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Timidezza
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Titolo:
Timidezza |
Autore:
Lancillotto |
Contatto:
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Racconto
n° 381 |
Altri
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Morbidi capelli neri con grossi boccoli che scendono sinuosamente sulle spalle. Quel sorriso intrigante e quell'aria un pò altezzosa, il portamento deciso ma sensuale. Quella gonna appena sopra il ginocchio con un ampio spacco sulla coscia che lascia intravedere il pizzo delle vellutate calze autoreggenti. La camicetta. Bianca, con audaci trasparenze. I bottoni sufficienti a coprire il prorompente seno, carnoso e accogliente. Quegli occhi neri, profondi, invitanti ma allo stesso tempo autoritari. Quella bocca, perfetta per tutto ciò che una bocca può fare. Quel corpo. Linee perfette che s'intersecano con formose curve dinamiche e simmetriche, senza scomporsi in qualsiasi posa. Questo devo subire ogni mattina, quando la porta si apre e Michela si avvicina al bancone del bar. Come ogni giorno mi chiede un cappuccino caldo con molta schiuma e un cornetto alla crema. E io! Come fossi un automa preparo il tutto, ma la mia mente vola sulla sua pelle vellutata quasi la toccassi veramente. Vorrei dirle.. Ma non riesco. Da tempo Michela ha capito il mio interesse per lei, e tutti i giorni, nel tempo strettamente necessario per la colazione, gioca a far battute provocanti e con doppi sensi. Puntualmente non ho mai la battuta pronta e spesso arrossisco guardandola negli occhi mentre un sorriso sarcastico e sensuale sconvolge i miei pensieri. Lo sa, e questo la diverte, a volte penso quasi che si ecciti a imbarazzarmi. Poi la guardo uscire, mentre i caffè corrono sul banco e gli altri clienti mi riportano al mio lavoro. Ogni mattina mi turba, penso in continuazione a lei, e la rabbia mi assale per colpa della mia timidezza. Quella sera mi accingevo a chiudere il locale, la serranda a metà e le luci suffuse tenevano alla larga gli ultimi avventori, mentre sistemavo le ultime cose. Ad un tratto, una voce familiare mi dice: "Si può? Posso entrare?". Mi giro pensando al solito cliente dell'ultimo minuto, ma vedo Michela che sta entrando abbassata per via della serranda, e il suo seno mi appare come in una visone. "Ma certo, che può! Prego! Per lei siamo sempre aperti!", le dissi con lo stupore di un bambino. "Andrea! Ma mi dai ancora del lei?? Dopo tutto il tempo che ci conosciamo!" rispose con tono amichevole. Non lo aveva mai fatto prima. "Vede, è più forte di me, non riesco a darle del tu" . L'imbarazzo pervase la mia mente. "Andrea. preferisco il tu al lei, mi fa sentire più a mio agio." insistette,"comunque. passavo di qua e vedendo ancora le luci accese ho pensato di salutarti, ma ora devo andare..". Sono timido, ma non stupido, pensai. Michela non può passare di qua per caso, non abita in questa zona, e poi l'orario d'ufficio è finito da un pezzo! No non posso perdere questa occasione! Nel frattempo stava avvicinandosi all'uscita, feci appello a tutte le mie forze quasi gridando. "Aspetti!cioè! Aspetta!". Si fermò di colpo, quasi aspettasse quell'alt. Girandosi disse con il solito sorriso "Sì Andrea?! Volevi dirmi qualcosa?" Ero quasi bloccato. "Emmh. Senta. uff senti, perché non ti fermi un attimo, ti offro qualcosa da bere?" Mi sentivo un idiota in pieno panico, e lei se ne accorse. "Volentieri Andrea, ma ad un patto! Vorrei vederti nei panni di una persona normale, e non del barista che vedo ogni mattina.. Pensi sia possibile?". Una scossa scese sulla mia schiena a quella risposta. Le piaceva infierire sulla mia timidezza. "Farò del mio meglio, Michela! Cosa ti posso offrire?" appena finii di parlare mi accorsi della risposta demente che le detti. Lei divertita dal mio imbarazzo si avvicinò e prendendomi la mano mentre la sua lingua inumidiva le rosse labbra, la appoggiò sul suo seno chiudendo gli occhi e sussurrando" Vediamo cosa sono capaci di fare queste abili mani, per dissetare la mia sete..". Il cuore batteva a mille, stentavo a credere che tutto questo stesse accadendo realmente. Quella pelle liscia mi fece andare in visibilio, quello che avevo sempre sognato, era lì davanti a me, pronto per essere preso. La baciai, come un ragazzino fa con la prima fidanzatina. Sentivo le morbide labbra sulle mie, il calore della sua lingua colorava la mia eccitazione. La strinsi a me con dolcezza, ansimando sul suo collo statuario. Sentivo la passione crescere in noi. Le mani tra i suoi capelli, sembravano suonassero un violino, tanto era bello il fruscio. "Finalmente, Andrea!", mi sussurrò all'orecchio, "non potevo più resistere". Ad un tratto la mia timidezza sparì, e la passione prese il sopravvento. La baciai di nuovo con dolcezza. "Michela. non sai da quanto ti desidero." le dissi guardandola in viso. "Sono qui Andrea. fammi sentire il tuo desiderio, ho un fuoco che arde in me, e solo tu puoi placarlo." La presi in braccio e delicatamente la misi a sedere su un tavolino. Lentamente, guardandola negli occhi, cominciai a spogliarla. Quella camicetta bianca, scivolo sulle sue spalle in modo così naturale che pareva se ne andasse da sola, lasciandomi il