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Mio signore
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Titolo:
Mio signore |
Autore:
Lulla |
Contatto:
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Racconto
n° 3787 |
Altri
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“Cammina davanti a me, voglio osservare la mia meravigliosa farfalla” Era un sabato pomeriggio come tanti, passeggiavano in mezzo alla folla del centro, sospesi nel loro mondo privato come se fossero avvolti da una bolla visibile solo a loro due, che li manteneva a distanza dalla realtà di quell’autunno appena alle porte. Quando si erano incontrati lei era solo un bruco goffo e chiuso nel suo bozzolo. Si riteneva una donna fragile e per questo ergeva muri e barriere a difesa. Stava nascosta dietro capelli arruffati, jeans sbiaditi e un’aria da eterna adolescente. Lui no, lui era di qualche anno più grande, uomo di potere, abituato a gestire gli altri secondo la sua ambizione. Aveva capito immediatamente, la chat non aveva potuto niente contro la sua determinazione e anche i più intimi pensieri di lei erano saliti in superficie molto facilmente. Non aveva nessuna intenzione di trasformare quella dolce creatura in qualcosa di diverso, desiderava solo essere colui che l’avrebbe mostrata al mondo. E così, mesi dopo il loro primo incontro, passeggiavano per il centro..lei davanti sui tacchi, con quell’abito rosso scuro che la avvolgeva alla perfezione e i capelli raccolti sulla nuca. Sicura e decisa in mezzo alla gente solo grazie allo sguardo severo di lui, che la seguiva compiaciuto qualche metro indietro. Fu nell’incrociare gli occhi di un’altra donna che tornò alla mente di Linda il regalo che lui le aveva fatto per il compleanno. “Preparati, stasera ceniamo in un posto speciale, ho una sorpresa per te” Al tavolo del ristorante tutto era perfetto, le candele, i fiori... come una coppia “normale”, tutto procedeva nel migliore dei modi: si chiacchierava, si rideva, tutti li osservavano. Una coppia meravigliosa e innamorata, cosa c’è di più romantico? Lei si domandava continuamente quale sarebbe potuto essere il suo regalo. Un gioiello? Forse un collare di pietre preziose. Immaginava un pacchettino della gioielleria proprio nello stesso istante in cui senti la sua voce sussurrare - “Eccola” - . Una donna si stava avvicinando accompagnata dal cameriere, ma come aveva fatto a non accorgersi che il tavolo era stato apparecchiato per tre? Se ne stava rendendo conto solo ora. Lei era bellissima. Capelli castani acconciati in un curatissimo caschetto sopra le spalle, occhi verdi, alta almeno 1,70, un abitino verde da far girare la testa a tutti quelli seduti accanto al suo passaggio. E quel sorriso, un sorriso diretto a lei: incantevole, accogliente, come se fossero amiche da tutta la vita. “Buonasera” . Lui si alzò per farla accomodare e fece le presentazioni in un attimo, non perdendo mai di vista l’espressione incuriosita sul volto di Linda. “Piccola..questo è il mio dono per te, ti presento Elena. Era un tuo desiderio, giusto?” “Si mio signore, sai leggere i miei pensieri come nessun altro”. “Ora alzati, vai in bagno e riportami le tue mutandine; attenzione piccola, se non sarò soddisfatto del tuo interesse nei confronti di Elena sarò costretto a punirti”. Così era iniziata una delle sue serate, avevano fatto spesso quel giochino, in altri luoghi, con altre persone; lei si era sempre prestata a soddisfare ogni sua voglia con estremo piacere. Quello che condividevano non era solo un letto, era molto di più, era il loro mondo, i loro desideri. Adesso, camminando per le strade del centro illuminato, non riusciva a nascondere il piacere che le procurava quel semplice ricordo. Luca fece in modo che la cena si prolungasse il più possibile, questa piccola tortura lo eccitava e lo divertiva. Vedere lo sguardo liquido di Linda che impaziente aspettava il dessert era per lui una grossa soddisfazione. Le due ragazze si raccontavano parlando del più e del meno come se fossero state due amiche che si incontravano dopo tanto tempo. Intanto, tra una chiacchiera e l’altra, si sfioravano la mano, si soffermavano a guardarsi, forse immaginando quello che avrebbero potuto fare più tardi. Il tragitto fino alla stanza in hotel fu breve; la città si preparava all’estate, l’aria era tiepida, la gente si riversava per le strade e loro tre in auto si godevano la sera in silenzio. La stanza era stata trasformata; come aveva fatto, quando? Erano usciti insieme! C’erano