffermata a rimirarsi nello specchio; la piccola cameriera marchigiana che conosceva da anni le si era avvicinata e, badando bene a che il marito non sentisse, le aveva sussurrato in un orecchio: - Il signor Marco - e, vedendo il suoi occhi stupiti, aveva aggiunto - quel bel morettone con l'ombrellone vicino al suo, mi ha chiesto il suo nome ... complimenti signora Luisa ! - Era avvampata e la cameriera le aveva strizzato l'occhiolino allontanandosi ridendo. Era entrata in sala tremando per l'imbarazzo, convinta che tutti si fossero accorti dei soliti occhi scuri puntati addosso a lei come due pugnali. Fortunatamente ognuno pensava ai fatti suoi, marito compreso che con fare inebetito cercava di leggere il menu senza occhiali, ovviamente senza riuscirci. Luisa adesso capiva che quello non stava scherzando. L'aveva notata mentre scendeva dall'auto, stanca ed infastidita dal caldo, non certo seducente né provocante, eppure l'aveva subito posta al centro del proprio mirino. Doveva essere uno di quelli che gestiscono la loro vita sullo stile dei killers del Far West, una tacca sul calcio della pistola per ogni cadavere lasciato sulla strada ... chissà dove lui si faceva le tacche .. ? Si era morsa le labbra per non ridere. Marco la fissava sorridendo da un tavolo vicino, Luisa si era seduta in modo da poterlo guardare apertamente in volto, non voleva correre il rischio di restarsene sulle spine con quello sguardo fisso sulla nuca che la faceva sudare e gelare al tempo stesso, preferiva averlo di fronte, come preferiva avere di fronte il marito quelle rare volte in cui lei scopava con passione - Ma che cazzo sto pensando, anche a tavola ! -. Quello era stato capace di svegliarle dentro la troia che mai aveva sospettato ci fosse nascosta, ma ora che l'aveva provato non intendeva fermarsi prima della fine. Il marito era distratto da una coppia di ragazzone vistose, certamente nordiche, già ubriache, che mai si sarebbero sognate di degnarlo di uno sguardo, per cui Luisa poteva dedicare la sua attenzione a lui. La guardava col perenne sorriso ironico sulle labbra. Si sentiva sciogliere dentro al pensiero di sfiorargli i capelli o i muscoli poderosi delle braccia nude ed abbronzate, se poi si spingeva un poco più in là con la fantasia ed era lui a toccarla od a baciarla .. meglio pensare subito ad altro, non era certa di poter rispondere delle proprie azioni. Doveva arrivare a quarant'anni per scoprire cosa significava desiderare un uomo e per rendersi conto che le piaceva, e come! Aveva immaginato per un attimo quelle braccia che la stringevano, quelle labbra che cercavano le sue, quelle mani che la spogliavano e le cercavano il seno, le natiche, il sesso, travolgendola in un crescendo al quale lei non si sarebbe mai sognata di porre la minima resistenza, anzi lo voleva agevolare nei movimenti, spogliandolo a sua volta, cercando in lui ciò che mai aveva desiderato nel marito ... - Allora, cosa le porto signora Luisa ? - la voce dall'accento marchigiano, della cameriera l'aveva svegliata, con grande imbarazzo, da quel sogno ad occhi semiaperti. Meglio così, perché chissà dove sarebbe potuto finire ! Adesso non riusciva nemmeno a mangiare, attenta com'era a non perdere neppure un movimento di lui, a non distogliere neanche per un attimo il suo sguardo da quegli occhi scuri; si era arresa subito, senza ritegno, incurante della presenza al suo fianco del marito. Che lo capissero pure tutti, non le importava nulla! Era troppo bello illudersi una volta nella vita che fosse vero che non ci avrebbe rinunciato per nessun motivo al mondo. La tortura, perché di una tortura si trattava non potendosi alzare per toccarlo, per baciarlo, come avrebbe voluto, era proseguita per tutta la sera; avevano terminato con lui che sorbiva con lenti e delicati tocchi di lingua una coppa di gelato cremoso, sempre fissandola, le sembrava di sentire quella lingua scivolare negli angoli più nascosti della sua femminilità; di rimando lei, dopo aver preso nel cesto della frutta una banana, l'aveva sbucciata con assurda lentezza per poi riceverla tra le labbra, quasi inghiottendola, senza il coraggio di addentarla. Più esplicita di così non avrebbe potuto essere. Se ne era accorto persino il marito: - Cosa fai ? - aveva ringhiato cercando di tenere la voce bassa per non farsi sentire al tavolo vicino - non mangiare la banana in quel modo -. - Perché ? - - Sembra che tu stia facendo un pompino ! - - Volgare !!! - era stata la sua reazione stizzita. In fondo sapeva che era vero, per fortuna il marito l'aveva interpretato come un gesto eseguito senza malizia e non come l'invito che lei voleva fosse. L'altro invece, ne era ben certa, l'aveva capito bene !
