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Voglio Assaggiarti
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Titolo:
Voglio Assaggiarti |
Autore:
Otherone |
Contatto:
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Racconto
n° 3736 |
Altri
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- Voglio assaggiarti - le disse guardandola diritto negli occhi. Occhi marroni languidi e al contempo anelanti a qualcosa che chissà... da qualche parte e da qualcun altro era già stato vissuto. - Dove? - rispose lei. - Risposta sbagliata - disse lui un po' sfacciatamente - dovevi chiedermi 'come'.
Ma per una volta aveva sbagliato lui. Il suo 'dove' era un 'come' invero assolutamente inutile. Entrambi sapevano perfettamente cosa significava quello scambio.
Lui fece posto sul sedile del passeggero, lei ritrasse il piede fasciato di nero e incorniciato da due scarpette rosso scarlatto, mostrato per chissà quale motivo, che sussurrava urlando “prendimi”, e si sedette. Resistette alla tentazione di metterle la mano sulla gamba per andare a cercare quell'elastico a metà coscia appena appena sfiorato qualche istante prima, sotto il pantalone nero leggero.
Fecero venti metri, girarono subito a sinistra proprio nella stradina del bar dove una sera speciale era iniziata. Erano amici da tanti anni, legati da una persona comune che, esattamente come loro, appariva e spariva dalle giornate e dalle esistenze. Non era mai accaduto nulla tra loro, assolutamente niente. E non si può dire che non si 'piacessero', assolutamente no. Anni prima erano anche stati soli ai bordi di un letto in una stanza buia e... Dio solo sa perché nulla accadde. O meglio, forse una forma di 'rispetto' misto a timore verso qualcuno che sembra avere le ragioni giuste per divenire indispensabile. Sì, meglio così, fermarsi un attimo prima.
Ma questa volta no. Cento metri ancora, un punto buissimo della strada. Si fermano, lui si gira verso di lei e per la prima volta pronuncia in sua presenza una parola rosso fuoco sangue.
- Voglio scoprire il tuo sapore. Voglio sapere il gusto del tuo sesso - Una stilettata. Mai in tanti anni uno dei due aveva parlato di “sesso”. Allusioni, doppi sensi, tentazioni e mille pensieri. L’argine era rotto.
- Chiudi gli occhi – le disse. Lei tenne gli occhi chiusi e lui le mise il dito sulle labbra, come ad accennare il gesto del silenzio. Lo tenne lì poi le chiese: "Senti il mio dito? Ti prego... assaggialo". Lei dischiuse leggermente le labbra e diede un veloce colpo di lingua al dito sentendo il profumo della pelle di lui. Erano vestiti, ma erano nudi nei loro pensieri, uno vicino all'altra.
Lui fece scorrere il dito sulle sue labbra, sul mento, sul collo e avvicinò la sua bocca a quella di lei a un millimetro solo di distanza e stette lì, a far sentire il calore del suo respiro. - Non ti bacio - disse - non temere. “Temere?” Lei in verità non temeva, anzi lo sperava. - Voglio solo farti sentire caldo... e umido - e continuò con le labbra a sfiorare la sua pelle, il mento, il collo, il petto e si avvicinò al seno senza toccarlo... solo le labbra, la bocca vicinissima e i capezzoli protetti solo da una stoffa leggera.
Lui non li toccò, ma lei sentiva il calore del suo respiro. Aprì la bocca e circondò i suoi capezzoli con la bocca senza posarla. Lei ebbe un fremito e si spinse avanti, per creare quel contatto, la sua bocca era incollata al suo seno e lui immobile lo accolse e posò subito la lingua sul capezzolo, attraverso la stoffa lo spinse in profondità forte poi lo rilasciò e con la lingua inizio a cercare la sua pelle. Si staccò un attimo da lei e le chiese di tenere gli occhi chiusi.
- Parlami con gli occhi chiusi - le disse.
Lei annuì e lui: "Ora farò lo stesso... altrove. Lo vuoi?" e si diresse verso il suo ventre. Lei spinse in avanti il bacino e il leggero pantalone nero creò un passaggio tra se stesso e il piacere. Lui avvicinò il viso, la bocca, le labbra appena sotto l'ombelico e lentamente fece lo stesso posando la lingua forte e spingendola subito in profondità sul ventre per evitare quella sensazione di solletico. Voleva regalarle quella sensazione di caldo e umido che le aveva promesso. Era come un dito che le premeva sulla pancia, sul ventre, proprio nel punto dove il piacere nasce dall’interno. Fece apposta a far scivolare una piccola bianca goccia di saliva su di lei, una goccia sola sul ventre, e lentamente le disse:
- Ora spingerò questa goccia con la mia lingua… la farò giungere dove ve ne sono altre, perché vuole congiungersi. –
Lei non lo lasciò finire e con una mano si slacciò il bottone che teneva il suo pantalone ancorato alla realtà. Lui con la bocca assalì quelle dita lunghe affusolate splendide che con enorme lentezza, quasi volessero godere anche loro, furono baciate, leccate, adorate. Fu poi il turno del palmo della mano che ricevette lo stesso trattamento. Lei capì che la bocca avrebbe seguito la mano ovunque e lentamente se la portò al seno.