candele ovunque, delle rose rosse in un vaso sul tavolino e una sedia al centro della stanza pronta per lei. “Piccola, accomodati li”. Le sapienti mani di Elena la spogliarono, lasciandola solo con una sottoveste nera e la biancheria intima e poi la legarono alla sedia. Una caviglia affermata ad ogni gamba della sedia e le mani legate dietro la schiena. Sapeva che da qualche parte ci sarebbe stata anche una benda per lei ma non ora, ora lui voleva che vedesse cosa avrebbe fatto con la sua ospite. In piedi di fronte a lei Elena la fissava al massimo dell’eccitazione. Lui da dietro cominciò a baciarle la nuca mentre con le mani le stringeva i seni e cominciava a spogliarla. Non durò molto, lui la prese così, in piedi davanti alla sedia di Linda, solo per dimostrarle che tutto era suo, che quello che lei avrebbe avuto in seguito era concesso da lui..fu un amplesso selvaggio, rapido, Elena si piegò in avanti, appoggiò le mani alle ginocchia di Linda mentre lui la penetrava con foga. Per Linda era un misto di piacere e sofferenza; vedere lui mentre scopava un’altra era doloroso, del resto sapeva bene che il loro legame andava oltre a questo, Elena era solo l’oggetto del desiderio che avrebbero condiviso e infatti fu nei suoi occhi che Luca cercò quando non poté più trattenere il suo piacere. Si scostò, fece girare Elena e, ancora ansimante, suggerì a Linda: “Piccola... è per te, non sprecarne neanche una goccia”. Così lei si allungò per leccare la schiena di Elena dove lui era venuto e fu proprio in questo modo che cominciò il suo primo rapporto con una donna. Elena era eccitatissima, contrariata da quella brusca interruzione, la lingua di Linda le stava piacendo così si sporse un po’ di più fino a permetterle di entrare in lei dove poco prima era stato il suo uomo. Luca, seduto in poltrona, si godeva la scena soddisfatto. Elena giocò con Linda a lungo, le coprì gli occhi con una benda, le tagliò poco a poco sottoveste e biancheria con la lama di un coltello, giocò lasciandole scorrere la cera di una candela sui capezzoli eretti e di tanto in tanto si avvicinava a lei per lasciarsi assaporare. Con la mano tra i suoi capelli la guidava come strumento del suo piacere, lasciandola costantemente ansimante e legata a chiedersi quando avrebbe avuto sfogo questa sublime tortura. “Adesso basta, voglio vederla godere” Le parole di Luca la fecero sorridere, pensò tra sè: “Grazie mio signore, tu si che mi conosci..non ce la faccio più”. Così Elena si inginocchiò tra le gambe di Linda, slegò le caviglie per permetterle di scivolare un po’ più avanti e in un attimo fu dentro di lei con due dita. La sua lingua era un dolce fastidio sul clitoride bramoso di piacere. Le dita spingevano dentro di lei con vigore, la lingua non smetteva di stimolarla, Elena sapeva bene come fare, bastarono pochi minuti per sentire Linda urlare di piacere; gli spasmi furono violenti, istintivamente con una mano spinse la testa di Elena verso la fonte del suo piacere…quell’orgasmo sembrava non finire mai. Quanto tempo era trascorso da quando si era immersa in quel ricordo? Sembravano ore ma erano solo pochi istanti; la vetrina con i quadri che aveva notato poco prima era poco distante. Sentiva gli slip completamente bagnati di desiderio, doveva trovare il modo di far sentire anche a lui i suoi pensieri. Si fermò davanti alla vetrina della gioielleria, aspettò che lui la raggiungesse ed entrarono. “Cos’è quel rossore che hai in viso? Hai freddo?” “No mio signore, sono solo pensieri. Ti ricordi questo posto? La sera del mio compleanno vicino alle rose rosse mi avevi fatto trovare quel meraviglioso collare. Ho preso anch’io qualcosa per te qui”. In quel preciso istante arrivò il commesso che li conosceva molto bene e le porse una scatolina blu, lei la aprì e lasciò che lui scorgesse il velluto rosso all’interno prima di porgergliela. C’erano le fedi pronte per il matrimonio. “Mi sono permessa di scegliere un'incisione per te”. Si leggeva all’interno degli anelli in oro bianco una scritta. Nella più grande c’era scritto 'Slave Linda', seguita dalla data del matrimonio. In quella di lei semplicemente 'Master Luca'. Lui sorrise, era uno di quei momenti solo loro in cui smetteva di essere il suo padrone ed era soltanto il suo amante. Alzò lo sguardo per incrociare quello di Linda, il desiderio che avevano l’uno dell’altra era incontrollabile. “Piccola meriti un premio, chiedi di andare in bagno, ti raggiungo subito”.
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