La sera mentre consumava il solito rito della passeggiata sul lungo mare a guardare i negozi, si era presto resa conto di quanto complicato sarebbe stato per lei trovare una scusa per rimanere da sola con Marco. Anche per una volta sola. Per tradizione, al termine della passeggiata, rientrava in camera a prepararsi per la notte mentre il marito si attardava al bar con la scusa di fumarsi l'ultima sigaretta, ma in pratica per lustrarsi la vista osservando la marea di ragazze, giovani e meno giovani, che si muoveva senza interruzione lungo il viale sino a notte inoltrata, e tentare magari di abbordarne qualcuna. Come poteva fare per ripagarlo, almeno una volta, con la medesima moneta ? Non era mai successo che lei uscisse da sola, le riusciva impensabile, scopriva con fastidio quanto fosse inesperta in queste cose; doveva assolutamente inventarsi qualcosa.
Aveva rispettato la regola non scritta rientrando in albergo mentre il marito, con una delle solite scuse alla quale neppure aveva prestato ascolto, si era fermato ad un tavolino al bar; ritirata la chiave aveva risalito con lentezza le scale che la portavano al piano. Appena svoltato l'angolo nel corridoio semibuio l'aveva scorto. Era lì ad aspettarla. Il cuore le si era fermato in petto, aveva sentito le mani gelate ed il volto in fiamme, mentre le ginocchia iniziavano a tremarle ed una goccia di sudore bollente le scivolava lungo il filo della schiena sino a raggiungerle il solco tra le natiche. Voleva correre via, scappare giù dalle scale, oppure infilarsi tra le sue braccia per dare finalmente corpo ai sogni che avevano popolato la sua giornata, annientarsi chiudendo gli occhi per risvegliarsi poi altrove oppure tenerli ben aperti per meglio godere di quel sorriso assassino. La confusione la rendeva incapace di muoversi e di articolare una parola, anche la più banale. Il cuore le batteva in petto con un rombo assordante che le si ripercuoteva nelle orecchie, le pareva incredibile che ad un simile rumore nessuno accorresse per vedere che cosa stesse accadendo nel corridoio, era peggio di un treno in corsa; lui di certo lo sentiva perché si era mosso lentamente venendole incontro. Lo faceva in silenzio, come un felino, col volto indecifrabile e le mani abbandonate lungo i fianchi, con lentezza, senza lasciar trasparire le sue reali intenzioni. Quando le era giunto a non più di due passi il viso gli si era aperto in un sorriso che nulla aveva d'ironico, le labbra si erano schiuse per scandire una parola, una sola. - Luisa -. Se non si fosse appoggiata al muro, sarebbe scivolata a terra. Lui aveva allungato una mano ad accarezzarle una gota, scivolandole poi sul profilo del collo e sulla spalla nuda. Al contatto di quella mano calda sulla pelle si era sentita bagnare in mezzo alle gambe, i capezzoli si erano irrigiditi sotto la stoffa leggera e lei non aveva potuto che protendere il volto verso di lui socchiudendo le labbra. Il bacio l'aveva raggiunta violento e forsennato, penetrandola come un membro che penetra in un sesso femminile dischiuso, invadendole ogni spazio, soffocandola, facendola sciogliere ed esplodere al tempo stesso. Sapeva di tabacco e di menta. Si era aggrappata a lui per non cadere. Le mani dell'uomo le serravano le natiche stringendola contro di sé dove una prepotente erezione le premeva sul ventre che lei sentiva sciogliersi come un gelato alla crema lasciato fuori dal frigorifero, gli umori le colavano senza controllo lungo le cosce. Ma non provava imbarazzo, le sembrava naturale abbandonarsi così, quasi si trattasse della conclusione logica di quello strano corteggiamento a distanza, era certa che se lui l'avesse rovesciata a terra e spogliata lì sul pavimento lei non si sarebbe opposta. Le mani di Marco le avevano sollevato la gonna dal dietro e si erano infilate prepotenti sotto lo slip cercandole il solco tra le natiche, lei aveva allargato le gambe per agevolarlo ma in quell'istante, all'improvviso, le era parso di sentire un rumore. Si era irrigidita, col cuore paralizzato dal terrore ma con la mente lucida era sgusciata via da quell'abbraccio; lui, evidentemente sicuro di non trovare reazioni stava procedendo senza grande attenzione verso quello che reputava l'inevitabile finale e si era perciò lasciato sorprendere da quello scatto imprevedibile. Luisa era schizzata in camera chiudendosi dentro a doppia mandata.
