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La partita
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Titolo: La partita
Autore: The Joker
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Racconto n° 373
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"Che palle! Devo assolutamente cambiare vita. Devo riprendere a studiare all'Università, pure l'inglese mi sembra importante. Già, ma poi mi va? Mi ci metto? ...". Gioia continuava a rimuginare sulla propria esistenza, sui progetti, sulle possibilità. Quel fine settimana era andato maledettamente storto e si rendeva conto che serviva un nuovo colpo di coda per modificare un po' la situazione. Già: ma non sapeva bene come, in fondo poi le cose non andavano così male. Le solite questioni, soliti problemi. E questo lavoro noioso, terribile, dal quale bisognava assolutamente sfuggire via nel più breve tempo possibile.

A spezzare la monotonia di quei lunghi pomeriggi, ogni tanto, qualche telefonata di un amico, o di Giacomo, il suo ragazzo, o le strane e provocanti mail di quel suo collega, Michele, un tipo strano ma in fondo divertente, che le aveva rivelato di recente una passione pazzesca quanto conturbante. Mah.

E poi il caldo, quel caldo tremendo che quasi toglieva il respiro e nel contempo lasciava una sottile eccitazione, un desiderio perennemente inappagato, una voglia che quasi da' alla testa, ti potrebbe far commettere qualche follia.

Eccola, la mail di Michele. Gioia la apre tutta curiosa ed un po' eccitata: "Chissà che si sarà inventato stavolta quel matto!". Frasi, parole, desideri, fantasie al confine tra amore ed erotismo, tra un sottile candore di timidezza ed una sventatezza da aggressore brutale. Gioia sorrise, e mentre leggeva quelle parole, ancora una volta, la pervase quella medesima sensazione di piacere che lui sapeva provocarle ogni volta, un misto di gratificazione, divertimento, ed anche eccitazione. Mentre andava avanti nella lettura si accorse che aveva spontaneamente allargato un poco le gambe, che le era scivolata una mano, solo appoggiata, tra le gambe, e che senza neppure accorgersene aveva iniziato ad accarezzarsi leggermente, quasi facendo finta di nulla, mentre le parole le scolpivano nella mente fantasie di piacere. Sentì, man mano che andava avanti, un leggero inumidirsi negli slip, e rimase molto seccata da tutto questo. Si ricompose, chiuse la mail, e continuò a lavorare come se niente fosse. Ma la mente, nel frattempo, aveva iniziato a formicolarle, le restituiva immagini sempre più fantasiose, la provocazione le aveva lasciato addosso un sottile piacere che chiedeva di essere soddisfatto, e col caldo di quel giorno i suoi capezzoli si erano irrigiditi in maniera imbarazzante ...

"Stavolta lo aggiusto io", pensò. "Ora gliene combino una bella io ..". Gioia riaprì la mail, la rilesse attentamente riprovando le medesime sensazioni di piacere, soltanto che stavolta si abbandonò un po' di più a questo gioco e lasciò che le sue dita scorressero indifferenti fuori dai suoi pantaloni ad accompagnare sensazioni inattese tra le sue gambe. Poi rispose alla mail:

"Ti va una partita?" e la inviò. Michele la ricevette e sulle prime non comprese il senso di quel messaggio, ma ugualmente rispose: "Ok. A cosa?". Gioia rispose: "Le regole sono queste: ognuno di noi ha due punti solo da perdere: per te sono nell'ordine la cravatta ed i boxer, per me, sempre nell'ordine, il reggiseno e gli slip. Persi questi rimane una sola possibilità per rimanere ancora in gioco: una penalità da subire a scelta dell'altro che non duri più di 5 minuti. Chi perde subisce la penalità più grande: a scelta dell'altro e può durare fino a due ore. Il gioco è questo: ognuno a turno fa all'altro una domanda musicale e l'altro ha 10 minuti per rispondere, anche aiutandosi con Internet. Se risponde bene, altrimenti perde un punto. Poi tocca all'altro. Allora ci stai?".

Michele rimase un po' interdetto leggendo il messaggio di Gioia, e poi non ne aveva compreso appieno il senso e la portata, ma la cosa gli sembrava decisamente intrigante. Così la chiamò e le disse: io ci sto, ma voglio capire meglio le regole. Se perdo il punto che devo fare? "Vai nel bagno delle donne sotto e ti togli la cravatta. Quando ti busserò uscirai e la prenderò io". E se perdo anche l'altro? "Idem con i boxer ...". Ma se perdi tu? "Allora leverò io prima il reggiseno e poi gli slip e tu li prenderai". E se perdo tutti e due? "Beh, in tal caso tu andrai nel bagno e quando busserò mi aprirai. Io entrerò e potrò fare ciò che voglio per non più di 5 minuti". Ma sei matta? E se ci vedono? Se ci scoprono? "Nessuno ci scoprirà, vedrai, e poi questo è il bello no? Ma se per te è troppo allora lasciamo perdere. Pensavo dalle tue mail che fossi un tipo più deciso ...". Michele rimase perplesso, poi continuò: Ma scusa e se perdo anche il terzo punto? "Allora quando concorderemo avrò la possibilità per un paio di ore di fare di te ciò che voglio ...Hai paura?". Michele era interdetto: timore, eccitazione, desiderio, razionalità, ogni sorta di sensazione gli si affastellava nella mente, ma alla fine decise di accettare quel gioco. Ok, le disse, inizia pure tu allora ...

