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L'amante
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Titolo: L'amante
Autore: Edelweis
Contatto:
Racconto n° 3821
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Il mio amante ha gli occhi di velluto nero, una bella bocca ed un sorriso che, quando esce dalle labbra come sole dietro le nuvole, riesce ad illuminare tutto.
Al primo incontro il mio cuore era incattivito dall’abbandono di un uomo che aveva paura dell’amore, il mio desiderio era solo quello di “usare” e non avevo voglia di “storie”.
Lo trascinai al cinema a vedere un film cupo come il mio cuore arrabbiato e ferito, arrivando in ritardo e piantandolo lì subito dopo la fine del film.
Guardandolo mi era piaciuto, avevo percepito il suo odore durante la proiezione del film, e anche questo mi era piaciuto, lo avevo desiderato, avevo desiderato lembi di pelle appiccicati alla mia, odori che insieme si sarebbero mescolati… volevo sentire il suo sapore.
Aveva un modo di fare gentile e guardava dritto negli occhi come solo un bambino incosciente e innocente sa fare.
Non credevo si sarebbe rifatto vivo e, francamente, neppure mi importava.
Invece a quell’“incontro” ne seguì un secondo, e il mio rancore si sciolse come neve al sole del suo sorriso.
Avevo capito, “sentito” il suo desiderio, e sapevo di piacergli davvero. Io me lo gustavo con gli occhi, baciando la sua bocca nella mia mente e pregustando la “scoperta” del suo sesso: mi piaceva immaginare, mi piaceva l’idea di toccarlo e di essere toccata, esplorata, vissuta e bevuta dalla sua bocca, accarezzata dai suoi occhi e dalle sue mani.
Al terzo incontro mi portò fuori a cena, aveva una rosa stropicciata dall'imbarazzo, dall’incertezza e dall’impazienza.
Il mio desiderio saliva insieme al suo: parole non dette, ma che infuocavano l’aria frizzante di un aprile che odorava del mare di Acitrezza.
Mi strinsi dentro il mio cappotto, piena di brividi. Incertezza, paura e desiderio fusi insieme, e il suo odore che sempre più forte volevo percepire addosso a me.
Ero eccitatissima…
Mi avrebbe portata “nella stanza dei bottoni” di una nota emittente televisiva locale dove lui lavorava come “direttore tecnico di produzione”.
Ero molto curiosa, volevo vederlo muovere nei suoi luoghi, mi intrigava scoprire un po’ più del suo mondo, mi intrigava scoprire lui.
Se mi avesse messo una mano sul cuore l'avrebbe sentito battere forte. E se mi avesse messo una mano tra le gambe… beh... sarebbe annegato nel mio miele vischioso.
Entrando negli studi deserti sentii odore di polvere e di chiuso. Mi avvicinai per sentire il suo profumo… Allora lui cominciò a baciarmi e a mostrarmi tra un bacio e l’altro ogni cosa: la “stanza dei bottoni”, coi computer e le consolle da dove andavano in onda le trasmissioni registrate.
Ero desiderosa di capire come funzionasse il tutto, e spaventata all’idea di “toccare” qualcosa che non dovevo. Il suo sorriso intanto mi guidava, insieme alle sue mani, insieme ai suoi baci, verso il “salottino della direzione”.
Mi fece sedere su un divano di pelle ed iniziò a spogliarmi e a spogliarsi…
Rimasi nuda davanti a lui, coi miei seni grandi, la mia figa traboccante di rugiada come una rosellina dischiusa al sole del desiderio. Lui allora cominciò a baciarmi dolcemente ovunque: il seno, la bocca, il corpo… Poi si fermò lì, al centro del mio piacere; era davvero un grande artista! La sua lingua era come un pennello nelle mani di Matisse o Cezanne. Era “vibrante” e ridava tutti i colori alla mia anima.
Il piacere cresceva e liberava ogni cattivo pensiero. La sua lingua percorreva tutto il perimetro della mia vagina, la bocca succhiava il clito, la lingua si insinuava dentro il mio orifizio e ne raccoglieva il nettare. Stupendo, pensavo sempre più in estasi! I nostri odori di sesso muschiato si fondevano insieme in maniera sublime. Avrei voluto fermare quasi il tempo… Lui mi prese la bocca, il suo cazzo la esplorò dolcemente, ed io gli dedicai cura, attenzione, gustando ogni centimetro della sua asta, leccando e succhiando la cappella: sentivo il suo piacere salire insieme al mio, e l’erezione piena, completa.
Mi fu dentro lo stesso istante in cui ero pronta ad esplodere di piacere, ed il suo piacere divenne il “nostro” quasi all’unisono.
Ci baciammo, un bacio lieve, poi facendo finta di darci un contegno cercammo di ripulirci un po'. Nel frigo-bar una bottiglia di Bayles… Bere questo nettare dolce dopo aver bevuto il suo…
Ritornammo nella stanza dei bottoni, col desiderio ancora vivo, e il nostro bacio fu dolce. Mi appoggiai ad una delle consolle, i miei slip di nuovo giù, e le mie gambe che lo circondavano. Tornò su di me, spingendo dentro il suo sesso e, mentre era dentro, ed io mi abbandonavo a lui, le mie mani scivolarono sulla consolle toccando qualcosa: allora vidi le sue reni che spingevano la vita dentro di me, nella mia rosea e lucida fessura, ed il mio volto radioso per un altro orgasmo ripreso da tanti piccoli schermi…
E ancora il piacere esplose forte, al di là di ogni aspettativa.