Era rimasta ansante appoggiata contro allo stipite, con gli occhi persi nel buio a ripensare all'assurdità di quel gesto. Si mordeva le labbra per la rabbia, avrebbe voluto prendersi a schiaffi, addirittura riaprire subito la porta e correre fuori a cercarlo per ritrovare il contatto di quelle dita che sfiorandole solo per un attimo il corpo le avevano lasciato addosso una scia di fuoco. Se ne era rimasta invece immobile in quella posizione e, mentre due lacrime salate le scivolavano giù dagli occhi, aveva teso le orecchie cercando di percepire il rumore dei passi nel corridoio ma non c'era riuscita. Nel letto aveva ripetuto più volte a ritroso col pensiero quei rapidi istanti, arrivando a simulare con le proprie dite il tocco di quelle di lui sulla spalla, non era stata capace di riprovare quella sorta di scarica elettrica, ma indugiando con le unghie sulla pelle aveva finito per sentirsi eccitata. Era scesa a stuzzicarsi i capezzoli, che avevano subito reagito irrigidendosi al suo tocco leggero e sapiente, per scivolare poi, dopo essersi succhiata l'indice, sul ventre dove, tra il pelo arruffato del pube aveva ritrovato il sesso ardente e turgido. Bagnato e dischiuso in attesa delle sue carezze. Luisa non era solita masturbarsi, le era accaduto raramente, ma questa volta si sentiva bruciare dentro con un'intensità tale da non potersi sottrarre a questo richiamo primordiale; aveva affondato le dita a fondo nella vulva finendone subito sopraffatta, in un attimo aveva raggiunto l'orgasmo ... e nello stesso istante, nelle orecchie confuse dal rumore prodotto dal tamburellare del suo cuore, aveva percepito un bussare alla porta. Avrebbe voluto piangere per la frustrazione.
Era il marito: rientrava da una serata fatta di sguardi a femmine irraggiungibili e di fantasie insoddisfatte, rientrava perché in momenti così anche una moglie è pur sempre meglio di nulla. Luisa aveva reagito con rabbia, cercando di sottrarsi ai suoi abbracci indesiderati, ma lui non si era arreso insistendo con brutalità, stringendola sino a farle male, schiacciandola sul letto, annientandone la volontà sino a che lei, rassegnata, era stata costretta a subire. Le aveva afferrato i capelli costringendola a scendere col viso sino all'altezza del suo ventre ormai flaccido dove le si era parato davanti un sesso turgido con la punta violacea, vibrante come una bestia feroce pronta ad aggredirla, spaventoso anche per lei che dopo tanti anni avrebbe dovuto ben conoscerlo. Luisa aveva chiuso gli occhi, sforzandosi di pensare all'altro per cancellare lo squallore che si sentiva dentro; all'ordine perentorio del marito l'aveva accolto in bocca, cercando di frenare il disgusto che le saliva dallo stomaco. - Se non faccio in fretta gli vomito addosso - era stato il suo pensiero; aveva finto partecipazione e muovendosi rapida, aiutandosi con le dita, l'aveva portato in un attimo al limite dell'orgasmo sino a che, sfruttando l'allentamento della stretta sulla sua nuca, era sgusciata via afferrandogli il sesso con le mani e facendolo concludere. Il getto di sperma l'aveva raggiunta sulla guancia mentre si voltava all'indietro per non essere colpita in volto ed era proseguito a lungo mentre il marito rantolava come se stesse soffrendo; svuotata di energie ed avvilita aveva cercato di sfuggire in bagno ma lui l'aveva bloccata. - Adesso tocca a te - e senza lasciarle il tempo di reagire l'aveva abbattuta sul letto disfatto, le aveva spalancato le cosce penetrando col volto sudato sino nella sua più segreta intimità incurante di ogni reazione sino ad afferrarle tra i denti il clitoride eretto per poi possederla con profonde lappate di una viscida lingua che le sembrava raggiungesse dimensioni mostruose tanto le invadeva il sesso in ogni anfratto. La barba mal rasata le raspava dolorosamente l'interno delle cosce, le dita callose che le frugavano il buchino del culo la turbavano ma una forza inspiegabile le impediva di ribellarsi come sempre aveva fatto in simili situazioni, si era abbandonata alle reazioni del suo corpo eccitato e, mordendosi le labbra per non ululare il piacere che stava provando, aveva chiuso gli occhi immaginando che dentro di lei, ci fosse l'altro, e quando il marito aveva giudicato che fosse pronta e si era sollevato sostituendo la lingua con suo membro, che aveva ritrovato consistenza e dimensione, l'aveva accolto dentro di sé con una gioia indicibile come non le accadeva da tempo, come forse non le era mai accaduto. Aveva goduto ripetutamente, sentendosi inondare dai propri succhi mentre le si torcevano le budella con spasmi che dall'interno del ventre s'irradiavano sino alla punta delle dita delle mani e dei piedi. Aveva pregato che non finisse più ma alla fine era quasi svenuta per il piacere e lo struggimento. Poi si era vergognata, quasi avesse compiuto un tradimento nei confronti dell'altro !
