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L'avvocato
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Titolo:
L'avvocato |
Autore:
Extreme |
Contatto:
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Racconto
n° 374 |
Altri
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Incasinato nel traffico caotico del lunedì mattina, avevo già perso una buona mezz'ora nel cercare un indirizzo, maledicendo gli infiniti sensi unici che qualche assessore sadico aveva sparpagliato senza risparmio per tutto il centro città, quando, all'ennesimo semaforo rosso fui affiancato da una ragazza in motorino. Erano i primi giorni di maggio, ma il caldo afoso dell'estate era abbondantemente in anticipo, tanto che aveva costretto la gente ad un rapido cambio di guardaroba. La ragazza aveva scelto di lasciare scoperta un'ampia porzione della propria pelle, mostrando generosamente le gambe snelle e già abbronzate e una bella scollatura, messa in risalto da un top estremamente ridotto. Una cascata di capelli castani fuoriusciva da sotto il casco, ricoprendole le spalle come un mantello. In attesa del semaforo verde, anche lei si voltò ad osservare il suo vicino di fila. Dovevo essere in uno stato pietoso, il condizionatore funzionava poco e male, grondavo sudore come una fontana e la camicia mi si era appiccicata addosso come una seconda pelle, esattamente il contrario di come avrei dovuto presentarmi all'appuntamento al quale dovevo essere già presente. Mi sorrise. "Non devo essere un bello spettacolo, vero?" accennai sorridendo. "Mi sembri un po' sciupato, ma non sei male" rispose. "Grazie. Senti, scusa, sapresti mica dirmi come faccio ad arrivare in Via Roma, è parecchio che giro a vuoto". "Dove devi andare?" chiese lei. "Cerco lo studio dell'avvocato ****, sai dove si trova?". "Sei fortunato, sto andando proprio lì, seguimi". Scattò il verde in quel momento. Partii cercando di non perderla di vista, mentre si infilava disinvolta tra le auto. Fu una fortuna averla incontrata, infatti dopo qualche minuto arrivammo a destinazione. Lei trovò subito dove parcheggiare il motorino, mentre io dovetti girare ancora un po' per sistemare la macchina. Presi la mia ventiquattrore e mi diressi verso il portone del palazzo. Lei mi stava aspettando lì davanti. Nel frattempo si era tolta il casco e si stava sistemando i capelli. Era davvero una bella ragazza, piuttosto alta, snella, probabilmente non aveva più di vent'anni. Mi presentai. "Ciao, mi chiamo Marco, non so come ringraziarti, senza il tuo aiuto forse non ce l'avrei mai fatta ad arrivare fin qui". Mi tese la mano. "Piacere, Elena. Non c'è di che, è stata una cosa da niente, conosco bene la strada". Suonai al citofono. Una voce fredda di donna gracchiò qualcosa che non intesi bene, comunque risposi che avevo un appuntamento mezz'ora prima con l'avvocato. "L'avvocato è dovuto uscire per un'udienza in tribunale, mi spiace" rispose la voce al citofono. "Porca puttana! Lo sapevo, maledetto traffico!" esclamai lasciando andare un pugno contro il portone di legno. Elena rise divertita della scena alla quale aveva assistito. "C'è poco da ridere, cazzo! Ho sprecato una giornata di ferie. Merda!" Tutto questo la fece ridere ancora di più. Dovevo essere davvero grottesco. "Guarda che da papà c'è da aspettarsi questo ed altro, sai. Ci scommetto poi che in tribunale non c'è nemmeno andato, è più facile anzi che sia andato a scopare con la sua amichetta". Rimasi di sasso. Dunque Elena era la figlia dell'avvocato. Meno male che non avevo detto a voce alta tutto quello che mi era passato per la mente. Mi prese a braccetto. "Mi sa che non valga nemmeno la pena aspettarlo. Se le cose stanno come penso, prima di questa sera non si farà rivedere. Andiamo piuttosto a bere qualcosa che sto morendo di sete, offro io per farmi perdonare di avere un padre così stronzo". Ci incamminammo chiacchierando verso il lago, che offriva una splendida vista di sé, baciato dai raggi del sole mattutino, chiacchierando amabilmente come vecchi amici, anche se la nostra conoscenza risaliva a pochi minuti prima. Ci fermammo in un bar sul lungolago, a poca distanza dallo studio del "paparino". "Sono anni che mio padre ha un'altra donna, le fa fare la bella vita, la scopa ogni volta che può, e