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Curiosity killed the cat
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Titolo: Curiosity killed the cat
Autore: Mr Spock
Contatto:
Racconto n° 379
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Lui l'accontentò.
Poco prima lei gli aveva chiesto di farlo, la condusse in camera da letto.
Le tende si muovevano pigramente al soffio della brezza che entrava dalla porta- finestra aperta, l'ambiente era gradevolmente fresco.
Lui si mise di fronte a lei, "Sei certa di voler giocare?"
"Sì, voglio provare."
"Bene, le regole sono semplici. Io conduco il gioco, tu sei il gioco.
Se qualcosa non ti piace, ti intimorisce o altro, basta tu dica la parolina magica: STOP. Il gioco finirà, e non avrai un'altra occasione per giocare. Mai più!"
Era semplice, solare.
La sua curiosità l'aveva portata fino a quel punto, non poteva più tornare indietro, ovvero, se fosse tornata indietro non avrebbe mai saputo com'era il gioco.
La cosa l'intrigava da morire.
E non voleva perdersela per niente al mondo.
"Cominciamo." disse con un po' d'ansia.
"Prima cosa, non devi vedere niente."
Prese un copriocchi nero, di quelli che si usano per dormire di giorno, glielo mostrò.
"Serve per aiutarti a concentrare le tue sensazioni solamente sul tuo corpo, non ti è permesso di vedere alcunchè."
"Se mi rifiutassi?"
"Quella è la porta."
Sospirò, "E sia!"
Le pose il copriocchi, annodò i due lacci dietro la nuca.
"Cosa provi adesso?"
"Curiosità."
Si spostò dietro la ragazza, le pose le mani sulle spalle e le scostò lentamente la giacca, facendola scivolare a terra.
Lei ebbe una specie di visione in terza persona, come i flashbacks nei film.
Era bendata, e un uomo la stava spogliando, lei lasciava fare.
Per ora era divertente.
"Come hai saputo del gioco?"
"Le donne parlano, tua moglie poi."
Sorrise divertito, "Due adulti consenzienti, una stanza da letto, lei bendata che si lascia usare.Ti fidi di me?"
"Perché, non dovrei?", un brivido le percorse la schiena.
Ora lui era davanti, iniziò a sbottonarle la camicetta dal primo bottone in alto.
Lei sentì le sue mani sfiorarle il reggiseno, mentre continuava a sbottonarla.
"Come ti senti, ora."
"Beh, è inutile negarlo, la situazione si fa molto calda."

"Ti sei già bagnata?", una domanda diretta e anche un po' volgare.
"Io... sì!", arrossì, ma perché mai?
"Lo immaginavo, è una cosa di famiglia. Anche lei si scioglie subito... eheheh"
Le sbottonò il polsino destro, poi l'altro. Scostò appena i lembi della camicia.
Un altro flashback, lui stava per toglierle la camicetta, il reggiseno era in bella vista, lei attendeva.
Come un cerbiatto guarda il cacciatore, mentre sta prendendo la mira.
"Allora, cos'altro ti ha detto la tua dolce sorellina?"
"Che la fai godere come una pazza. E' innamorata di te, il gioco la incendia dentro."
"E tu desideri venire incendiata. Prova a immaginare se lei entrasse proprio ora, sorprendendoci in questa situazione!"
"Ti prego.", iniziava a capire in che situazione si stava cacciando.
"Hai paura?"
"Non voglio farla soffrire, deve restare un segreto tra noi due. Promettilo."
"Non ci sono problemi.", le sfilò la camicetta.
Si pose dietro a lei inginocchiandosi, aprì la lampo della gonna, lasciandola cadere.
Flashback #3.
Era rimasta con l'intimo e le calze, lui da qualche parte che la guardava.
Sicuramente eccitato, lei pure.
"Hai un bellissimo culo.", le diede uno schiaffetto.
Il filo interdentale del perizoma divideva in due perfette metà i suoi glutei sodi, frutto di massacranti ore di palestra. Lui era compiaciuto.
"Perché hai scelto la lingerie bianca?"
"E' semplice, non impegnativa."
"E non ti fa sentire troia."
"Sei volgare! Smettila."
"Guarda che non mi devi rendere conto di niente. Comunque lei ha più fantasia.... e fa parte del gioco sentirti dire ciò che non vorresti."
Era inginocchiato davanti a lei, a pochi centimetri dal suo sesso. Aspirò.
"E' un profumo forte. Delizioso."
"Mi piace, D & G, è per le occasioni speciali."
"No, intendevo dire quello della tua figa. Avresti dovuto metterti un assorbente, oppure un tampax."
Lei avvampò, capì che lui era la davanti. L'annusava come un animale in calore.
Si eccitò ancora di più.
Le prese una caviglia,togliendole la scarpa.
Fece lo stesso con l'altra gamba, il suo contatto era deciso ma gentile. Le piaceva.
Le mani scorsero lentamente dalle caviglie verso le cosce.
Le sembrava di morire. Di piacere.
"Fermati un attimo. Mi gira la testa."
"Troppe emozioni?"
"Ci sai fare. Sei un dio."

