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Monica
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Titolo:
Monica |
Autore:
Fantasypervoi |
Contatto:
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Racconto
n° 3743 |
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L´avevo conosciuta in uno dei posti più banali per > incontrarsi: il supermercato. Ero tra gli scaffali a > curiosare quando la vidi: vestita con una tuta aderente > grigia, con la scritta Italia; la parte superiore aveva la > cerniera ed era troppo aperta per contenere quel seno > pieno. Ricordo che si allungò a prendere qualcosa in alto; > il sedere slanciato era provocantemente in tensione, > subito dopo la vidi piegarsi verso il basso per prendere > del latte. Poi, guardando il suo broncio per il mancato > ritrovamento di quello che cercava, notai che in quella > nuova posizione il seno aveva fatto un movimento veloce ed > era uscito leggermente dalla scollatura, permettendomi di > scorgere per un attimo i suoi capezzoli. Quella visione, > legata alla mia voglia di sesso, mi diede la forza di > farle una battuta: " Io sono alto, arrivo dove vuole e, se > ha bisogno, mi piego anche facilmente..." L´avevo detto > con un sorriso a trentadue denti e con voce abbastanza > maliziosa. Lei girandosi, mi ricambiò con un sorriso > allegro rispondendo: " Dovesse capitare, non mancherò di > chiederle aiuto se è ancora nei paraggi " " I miei paraggi > sono i suoi, da adesso vado dove va lei, così prima o poi > mi chiederà aiuto " Ero stupito di me stesso; avevo > trovato le frasi giuste al momento giusto. Una risata > spontanea: " Veramente simpatico" > " Mi chiamo Maurizio" > " Piacere, Monica" > Mentre parlava, guardavo le sue labbra insolitamente piene > e carnose, veramente sensuali; a sentire il suo nome, mi > venne subito in mente la stagista di Bill Clinton e subito > abbi un´erezione al pensiero delle sue labbra avvolte > attorno al mio sesso. Cominciammo a scherzare un po´ su > tutto, mentre lei faceva la spesa e io l´accompagnavo come > un cagnolino. Passarono un paio d´ore dove il tempo mi > sembrava essersi fermato, solo quando lei si avviò verso > la cassa e mi disse che aveva finito, mi resi conto che mi > era rimasto poco tempo per farle un´avance: " Ti > accompagno alla macchina e ti aiuto a caricare il tutto, > visto che hai comperato mezzo supermercato: in cambio, mi > dai il tuo cellulare" Altro sorriso: > " Mi sembra un baratto onesto." > La feci passare e rimasi ancora una volta deliziato a > guardare quelle natiche strette vestite di un perizoma > sotto la tuta. Non appena l´ebbi lasciata, le mandai un > sms: " Se s´incontrano persone come te, devo venire più > spesso in questi posti " La sua risposta non tardò ad > arrivare: " Gentile, simpatico, spigliato: un bel mix per > una persona sola" " Se è per questo, sono anche un > intrigante conoscitore della buona cucina e del buon vino: > che ne dici di venire a cena stasera con me?" " Stasera > non posso, ma l´invito m´interessa, facciamo domani sera?" > E lì, iniziò la nostra storia. Monica era una trentenne > singola, lavorava come segretaria sotto un avvocato > penalista despota e sentiva sempre il bisogno di novità; > discreta fisicamente, alta circa un metro e sessantacinque > viso tipico italiano eccezion fatta per quelle labbra > carnose che, come ho detto, portavano subito a pensare a > pompini estatici. Quello che speravo era che sapesse > anche vestire discretamente e avesse un comportamento a > tono. Rimasi piacevolmente stupito dai suoi modi eleganti > e dalla maliziosità che sapeva esibire: era sensuale senza > essere volgare e portava gli abiti giusti secondo i luoghi > che frequentavamo. Divenne ben presto la mia amante per > oltre sei mesi. Ricordo la prima volta che finimmo a letto > insieme: dopo un a leggera cena, la portai a fare un a > passeggiata sui colli riminesi, poi, facendole vedere la > splendida vista del mare, la baciai. Eravamo accaldati > dalla serata e dall´estate inoltrata, lei aveva un vestito > leggero e corto senza reggiseno e, durante la serata, più > di una volta avevo visto il sottile filo del perizoma che > cercava di coprire il niente. La strinsi e appoggiandola > al cofano della macchina, cominciai a sentire la sua > pelle. Il suo profumo si mischiava con l´aroma del pinot > grigio che aveva accompagnato il nostro pasto. Le mie mani > avanzarono sul suo corpo e si fermarono sui seni, i > capezzoli eccitati sembravano due fragoline di bosco da > cogliere; misi una gamba tra le sue cosce e