Gioia iniziò con la sua domanda: "Chi ha vinto nel 1979 il Festival di Sanremo?". Michele si avviò subito su Internet, ricercò un motore di ricerca, inserì "Sanremo, 1979, vincitori", ebbe così accesso ad un sito su cui erano elencati i vari vincitori e rispose a Gioia in soli tre minuti: "Mino Vergnaghi, Enzo Carella e I camaleonti". Gioia rimase un po' stupita per tanta celerità e si rimise quindi alla domanda di Michele.

"Chi ha scritto il War Requiem?". Gioia era meno esperta di Michele su Internet ed iniziò vorticosamente le sue ricerche. Ma invano. Passati i dieci minuti concordati dovette ammettere di aver perso il primo punto, non senza provare un leggero piacere ...

Andò nel bagno e si sfilò il reggiseno da sotto la maglietta nera attillata che portava. Il contatto con la maglietta sulla pelle ebbe come effetto immediato l'irrigidirsi dei suoi splendidi capezzoli così, quando Michele entrò appena lei fu uscita, le guardò le forme dei seni ed i capezzoli e scoppiò in una fragorosa risata che la fece arrossire. Tornata al suo posto, peraltro, notò con un certo imbarazzo che chiunque passava le gettava una occhiata assolutamente ... significativa.

Michele, dal canto suo, entrò nel bagno e trovò il reggiseno scuro di Gioia, ancora profumato del suo corpo. Lo tenne con sè mentre risalì le scale soddisfatto della preda, saggiandone con le dita consistenza e calore.

Toccava ancora a Gioia: "Quante canzoni ha scritto Mina?". "Cazzo!" pensò Michele, "Questa è proprio impossibile da scoprire! Che bastarda ..." e si gettò a capofitto sui Internet. Ricercò Mina, canzoni, etc. ma niente, la risposta sembrava non venire ... Perse dunque anche lui il suo primo punto. Scese nel bagno, si tolse la cravatta che piegò per bene e lasciò sopra un armadietto bianco. Lei entrò e la prese con se come trofeo della sua prima vittoria.

Michele riprese il gioco: "Quanti cantanti hanno cantato a Sanremo dall'inizio ad oggi?". Era la vendetta: si era reso conto che le domande con i numeri erano davvero impossibili da indovinare. E infatti così fu. Gioia tra il furente e l'eccitato dovette accettare di aver perso anche il suo secondo punto e si diresse nuovamente nel bagno. Si sfilò i pantaloni neri aderenti e gli slip, che appoggiò sul lavandino, affinché Michele, entrato dopo di lei, li potesse portare con sè. Poi tornò al suo posto, a questo punto sempre più eccitata dal gioco e dal sentire il suo corpo così esposto, anche se coperto. Il sapersi così, senza reggiseno e senza slip, la faceva inumidire di piacere ...

Michele prese gli slip dal lavandino, li portò spontaneamente alla bocca, ne assaporò tutti gli aromi, non potè neanche trattenersi dal sorridere dopo aver compulsivamente leccato il lembo inferiore, alla ricerca di tracce del profumo di Gioia che, in effetti, fu fortunato a trovare. Aveva una eccitazione particolarmente pronunciata a giocare quel gioco, e l'idea di avere gli slip e il reggiseno di Gioia lo eccitava ancora di più.

Era il turno di Gioia ora: "Che giorno si sono sposati Al Bano e Romina Power?". Domanda ingenua, facile risposta: digitò sul suo motore Al Bano, matrimonio, ... eccola Trionfante rispose in quattro minuti e mezzo: "26 luglio 1970". Gioia rimase interdetta.