Lui seguì la mano, tornò al seno e passò velocissimo i denti sul suo capezzolo rubandole un fremito. Ma quello che aveva lasciato qualche centimetro fa era troppo troppo desiderabile. Tornò al ventre ed osservò. Dal pantalone si intravedeva il rosso fuoco degli slip minuti. Ne disegnò i contorni con la lingua, giocò con l’elastico e iniziò a spingere sotto di esso, con la lingua che allungava i suoi passaggi sempre più verso il basso. Sentì sulla lingua un leggero solletico dovuto ai pochi peli che disegnavano come una linea e indicavano il passaggio ostruito per quella goccia che non poteva scegliere quella strada. – Oh Oh – disse lui, quasi immedesimandosi – devo cambiare programma di viaggio – e senza dirle nulla l’afferrò per il bacino e la fece voltare, con la di lei schiena offerta. Lei sentì i pantaloni leccati scivolare e lui riprese quella goccia, la riposizionò appena sopra i suoi splendidi monti e le disse: - Ora ricominciamo. Sai dove deve arrivare questa goccia… anzi, dove VUOLE arrivare –
Le sembrò di impazzire; sapeva benissimo quale era, dove era la conclusione… lo vedeva, lo immaginava, lo sentiva… la sua lingua dentro di lei, in profondità.
Lento, lento… era lentissimo. Sì, è vero, le stava regalando quelle emozioni che le aveva promesso ma… come avrebbe voluto sentirlo affondare mollemente dentro lei! E invece lo sentiva vagare con la lingua sui suoi glutei ed era come se sentisse ogni papilla, come se sentisse il suo stesso sapore… fino a quando la stessa lingua si fece spazio tra i monti e iniziò una caduta sicura verso il piacere. La pelle morbida, liscia, e ancora un altro angolo di godimento. La sua salivazione si fece grande e la goccia divenne un fiume che lei sentì sgorgare dietro, dentro di lei. Il fiume ebbe la strada aperta dalla lingua di lui che prima lenta poi forte come mai un muscolo poteva essere iniziò a frugarla dietro, in quel luogo così spurio e sensibile. La porta di quella splendida insenatura cominciò a contrarsi attorno all’ospite e lui sentiva – e godeva – di queste contrazioni. Il viaggio era appena iniziato, ma già si dirigeva altrove, guidato dall’odore acre, forte, irresistibile del piacere. Sentiva l’odore di lei, del suo sesso che immaginava lucido. Non poteva vederlo, da quella posizione, ma lo immaginava bagnato e forte. Scese ancora di qualche centimetro e finalmente assaggiò la carne morbida e gonfia, contornata da quelle magnifiche labbra che chiedevano attenzione e schiudevano un panorama di fonte splendida.
- Stai… stai grondando. Voglio bere ogni goccia di questa sorgente. Voglio bere, sì , bere il tuo piacere come se io fossi una donna e tu un uomo… sei un uomo che viene nella mia bocca – le disse lui. Altre stilettate. – … devi venire… devi venire nella mia bocca! -
A quelle parole lei perse il controllo, gli prese la testa e la spinse con forza tra le sue gambe. Lui le spinse la lingua in fondo e iniziò a stimolarla forte. Lei lo comandava, lo usava per godere, selvaggia, ma lui si prendeva delle libertà, e alternava i luoghi da esplorare con la lingua, avanti, dietro, profondo, superficiale, dentro, fuori. Una dieci cento mille volte, fino a quando lei non arrivò al punto di non ritorno. Lui l’aveva agganciata, con la lingua dietro di lei e le sue dita a stimolarle il monte di piacere. La sentì vibrare, capì che era giunta al massimo e la penetrò in profondità come mai aveva fatto, tenendo la lingua ferma immobile. Sentìi gli spasmi e i fiotti del suo piacere bagnargli il mento. Si era promesso di assaggiarla, ma non avrebbe mai immaginato quanto a lungo avrebbe portato il gusto di questa unica “volta” con sé.
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