Non era riuscita a chiudere occhio per tutta la notte ossessionata dal ricordo di quel bacio e di quel caldissimo amplesso, così diversi tra loro ma che nel suo cervello avevano un unico soggetto, perché in cuor suo chi l'aveva cavalcata regalandole quel godimento estremo non era certo il marito, di questo ne era ben certa !
Al mattino dopo si era ritrovata davanti allo specchio con due occhiaie violacee, impresentabile, aveva addirittura pianto guardandosi. - Che cazzo succede? - l'aveva apostrofata irritato il marito - cosa c'è adesso? Possibile che con te non si possa stare in pace un minuto, t'inventi sempre qualche cazzata nuova . anche in questi quattro stracci giorni di vacanza ! - E quando lei gli aveva fatto notare il disastro che si ritrovava in viso con quei due solchi scuri attorno agli occhi, lui aveva reagito con una risata volgare: - Se scopassi un po' più spesso non ti succederebbe, saresti allenata ! - Aveva dovuto abbondare con creme e fondo tinta, si era infilati un paio di grossi occhiali scuri e, con un pizzico di soddisfazione, aveva indossato i bikini più ridotto per far sì che distratto dal suo corpo Marco non guardasse i suoi occhi pesti. La scopata densa di piacere della sera prima la faceva sentire in colpa, si sentiva in dovere di fare qualche cosa per l'altro al fine di ricompensarlo per ciò che sentiva di avergli sottratto. - Che assurdo - pensava - il fatto stesso che lo pensi toglie qualche cosa a mio marito, non certo a lui - ma, a contraddire questo pensiero, si era subito premurata di osservare come il profilo del seno risaltasse ben eretto in quel costume e quanto provocante fosse il minuscolo slip che doveva indossare con la massima attenzione per essere certa che qualche ciuffo dei peli scuri del pube non rasato non ne fuoriuscisse. - Potevi comprarlo più piccolo - aveva detto il marito - sembri nuda -. Era avvampata di piacere, il tricheco di solito non la degnava neppure di uno sguardo. - Mi sta male? - gli aveva chiesto provocante, poi si era dovuta affrettare ad uscire perché dall'inequivocabile gonfiore che aveva notato nei suoi pantaloni aveva capito quali erano le sue intenzioni!
Sulla spiaggia si era sistemata sulla sedia a sdraio di fronte a lui; erano a non più di sei metri. Lui che la stava aspettando da tempo si era aperto in un largo sorriso, accennando anche un piccolo inchino col capo. Fingeva di leggere ma gli occhi erano sempre su di lei. L'accarezzavano con dolcezza, lei, approfittando del paravento degli occhiali scuri, poteva goderselo senza distogliere neppure un istante i suoi occhi da quel corpo muscoloso, da quelle braccia tornite, da quelle labbra di cui ardeva dal desiderio di gustare ancora il sapore. Dopo un'ora di quel gioco, quando il sole si era fatto più caldo, si era avventurata in un gesto che doveva cancellare anche a lui ogni dubbio nonostante il suo assurdo rifiuto della sera precedente. Si era sfilata con lentezza gli occhiali e tenendoli con la mano sinistra ne aveva succhiato con una stanghetta mentre con la destra si accarezzava leggera la coscia, quindi, con l'arte di una spogliarellista, aveva divaricato le gambe sino ad appoggiare un tallone sul bordo del sedile. Si trovava in quel modo con le cosce spalancate di fronte a lui, col sesso mascherato solo da pochi centimetri di tessuto leggero, quindi, affinché anche gli eventuali ultimi dubbi venissero spazzati via, si era tolta gli occhiali dalle labbra portandoli sul ventre facendo in modo che la stanghetta appena succhiata si adagiasse proprio sul sesso che si sentiva inumidire. Provava un desiderio folle di masturbarsi, o meglio che fosse lui a farlo. Quei due occhi assassini erano fissi su di lei, non sul volto ma tra le cosce dove spavaldamente l'aveva invitato, erano così acuti che per un attimo Luisa aveva temuto che il bikini minuto le avesse scoperto le grandi labbra mostrandogliele in tutto il loro turgido desiderio. Era riuscita a resistere solo pochi secondi, poi, temendo che altri la scorgessero in quella posa, si era ricomposta ma, col ventre ormai in fiamme per il desiderio, non aveva trovato nulla di meglio che tuffarsi subito in acqua. Si era spinta più al largo del solito, senza voltarsi mai indietro, certa che lui comunque l'avrebbe seguita; quando si era fermata, constatando di toccare a stento il fondo con la punta dei piedi, nel momento in cui si era voltata per riavvicinarsi alla