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Il regalo (2004)
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Titolo: Il regalo (2004)
Autore: Tzenobite
Contatto:
Racconto n° 3825
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Lo vede.
In realtà più che altro lo percepisce, non può dire che faccia ha, ma è certa, ora, che un uomo la segue.
Finora aveva solo la sensazione di qualcuno che la guardava, l’idea che ci fosse qualcuno che la seguiva, ma l’aveva trascurata e considerata solo un’impressione. Sbagliata.
Ora ne è sicura, c’è un uomo che la sta seguendo.
In effetti, non si sente troppo preoccupata. Non è una ragazzina indifesa né una donna anziana e debole. È una bella donna, porta i suoi quasi 40 anni con la classe e il fascino che solo quell’età può donare e che la perfetta forma fisica le permette.
Anzi, questo essere seguita un po’ la gratifica, sentirsi osservata è sempre piacevole, anche se il dubbio che invece di un ammiratore possa trattarsi di un malintenzionato la tiene all’erta, ed è stata questa attenzione, compagna necessaria di qualunque donna attraente e per necessità spesso in giro sola, a farla accorgere di quell’occasionale compagno di strada. Non permette a se stessa di farsi meno vigile, ma considera anche che siano le sue gambe snelle, il vestito leggero sul corpo slanciato, i lunghi capelli morbidi e tagliati di fresco ad averle procurato un ammiratore. Alla sua età, poi, fa bene qualche conferma, ogni tanto.
C‘è gente a passeggio per il centro. Non è quella folla che lei detesta, ma una moderata quantità di coppiette e famigliole in giro per acquisti in questo caldo sabato di primavera che la fa sentire al sicuro, quel senso di sicurezza “da branco”, antico, che non riesce a dare nemmeno la consapevolezza della sorveglianza capillare della polizia metropolitana con gli onnipresenti “occhi volanti”, le discrete ma attente videocamere che ronzano nell’aria come enormi insetti e che sa che trasmettono via satellite immagini e suoni a chilometri di distanza. Non sente violata la sua privacy, come anni prima protestavano gli avversari delle nuove tecnologie, come l’avere una casa con un computer integrato che controlla la temperatura, l’illuminazione, persino la musica e i profumi in base al suo umore non la disturba, anzi! Si chiede a volte come invece la gente una volta potesse accontentarsi di rudimentali serrature, quando la sera torna a casa e già il portone elettronico del suo palazzo la lascia entrare solo dopo averla identificata dall’iride, come fa anche l’ascensore automatico e, ovviamente, la porta di casa sua.
Si ferma a guardare qualche vetrina, senza preavviso, e sempre senza preavviso, come per un pensiero improvviso, riprende a camminare svelta, per provare a cogliere in fallo il misterioso inseguitore.
la sensazione resta, ma ancora non individua l’uomo con precisione.
Una vetrina l’aiuta a scrutare il flusso di gente alle sue spalle, si ferma all’improvviso e noncurante di aver per un soffio evitato di scontrare un monopattino lascia che l’altra gente la superi, in cerca di qualcuno che resti immobile in mezzo alla folla, come lei.
Nessuno.
Questo un po’ l’inquieta...
Aveva catalogato, in precedenti tappe, qualche possibile ammiratore segreto, e non aveva notato nessuno particolarmente temibile, o particolarmente affascinante.
Ora invece le resta il dubbio se l’uomo misterioso la ha superata, oppure le è solo più vicino ... vicino quanto?
Entra in una boutique di intimo lì accanto, si attarda distrattamente intorno a qualche ologramma, osserva animazioni 3d di modelle evidentemente sintetiche, chiede informazioni di nessuna importanza alle commesse. Spera di vedere un uomo solo affacciato alle vetrine...
Niente. Qualche coppietta, alcune ragazzine in gruppo, una signora sui 50 un pò in ritardo per la guepière che osserva.
Torna in strada e decide di rientrare.