come vedi dà delle fregature ai clienti. A mia madre sembra non fregare un granché. Per lei l'importante è che non se ne vada di casa. Deve salvare le apparenze, anche se ormai penso che tutti sappiano della nostra situazione". Ne parlava con distacco come se si trattasse della vicenda di un conoscente, non del proprio genitore. "Vedi, Elena, non sempre le cose vanno come vorremmo, a volte la vita ti presenta delle occasioni alle quali un uomo difficilmente rinuncia, specie se quelle occasioni hanno degli occhi come i tuoi". Avevo già dimenticato il motivo per il quale cercavo suo padre. Adesso c'era lei al centro dei miei pensieri. "Che fai, ci stai provando?" disse sorridendo con malizia. "Perché, la cosa ti sorprende?" risposi "sai di essere bella e non fai niente per nasconderlo" dissi indicando il minuscolo gonnellino. Sorrise candida. "Se una ha delle cose belle da far vedere, non vedo perché le deva nascondere, no?". "Sono perfettamente d'accordo. Non altrettanto lo sarà il tuo ragazzo, penso. Immagino che farai voltare più di un uomo portando in giro tanto ben di Dio!". "Non è il mio caso, fortunatamente. Sono felicemente single, per il momento, ma non mi faccio mancare niente lo stesso." disse ammiccando "e tu?". "Purtroppo mi faccio mancare parecchie cose, ma non per mia volontà. Non mi capita tanto spesso di incontrare ragazze così belle e, a quanto pare, piuttosto disinibite, o sbaglio?" "Non sbagli. Prendo ciò che mi piace, quando posso, non lo nego, sono una persona libera. Per esempio, il nostro incontro non è stato casuale, era da un pezzo che ti seguivo nel traffico, e avevo voglia di conoscerti. Il fatto che oltre che figo tu sia anche simpatico è stata davvero una piacevole sorpresa. Ora, finiti i convenevoli, ti va di farmi divertire un po'?" "In che senso?" chiesi, forse non avevo capito bene. "Dai, non fare il finto ingenuo, cosa può fare un uomo per far divertire una donna, portarla al cinema, forse?" abbassò il tono della voce, e mi sussurrò all'orecchio: "ho voglia di fare l'amore, adesso, subito". Rimasi un po' spiazzato. Era la prima volta che ricevevo una proposta così esplicita da una donna. Vedendo che non mi decidevo, si alzò, lasciò una banconota da dieci Euro sul tavolino, mi prese per mano e mi invitò a seguirla. "Non sarai mica un invertito, spero!" mi bisbigliò all'orecchio. In risposta le diedi una sonora pacca al sedere. Rise divertita. Ci dirigemmo verso la mia auto, salimmo a bordo, al che domandai, un po' in difficoltà: "Non ho un posto dove portarti, farlo in macchina è squallido, in pieno giorno poi.mi hai colto davvero impreparato. Hai qualche idea migliore?". "Abbiamo una casetta di famiglia poco fuori città. Se mio padre non ha cambiato posto al nascondiglio delle chiavi, lì possiamo stare tranquilli". Misi in moto e, seguendo le sue indicazioni, raggiunsi in poco meno di mezz'ora una tranquilla località su una collina dalla quale si poteva godere di una splendida vista sul lago. Ci fermammo su uno spiazzo dal quale raggiungemmo a piedi la casa di campagna. Non era prudente parcheggiare nel cortile, qualcuno avrebbe potuto notarci. Elena si mise ad armeggiare attorno ad un grosso vaso, poi, con un gesto esultante, mi mostrò le chiavi di casa. Senza dire una parola, aprì la porta e mi introdusse in una stanza buia. "Aspetta che vado ad accendere la luce". Sgusciò nell'ombra alla mia destra e, dopo pochi secondi, l'ambiente fu rischiarato da una piacevole luce diffusa da una grossa plafoniera sopra le nostre teste. "Sarà meglio non aprire le imposte. Qui attorno sanno tutti che in questa stagione con ci veniamo mai" disse "e se qualcuno si accorge che la casa è aperta, potrebbero avvisare i miei e rovinarci tutto !". Mi fece strada attraverso un breve corridoio, quindi mi condusse su per una scala fino al piano superiore, dove si trovava la zona "notte". Aprì la prima porta che incontrò sulla sua destra e mi fece entrare. "Questa era la stanza dei miei. Adesso dormono separati, penso siano anni che non scopano più insieme". Tutto questo lo diceva con estremo distacco, come stesse parlando di lontani conoscenti, e non dei suoi genitori. "Mettiti comodo, mentre io vado a darmi una rinfrescata". Dalla camera da letto si accedeva direttamente ad