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Il piacere del sesso
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Titolo: Il piacere del sesso
Autore: Sestosenso
Contatto:
Racconto n° 3756
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"Che stupido" pensava nella sua mente lo schiavo. "Lo dovevo capire subito che dietro a quella innocente domanda c'era un tranello...". I suoi ricordi andavo a quel giorno in cui la sua Padrona gli aveva posto un quesito semplice semplice. "Ma tu a letto riesci a soddisfare le donne con cui stai?" gli aveva sussurrato all'orecchio. Sprezzante e istintivo il sottomesso si era lanciato in una spiegazione che sentiva veramente sua. "Beh, nessuna si è mai lamentata - aveva detto - forse perché son solito anteporre il loro piacere al mio...".
La Padrona sembrava aver apprezzato quel concetto, ma quel sorriso a mezza bocca e quell'occhietto sadico lasciavano intendere che la questione non era chiusa lì. E ora capiva il perchè. Con il corpo segnato dalle cinghiate che gli erano state elargite con tanta fermezza da farlo sussultare più volte, ora lo schiavo era chiamato a dimostrare che le parole dette in precedenza corrispondevano a realtà. Quando gli aveva chiesto di rimanere immobile in ginocchio con lo sguardo basso, rigorosamente senza nulla addosso, non sapeva ancora che cosa lo attendeva. Per fortuna, ad alleviare un po' le sue sofferenze, c'era un tappeto morbido su cui poggiavano i suoi arti. Ma le strisciate rosse che gli pennellavano la schiena e le natiche si facevano sentire eccome. "E ora che mi succederà?" pensava lo schiavo, rimasto solo nell'ampia stanza che si era trasformata nella sua prigione.
Non ci volle tanto a scoprirlo. La sua Padrona arrivò di lì a poco, con una scodella piena d'acqua tra le mani. Si chinò per poggiarla a terra, guardò il suo schiavo e sorrise dolcemente. "Mi darà da bere" immaginò l'uomo indifeso e totalmente alla mercè della sua Signora. "O avrà in mente qualcos'altro?". Eh sì, perché lei era capace di stupirlo sempre, trovando mille modi per farlo sentire un giocattolo nelle sue mani.
"Allora, hai detto di essere bravo con le donne, nel sesso?". Le sue parole ruppero il silenzio e riportarono lo schiavo alla dura e cruda realtà. "Ma come, me l'ha chiesto più di un mese fa e se lo ricorda ora?"... pensò... Ma si limitò a dire un sommesso "Sì Padrona".
"Bene, allora fammi vedere quanto sei bravo" - tuonò la sua Signora. Lo schiavo rimase sorpreso a udire quelle parole. Cosa voleva dire? Che avrebbe dovuto far sesso con lei? Le sue guance si arrossarono, la timidezza fece capolino, eppure non cambiò di un millimetro la sua posizione, rimase lì, in attesa di istruzioni.
"Hai detto che anteponi il piacere delle donne al tuo, bene, è ora di mostrarmi quello che sai fare" sostenne con tono deciso. "La vedi la scodella? E' piena di acqua calda...La vedi?" chiese. "Sì Padrona, certo" ribattè con un pizzico di imbarazzo lo schiavo. "Ecco, allora forza, hai l'onore di scoparla" sottolineò la Signora. Il viso dello schiavo mutò. Sembrava un cartone animato con la faccia a forma di punto interrogativo. Ma non aprì bocca, era troppo frastornato. La Signora fece qualche passo, si accomodò sul divano accavallando elegantemente le gambe. "Beh, allora? Non lo capisci l'italiano? Forza, scopa la scodella, fammi vedere come la fai godere. Sei tanto bravo no? E allora dimostramelo" - disse dolcemente. La Padrona non era mai volgare, sentirle dire quel verbo -'scopare' - era uno choc per lo schiavo, che non capiva più nulla. Sembrava che mille catene lo fissassero al pavimento, lo rendessero prigioniero del suo pudore. Con fare quasi pachidermico si mosse in direzione della scodella, si mise con le braccia tese, le gambe lunghe, nella stessa posizione in cui si fanno le flessioni.
Immerse il suo membro nell'acqua, che nel frattempo era diventata tiepida. Iniziò a muovere il bacino con ritmo lento, cercando un cenno di approvazione dalla sua Padrona. Che non tardò ad arrivare. "Bene schiavo, forza, fai godere la scodella, fammi vedere quello che sai fare. Continua fino a che non ti dico di smettere, e non ti azzardare a venire prima dell'oggetto che ti stai scopando". Poi rise fragorosamente e prese un libro. Lo aprì e si mise a leggere, nel silenzio più totale, rotto solo dai rumori provocati dallo sforzo dello schiavo che continuava in quel movimento goffo e umiliante. "Che stupido che sono" continuava a pensare mentre le braccia diventavano pesanti e il bacino iniziava a scivolare verso il basso. La Padrona continuava nella sua lettura, buttando ogni tanto l'occhio su quell'uomo che stava espiando la sua pena, la sua presunzione. Il tempo passava inesorabile, lo sforzo dello schiavo si triplicava. Poi l'ordine. "Fermati" - disse la Padrona- "credo tu abbia imparato la lezione". Lo schiavo, completamente rosso e sudato per lo sforzo, tornò in ginocchio, tremante. "Sì Padrona, ho capito". Poi, inconsciamente, pronunciò ancora quelle parole: "Che stupido che sono". La Padrona le udì, inizio a ridere di gusto, si portò dietro al suo giocattolo e si lasciò andare ad un profondo e sentito abbraccio. Lo schiavo sorrise tra sè e sè, mentre una lacrima di gratitudine solcava il suo viso ancora rosso.