suo corpo a disposizione. Le labbra scesero dal collo lungo le spalle nude, su quella pelle rosea e vellutata. Il pizzo del reggiseno, rendeva ancor più bello quel seno formoso, mettendo in evidenza i turgidi capezzoli. Come un prestigiatore le mie dita lo liberarono da quella splendida gabbia, permettendomi di gustarne la consistenza con la mia bocca. Sentivo Michela tendersi, ogni volta che la lingua raggiungeva il capezzolo, partendo dall'esterno con un movimento circolare, come se salissi su un monte girando in tondo. I polpastrelli carezzavano la sua schiena, facendola sussultare, mentre liberava il mio torace dalla camicia ormai intrisa del suo profumo. Sentivo le sue mani sul mio corpo che esploravano avidamente ogni forma. Mi pareva di sentire il battito del suo cuore che accelerava, quando il rumore della lampo della sua gonna interruppe quel silenzio pieno di sussulti e di mugolii. Scese dal tavolino, e la gonna come per magia, cadde a terra come un tovagliolo. Quel corpo perfetto vestito di ardore e calore era li immobile davanti a me. Il perizoma succinto, decorato di sensuali trasparenze, inneggiava alla passione. Le lunghe gambe sembravano disegnate sui collant che finivano proprio dove il piacere ha inizio, ornandolo di sensualità. Rimasi un attimo in contemplazione, davanti a cosi tanto splendore. Le mie mani scesero sui fianchi, quasi a disegnare una musica su quel pentagramma, la musica della passione travolgente. Le labbra, infuocate di ardore, si misero a correre su quel corpo, caldo pieno di tremolii. Ansimando, mi soffermai sul ventre, come se fosse un piatto colmo del cibo più prelibato, mentre le mie mani possedevano quei seni prorompenti di eccitazione. Scesi ancora di più, sfiorando il dolce frutto, e mi soffermai sull'interno coscia, baciandolo e assaggiandolo con la lingua, mentre guardavo i movimenti del pube, che cercava di avvicinarsi alla mia bocca. Ma non glielo permettevo. Vedevo quella mutandine bagnarsi sempre più, come se mi invitasse a bere quel nettare prelibato. Michela, ansimava con la bocca aperta, leccandosi le labbra e le dita, per poi passarle sui suoi capezzoli. Lentamente sfilai le mutandine, senza toccarle la parte più sensibile. Le sue gambe si allargarono al massimo, e la lingua cominciò a salire lentamente, passando per l'interno coscia, scivolando affianco delle sensuali labbra. Prima a destra poi a sinistra, passando dal ventre, ma mai al centro. Volevo farla impazzire. Continuai cosi fino a che un gemito, quasi un'implorazione, non usci dalla sua bocca. In quel momento, allargai le rosee labbra. Parevano ali di farfalla. Poggiai la mia bocca sul clitoride, come se dovessi mangiare un gelato, e sentii la passione esplodermi in bocca. La lingua scivolava dolcemente, morbida, prima velocemente poi piano. Danzando, roteando, salendo e scendendo. Con la punta contro punta, spingendo e succhiando. Michela era in piena estasi, mordeva le labbra, stringeva forte i suoi seni, godeva lanciando acuti gemiti troncati da profondi sospiri. Mi spingeva la testa contro di se, muovendola al ritmo che più le aggradava. Tese le gambe, stringendomi tra le sue cosce, e trattenendo il fiato ebbe un orgasmo irrefrenabile che inondò la mia bocca. Mi alzai per vederla godere. Si era girata su un fianco e rannicchiata, la sentivo mugolare di piacere mentre prendeva fiato. Era uno spettacolo eccitante. Mi spogliai e mi sedetti davanti a lei. Presi il suo piede e cominciai a massaggiarlo, baciarlo, mentre le mie mani correvano sulle sue gambe. Lei si alzò, e con quel solito sorriso, ma un po' sconvolto, scese dal tavolo e mi salì in braccio. Ci baciammo. E lei prese dentro di se il mio piacere, mentre mi guardava con occhi ammalianti. Sentivo la sua mano che lo stringeva forte, lo passò più volte sulla fessura come se volesse vendicarsi. Sentivo le sue gambe tremare e poi il calore del suo interno avvolgermelo piano piano. Lei chinò la testa indietro nel momento in cui si sentì piena, e mentre la tenevo per la schiena, si passava le mani nei capelli ansimando e danzando lentamente con il ventre, strofinandosi sulla mia pelle. La guardavo mentre la lussuria s'impadroniva del suo corpo. Sentivo il suo piacere colare. La frenesia prese il sopravvento, e cominciò una cavalcata esasperata. Sentivo il suo interno pulsare, mentre scorreva su e giù massaggiando il mio sesso, che vibrava dentro di lei come una verga impazzita. Saliva fino a farlo quasi uscire, per poi scendere di colpo per poi soffermarsi un attimo e muovendo il bacino in senso rotatorio. MI stava facendo impazzire dal piacere. Cominciavo a sentire il suo interno stringersi in maniera spasmodica, incontrollabile, involontaria e contemporaneamente a ogni contrazione lei tratteneva il fiato, per poi urlare dal piacere. E anche io non riuscivo più a controllare il piacere, quando ad un tratto mi strinse i capelli e guardandomi negli occhi ebbe un orgasmo che innescò il mio. Esplosi dentro di lei urlando e stringendola a me. Tanto era la goduria che ci graffiammo la schiena contemporaneamente.
Rimanemmo in quella posizione diversi minuti, riempiendoci di carezze e baci, e ridendo della mia timidezza..
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