Sogghignò. La bambolina stava perdendo la testa, ed era solo l'inizio.
Raggiunse l'orlo di una delle autoreggenti, con calma arrotolò la calza fino alla caviglia. La tolse.
Risalendo le accarezzava la gamba nuda, lei ebbe un brivido.
"A cosa pensi?"
"Cose che una ragazza per bene non dovrebbe."
Levò anche l'altra calza.
Guardò i suoi seni, la zona era congestionata, proprio come accade alla moglie.
Erano proprio sorelle.
Rimase a guardarla lasciando scorrere il tempo, voleva si raffreddasse.
Dopo qualche minuto, si pose dietro a lei, aprì il gancio del reggiseno.
Le coppe libere dalla tensione caddero in avanti, l'indumento cadde a terra.
Lei istintivamente, si coprì con le mani.
"Apri, da brava. Perché lo hai fatto?"
"Mi vergogno."
"Sappiamo entrambi che rimarrai nuda, di che ti preoccupi?"
I suoi seni erano da ragazza, una terza, niente a che vedere con la bellezza matura della moglie.
Lei si chiese il perché di tutta quella lentezza esasperante, poi ricordò quello che le aveva detto la sorella:
"E' una tensione esasperante, mi tiene sulla corda, si nega. E io voglio sempre di più.
Se dimostro di desiderarlo, rallenta ancora. Lo fa a apposta."
Si vide, con addosso un minuscolo perizoma bianco. Nelle mani del lupo cattivo.
"Mi dispiace dirtelo, cara. Ma lo slip è macchiato."
Era volgare, le piaceva.
"Vieni è ora di iniziare.", ma fino ad allora cosa avevano fatto?
La prese per mano.
"Stenditi al centro del letto, poi alza il culo."
Ordini secchi, ora il gioco si faceva pesante.
Si coricò, il fresco delle lenzuola era meraviglioso. Alzò il sedere, pregustando l'attimo in cui le avrebbe tolto l'ultimo velo. Ma non accadde.
Sentì qualcosa strusciare sulle natiche.
"Non preoccuparti, è solo un cuscino. Serve a tenerti in posizione, e poi non ti devi lamentare."
La sorella le disse che quando si sistemava sul letto si sentiva come se fosse vicino alle porte del Paradiso. O dell'Inferno.
"Allarga e stendi le braccia.", obbedì. Qualcosa di freddo, metallico. Click!
Il polso era ammanettato alla testiera del letto di ottone, click, anche l'altro polso.
Era bloccata al letto. Non aveva vie di scampo.
Ricordò quello che le aveva detto:
"Basta tu dica la parolina magica: STOP. Il gioco finirà, sarai libera e non avrai un'altra occasione per giocare."