riva si era trovata di fronte quegli occhi che ormai avrebbe riconosciuto tra mille. - Luisa perché mi provochi e poi scappi? - domanda alla quale non era riuscita a rispondere, aveva reagito con una risatina isterica che subito si era trasformata in un rantolo perchè, dimentica dell'acqua alta, ne aveva inghiottita una sorsata. Lui si era affrettato a sorreggerla per un braccio, lei si era subito aggrappata a quelle mani - Fammi quello che vuoi, tanto questa volta non scappo di sicuro - aveva pensato, incapace però di trasformare in parole questo pensiero che gli attraversava il cervello. Non aveva neppure il coraggio di alzare lo sguardo su di lui, figuriamoci di parlargli, annaspava senza riuscire a formulare un solo pensiero sensato. Finalmente si era decisa e gli aveva sgranato addosso due occhi luminosi, teneri, ingenui, di quelli capaci di sciogliere la scorza più dura. Ma lui non s'era lasciato incantare, l'aveva circondata con un braccio robusto come una trave e l'aveva attirata verso di sé ripetendo la domanda alla quale lei non avrebbe mai potuto rispondere: - Luisa, perché mi provochi e poi scappi ? -. - Ma chi provoca ? - era stata la sua stupida risposta, al che lui le aveva scostato il reggiseno scoprendole due capezzoli rigidi come quella verga che lei si sentiva premere sul ventre. Il contatto dei suoi polpastrelli su quelle due sensibilissime estremità le scatenava scariche elettriche in tutto il corpo, si sentiva dilatare il sesso dalla voglia di lui, incredibilmente, pur essendo immersa nell'acqua sino al collo, avvertiva il suo nettare colarle in mezzo alle cosce. Mai il tocco di suo marito le aveva provocato nulla di simile. Il respiro le si era fatto affannoso, le mani, guidate da una volontà che le pareva non le appartenesse erano scese rapide sott'acqua ad afferrare il membro turgido, estraendolo dallo slip ormai troppo piccolo per riuscire a contenerlo. Non era certo una maestra in quello, si era sempre rifiutata di masturbare il marito anche nei periodi in cui lei gl'imponeva una forzata astinenza, durante il ciclo o le gravidanze, ma adesso Luisa lo voleva fortemente, quasi desiderasse in qualche modo sdebitarsi con questo sconosciuto per tutte le sensazioni intense e sconvolgenti che le aveva trasmesso. "Dai bella troietta" aveva sussurrato lui strizzandole le tette fino quasi a farle male "fammi venire che è troppo che aspetto". La voce era roca ed affannata, a quel linguaggio volgare lei non era abituata, in un'altra occasione si sarebbe indignata ma adesso le andava bene così, non voleva nulla di diverso, muoveva frenetica in alto ed in basso la mano serrata su quella verga pulsante che le sembrava non cessasse mai di crescerle tra le dita. Poi finalmente lui aveva avuto uno spasmo, aveva serrato ancor più le dita sulle sue tette facendola quasi gridare per il dolore, e spingendosi verso l'alto, quasi volesse raggiungerle il viso con la punta del membro le aveva rantolato all'orecchio "Dai, dai, dai . godoooooooooo!" Nell'acqua limpida si erano staccate dalla cappella paonazza due grosse bolle di sperma che si erano sfilacciate mentre ondeggiavano venendo a galla.
Solo in quel momento Luisa si era resa conto di ciò che aveva fatto. " Mio dio, se mi ha visto qualcuno!" era stato il suo primo pensiero mentre, aggiustandosi il reggiseno sulle tette doloranti, con un guizzo era sgusciata via da lui ed annaspando, più che nuotando, si era allontanata veloce guadagnando la riva. Fuori pericolo. Le era stato sufficiente ritrovare la sua posizione sicura sulla sdraio accanto al marito per maledire la sua scelta di un attimo prima. - Ma perché sono scappata anche questa volta ? - E la domanda era, ovviamente rimasta senza risposta.
Erano ormai due giorni che praticamente non aspettava altro che lui arrivasse finalmente a metterle le mani addosso, a stringerla tra quelle braccia poderose e nel momento in cui, protetti dalla complicità dell'acqua alta, lui era arrivato addirittura a prenderle tra le dita i capezzoli, lei incredibilmente non aveva trovato niente di meglio che masturbarlo per poi scappare. Che incorreggibile idiota era stata, non poteva aspettare un attimo ed attendere che lui, che aveva incominciato il gioco, si premurasse di far godere un poco anche lei! Con queste convulsioni mentali era andata avanti a lungo, maledicendosi ad ogni istante, ma senza essere capace di trovare il modo per rimediare.