una stanza da bagno piuttosto ampia, dotata di una bella vasca con idromassaggio. Non c'è che dire. L'avvocato sapeva spendere bene i salati onorari che si faceva pagare. Elena non si curò minimamente di chiudere la porta, anzi, fece di tutto per farsi notare mentre, con gesti studiati, si liberava di quel poco che aveva addosso. Con un leggero movimento dei fianchi fece scivolare a terra lo striminzito gonnellino, alzando lo sguardo allo specchio, come per accertarsi che la stessi guardando. Non poteva che essere così. Era bella oltre ogni immaginazione, nella straordinaria freschezza della sua giovane età. Fece scorrere l'acqua nella vasca per preparare un bagno tonificante, piegandosi in avanti e mostrando una vista straordinariamente eccitante, poi tornò davanti allo specchio come per compiacersi della sua bellezza, sistemandosi i capelli con un movimento della testa all'indietro che ricordava Rita Hayworth nel celebre ruolo di Gilda. Mi spogliai rapidamente e mi affrettai a seguirla nella stanza da bagno. Mi fermai appena dietro di lei, accarezzandole i fianchi e baciandole le spalle nude, esplorando la sua pelle vellutata con tocco lieve, passando dalla pienezza dei seni tondi, al ventre piatto fino alla valle del piacere, ricoperta da un vello morbido come la seta. Feci scorrere una mano tra le labbra del sesso già umide di umori, facendola aderire al mio corpo, strofinandole l'asta già turgida lungo il solco delle natiche, mentre le titillavo il clitoride. Mugolò per l'eccitazione, ricoprendo con una mano la mia e premendola ancor più forte contro il suo pube, mentre allungò l'altra dietro di sé alla ricerca del cazzo, attorno al quale serrò la sua piccola mano. L'orgasmo arrivò per lei quasi all'istante, cogliendola forse impreparata, intenso al punto che temetti sarebbe svenuta. I suoi tratti riflessi allo specchio sembravano trasfigurati, ma la scintilla che brillava nei suoi occhi lasciava intendere che il traguardo da raggiungere era ancora lontano. Si voltò, si inginocchiò a terra finendo con il viso all'altezza giusta per iniziare ciò che in quel momento era logico aspettarsi da lei. Avvolse l'asta con una mano, mentre con la lingua iniziò a tracciare circoletti di saliva attorno alla cappella, avvolgendola dolcemente con le labbra per poi lasciarla uscire, facendo scorrere la lingua per l'intera lunghezza fino alla base per poi risalire, e infine introdurselo fino in fondo alla gola con grande disinvoltura. Mi lavorò così per poco, fiaccando ahimè ben presto la mia resistenza. Quando sentì approssimarsi il momento culminante, strinse ancor più forte l'asta, facendo scorrere velocemente avanti e indietro la mano, spalancò la bocca staccandosi da me e ricevendo schizzi un po' ovunque, sul viso, tra i capelli, in bocca e sulle tette che puntavano impertinenti verso l'alto. Recuperò con le dita il seme sparso qua e là sul suo corpo, per poi leccarle avidamente, fissandomi negli occhi con uno sguardo che definire lascivo sarebbe poco. Dopo che ebbe terminato di ripulirsi scrupolosamente, si alzò e si diresse verso la vasca da bagno, dove, azionando l'idromassaggio, entrò facendomi cenno di seguirla. Leggermente malfermo sulle gambe entrai anch'io nella vasca, sedendomi sul fondo, lei fece altrettanto, facendo nuovamente aderire le natiche sode al mio membro, in fase di momentaneo riposo. L'abbracciai delicatamente, tornando a giocare coi suoi seni pieni, pizzicandole i capezzoli senza tralasciare di stimolarle la fichetta percorsa dalle infinite bollicine che i getti della vasca proiettavano in tutte le direzioni. Si capiva che non si sarebbe mai (giustamente!) accontentata del mio dito. Si girò e mi prese l'uccello in mano con delicatezza, facendo scivolare il basso la pelle che era tornata a ricoprire la cappella, e prodigandosi in un sapiente lavoro che riportò in breve tempo il guerriero in condizioni di combattere. Si alzò in piedi, poi si voltò mettendosi carponi, esibendo senza pudore le natiche sode, mentre l'acqua piena di bollicine le lambiva il pelo del pube. Con espressione colma di desiderio mi guardò fisso negli occhi e disse: "Avanti, mio cavaliere, montami come un cavallo di razza". Mi misi dietro di lei e, tenendomi ai suoi fianchi per paura di scivolare, puntai