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Baci croccanti
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Titolo:
Baci croccanti |
Autore:
Lucius |
Contatto:
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Racconto
n° 3758 |
Altri
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Okay, ci sto.
Tre parole. Tre semplici parole che continuano a risuonare dentro di me, mentre l’aereo finalmente si prepara all’atterraggio. Tre parole arrivate all’improvviso da un numero di telefono fino ad allora sconosciuto nel bel mezzo di una delle mie solite inutili ed interminabili riunioni. Alla fine della riunione, i colleghi presenti si domandavano come mai, nonostante la riunione fosse andata davvero male, riuscivo ad avere ancora il sorriso sulle labbra. Dar vita e corpo a quelle parole ovviamente non fu facile. Organizzare un incontro al buio e per di più clandestino, ha le sue difficoltà. Eppure ha lo stesso effetto della pioggia sulle rocce del Carso. Quella mattina tu avevi scoperto che da lì a poco avresti avuto un corso di formazione. Vicino a casa, ma non troppo da permetterti di rientrare a casa alla sera. E così, di punto in bianco, avevi deciso di comunicarmelo. Ora toccava a me mantenere la promessa. Per mantenerla eccomi di nuovo in viaggio. Questa volta l’autostrada era fatta di nuvole. Nuvole che, una volta scavalcate, mi avrebbero portato a sentire il profumo del tuo mare, in una baia a tuo dire incantevole. Certo che è strano che due amanti della montagna debbano poi ritrovarsi in riva al mare. Ma anche questo poteva essere l’emblema del nostro strano incontro.
L’aereo è in ritardo e sento dentro di me il tempo che corre troppo. Non amo la velocità e l’essere in ritardo. Ma almeno questa volta lo scorrere del tempo mi permette di non sentire i morsi dell’emozione. Scendo dall’aereo e fortunatamente riesco a trovare una macchina che in un tempo decente mi porta al luogo del nostro incontro. Una volta giunto, l’estasi del posto raggiunge i miei sensi. Una piccola baia di pescatori, qualche rimessa per le barche, qualche casa di villeggiatura e incomprensibilmente un Centro Congressi che un po’ stona con il resto del contesto. La pensione, però, è davvero una perla tra gli scogli a picco sul mare. Ovviamente anche questa volta avevi ragione tu! Giusto il tempo di sistemare la stanza, mettere in fresco il regalo per il dopocena e una doccia veloce. Appena mi siedo al tavolo del ristorante, più una cucina di casa a dir la verità, nemmeno il tempo di fumare una sigaretta per far scemare la tensione che vedo da lontano la tua ombra entrare nel locale. Non ti avevo ancora mai vista, ma sapevo che eri tu. La tua voce, che raramente avevo ascoltato, aveva disegnato dentro di me il tuo aspetto. Piccola e minuta, splendidamente disegnata nel tuo vestito nero a tubino poco sopra il ginocchio. I sandali tacco otto. Unghie di mani e piedi pittate di un color prugna con venature nere. Tutto ciò non fa altro che far risaltare ancora di più la tua carnagione fantasticamente chiara e i tuoi occhi verdeazzurri come il mare in tempesta. Più ti avvicini e più non posso non notare che l’unica biancheria intima, che mi sembra di capire che indossi, sono un paio di culottes. Comincio a sudar freddo e a sperare di riuscire a controllare la mia stupida erezione adolescenziale. L’imbarazzo iniziale, dopo la stretta di mano e il bacio sulle guance come due vecchi conoscenti, scivola via abbastanza in fretta. La cena e il cibo ci aiuta a far sciogliere le nostre parole. Tra un boccone e l’altro parliamo di libri e di fumetti, di gite in montagna e di vette mai raggiunte. Parliamo di noi attraverso ciò che ci piace. La tua risata, poi, fa concorrenza alla risacca del mare tanto è avvolgente. Finito di assaporare il pescespada, ti chiedo se finalmente vuoi assaggiare il famoso Ramandolo a te sconosciuto, che ero riuscito a mettere in fresco nel frigo della stanza. Volevo finalmente capire se avevo vinto la scommessa sul fatto che era più buono del Marsala. Tu mi guardi un po’ stupita e un po’ divertita e non ti tiri indietro. Mentre saliamo le scale, sento il tuo sguardo che cerca di scrutare i miei pensieri e le tue mani, che fino ad allora non avevo nemmeno sfiorato, pizzicarmi il sedere. Io mi imbarazzo perché non me l’aspettavo davvero. Neanch'io però mi tiro indietro.