Casa sua non è lontana, è un elegante appartamento subito fuori dal centro, una zona residenziale tranquilla e poco trafficata. Forse dovrà stare attenta per le ultime centinaia di metri, e forse sarà l’occasione per individuarlo, se lui deciderà di seguirla fino a casa.
In ogni caso si sente serena e sicura di sé, un po’ inebriata dalla brezza primaverile e dal sole che in uno dei rari giorni senza smog le scalda la pelle sotto il vestito leggero, e il cuore.
Ma sì, decide di essere curiosa di vedere in faccia quest’uomo che ha il coraggio e la costanza di seguirla da ormai qualche ora.
La sensazione di non essere sola la ha provata per la prima volta quando s’è fermata a pranzo. La mattina era passata pigramente tra l’oloteca e il parco, dove s’era divertita a fingere di essere immersa nella lettura di un videolibro, quando invece osservava di sottecchi i passanti e contava quanti uomini avevano scrutato le gambe accavallate o il seno solo seminascosto dal pizzo rado e il tessuto leggero del vestito: il campionario spaziava dai giovani con la fidanzatina e lo sguardo colpevole agli uomini maturi chiaramente interessati a lei e disinteressati della propria fede nuziale luccicante all’anulare.
Si era sentita leggera e un poco euforica già alla mattina, quando s’era infilata quel vestitino leggero, che da troppo era rimasto in un angolo dell’armadio, sopra a lingerie più adatta a un ricevimento che a un sabato a passeggio. Si sentiva esattamente come l’aria entrata dalla finestra, frizzantina, e aveva deciso di farsi guardare.
Poi il pranzo, rapido in un bar nel parco, e il lento e pigro ritorno a casa, allungando esageratamente l’itinerario per inserirci le vetrine del centro commerciale, tutte aperte.
Questa giornata spensierata stava per volgere al termine, iniziava a sentirsi un po’ stanca. Domani sarebbe dovuta tornare al lavoro, mentre le giornate precedenti le ricordava piatte, ma tenui e sfocate, proprio come l’azzurro del cielo terso in quei pochi tratti nascosti dalle nuvole sottili.
Ha deciso d’essere curiosa... ora sta a lui, se pensa che ne valga la pena, scoprirlo.
Riprendendo la strada, sceglie di evitare i tapis-roulant che quasi tutti adoperano, e passa sul marciapiede "fermo". Camminando ancheggia un poco più del necessario, amplificando l’effetto delle lunghe gambe flessuose sui tacchi alti e lo svolazzo del vestito sulle cosce. Si immagina, il tessuto leggero la copre ma non nasconde che non ci sia altro sotto che il perizoma, e sa benissimo che il suo sedere è ancora uno spettacolo che vale il biglietto... se lui non si presenta per richiederlo, pensa, allora non è questo che vuole da me. Più di un molestatore la spaventa più l’idea di un ladro, sarebbe pazzo e violento se pensa di aggredirla nonostante gli occhi volanti, e quindi potrebbe essere senza limiti. Potrebbe ucciderla...
Inizia a farsi queste domande, quando senta una mano sfiorarle leggera ma intenzionale la schiena, all’altezza dei fianchi.
Non era un urto accidentale, né una mano morta. Era una carezza.
Trasalisce, ma non si sente di fermarsi. Dopo qualche passo finge curiosità per un olospot su un muro e fa una sorta di giravolta sui tacchi, guardandosi contemporaneamente intorno. Non nota nessuno.
Eccitazione e allerta crescono assieme. Pensa che non sia un violento, la mano era decisa ma leggera, forse sta vincendo lei, forse quest’uomo la desidera e sta uscendo allo scoperto a modo suo.
Si scopre a ripensare a quando molto più giovane pensava che le accadesse una cosa del genere, quando intorno ai 25 anni immaginava, quasi sognava, uno sconosciuto affascinante che la prendesse, con dolcezza e decisione, per puro desiderio, perché anche se sconosciuta la sua bellezza lo aveva sedotto... ora si sente di nuovo come allora. Vuole giocare.