la cappella contro le natiche, al che lei mi anticipò, e con guizzo, impugnò il cazzo guidandolo dritto dentro di sé con un ben assestato colpo di reni, infilandoselo completamente con un unico movimento, emettendo un profondo gemito di piacere. Ci accordammo su un ritmo ben sincronizzato, sostenuto, anche se il livello dell'acqua rendeva i miei movimenti piuttosto faticosi. La sua fica morbida aderiva strettamente, provocando uno straordinario massaggio lungo l'asta, risucchiandomi al suo interno con un suono liquido. Cercò, per quanto glielo consentiva l'essere immersa nell'acqua, di accelerare i movimenti, sentendo evidentemente avvicinarsi il culmine del piacere, che la travolse percorrendole il corpo come una scossa di terremoto. Gridò come un'animale ferito, mentre l'artigliavo ai fianchi per raggiungere a mia volta l'orgasmo. "Non così, cavaliere" disse lei bloccandomi "i programmi proseguono sul secondo canale.". Sfilai il cazzo con lentezza studiata, percorrendo a ritroso quel luogo così confortevole, puntando poi la cappella contro la seconda apertura che temevo non sarebbe stata altrettanto facile da violare. Spinsi con decisione per far entrare almeno la testa, poi attesi qualche istante affinché si abituasse al nuovo ospite. "Spingi, che così mi fai morire, avanti, cosa aspetti?" mi disse con voce roca, quasi irriconoscibile "infilamelo tutto!". La presi strettamente per i fianchi e, con un deciso colpo di reni, lo infilai completamente, fermandomi un attimo in fondo per poi ripartire, dandole colpi profondi che le facevano sobbalzare i glutei. Ansimava come un mantice dal piacere, mentre trapanavo con violenza crescente la sua rosellina, come se volessi farglielo arrivare chissà dove. Il contatto era massimo. Era stato abbastanza agevole entrare in lei, ma adesso mi sentivo avvolto come da un guanto strettissimo che mi provocava sensazioni impareggiabili. Introdussi un dito nella sua fichetta, risalendo verso il clitoride, titillandolo sulla punta finché non raggiunse un nuovo devastante orgasmo. Uscii da lei ancora durissimo, lei si girò e mi fece sedere sul fondo della vasca, montando a cavalcioni e impalandosi con un gesto esperto, e iniziando ad andare su e giù come una forsennata, cavalcandomi come un'indemoniata e masturbandosi con una mano mentre con l'altra si massaggiava un seno, stimolandosi con le dita il capezzolo eretto. Fummo ben presto entrambi travolti da una nuova ondata orgasmica di intensità sconvolgente. I nostri corpi avevano vibrato all'unisono come due strumenti ben accordati. L'acqua spumeggiante di bollicine avvolgeva i nostri corpi avvinghiati, sfiniti e appagati dal piacere. "E bravo il mio Lancillotto" disse con un filo di voce "hai usato bene la tua arma. La tua Ginevra attende il prossimo torneo, ora che ti sarai ripreso". Trascorremmo l'intera giornata nella casetta di campagna, facendo ancora l'amore nei posti più diversi, sul tavolo della cucina mentre preparavamo qualcosa da mangiare, nella stanza da letto (meno trasgressivo ma infinitamente più comodo), saziandoci di sesso come mai mi era capitato nella vita. Solo a sera inoltrata scendemmo in città. Durante il tragitto ci tenemmo per mano. Tra di noi si era creata un'intesa che andava probabilmente al di là di quello che ci saremmo immaginati quando tutto era iniziato. "Scusa se te lo chiedo, ma che ci sei venuto a fare da mio padre stamattina?" disse lei rompendo il silenzio. "Sto iniziando le pratiche di divorzio, e avendo bisogno di un buon matrimonialista, mi avevano indicato in lui la persona giusta. A conti fatti, forse è meglio che mi rivolga ad un altro. Non vorrei che si verificasse un conflitto di interesse, visto che gli ho scopato la figlia". "Non è mica da me che devi divorziare, anzi, quasi quasi rinuncio alla mia vita da single, perché uno che fa l'amore così non posso lasciarmelo sfuggire" disse sorridendo. Inutile dire che ci mettemmo assieme all'istante. Da allora è passato qualche tempo e le cose tra di noi vanno piuttosto bene. Mi sono liberato di una moglie scomoda, ma in compenso mi sono ritrovato tra le palle una suocera che ha tutta l'aria di volersi fare una scorpacciata di sesso col sottoscritto... speriamo bene!
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