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Vergogna e lussuria
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Titolo: Vergogna e lussuria
Autore: Lulla
Contatto:
Racconto n° 3790
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Non conosceva quel motel, non conosceva quella stanza e non conosceva neanche quell’uomo.
Eppure era lì, attratta da chissà cosa, forse il suo limite che ancora non aveva scoperto e voleva superare ad ogni costo.
Era lì in una stanza scarna, buia e fredda di un motel di provincia insieme ad un uomo mai visto prima d’ora pronta a fare (e lasciarsi fare) qualsiasi cosa lui avesse in mente.
Si era seduto sul bordo del letto senza dire una parola, osservandola cercando di capire se questa donna era davvero pronta per lui o era solo una come tante che cercava adrenalina.
Lei si sentiva sotto esame, analizzata in ogni piega del viso, fece la prima cosa che le venne in mente e ancora del tutto vestita si inginocchiò sulla moquette davanti a lui.
Abbassò lo sguardo come probabilmente avrebbe dovuto fare una brava geisha e cominciò a slacciargli le scarpe.
Lui era impeccabile nel suo completo grigio elegante, l’aveva raggiunta direttamente dall’ufficio dopo lo scambio di pochi sms.
Lei aveva cercato di vestirsi sexy ma non troppo appariscente, una gonna al ginocchio, calze velate, scarpe col tacco e una camicia bianca che lasciava poco spazio all’immaginazione.
Il suo seno abbondante tendeva i bottoni, le calze le davano fastidio, era ancora troppo caldo per portarle, i tacchi le facevano male, non era abituata a portarli.
Si sentiva vestita dei costumi di scena pronta a recitare la sua parte.
Non alzava lo sguardo, lui non diceva una parola, il silenzio era quasi snervante eppure tutta quella situazione aveva un non so che di estremamente eccitante.
Gli sfilò le scarpe molto lentamente e fece scivolare le mani sotto ai pantaloni facendo scorrere le unghie perfettamente curate sulla sua pelle prima di agganciare i calzini per cominciare a toglierli.
Per un attimo lasciò che i suoi occhi si liberassero e corressero a controllare se la soddisfazione di lui fosse accettabile.
Lo sguardo che incontrò le diede la forza di andare avanti in quello che aveva intenzione di fare, il desiderio di lui stava trovando appagamento in quegli insoliti gesti che lei gli aveva riservato.
Si scostò di qualche centimetro e si abbassò per fargli sentire la lingua sul dorso del piede, quest’autoumiliazione la eccitava in modo particolare, sentiva crescere il desiderio di essere il suo strumento di piacere in tutto e per tutto, ormai, superato lo scoglio iniziale sarebbe stata per lui tutto quello che avrebbe desiderato.
Voleva farlo durare in eterno, gli leccò il piede come se gli stesse leccando il sesso, lo sollevò con le mani e fece scivolare la lingua sul suo alluce inumidendolo e succhiandolo.
Poi scese senza tralasciare nulla, la pianta sensibile del piede solleticata dalla lingua e dalle labbra di lei gli procurò un piacevole brivido lungo la schiena…gli morse il tallone, gli leccò la caviglia, tornò a succhiargli le dita e sollevando lo sguardo si accorse che lui stava godendo di questa visione esattamente come avrebbe goduto di un rapporto orale.
Allora si scostò e gli diede le spalle, rimase sempre inginocchiata a 4 zampe sulla moquette, alzò un poco la gonna e lasciò che lui potesse godere della vista del suo sesso umido.
Si mostrava a lui, si donava a lui, era a sua disposizione.
Stava in quella posizione assurda a metà tra la vergogna e l’eccitazione aspettando che decidesse cosa fare di lei.
Lui la sfiorò con l’alluce ancora umido della sua saliva, le sfiorò le labbra e la sentì gemere, la osservò ancora un istante così vulnerabile e poi decise che l’avrebbe usata proprio come lei voleva.
Quindi si alzò, si spogliò di camicia e cravatta, aprì i pantaloni e col membro teso ed eretto bene in evidenza si pose di fronte a lei che nel frattempo si era accucciata in ginocchio ai piedi del letto in attesa di istruzioni precise.
“sei stata brava, avrai l’onore di assaggiarmi, meriti un premio non una punizione”
Fu con queste parole che le spinse la testa con forza verso quel cazzo teso che aspettava di godere delle sue labbra.
Non fu un pompioi vero e proprio, lui scopò con la sua bocca come se stesse scopando con la sua figa, i movimenti erano violenti, le mani la obbligavano nella posizione da lui desiderata, non riusciva a spostarsi nemmeno quando le sembrava di soffocare…non voleva spostarsi nemmeno quando le veniva da piangere.
Lui si trasformò da pacato uomo d’affari in avido padrone, ecco quello che le aveva promesso quando si erano incontrati in rete qualche tempo prima.
“ma come si fa ad essere così troie è? Stai ferma, so io come vano trattate le troie come te”
Imprecava, la insultava e gemeva allo stesso tempo.
Spingeva, le spingeva il suo sesso in gola come se volesse farcene entrare sempre di più, la teneva ferma e pompava e godeva e gemeva di piacere.
Lei si sentiva stordita, umiliata eccitata e magicamente coinvolta allo stesso tempo.
Questo era il limite che tanto cercava?
No, questo era solo il principio di una ricerca che sarebbe durata molto a lungo.
Intanto lui aveva raggiunto l’apice, si scostò di poco, le sollevò il viso tenendola in posizione con una mano sotto al mento schizzò sulla quella faccia sconosciuta bagnata di lacrime e di saliva, col trucco colato a causa di un atto tanto violento quanto appagante.
Le venne addosso mentre la guardava, osservava la sua vergogna e la sua brama di cazzo che lottavano furiosamente dentro di lei e questa immagine lo eccitava da impazzire.
Per un istante le concesse di muoversi, la lasciò libera di fare e invece di allontanarsi lei si buttò su di lui leccandolo e assaporando il suo sapore, chiedendone ancora e ancora.
Quando la vertigine passò si chinò su di lei e la baciò.
Fu un bacio appassionato, lungo e travolgente tra due amanti che avevano appena condiviso un momento tanto intimo.
Poi la guardò e sorrise “alzati amore, sei stata bravissima. La prossima volta ti voglio meno devota altrimenti non potrò mai punirti come si deve”