La zona dei negozi sta finendo. Le vetrine si diradano, la gente diminuisce, il ronzio degli occhi volanti è occasionale, i veicoli elettrici ronzano a pochi passi dal bordo del marciapiede. Sono spariti anche i tapis-roulant.
Si sorprende ad accelerare il passo, automaticamente, come se si sentisse più indifesa adesso, e comunque un certo timore dello sconosciuto torna vivo.
Si volta ancora, le persone sono poche, ancora meno quelle che camminano nella sua direzione. Ormai è a pochi metri dal suo palazzo, dal suo appartamento, dal suo computer di sicurezza. È quasi al sicuro.
È strano quanto d’improvviso si senta indifesa in quel vestitino leggero. Prima si sentiva a suo agio, si divertiva quasi a sentirsi esibita da se stessa. Ora si sente esposta, ed è diverso.
Mantiene comunque il suo passo disinvolto, continua a lasciar scivolare il vestito, non si vuole lasciar vincere da una paura così irrazionale. In fon dei conti si sente bene, libera, sicura fin da quel mattino.. si era svegliata sentendosi forte e padrona del mondo, senza paura e con tanta voglia di vivere, e non vuole rinunciarci.
Senza rendersene quasi conto, però, mette piede davanti al portone e si lascia sfuggire un sospiro.
Casa.
Il portone elettronico riconosce retina e polpastrelli e la fa entrare.
Pochi passi ed è davanti all’ascensore elettronico, che sa di lei e sta già scendendo a prenderla.
Lui è lì.
Sente il suo profumo, gradevole, un misto molto maschile ma non aspro. Percepisce il suo corpo vicino al suo, più di quanto dovrebbero stare vicini due estranei che attendono l’ascensore. È certa che sia lui, ma non si volta.
Entra nell’ascensore e lui la segue. Per un attimo sente la mano di lui calda sulla schiena, dov’era anche prima, ma questa volta ferma, come per segnare un punto o marcare il territorio. L’ha presa.
In ascensore lei si rende conto quanto l’aver scelto l’attico al 122o piano e l’aver accondisceso a limitare l’accelerazione verticale dei g-ascensori, per venire incontro agli anziani del palazzo, le potrebbe costare... ha di fronte a lei diversi minuti, sola con lui.
Ne approfitta per guardarlo sulla parete traslucida.
È indubbiamente un uomo affascinante. Poco più alto di lei, apparentemente sulla quarantina, fisico asciutto, vestito elegante ma non troppo formale, viso non bello ma di carattere. Occhi scuri... che la fissano e che lei incrocia per un momento solo, per sfuggirne subito.
Ora la sua sicurezza è minore di prima, ma non vuole mostrare quanto poca ne è rimasta.
Resta a guardare dalla parete di vetro ricurva dell’ascensore panoramico lo spettacolo del centro, la vista dei viali alberati con la gente che passeggia e dei gli edifici commerciali con le oloinsegne, che iniziano a rischiarare l’inizio di tramonto si svolge lentamente sotto di lei.
Nel riflesso vede che le si avvicina.
Le poggia le mani sui fianchi.
Il profumo di lui la avvolge, sente le mani calde e ferme sulla pelle, il vestitino non le filtra quasi per nulla, e il suo respiro, tranquillo, le risuona in un orecchio.
Si sente in pericolo, ma la calma di queste mani la rassicurano. Chissà, un’avventura in ascensore, pensa, a me non è mai successo. Davvero si sente di poter e voler lasciar fare questo sconosciuto... e il pensiero la sorprende e la meraviglia per un attimo. Come se non fosse davvero suo.
Lui poggia il mento sulla sua spalla, e le sfiora con la bocca l’orecchio, poi le bacia la spalla nuda, e le sue mani dai fianchi le cingono la vita senza stringerla. Lei ha un brivido.
Sono prigioniera, pensa, ma quando automaticamente si sporge in avanti per appoggiarsi alla ringhiera della vetrata lui la lascia andare.