senza fatica > le feci allargare. Ricordo i graffi delle sue unghie sotto > la mia maglietta alzata nel momento in cui la mia mano si > appoggiò alla sua calda fica; i suoi umori avevano già > intriso la piccola stoffa e trovai facile accesso al suo > caldo pertugio. Le sue mani lasciarono la mia schiena e > scesero sui calzoni slacciandoli e facendoli scivolare; la > presi e la feci sedere sul cofano del mio Mercedes, poi, > strappai con violenza il suo perizoma, vidi ballare i suoi > seni a quella forzatura e subito dopo, mentre mi facevo > strada nella sua bocca per assaporare le nostre lingue, > spingevo il mio desiderio dentro la sua tenera carne. Non > oppose resistenza, anzi, mise le sue cosce attorno al mio > corpo e mi disse: " Ti voglio" > In quel momento non mi sarei fermato per nessun motivo, ma > , quelle semplici parole, furono una scarica d´adrenalina > pura per il mio sesso; misi le mani sui suoi fianchi e > spingendo la mia lingua dentro la sua calda bocca, > cominciai a scoparla. Ero stupito di quanto fosse bagnata > e nello stesso tempo stretta di vagina, sentivo la carne > stringermi prepotentemente e darmi sensazioni uniche, ogni > volta che spingevo mi sembrava di sverginarla; anche i > suoi gemiti mi davano la sensazione che fosse quasi > vergine, in realtà, poi, venni a sapere da lei, che una > deformazione faceva sì che lei rimanesse sempre molto > stretta e che la penetrazione le provocasse sempre dolore, > mentre creava un piacere immenso per suoi uomini. Il posto > , pericolosamente visibile, aveva creato un´eccitazione > sproporzionata, quello stretto pertugio aveva fatto il > resto, sta di fatto che la mia resistenza fu piuttosto > effimera, ben presto il mio sperma lasciò il mio corpo per > scaldare il suo utero. Non mi preoccupai, sapevo che le > mie resistenze erano altre, uscii da lei e dissi: " Sali > in macchina che ti faccio vedere Rimini da un´altra > visuale" Velocemente mi portai verso la darsena, dove mi > attendeva mia barca; durante il tragitto fui ancora una > volta compiaciuto della sua libertà sessuale. Senza > proferire parola, si mise tra le mie gambe e cominciò a > farmi un delizioso pompino che accelerò la mia voglia di > prenderla ancora: sentivo la sua lingua scorrere lungo la > mia pelle per fermarsi sulle palle e giocarci, poi, una > volta duro, non riuscì più a baciarmele e morderle, ma si > rifece alla grande dandomi dei risucchi incredibili; > sentivo le vene impazzire e il calore della sua bocca era > travolgente. Per fortuna la darsena era vicina ed il > tragitto breve. Mi fermai davanti al custode proprio > mentre lei alzando la testa mi fulminava con i suoi occhi > demoniaci. Il tempo di portarla sopra la scaletta, farla > entrare che di nuovo eravamo un corpo unico. Ricordo che > la feci mettere con le braccia appoggiate al tavolo > centrale e, allargandole le cosce, la scopai senza > toglierle il vestito sudato. Il piacere di risentire > quella virginea feritoia era ancora una volta > incomparabile, il dolore che mi procurava entrarle dentro > era subito sorpassato dai gemiti di piacere che adesso > erano confusi; misi le mani sulle spalle per dare più > forza alle mie spinte e la scopai a pecorina per molti > minuti. Per la prima volta la sentii venire; era una di > quelle ragazze che, quando vengono, fanno un casino > terribile; oltre a dimenarsi come un´ossessa, cominciò ad > urlare il suo piacere e io ringraziai di essere in barca > distante da tutti. " Ricordami di andare al largo la > prossima volta che facciamo all´amore..." Queste furono le > parole che le dissi, sorridendo, dopo avere ripreso fiato > da quell´esplosiva situazione erotica. Con Monica passai > sei mesi cruenti a livello sessuale; era nata per fare > sesso e non si tirava mai indietro. Paradossalmente, il > suo sedere era più spazioso della sua fica e la sua bocca > era un vulcano di magma bollente che ti portava in > paradiso: per quei sei mesi, mi sembro di sverginarla > miriadi di volte e sempre con enorme piacere per il mio > ego di maschio. Poi, le cose finirono così com´erano > iniziate; un sorriso e la comprensione che i nostri > caratteri non potevano sopportare la routine che stava > avanzando e che minava la base di quel rapporto. Adesso > Monica è una madre felice e una splendida quarantenne: > quando la vedo lungo il corso ci salutiamo come vecchi > amici e tutte le volte che la vedo allontanarsi penso a > quella sua verginità non voluta che tante volte mi ha > fatto impazzire.
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