A sera la sua confusione mentale, se possibile, era persino peggiorata; Luisa non aveva trovato nulla di meglio che restarsene seduta in una gelateria accanto al marito che probabilmente non desiderava altro che liberarsi della sua presenza per abbordare qualche tedesca disponibile ed il bel "moro" di sicuro la stava aspettando in agguato in albergo. Era rientrata appesa al braccio del coniuge, visibilmente contrariato, incapace di giustificare anche a se stessa quel comportamento decisamente assurdo. - E' più forte di me - era l'unico pensiero coerente che riusciva a formulare mentre percorreva ad occhi bassi gli ultimi metri che la separavano dalla sua camera. Con la coda dell'occhio aveva scorto Marco appollaiato su di uno sgabello del bar che la seguiva con lo sguardo, evidentemente era rimasto lì tutta la sera ad aspettarla. Si era spogliata ed infilata velocemente nel letto. Il marito, dopo qualche timido tentativo di ripetere l'exploit della sera prima, subito frustrato da lei con un secco rifiuto motivato dal solito inesistente mal di testa, si era voltato sul fianco ed aveva ben presto preso a russare. Era restata immobile, attenta a non risvegliarlo, senza riuscire a prendere sonno, frustrata e delusa da sé stessa, incapace di trovare una giustificazione ed ancor meno un rimedio al suo capriccioso ma incontrollabile comportamento. Le mani le erano quindi scivolavate inarrestabili a sfiorare i capezzoli eretti o la peluria umida e ricciuta del pube, lei cercava di levarle da lì, ma non appena il pensiero ritornava a Marco dalle spalle robuste ed al suo sesso che aveva stretto tra le mani, quelle ripartivano incontrollabili, quasi fossero animate da una volontà propria in evidente contrasto con la sua. Era arrivata addirittura ad infilarsi l'indice ed il medio uniti, prima delicatamente inumiditi con la lingua, tra le labbra turgide, calde e viscide del proprio sesso mentre col pollice si titillava il clitoride eretto provandone un'ondata di piacere che era riuscita a soffocare solo digrignando i denti, serrando le gambe a bloccare ogni movimento e ritraendo prontamente la mano, poi lentamente era riuscita a scivolare nel sonno.
La stanza è in penombra, Luisa non riesce a distinguerne i contorni, anche se le appare vagamente famigliare e per un istante le sembra addirittura che si tratti della sua camera da letto in città. E' solo molto più vasta, il letto è un piazzale, il doppio di quello in cui è solita dormire, ricoperto da un lenzuolo rosa arricciato sui bordi, di quelli che si vedono solo nei film americani anni 60, lei indossa una camicia da notte diversa da quella di cotone, da quattro soldi, si era infilata la sera prima, questa è soffice e vaporosa come una nuvola, del medesimo colore rosa delle lenzuola, che lei non si è mai comprata. Sotto è completamente nuda. Inconsueto per lei, freddolosa come poche, che è solita dormire con maglietta e slip anche in estate quando si soffoca per il caldo, eppure adesso si sente perfettamente a proprio agio, adagiata su di un cumulo di grossi cuscini appoggiati alla testata, imbottita di velluto, del mastodontico letto. - Sarà almeno un quattro piazze, un "King size" come usano in America - si sorprende a pensare divertita - chi mai potrebbe dormire qui dentro ? - ma si accorge di non essere affatto imbarazzata nell'occupare quel posto che certamente non le appartiene. E' come una regina adagiata sul trono. Di fronte a lei, sulla parete, c'è un gigantesco specchio che le rimanda la sua immagine; sarà la penombra o forse un alone d'irrealtà che le aleggia intorno, ma si vede bellissima, molto più di quanto non si sia mai stata. - Col tempo miglioro - mormora, accarezzandosi i folti capelli setosi - come il vino buono; se fossi un uomo non mi lascerei certo scappare un pezzo di figa così -: non ha mai parlato sboccato . prima. Alla destra la parete è nascosta per tutta la sua larghezza da una tenda del medesimo incredibile colore rosa del letto e della sua camicia, non vede nulla al di là ma è certa che nasconda qualcuno che sta per entrare in camera, qualcuno che lei aspetta serena, senza timore né ansia. Lei, che per pudore ha l'abitudine di non mostrarsi nuda neppure al marito e non si è mai fatta vedere in mutande dai figli, anche quand'erano piccini, adesso si accorge di non provare alcun imbarazzo. Poi, nel momento stesso in cui le pare di essere lei stessa a decidere, quasi ci fosse una