Questo frena la paura che la stava prendendo, e le permette di ripensare alle sensazioni di pochi istanti prima che, sepolte dalla paura, il suo corpo le trasmetteva. Era piacere.
Decide.
Si volta, appoggia la schiena alla ringhiera, dà le spalle al mondo esterno e se ne libera, prende le mani calde dello sconosciuto nelle sue e lo attira a sé, e lo bacia.
Subito timidamente, poi più intimamente. L’uomo la asseconda, prima non la forza e poi, quando lei si lascia andare, la sua bocca la travolge, ma le sue mani non la stringono troppo forte, né la trattiene quando lei si stacca.
Questo modo di fare, con passione ma senza possesso, la conquista del tutto.
Lo bacia di nuovo, e questa volta le sue mani trattengono la nuca e le labbra di lui sulle sue.
Le mani dell’uomo le accarezzano la schiena, vagano tra il collo e i fianchi, ma non vanno oltre.
L’ascensore preavvisa l’arrivo al piano e si ferma dolcemente, salutandola.
Lei scende, sta così bene che non le serve altro, ora che ha scoperto di avere un coinquilino così... ma esce anche lui, e l’ascensore scende, come se quello fosse anche il piano dell’uomo.
Lei non si ricordava di avere vicini di pianerottolo così, ma non le importa adesso.
Anzi, ha un pensiero improvviso: lo aspetta, lo guarda negli occhi e senza parole lo prende per mano.
Pensa: perché no? e lo guida fino al suo appartamento.
Entrano, e con aria di sfida lei in pochi movimenti rapidi si sfila il vestito e lo lascia cadere a pochi passi dall’ingresso. Lui non fa una piega, quasi indifferente si lascia levare la giacca e la camicia, sensualmente. Lei con entrambe le mani, si accarezza il viso con la camicia, inspirandone l’aroma di cui è intrisa. Poi gli accarezza le spalle e il petto piatto, ma l’uomo la ferma quando lei sta per levarsi il reggiseno.
Le si avvicina, la bacia di nuovo. Lei si concentra sulla sensazione delle labbra contro labbra, della lingua contro lingua, asciutto contro bagnato. Le ricorda l’eccitante ed elettrizzante esperienza del primo bacio, il voluttuoso magnetismo di due labbra turgide e desiderose. E reagisce con sensibilità ai movimenti delle sue labbra: un tenero, armonioso duetto. Lui le lecca gli angoli della bocca. Gli offre l’interno delle labbra mentre si baciano con passione. Gli accarezza il viso, il lato del collo, la nuca poi gli tiene la testa e le guance con entrambe le mani mentre gli tempesta di baci la bocca. Lui le copre gli occhi con le mani e gli infila la lingua in bocca. Sposta la lingua da una parte all’altra, dentro e fuori, con movimenti che richiamano quelli del congiungimento.
Poi la prende per mano e la guida in soggiorno e la solleva senza sforzo apparente e la fa sedere sul tavolo da pranzo. La bacia ancora, la sua lingua le sfiora le labbra e continua poi sull’orecchio e scende sul collo e sulla spalla.
Torna al collo, sotto il mento, e scende ancora tra i seni pieni fino al reggiseno.
La sua lingua la sorprende, inizia a disegnare il limitare delle coppe, segue il limite tra la pelle nuda e il pizzo leggero e trasparente. Poi la bocca trova un capezzolo, scuro e evidente sotto il pizzo, e lo prende in bocca, facendola trasalire.
La bocca di lui è calda e la sua saliva le bagna il capezzolo, lei lo sente irrigidirsi e lui lo stringe tra le labbra, poi ripete la stessa cosa con l’altro. Le sue mani sono sui suoi fianchi, ma ora che lei si sta eccitando sono scese verso le cosce e il glutei.
Le mani di lei gli accarezzano la testa, non si aspettava un trattamento così preciso e calmo, ma decide di goderselo...
Le mani di lui ora risalgono la sua schiena, trovano la chiusura del reggiseno e tornando a baciarla lui finalmente le sfila il reggiseno.