Riprese Michele pensando "ora le do' il colpo di grazia". "Quante Messe da Requiem sono state scritte sino ad oggi?". Gioia trasalì: aveva perso anche il terzo ed ultimo punto. Non seppe rispondere ... Era dispiaciuta di questo, ma anche terribilmente eccitata dal momento. Chiamò Michele e gli disse di scendere nel bagno: lei lo avrebbe preceduto di qualche minuto. Andò di corsa nel bagno, facendosi sostituire da una sua collega per qualche minuto; chiuse la persiana ed i vetri, si guardò intorno un po' allarmata ma estremamente eccitata da quella assurda situazione in cui si era andata a cacciare. Non sapeva bene cosa fare così attese sinché non sentì qualcuno bussare timidamente alla porta. Il cuore le batteva forte in gola mentre apriva uno spiraglio per non farsi vedere; Michele sgattaiolò dentro come un ladro e rimase sorpreso dal buio della stanza, al quale si abituò soltanto dopo qualche secondo di attesa. La intravide davanti a lui e le si avvicinò piano, le pose le mani intorno al corpo, sentiva i suoi muscoli, la sua pelle sotto la maglietta, poi avvicinò le sue labbra a quelle di Gioia e la baciò. Lei non si oppose neanche quando lui iniziò a sbottonarle i pantaloni che le scivolarono giù lungo le gambe sino ai piedi e quando lui iniziò ad accarezzarla tra le cosce ebbe come un sussulto, soprattutto perché si sentì imbarazzata dal fatto che Michele potesse percepire dai suoi umori ormai fluenti tutto il piacere e l'eccitazione che lei provava. Lui si inginocchiò davanti ai suoi piedi ed iniziò a succhiarle il clitoride, a leccarla tra le gambe con una avidità incredibile, sino a quando lei venne sul suo viso, lasciando colare lungo le cosce gocce di piacere che lui leccò come fosse assetato da anni. Poi lui si rialzò e mentre stava per sbottonarsi i pantaloni per liberare tutta la sua eccitazione lei lo fermò dolcemente, e sorridendo gli disse: niente da fare, Miky, tempo scaduto ... Lui si rese conto, era frastornato, come drogato dal desiderio, poi la guardò e silenziosamente ridacchiarono insieme per non farsi sentire da fuori. Poi si rivestirono e uno alla volta, con estrema cautela, tornarono alle loro postazioni di lavoro.

La successiva domanda di Gioia fu altrettanto ingenua della precedente, e Michele non ebbe difficoltà a rispondere; al punto che si chiese se lei non avesse voluto perdere apposta ... Lui, invece, nella sua ultima domanda fu decisamente più spietato ancora, mosso com'era dalla voglia di poter continuare ad averla in questo strano gioco per almeno due ore davanti a lui. Lei perse così del tutto il gioco e Michele ebbe il diritto a riscuotere l'ultima e più preziosa penalità: due ore di Gioia tutte per sè ...

Non volle e non seppe attendere per il suo ultimo premio. Si accordarono di incontrarsi dopo il lavoro, lui la attese alla sua macchina e, dopo che lei ebbe messo in moto, la precedette con la sua motocicletta sino ad un posto immerso nel verde che avevano deciso insieme. Parcheggiò la moto e salì sulla macchina di Gioia. "No" disse lei, "qui non voglio", "andiamo su quel prato laggiù". Uscirono dalla macchina e si diressero verso una specie di parco un po' abbandonato. Raggiunsero un punto riparato e Gioia si sdraiò sull'erba ridendo e guardandolo con aria di sfida "Vediamo cosa sai fare ora" gli disse. Michele si intimidì, sulle prime, e si stese accanto a lei un po' imbarazzato, incerto sul da farsi. Poi iniziò a baciarla e ad accarezzarla piano. Come in un lampo la situazione prese fuoco al pari di una stanza piena di gas sotto l'effetto di una scintilla: Gioia interruppe il bacio, guardò Michele con un'aria ancora più di sfida e, mentre si sfilava la maglietta liberando due seni meravigliosi, gli disse porgendogli la sua cravatta: "Legami Michele. Legami ..." unendo le mani dietro la sua schiena. Michele rimase ancora una volta interdetto poi prese possesso di lui l'eccitazione. Le strinse i polsi uniti dietro la schiena con la cravatta, poi sdraiatala sull'erba a pancia sotto le sfilò anche i pantaloni: era nuda davanti a lui, sull'erba, con le mani legate. La sollevò un poco sino a metterla in ginocchio, sempre a pancia sotto, e iniziò a leccarla e infilarle le mani e le dita ovunque mentre lei lo incitava con le parole e con le gocce del suo piacere. La fece venire così, soltanto con le dita e la lingua, prima ancora di infilarle il suo cazzo da dietro come un animale inferocito. Lo infilò dentro e iniziò a spingerlo come un asino, dentro a fuori, mentre lei veniva una seconda volta. Erano sporchi di terra e di foglie umide, nel tepore della sera, come due cuccioli amanti impazziti dal piacere. La spinse in terra con la schiena sull'erba e continuò a prenderla così, infilandosi tra le sue gambe aperte. Poi ancora fuori, poi dentro, in un gioco senza fine, mentre lei lo supplicava di infilarglielo tra le labbra. Non tardò molto ad esaudire quel desiderio: le appoggiò il cazzo dolorante sulle labbra, lo spinse fin dentro la sua bocca, quasi in gola, mentre lei con la lingua lo percorreva in ogni verso come un tornado furente, poi lo estrasse piano mentre lei con la lingua continuava a cercarlo avida, sinché non esplose sul suo viso inondandole labbra e bocca, lasciando poi scorrere lentamente la cappella tra le sue labbra per farle gustare ogni goccia di quel piacere così intriso di loro. Poi Michele si sdraiò accanto a Gioia, le liberò le mani e le fece appoggiare la sua testa sul suo torace, coprendole il corpo con la sua giacca e rimasero così ad aspettare la sera, ascoltando in lontananza una musica tenue che si disperdeva nella campagna .