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Il rasoio
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Titolo: Il rasoio
Autore: St. Gold
Contatto:
Racconto n° 38
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" Il buio intorno era un mare scuro, non gelido come il mare, ma caldo, caldo come il liquido che sentiva fluire e scendere fra le cosce. Denso come le gocce che le restavano sulle dita, ad ogni loro passaggio, ad ogni loro pressione.
Il sapore era quello che piu' la sorprendeva, dolcissimo ma con un leggero gusto di ruggine.

Fissava le ombre nel buio, le candele ormai spente e la cena diventata fredda. Le gambe tremavano e le mani gelide trovavano un leggero sollievo solo nel momento in cui toccavano le profondita' del suo essere. Dandole dei brividi.

Ricordava con una sorta di rimpianto i tempi in cui non si sarebbero mai immaginati di far raffreddare la cena o il loro corpo, l'attesa adesso diventava l'unico modo per averlo vicino.

L'attesa consapevole della sua assenza, della sua mancanza e non solo per quella notte.

La donna che adesso viveva i suoi momenti , quei momenti che erano suoi, era un'altra. Quella donna che lei stesso aveva incoraggiato e che lei stessa aveva desiderato.

Lei l'aveva spinta fra le sue braccia per avere il piacere di assaggiarla con il sapore di un uomo addosso, il suo uomo.

La cosa continuava ad eccitarla, il pensiero prendeva il sopravvento sul freddo, sulla cena non consumata e sul suo dolore, le dita adesso erano frenetiche e pensava di raggiungerli in un attimo di piacere, sapeva che loro erano insieme e voleva che loro sapessero di lei sola, nuda.

Una mano intensa e sapiente, l'altra a formare un numero telefonico.

Gli squilli si susseguivano come il suo ansimare, il suo respiro affannato, cadenzato.

Gli squilli, il respiro, la voce dall'altro capo del telefono. Lui.

(......................ci sono anche io)"

Caldo. Umido. Avvolgente. Non posso fare a meno di pensare all'ultimo abbraccio della sua bocca. Il mio perdono e il mio castigo insieme: nel mio peccato io mi redimo. Baci possessivi e pietosi. La mia pelle č ancora perfettamente consapevole del tocco della sua lingua, della punta che esplora ogni avvallamento, ogni rilievo, disegnando arcani geroglifici sul mio corpo. Gli altri miei sensi sono offuscati, per lasciar spazio al tatto, cerco addirittura di non respirare per non interrompere il magico percorso, per non distrarre le mie terminazioni nervose, tese a cogliere ogni millimetro del suo passaggio. Non posso muovermi: i miei polsi e le mie caviglie sono bloccati da bianche corde di cotone in modo da esporre tutto il mio corpo. Non vorrei muovermi comunque, non voglio scegliere altro che non siano i sentieri che la sua lingua ha gią scelto................................

Ci siamo trovati nudi entrambi sul letto, uno affianco all'altro.
E' bello vedere una donna sul letto, si vede un ciuffo i peli che spunta e che sembra
un pupazzetto di peluche.
Lei si alza e dalla borsa prende un rasoio da barbiere, quelli con la lama lunga, lucido e freddo.
Radimi .
Una parola che mi ha fatto sentire un piacere in bocca, come se mi fossi dato un morso sulle labbra.
Una donna rasata e' una bambina, delicata e sensibile, lei piangeva per la tensione, stringeva le labbra e mi stringeva le gambe.
Sapevo che voleva dimostrarsi una bambina che giocava con cose nuove ma estremamente eccitanti.
Non sapevo come fare, pensavo di farle male, ma spesso lei mi aveva detto che
avrebbe voluto che lo facessi, mi raccontava delle sue visite ad un negozio che vende coltelli , delle volte che li impugnava e sentiva il freddo della lama fra le mani.
Cominciai.
Prima quelli superiori i piu' esposti, con dei tagli netti ma piccoli, tiravo i peli in alto e poi passavo il rasoio in orizzontale.
Abbastanza sulla pelle per darle la sensazione del pericolo e per sentire la sua tensione
Il rasoio era affilatissimo ed i suoi peli morbidissimi, li ho ancora qui con me nel cassetto della mia scrivania Un filo sottile , rosso, fluorescente diede luce al buio della camera.
Il filo cominciava ad allargarsi, prendeva una forma irregolare, comincio a gocciolarle verso le gambe.
Una
Due
Tre
Tre striscioline rosse correvano dal pube verso l'inguine.
Non dissi nulla, pensando che se ne fosse accorta, ero terrorizzato.
La schiena fredda, sentivo il sangue alla testa, dovetti sbiancare, perche' lei mi guardo', sorrise e si passo un dito dove prima c'erano i peli.
Ritiro' quel dito, lo osservo' rosso, una fiammella nel buio e sorridendo lo mise in bocca, dicendo : speravo vedessi il mio sangue.
Non ho mai capito perche' tutto quello che mi succedeva con lei era estremamente coinvolgente e bellissimo.
La baciai, lei rideva e comincio' a spalmarsi il sangue sulla pancia, sul ventre , sulle natiche, tutto il suo corpo era striato di rosso, facemmo l'amore senza pensare al letto che si tinse di rosso, a noi, ma solo al sangue che si era impossessato dei nostri corpi.