Le sue mani le prendono i seni, lui sente i capezzoli rigidi sotto le palme delle mani e lei sente le mani di lui scaldarle la pelle e la voglia.
Sente le mani di lui che le allargano i glutei, una mano di lui le sfiora la sottile striscia di tessuto del perizoma e lo tira un poco per poi lasciarlo, una, due, tre volte... lo strisciare del perizoma sulla fica perfettamente liscia e depilata e sul buchino la eccitano da morire, e la fanno decidere.
Fa lei la prima mossa.
Si libera di lui, con decisione gli sfila i pantaloni anche gli slip e fa sedere lui sul tavolo.
Le appoggia le mani sulla patta dei suoi pantaloni e la trova gonfia. Gli slaccia i pantaloni e glieli abbassa, il sesso di lui è eretto, lei lo accarezza attraverso il tessuto degli slip, contemporaneamente continua a baciargli il petto, alza l'elastico sopra l'erezione e fa scivolare gli slip lungo le cosce, seguendo il movimento con carezze e baci vogliosi. Ammira il regalo che ha appena scartato d’altronde è Natale!
Guarda la spavalda erezione e già pregusta il pensiero si assaggiarlo, baciarlo e...succhiarlo! Lo accarezza amorevolmente con le mani e lo vede e sente fremere di aspettative, quanto la eccita tutto questo! Si sente bagnare le mutandine.
Gli fa allargare le gambe, gli si avvicina, lo bacia e insieme prende in mano il suo cazzo duro e inizia a masturbarlo. Ora è lui che per un momento resta titubante, poi la mano di lei, veloce e decisa, non gli lascia scampo...
appoggia le mani sul tavolo e le si abbandona. Lei si stacca dalla sua bocca, gli occhi di lui non la lasciano, continua a muovere la mano sul suo cazzo e inizia a toccarsi un seno. Prende il capezzolo tra due dita, lo pizzica, stringe un po' il seno con la mano aperta. Vede la punta del cazzo lucida, raccoglie il primo umore di lui con le dita, e se ne bagna il capezzolo.
Lo sguardo di lui è affascinato, lei lascia il capezzolo e inizia a accarezzarsi con decisione sopra il perizoma.
Il pizzo la lascia sentirsi calda e bagnata.
Scosta lo slip, lascia per un attimo che lui veda cosa sta facendo, che ammiri le labbra della figa liscie e morbide, e prende a toccarsi con due dita il clitoride. Dopo qualche attimo, la sua bocca è sul suo cazzo.
Comincia a leccargli il cazzo: passa la lingua sopra il rilievo, lungo tutto il fusto, dall'alto al basso, e lateralmente!
Inturgidisce la lingua e da dei colpetti col la punta all'attaccatura tra glande e fusto. Lo sente che freme!
Gli accarezza le gambe le cosce, il ventre e gli addominali .... e il cazzo! E il resto del cazzo, con l'altra mano.
Poi apre la bocca e lo introduce lentamente. Lo fa appoggiare alla lingua, muove la testa dolcemente e continuamente su e giù e aumenta la velocità, gradualmente. Mentre le sue dita sono scese dal clitoride alla figa e stanno affondando tra le labbra bagnate. Cinge la base del pene con la mano e la muove su e giù mantenendo lo stesso ritmo della bocca: salgono e scendono insieme. Lo "slinguetta" lungo il fusto e spinge la punta nella fessura in cima al glande. Delizioso.
Poi, porta la mano libera sotto i testicoli, fra lo scroto e l'ano e massaggia con dolcezza, mentre succhia il pene, senza soluzione di continuità. Lo sente ingrossarsi dentro la sua bocca, sempre più teso, eccitato, oltre che dalla sua bocca, anche dai gemiti che le dita le procurano e dalla vista del bacino di lei che si muove insieme alle dita quando si penetra.
Lo porta molto vicino al limite, poi lo lascia, il cazzo eretto e bagnato di saliva, e gli porge le dita bagnate del suo sesso. Lei ha sentito il suo gusto, ora è lui che assaggia il sapore della sua figa.