ben orchestrata regia, la tenda si scosta e lui entra. Capisce chi è prima ancora di scorgerne il volto ed il sorriso, lo stava aspettando da sempre, in effetti la sua vita sino ad oggi le appare come uno scherzo, uno stupido, inutile scherzo, costruito solo per prepararla a questo momento. L'imbarazzo, i timori, il senso di colpa che ha sempre guidato le sue azioni, la paura, sua perversa consigliera, sono di colpo svaniti in questa stanza, cancellati, evaporati senza traccia. Oggi c'è lì la vera Luisa, quella forte, decisa, sicura di ciò che vuole, una Luisa rigenerata, finalmente sé stessa, la donna che sino ad ora lei non aveva mai avuto il coraggio di essere. Rimane immobile a guardarlo, senza pensare neppure per un istante di coprirsi, ne fissa le spalle e le braccia muscolose, le mani che tra un attimo si poseranno sul suo corpo caldo, il torace villoso, il ventre piatto coperto da un minuscolo slip nero sotto il quale intuisce, senza bisogno di possedere molta immaginazione, un sesso già in prepotente erezione. Gli ormoni che ha in circolo nel sangue le hanno già scatenato una tempesta nel corpo, il sesso gonfio ed eccitato le pulsa come se la lingua di lui lo stesse sfiorando, guardandolo in volto Luisa si allarga le grandi labbra sino a scoprire le ali di farfalla celate all'interno, dischiude anche quelle invitandolo. Umori viscidi le colano copiosi sulle dita. Lui in silenzio s'inginocchia sul bordo del letto di fronte a lei e protendendosi in avanti le accarezza dolcemente un piede; il palmo della mano è caldo ma asciutto, capace di trasmetterle un brivido intenso. Gli occhi che si fissano nei suoi le trasmettono una voglia bruciante, vorrebbe fare le fusa come un gatto sotto quel tocco sapiente che inesorabile le sale lungo le caviglie, sui polpacci dalla pelle di seta per fermarsi infine nell'incavo delle ginocchia. - Come mi piace - pensa Luisa umettandosi con la punta della lingua le labbra che le sono divenute aride come il deserto - mio marito non mi ha mai accarezzato così, vuole subito toccarmi le tette ... e poi scopare -. Anche lei ora allunga un braccio sino a che le sue dita arrivano a sfiorare i capelli di Marco, duri e forti come filo di ferro, le piace ma è scomoda, desiste e si abbandona nuovamente sui cuscini, lasciando fare a lui che ha iniziato la lenta risalita lungo le cosce. Il contatto è divenuto più deciso, non è più una carezza, si tratta ora di una presa di possesso, non è l'esplorazione ma la conquista di una terra che lui ora sente appartenergli. Luisa si abbandona senza ritegno, allarga le gambe, il suo corpo troppo a lungo represso reagisce da solo, incurante dei comandi che il cervello vorrebbe imporgli. Le mani di lui le scivolano sui fianchi sollevandole la camicia proseguendo sino a sfilargli l'indumento sopra la testa. Lei solleva le braccia sopra il capo e lui la stringe forte alla vita baciandola sotto ad un'ascella. Luisa scopre in quell'incavo una straordinaria zona erogena, sente accendersi nel cervello una miriade di fuochi d'artificio, uno spasmo di piacere la trascina quasi all'orgasmo, le inonda il sesso ed un rantolo di godimento le sale in gola e lei, la timorosa, morigerata, repressa Luisa, per la prima volta nella sua esistenza non si sforza di soffocarlo, anzi lo lascia esplodere, lo espelle a gola spiegata come se si trattasse di un boccone amaro che troppo a lungo è stata costretta ad inghiottire. Lui le afferra le natiche, sollevandola dal letto, la serra con forza, senza lasciarle alcuna possibilità di divincolarsi ma non la sfiora neppure il pensiero di farlo; affonda le unghie nelle sue spalle, sente sotto i polpastrelli i muscoli duri come l'acciaio, la pelle ruvida, percepisce nelle narici un odore maschio di tabacco e di cuoio che emana da quel corpo. La lingua, saettando ad esplorarle la sua più nascosta femminilità, le provoca un nuovo violento spasmo di piacere, però subito lui si solleva ed incurante delle sue proteste sale sino a baciarla sul collo, sotto l'orecchio sinistro e procede ubriacante a titillarle il lobo. Le sensazioni che prova sono ondate successive alle quali si è ormai arresa, tutto il corpo le brucia, gli arti le tremano, il fiato le sibila roco ed affannoso dalla gola. Prende l'iniziativa, scivola coi palmi delle mani aperti lungo la sua schiena sino a raggiungere l'elastico dello slip che tira risoluta verso il basso, l'ostacolo del sesso eretto le impedisce