Le budella erano agitate, fino a poco prima era eccitata, adesso era diverso.
"Avanti, dì la parolina magica!", la incitò lui.
Il desiderio di finirla lì era forte, il gioco stava prendendo una piega fetish, dominazione. Chissà cos'altro.
"Allora?", le metteva fretta.
La curiosità fù più forte dell'apprensione.
"Continua, ma non farmi male."
"Vorrei essere nei tuoi pensieri, se lo vorrei."
Sentì che lui usciva dalla stanza, lo chiamò.
"Non preoccuparti, non ti lascio lì come un salame. Arrivo subito, devo prendere delle cose. Mi raccomando, non andartene."
Delle cose?
Improvvisamente si rese conto di non conoscere bene i gusti del cognato, forse era un maniaco, magari l'avrebbe costretta ad accoppiamenti osceni. Chissà.
La sorella le aveva dato delle informazioni vaghe, abbastanza da incuriosirla, troppo poche per capire.
Non avrebbe dovuto essere lì.
Sarebbe stata meglio con il suo ragazzo, a scopare come animali.
Ora lei era una vittima sacrificale, il cuscino era l'altare, il suo sesso l'offerta.
Lui il carnefice. Adesso aveva paura.
Perché si era cacciata in quel casino?
La curiosità, la maledetta curiosità.
"Ancora viva?", il suo tono era allegro. Rassicurante.
Lei voltò la testa alla sua sinistra, sapeva che lui era li accanto.
"Mia cara, preparati a scoprire cose di te che non avresti mai pensato."
"Cosa vuoi dire?"
"L'eccitazione, il turbamento, sono stati mentali. Non potendo vedere, ti è più facile focalizzare le emozioni. Non è così?"
"Si."
"Hai paura di me?"
"Non so cosa mi farai, è questo il punto."
"Gia, proprio vero. Sei curiosa e impaurita allo stesso tempo.
Ma dimmi la verità, sei anche eccitata?"
".sono fradicia."
"Devo toglierti le mutandine?", le budella si aggrovigliarono di nuovo.
Poteva averla gia spogliata da tempo, non l'aveva fatto.
Voleva fosse lei a chiederglielo.
Forse era una dimostrazione di potere da parte sua.
Stava a lei decidere di esporre la propria nudità.
"Strappale!"
Lui non se lo fece ripetere, sentì un violento strattone.
Delle mutandine costose erano ridotte a uno straccio.

"Ummmmh.bella patatina. Complimenti, cara."
Sapendo quello che sarebbe successo di lì a qualche ora, quella mattina si era preparata per bene.
Un bagno rilassante, poi si era depilata completamente la vulva, lasciando solo il pelo corto sopra il Monte di Venere. Voleva stupire il cognato.
Lui stava guardando l'oscuro oggetto del desiderio.
Pose delicatamente una mano sul sesso.
"....."
"Sei incredibilmente sensibile. Tornerà a tuo vantaggio."
Aprì le labbra, infilandole piano un dito. Lasciandolo fermo.
"Siiiiiiiiiiiiii...."
"Per così poco?", il suo dito indagatore la sondava lentamente.
"Mmmh.poche ore di volo, tesoro. Sei ancora stretta stretta.
Quando ti hanno fatto la festa?"
Era deliziata da quel dito malandrino, solo dopo qualche istante comprese la domanda.
"Coooosa? Ma come ti permetti! Non sono cose che si dicono.agli altri."
"Ma a me puoi dirlo. Sono il tuo tentatore, ricordalo."
Tolse il dito. Le stava negando il piacere.
"Va bene, va bene. Te lo dirò, ma rimettilo dentro.ti prego."
Infilò il dito in modo brutale, facendola sussultare.
"Va meglio adesso, porcellina?", lei annuì, la pervase il sottile piacere di sentirsi esplorare le intimità.
"E' stato due anni fa. Alla fine del Liceo. La festa di addio."
"Della verginità."
"Come sei volgare, quando ti ci metti."
"Come sei bagnata, piccolina."
"Mi ero difesa dai ragazzi per cinque anni. Ero brava a fare le seghe.
Poi iniziai a fare pompini. Ero la migliore, al mio lui di turno non importava scoparmi, succhiavo fino a fargli uscire gli occhi dalle orbite. Quando avevo finito, non avevano la forza di alzarsi più."
Sorprese se stessa, per la prima volta stava raccontando a qualcun altro le sue vaccate.
"E brava la cognatina, interessante. Ti piace fare la ragazza di classe, e sotto sotto sei una bambina cattiva. Lo sapesse tua sorella!"
Muoveva il dito facendola sciogliere ancora di più, ma prima che l'eccitazione raggiungesse il punto di non ritorno lo tolse.
"Primo giorno di scuola, piccola."
Avvertì del freddo. Sul capezzolo. Un pezzo di ghiaccio.
"Bello, vero?", riprese ad eccitarsi.
"Dovresti vedere il capezzolo. E' di un color prugna, durissimo. Ti duole?"
"E' il Paradiso."