Apro la porta e ti lascio entrare. Così ne approfitto per rispondere ai tuoi pizzicotti e lentamente ti spingo sulla poltrona. Tu ti lasci andare e morbidamente allunghi le gambe. È un invito a slacciarti i sandali e a cominciare ad allacciare i miei baci sui tuoi piedi. E così, mentre ti bacio dal basso verso l’alto e comincio ad assaporare la tua pelle, le tue mani iniziano a far scivolare il vestito lungo i fianchi. Quando il tuo seno appuntito fa capolino da sotto il vestito, vedo che avevo ragione sulla quantità della tua biancheria. Ti chini un po’ e mi afferri la testa con le mani, ordinandomi di baciarti. Sulla bocca, spingendo la mia lingua dentro di te. Sul collo, mentre i miei denti mangiano i tuoi brividi. Sul seno, soffermando la mia bocca sui tuoi capezzoli eretti e fieri. Intanto le mie mani portano a compimento la tua completa svestizione. Sollevo il tuo sedere e anche la culottes non c’è più. L’eccitazione nell’aria sale sempre di più incontrollata davanti al tuo corpo completamente liscio. Ovunque liscio. Sei leggera e così ti faccio scivolare dalla poltrona al pavimento. Ti lasci distendere per terra a restar preda dei miei baci e delle mie mani che cominciano a scavare tra le tue cosce. Anche le tue mani, però non stanno affatto ferme. In men che non si dica mi spogli e le mani afferrano il mio sesso ormai duro. Ti sollevi e così ora sono io per terra, mentre tu ti metti a cavalcioni offrendoti a me per leccarti da dietro. Non faccio nemmeno in tempo a far scivolare la mia lingua tra il tuo sesso aperto e succoso, che sento già la tua bocca avvinghiare la mia asta. Dopo aver fatto scivolare la tua lingua un po’ di volte dal basso verso l’alto, mentre le tue mani delicatamente mi accarezzano i testicoli, sento la tua bocca aprirsi e riempirsi della mia eccitazione. Te lo spingi fino in gola senza esitazione. Intanto ti siedi a strusciarti sulla mia bocca che non desidera altro che riempirsi dei tuoi umori. La mia lingua guizza veloce tra le tue labbra e ti lecco lungamente da parte a parte. Il nettare, che lentamente e copiosamente comincia a lavarmi la faccia, mi fa pensare che tu gradisca la cosa. I respiri crescono, vertiginosamente in affanno. Il tempo di pensare che ormai son finito, se mi succhi ancora così, che ti fermi e lasci la presa. Mi baci. Mi guardi. Senza dir nulla resti così piegata in avanti e mi offri la parte più nascosta di te da riempire. Vuoi sentire il mio cazzo che riempie il tuo culo. Ti scivolo dietro. Dopo aver bagnato la mia punta per un istante tra i tuoi umori, l’appoggio al tuo buchino. Trattieni il respiro. Leggermente spingo. Trattieni il respiro. Entro ancora un po’. Cominci a riprendere fiato. Ti volti per farmi vedere il sorriso che ti riempie il volto. Entro ancora di più. Sento che ormai il primo affanno di dolore si è già trasformato in piacere. Sono dentro di te. I tuoi muscoli sono completamente rilassati e seguono il ritmo dei nostri corpi. Dentro e fuori in maniera sempre più spasmodica. Per un istante sento anche la tua mano scivolare da sotto fino al nostro amplesso, perché lo vuoi sentire con tutti i tuoi sensi. Ormai i nostri corpi si muovono all’unisono. Sbattono l’uno contro l’altro provocando ogni volta un grido di piacere maggiore. Con il ritmo che stiamo dettando, sono pronto a venire. Senti il mio sesso gonfiarsi dentro di te ancora di più. Sento che il nettare che cola tra le tue cosce aumenta fino quasi a schizzare. Afferro i tuoi fianchi e mi spingo dentro di te il più possibile. Tu rilassi i tuoi muscoli e cerchi di farmi entrare fin dentro la tua anima. Comincio a riempirti di me, mentre le nostre grida di piacere riempiono la sera che fino a poco fa era tiepida, quasi fresca. Mi cedono le gambe e scivolo sopra di te che mi afferri le mani e te le stringi al seno. Piano piano riprendiamo fiato l’uno accanto all’altra. Ora cominci a farmi assaporare i baci croccanti che ti hanno resa famosa ai miei occhi. Anche per questa volta non so se ho vinto la scommessa, perché ora è arrivato il tempo del nostro caffé di miscela rigorosamente arabica.
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