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Controfantasia
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Titolo: Controfantasia
Autore: Mabonia
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Racconto n° 3792
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Ti visualizzo, all'improvviso, come se avessi già vissuto questa scena. Siamo distesi su un letto, nudi o quasi, sul fianco sinistro io, sul fianco destro tu. Siamo vicini, in silenzio, ci guardiamo negli occhi. Ti accarezzo la guancia, senza parlare, il pollice lento sul tuo zigomo. C'è tutto il mondo tra me e te, tu ed io insieme siamo tutto il mondo che ci serve.
Tutte le lacrime che piango per te. Raccolte con un cucchiaino e messe via in una boccetta, come nella canzone, per vedere con occhi fisici quanto mi costi ogni giorno.
Tutto il dolore che provo a non poterti avere.
Tutto questo deve avere un senso, anche se ancora non l'ho capito.
Non posso stare con te, non posso stare senza di te.
Non serve a nulla maledire il giorno che ti ho permesso di entrarmi dentro e marchiarmi l’anima. E' che non riesco, non riesco a tacerti nulla, e vinco anche la tua reticenza, a poco a poco. Il nostro rapporto si trasforma in una catena di cose dette e confessate, nel cadersi davanti in ginocchio, mi confessi padre perchè ho peccato, mi perdoni madre perchè non sono degno.
E' perverso solo per chi ha qualcosa da nascondere il fatto che io voglia così tanto raccontarti di me, di cosa faccio nel mio letto, di cosa desidero, e voglia scendere sempre più a fondo. Quando scopo, insomma, sei lì che mi guardi, perchè sono io che ti ho messo lì, a guardarmi mentre io ti guardo e a fior di labbra dico il tuo nome, lettera per lettera, ad ogni spinta prepotente che mi inchioda da dietro. Mi guardi e non dici niente. Perché io sono solo una delle donne che ti desiderano, e che tu non desideri abbastanza.
E' che cerco il modo per riportarti dentro di me, non solo accanto a me... perchè voglio quella penetrazione sottile della tua anima, potente ed eccitante. Vivo aspettando una lettera intima, in cui mi spieghi, mi racconti, ti confidi cercando non so poi cosa, in me che per eccitarti farei qualsiasi cosa, per ridarti la voglia di te stesso e delle altre, di cui non sono gelosa perché il mio territorio è il tuo cuore, non il tuo corpo, e a me basta un solo primato.
E perchè non è difficile scivolare su questa via lastricata di angoli oscuri, di ansiti e sospiri, di maschere e di silenzi densi di attesa. Vorrei che fossero mie le labbra che percorrono il tuo corpo, invece che quelle delle tue amiche/amanti tra le cui braccia ti spingo freddamente; vorrei poter essere io a scivolare in ginocchio davanti a te, le mani erratiche sulla tua pelle liscia, glabra, così diversa... quasi angelica. Ma davanti a te invoco il mio Dio pagano, con trepidazione e aspettativa... divina la mano carica di anelli, che spinge la mia testa verso una divina erezione. Bere al tuo pozzo, nutrirmi della tua ambrosia, amarti dentro un cerchio, i capelli sparsi sulla schiena mentre ti cavalco, nascondendo la bocca nell'incavo del tuo collo. Baciarti le dita ad una ad una, e i palmi segnati da stimmate d’amore. Come un fiore, mi schiudo fiduciosa alle tue carezze, al tuo respiro bruciante, piena di un desiderio troppo grande per sussurrare il piacere.
Posso infatuarmi di chiunque altro. Sei tu nel mio cuore.
Posso sognare chiunque altro. Sei tu nella mia testa.
Posso scopare con chiunque altro. Sei tu nel mio ventre.
Posso morire e rinascere. Sei tu la mia anima.
E sono straziata dalla tua assenza, sei fame sete e sonno. La tua mancanza è un artiglio sulla pelle, un uncino nello stomaco. Vorrei vederti, vorrei scostarti i capelli, tenerne tra le dita una ciocca, così. Vorrei passare la punta delle dita sul tuo viso. Gli occhi, gli zigomi, le labbra, l'angolo della bocca, il mento. Vedere i tuoi occhi che si stringono in un sorriso. Le tue dita che mi sfiorano il braccio, giocano con i miei orecchini, mi lisciano i capelli dietro l'orecchio. Che scendono leggere lungo i miei fianchi.
Solo una volta. Stare tra le tue braccia, lasciarmi cullare. Solo una volta, baciarti, stringerti. Solo una volta, passare una notte a parlare, distesi vicini. Solo una volta sentirti dire che mi ami adesso, che mi desideri adesso, non che lo farai per sempre. Solo una volta sentirti dire che vuoi essere il mio amore, che vuoi esserlo davvero.
Il tuo silenzio è il silenzio di una notte stellata, al freddo. Le mie parole restano congelate dietro il muro del tuo negarti, della mancanza d'amore. Avrei voluto il tuo cuore tutto per me... io che non ho mai osato chiederti nulla, che ho lasciato aperta la finestra affinchè potessi entrare e andartene quando volevi. Libero, sempre.
Libero di non amarmi abbastanza.