"Potrei essere il Tentatore."
Stesso trattamento all'altro capezzolo. Era un sadico.
"Che bello! Piccole tettine, con dei chiodi sopra. Bello."
Scese con il ghiaccio sul ventre, lasciandole il pezzo di ghiaccio sull'ombelico.
Era piacevole, sussultò, tendendo il ventre.
Le manette morsero i polsi, riportandola distesa sul letto.
"Avresti mai pensato quanto è piacevole il sesso senza penetrazione?"
"......."
"Ho trovato il tuo punto debole, mia cara."
Avvertì un altro ghiacciolo accarezzarle le labbra, era piacevole.
"Il fiore aprì i petali, ne scese la rugiada. Voleva forse il fiore essere colto?"
Si inarcò nuovamente.
".bastardo! Risparmiami le tue massime Zen. Voglio essere scopata! Scopata! Scopata! Scopata!"
"Voi donne, pensate solo a quello."
Ancora una volta, lasciò che l'eccitazione della ragazza si attenuasse.
La guardava, oscenamente esposta, che gridava la sua voglia di sesso.
"Hai mai visto il film, oppure letto, Histoire d'O?"
"Ho visto il film.Devo diventare sottomessa anch'io?
Vuoi trasformarmi in un oggetto per il tuo piacere?"
"Ehi, ehi, ehi. Quante domande, piccola. Volevo solo farti capire che il vero potere, in questo gioco è il tuo. Se non ti tiri indietro, significa che ti piace ciò che ti sto facendo. Sono le braccia della tua mente, dei tuoi pensieri oscuri. Ti sto dando quello che hai sempre desiderato."
"Asciugami, ti prego."
Lui andò in bagno, prese un piccolo asciugamano e delicatamente la pulì degli umori.
"Fai anche a lei le stesse cose?"
"Oh, no. I nostri giochi sono a uno stadio più avanzato. Tua sorella è un vulcano."
La guardava, le braccia allargate che probabilmente avevano già perso sensibilità, i seni e i capezzoli gonfi di eccitazione, le labbra della vulva aperte.
Disponibile al gioco.
"Continuiamo il gioco, carina."
Il ghiaccio si insinuò nella fessura, rabbrividì.
"Non ci credo che non l'hai mai fatto."
"Avevo le braccia libere, quella volta."
"Adesso no."
Spinse il ghiaccio in profondità, fino a toccare la cervice.
Sussultò ancora.
"......"
"Devo toglierlo?"
"Se lo fai ti ammazzo."

Tutto il suo corpo godeva di quella dolce tortura.
Desiderava toccarsi, sgorgare, svuotarsi, rimanere rannicchiata in sé ed esausta.
Oppure essere presa. Con violenza. Dappertutto. Anche dove non si era mai data.
Ma non le era concesso.
Era una preda.
"Sembra tu sia una fanatica delle settimane bianche, piccola."
Il ghiaccio le sfiorava lieve il perineo, descrivendo piccoli cerchi.
Sempre più vicino alla zona oscura.
"Non vorrai mica?"
"Shhhhh. Rilassati."
La frescura era localizzata sulla Rosellina, non aveva più dubbi ora.
"E' solamente un po' più grande di una supposta. Ce la puoi fare."
Prima che potesse replicare avvertì una forte pressione, lo sfintere si aprì e risucchiò nelle viscere il ghiaccio. Dolore, e piacere.
"...Dio mio, è bellissimo......"
Non ci poteva credere! Immobilizzata. Bendata. Nuda. Con del ghiaccio nella fighetta. E altro ghiaccio nel culetto!
Godeva e non aveva ancora sentito odore di cazzo.
Il ghiaccio la faceva bollire.
E le piaceva. Se le piaceva!
"Altro ghiaccio, signora?", il suo tono era ironico.
"Siiiiiiii, riempimi dappertutto."
Inserì uno, due, tre cubetti nella vagina.
Le massaggiò la vulva per muoverle i cubetti dentro. Venne. Gridò.
I polsi avevano inconfondibili segni bluastri.
Lui imperturbabile, continuò il proprio lavoro inserendole altri due cubetti nel sederino. Che furono molto graditi.
Lei usò frasi sconce, definendolo in vari modi, venne ancora.
Lasciò si calmasse, il suo corpo lentamente si rilassò.
"Ho goduto, ma è qualcosa di diverso dal solito.
E' stato come salire una scala, un gradino alla volta. Poi sono caduta. Mi liberi adesso?"
"Non è ancora il momento, ti sei appena scaldata."
Wow!
Sentì qualcosa di freddo sul seno, non era ghiaccio. Era metallo.
"Questo è uno dei giochini favoriti di tua sorella.
Due sbarrette di metallo, una ha una vite. Il capezzolo viene stretto. E vai fuori di testa."
Lei non replicò, da brava allieva.
Lui applicò lo strumento, strinse il minimo necessario per fare presa.
"Male?"
"No, è sopportabile."