di completare l'operazione come vorrebbe, allora lui si scosta e, senza parlare ma col perenne sorriso traditore sulle labbra, se li sfila fissandola negli occhi. Lo guarda con occhi sgranati dal desiderio. E' grande, arrogantemente arcuato verso l'alto, quasi a puntarle il seno, con una cappella turgida e paonazza che sembra fissarla con l'unico occhio dischiuso, il sacchetto peloso dello scroto sparisce, quasi ritratto al di sotto del membro che sembra invadere tutto il suo spazio visivo; la peluria arruffata che lo circonda lo rende simile al un fiore sbocciato tra l'erba di un campo. E' affascinata, lo sfiora, è caldo e docile al tatto, allunga entrambe le mani e l'afferra con delicatezza, accarezzandolo lentamente come se si trattasse di un piccolo animale domestico. Lui si è seduto a cosce larghe di fronte a lei, si fronteggiano senza parlare, intenti a scoprirsi reciprocamente il corpo. Quando l'uno agisce, l'altra aspetta il proprio turno e viceversa; adesso tocca a Luisa ! La pelle del sesso è serica ed asciutta, sente fremere milioni di muscoli e tendini lì sotto mentre con la punta delle unghie affilate ne studia i contorni, indugiando nei punti più segreti, quindi chiude le mani a coppa sui testicoli e si protende in avanti ricevendolo nell'incavo tra i seni. E' caldo e vibrante, le sue tette morbide lo accolgono come in un nido tiepido, le serra ai due lati per farle aderire meglio, lui si appoggia all'indietro reggendosi sulle braccia tese dietro alla schiena e mugola di piacere. - Dai bella, continua - mormora con voce alterata dal desiderio - ma fermati quando te lo dico ... - - Non l'ho mai fatto a mio marito - le sussurra - anche se me lo ha chiesto, non mi piaceva ... almeno lo pensavo sino ad oggi; ma adesso toccami tu che voglio sentirti tutto -. Non se lo lascia ripetere due volte, l'avvolge in un abbraccio che letteralmente la solleva dal letto e l'innalza sino a che il suo ombelico non si viene a trovare di fronte alla bocca, dopo di che la lecca dolcemente, con lentezza, scendendo di qualche millimetro ad ogni colpo mentre le mani sono scivolate dietro alle natiche ad allargarle le cosce. Luisa si è ritrovata in piedi di fronte a lui che le affonda il volto nel pube; è bagnata, irrorata di umori incontrollabili di piacere, vorrebbe allontanarlo per asciugarsi ma non ne ha la forza, il piacere che la invade l'abbraccia ormai come una coperta calda, un'ondata di schiuma leggera, una sottile brezza che s'insinua in ogni angolo del suo corpo. - Allora è questo il sesso ? - si domanda angosciata - E' questo che mi sono stupidamente negata fino ad oggi ? - non se ne riesce a dare pace, lo serra a sé ansimando e gli grida: - Scopami, scopami adesso, non resisto più -. Lui l'accontenta, la solleva cingendola in vita, l'adagia tra i cuscini, le allarga le cosce, indugia con una lunga e penetrante carezza tra clitoride eretto e vulva umida e rovente, quindi impugna il proprio membro, quasi si trattasse di una spada e con decisione glielo infila sino all'elsa, in una lunga, lenta, irresistibile penetrazione. - Dio, fai che non finisca più - grida Luisa.
Invece finisce subito.
Qualcuno, che la scuote violentemente per un braccio, la sveglia. - Che casino stai facendo ? Stai male ? Te l'avevo detto ieri sera di non mangiare tutto quel gelato -. Sono svanite le luci soffuse, il letto rosa, l'uomo avvinghiato a possederla ... è rimasto solo il volto ottuso e preoccupato del marito che l'osserva da un palmo di distanza. - Ti è passato Luisa ? -
Era solo un sogno, uno splendido verissimo sogno, talmente vero che lei si accorge di avere realmente goduto, di essere fradicia in mezzo alle gambe, balza dal letto imbarazzata e corre a chiudersi in bagno. Rimane lì, seduta sulla tazza, con la fronte appoggiata al davanzale della finestra, la camicia da notte sollevata sul ventre, le mutandine ormai fradice ed inservibili abbassate alle caviglie, con le mani serrate, strette tra le cosce a placare, quasi a soffocare il desiderio che ancora le rotola nel ventre. - Se avesse voce, anche questa mia seconda bocca urlerebbe implorando pietà - pensa mentre il marito preoccupato le chiede da dietro la porta come stia.
Alla mattina successiva il bel moro non c'era più. - Il signor Marco è partito questa mattina presto, ha finito le sue vacanze - le sussurra maliziosa la piccola cameriera marchigiana.
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