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Certe cose non cambiano mai
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Titolo:
Certe cose non cambiano mai |
Autore:
Lulla |
Contatto:
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Racconto
n° 3788 |
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Non si vedevano da tanto tempo. L’appuntamento era nel solito parcheggio appena fuori dal centro. Lei non ricordava più com’era stato scopare con lui, avevano optato per una pizza insieme da qualche parte a fare due chiacchiere. Erano sempre stati molto amici. Man mano che si avvicinava al luogo dell’incontro Marta cominciava a sentirsi un po’ agitata, si chiedeva come mai, non doveva mica piacergli per forza, era solo una pizza in fondo. Finalmente era arrivata e vedeva già la sua macchina parcheggiata sotto agli alberi, quel sorriso idiota che non poteva trattenere nei momenti di massima tensione le si stampò in faccia come una maschera a carnevale. Parcheggiò l’auto, scese e si avvicinò a lui, che le stava già venendo incontro. Fu un attimo, una frazione di secondo, si strinsero la mano mentre i loro sguardi si trasformavano da imbarazzati a vogliosi e la stretta divenne in men che non si dica un bacio mozzafiato. “Certe cose non cambiano mai” sussurrò lei. "Sali in macchina, andiamo a casa mia". Sembrava quasi un ordine ma era solo un desiderio, la speranza che lui aveva fin dall’inizio di rivivere quella sera le emozioni che avevano condiviso qualche anno prima. Il tragitto fu breve e loro si ritrovarono a ridere e parlare come se non ci fosse mai stato nessun distacco. Ti trovo bene, nonostante l’età. Anche tu hai perso quasi tutti i denti da latte. Si erano sempre divertiti a stuzzicarsi su questo argomento, lui era più giovane di dieci anni e ora che lei ne aveva circa quaranta la differenza cominciava a sentirsi meno. Era il loro gioco, ciò che li avvicinava, il modo che avevano di spezzare il silenzio tra una scopata e l’altra. Arrivati a casa fecero le scale di corsa, lei non ebbe neanche il tempo di guardarsi intorno, le luci erano soffuse, i colori dell’appartamento vivaci, c’era un gatto che miagolava da qualche parte o era stato uno scherzo della sua fantasia? Appena chiusa la porta lui le fu addosso, i vestiti bruciavano come fuoco vivo sulla pelle, le mani di lei si muovevano velocemente sulla camicia di lui per aprirla, i baci erano sesso allo stato puro. Lei aveva ancora addosso pantaloni e reggiseno quando lui le fu dentro con le dita: “Cazzo, ma sei un lago” Questa constatazione lo riempì d’orgoglio e l’espressione sul volto di lui sciolse definitivamente ogni remora nei pensieri di lei. In un attimo fu in ginocchio, le dimensioni di lui le riempivano la bocca, faceva fatica a respirare ma non poteva fare a meno di pompare quel cazzo voglioso delle sue labbra. “Non mi ricordavo proprio tutto, la tua bocca riesce ancora a sorprendermi”. Le piaceva giocare con lui, sapeva di avere il potere in quel momento, pompava, lasciava che lui scopasse con la sua bocca per poi farlo uscire all’improvviso…si scostava ad osservarlo un secondo, la sua faccia perplessa la eccitava ancora di più, poi riprendeva piano dall’inizio, lo avvolgeva con la sua lingua sapiente, scendeva dalla punta fino a fargli sentire la saliva sulle palle gonfie e poi risaliva fissandolo negli occhi mentre lo lasciava di nuovo scomparire dentro di sè. Ma in un attimo lui sentì difficoltà a trattenersi e così si scostò, si abbassò in ginocchio di fronte a lei e la baciò a lungo mentre l’accompagnava a sdraiarsi sul pavimento. Era il suo turno, le fece scivolare via i pantaloni e con la lingua si insinuò dentro di lei facendola ansimare di piacere, inarcò la schiena, spinse il bacino verso di lui, chiuse gli occhi e si lasciò andare. A lui piaceva leccarla, assaporarla, gli piaceva farle perdere il controllo in quel modo. I minuti passavano, l’orgasmo era vicino e lui non accennava a smettere di leccarla. “Scopami, vieni qui e scopami,adesso!” Come rifiutare una richiesta così urgente? Lui risalì con la lingua il corpo di lei, si fermò a morderle un capezzolo, strinse i denti finché non la sentì gemere di dolore e poi lasciò la presa per assaggiare ancora una volta la sua bocca. Le lingue si cercavano affamate e frenetiche. Fu dentro in un attimo, un secondo senza respiro, un momento di vertigine e cominciò a scoparla. Sapevano tutti e due che non avrebbero potuto prolungare a lungo quel momento, lei si ritrasse di scatto, poteva guadagnare qualche attimo di pausa con la scusa di cambiare posizione, lo fece sdraiare e gli fu sopra, giocò un po’ con lui, risero come sapevano fare solo loro anche in determinati momenti “cosa fai? Fai la troia con me?” Entrò di colpo, lo lasciò senza respiro, quasi non riuscì a finire la frase che aveva cominciato. Cominciò a muoversi sopra di lui, sapeva come portarlo all’estasi in poco tempo, contraeva i muscoli, li rilasciava e dal suo sguardo sbalordito capiva che lui stava sentendo molto bene tutto quel lavoro. “Così non posso resistere” . “E allora vieni perché sto venendo anch’io”. I colpi col bacino aumentarono, le mani di lui appoggiate sui fianchi strinsero la presa, i sospiri si trasformarono in gemiti che la frenesia del momento modificò in urla di piacere. Vennero insieme, lei sentì un’esplosione partirle dalla testa per irradiarsi in tutto il corpo e sfogare nel bacino, sentì i muscoli contrarsi e chiudersi sul suo cazzo che allo stesso tempo la stava riempiendo di seme caldo. Sembrava durare da un’eternità, non aveva un orgasmo così da quanto? Dall’ultima volta che aveva scopato con lui probabilmente. “I vicini avranno sentito?” “Chi se ne frega, vieni qui, non mi serve neanche una pausa, lo senti che effetto mi fai?” …e fu ansimando ancora per il piacere di prima che cominciarono di nuovo a baciarsi.
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