Applicò lo strumento all'altro capezzolo. Strinse. Più forte.
"!!!!!!!"
"E ora? Come va?"
"Ho visto le stelle, e anche la luna."
"Ora regolo l'altro come questo. Altra strizzata.
Era senza fiato. Indolenzita. Piacevolmente.
"Come và col ghiaccio, piccola?"
"Se continui così dovrai svuotare il freezer."
Risero entrambi.
"Altro giro!"
Trasalì, del freddo sul pube.
"Cos'è?"
"E' un gel, non preoccuparti. Serve a farti star bene."
Le stava spalmando quella sostanza vischiosa, aveva un odore gradevole.
E si stava eccitando di nuovo.
"Mi raccomando, piccola. Non venirmi subito, devi fare la brava e resistere ancora un attimo."
Qualcosa di morbido, spugnoso, le venne applicato sopra il clito.
Il gel fece in modo che le aderisse come una seconda pelle.
"Come va, laggiù?"
"Mi sto bagnando di nuovo, ho i capezzoli in fiamme, mi duole il culetto.
Per il resto tutto bene."
"Alza il culo, non abbassarti finche te lo dico."
Le stava allacciando delle cinghie, qualcosa tipo mutandine o chissa cosa.
"Puoi abbassarti, adesso."
Si lasciò cadere sul cuscino, mentre lui armeggiava ancora con le cinghie.
La cosa sul pube esercitò una decisa pressione.
"Cosa mi hai messo?"
"Sul catalogo dove l'ho acquistato viene definito Conchiglia di Venere.
E ne ha la forma, una volta allacciato copre le vergogne. Il resto è piacere.
Brava, hai fatto bene a tenere il pelo corto, cosi il giocattolo aderisce meglio."
Un sordo ronzio le fece capire, era una specie di vibratore. Esterno, però.
Le massaggiava il bottoncino, deliziosamente.
"...Sai come far morire una donna... di piacere"
"Aumento la velocità?"
"Appena appena."
Lei capì che avrebbe amato alla follia quel giocattolo, nessun amante aveva un tocco così delicato e continuo.
Il suo cuore era in subbuglio.
Strinse ancora le pinze ai capezzoli. Dolore.
"Il dolore e il piacere spesso vanno assieme.
Però tu sei troppo sensibile, ti ecciti subito."

Abbassò la velocità del vibro, provocando le sue proteste.
"Tranquilla, non te lo levo. Continuiamo con la lezione."
Qualcosa sfiorò la bocca.
"Avanti inumidiscilo!"
Le fù messo in bocca qualcosa, di plastica, piccolo.
Le fù tolto, gocciolante.
Le stava aprendo le piccole labbra, le cosa scivolò dentro. Al sicuro.
Altro ghiaccio nella patatina, a coprire quella cosa. Sollievo.
"Ti ho messo un ovetto vibrante nella figa. E tanto ghiaccio."
Non aveva mai avuto un grande feeling con i vibratori, ma ora era felice.
Ne aveva uno che muoveva il clito, un altro che tra poco l'avrebbe trasformata in un milk shake e sentiva che i capezzoli tra poco sarebbero decollati..
Lui mise in moto anche il secondo giocattolo, lasciandolo al minimo come l'altro.
Era eccitata, ma lui la teneva sotto controllo.
"Ti piace?"
"Perché non l'ho fatto prima? Cosa mi sono persa."
"Fai la brava bambina, tra poco il gran finale."
Iniziò a legarle una caviglia con una cintura di seta, legando l'altro lembo al fondo del letto. La mise in tensione.
Fece lo stesso con l'altra gamba.
Le sue membra avevano adesso una forma a X, non poteva muoversi assolutamente.
"Ora sei alla mia completa mercè. Quando avrai l'orgasmo il tuo corpo cercherà di muoversi sotto gli spasmi, più intenso sarà l'orgasmo più profondi saranno i segni sulla pelle. E la soddisfazione sarà di entrambi!"
Dunque i fuochi d'artificio erano vicini.
Una liberazione.
Altra novità.
Le spalmava il gel proprio lì.
Non ci poteva credere.
Ansimò. Brividi. Paura.
"Cosa c'è?"
"Sono vergine, sii bravo...non voglio dolore...ti prego."
"Lo so bene, non sei ancora pronta per la festa. Ma un giocattolo ci può entrare, non preoccuparti è molto più piccolo di quello che esce."
Si rilassò, aveva salvato ancora il secondo canale. Per ora.
Una pressione decisa sul buchetto.
"Rilassati, se stringi il culo ti farò male."
Era una minaccia oppure un consiglio?
Sciolse i muscoli.
Lo sfintere si dilatò, lei emise un gridolino di dolore.
Era entrato. Le piaceva.

"Lo lascio un attimo fermo nel culetto, così ti abitui a lui.
Magari ti piace e ci puoi fare amicizia."
"....Bastardo...."
"L'oggettino che hai nel culo, quando è in funzione si allunga e allarga, non molto, ma quanto basta a farti capire che non ne potrai più fare a meno in futuro."
"....Bastardo....", ribadi lei.
Le aveva riempito tutti i buchi, chissà quante volte aveva ripetuto quei gesti con la sorella.
Ma non le importava più niente.
Oggi era lei la star dello spettacolo.
Il cognato le stava facendo cose impensabili, le apriva la mente (e anche il corpo.), era come un vulcano pronto ad esplodere, era sull'orlo dell'abisso.
Ripensò a quello che le aveva detto la sorella:
"Godo come una vacca, e non mi importa se i vicini mi sentono.
Perdo ogni controllo, e vengo.
E quando è tutto finito piango, perché vorrei ricominciare di nuovo.
Ma lui non me lo permette."
Sapeva che avrebbe provato qualcosa di nuovo.
Di nuovo la curiosità.
La sua voce la riportò alla realtà:
"Ascoltami bene, ora inizierò ad aumentare la velocità di TUTTI i giocattoli, non mi interessa se griderai o piangerai supplicando.
Decido IO quanto a lungo tenerti sul filo del rasoio, IO quando farti venire, IO quando liberarti. Alla fine mi ringrazierai...."
Sentì per primo il fallo che le stava dilatando l'ano.
Gridò. Si stava gonfiando, premendo da tutte le parti, e spingeva.
"Rilassati...ti sarà più facile."
Il dolore era forte, lacrime sgorgarono da sotto il copriocchi nero, cercò di muoversi.
Ma non poteva.
Un altro ronzio, ora la Conchiglia le accarezzava il clito, veloce.
Immaginava il clitoride ergersi, pulsare gonfio.
Il respiro divenne affannoso, il culo le bruciava, il clito si stava risvegliando.
L'ovetto con il ghiaccio attorno ora la stava deliziando, c'era di che impazzire.
Si inarcò, ma ancora una volta corde e manette glielo impedirono, facendola ricadere pesantemente sul letto.
Lui guardò i segni sui polsi e sulle caviglie, sempre più profondi.
I suoi gemiti erano ormai continui, strinse ancora le pinze ai capezzoli.
"....grazie...."
Era completamente nelle sue mani, ridacchiò.
"Brava bambina, da oggi vedrai il sesso con occhi nuovi."
Lei si scuoteva, godendo.
Piangeva. Ansimava.

Tutti quegli aggeggi assieme le stavano dando un piacere mai provato prima.
Nessuno con cui condividerlo. Era solo suo.
Lui modulava la velocità dei giocattoli per farla saltare sul letto, la lasciava riposare un attimo e poi via.
Veniva trapanata a tutta velocità, lei non potè far altro che uscire di testa.
La tenne in quella situazione per venti minuti.
Il cuscino tra le natiche era bagnato dall'acqua del ghiaccio e dalla sua lubrificazione.
Le lacrime sulle guance, seccandosi lasciavano una scia bianca di sale.
Bave scendevano dalla bocca, sporcandole il mento.
Fermò contemporaneamente tutti i giocattoli, ma lei continuava a godere ancora.
Aspettò che si calmasse e le sciolse le caviglie, la seta era penetrata nelle carni.
Un segno che sarebbe durato per giorni.
Tolse le manette, anche i polsi testimoniavano la violenza dell'orgasmo.
Levò il copriocchi, i grandi occhi grigi di lei erano ancora umidi.
Finito l'orgasmo ora sentiva distintamente il dolore ai capezzoli.
Lui tolse le pinze, i capezzoli erano divenuti grossi e violacei.
Lui sorrise:
"In un paio di giorni ti tornano normali, solamente non metterti il reggiseno, altrimenti continuerà a sfregare contro."
Lei guardò in basso, il suo sesso era coperto da fili e accanto c'erano i telecomandi dei giocattoli. Sorrise.
"Ti prego, ancora un po'.solo cinque minuti.altri cinque minuti."
"No, non è possibile. Non funzionerebbe più. Hai dato il massimo per oggi."
Pianse, senza vergogna.
Ora la sua curiosità era soddisfatta, e dolorante.
Con occhi da cerbiatta chiese:
"Quando posso tornare?"

Long live & prosper
Spock