E lui in risposta la fa scendere dal tavolo e le palpa il culo quasi nudo con le mani aperte.
Ora è di nuovo il suo turno; è bravo, non c’è dubbio, ma lei pensa che non si è ancora guadagnato il premio. Adesso che in parte lo conosce, ora che ha intravisto cosa può avere... farà il necessario per meritarselo?
lui le si avvicina e sorridendo le mette deciso le mani sui fianchi e la guida in centro al salotto.
Lei resta per un momento in dubbio, quasi ha paura, quando lui la fa sdraiare sul pavimento morbido e tiepido. Sarebbe del tutto illogico se prendesse adesso con la forza, ma...che ne sa lei di lui?
Comunque si lascia adagiare, le mani di lui sono gentili, e quando si mette carponi e le si mette sopra resta calma. Si calma del tutto quando con infinita dolcezza allunga un braccio, prende un sottile cuscino dal divano accanto e glielo mette sotto la nuca, come se si fosse scordato qualcosa di fondamentale e imperdonabile.
Lui si china a baciarla, un bacio lungo e umido, che continua sul suo mento e poi sul suo collo.
Spostandosi verso i piedi continua a baciarla e leccarla tra i seni, fermandosi per un breve ripasso dei capezzoli, poi prosegue. Il busto, le costole, la concavità del ventre, l’ombelico, il monte di venere... tutto merita le attenzioni della sua bocca e della sua lingua. Poi inaspettatamente, si ferma.
Con calma e fermezza la fa sdraiare a faccia in giù e le si mette accanto.
Lei è sorpresa da questo colpo di teatro, forse un poco delusa, aspettava quella bocca calda e quella lingua abile sulla figa.
Prima che si riprenda, bocca e lingua di lui sono di nuovo sulla sua nuca, poi sul collo, poi lungo la schiena, mentre lei si chiede quanto ancora dovrà desiderare il suo cazzo per averlo, finalmente...
Ora l’uomo le fa allargare le gambe, guidandole dolcemente i piedi, e dopo averla carezzata dalla caviglia fino alle cosce arriva con le mani sui glutei.
Riprende ad accarezzarla, per un attimo, poi la prende per i fianchi l’aiuta a piegare le gambe e a sollevare il bacino. Lei resta con la testa appoggiata al cuscino, dolcemente abbandonata alle sue mani, il culo sollevato, i glutei un po' tesi e allargati, la figa esposta. È del tutto indifesa, il suo sesso e il suo buchino sono del tutto indifesi, a totale disposizione di uno sconosciuto, è nelle sue mani... e non ha paura. Quello che sente è solo desiderio.
Lui si china e con le mani sui suoi fianchi rivolti verso di lui riprende a baciarle il terminare della schiena, le fossette, poi arriva al solco. Lo segue con la lingua, lentamente, mentre le mani allargano i glutei già tesi per la posizione. La lingua di lui si avvicina al buchino, lei si irrigidisce, un po' per il timore e un po' per l’attesa, ma lui trascura questa parte, la salta e prende a disegnare con la lingua la linea che separa le cosce dalle grandi labbra.
Lei inizia a gemere sul serio. Era già eccitata da morire, ma ora, finalmente, la sua lingua calda e bagnata è dove lei la desiderava da tempo. Lui gioca con la lingua vicino alla figa, resta ad assaggiare il gusto di lei che le ha bagnato le grandi labbra, poi va in cerca del clitoride. Quando la lingua lo sfiora, lei non riesce a non irrigidirsi di nuovo, ma questa volta è per puro piacere.
La lingua di lui, precisa e delicata, le stuzzica il clitoride, lo accarezza, lo inumidisce, poi finalmente l’uomo si decide e lo succhia con decisione, accarezzandolo nello stesso momento con la lingua.
Lei sente ondate di piacere ad ogni colpo di lingua e a ogni succhiata, non resiste e le sue dita lo raggiungono, reclama la sua parte... lui la lascia un attimo e la guarda quando con due dita prende a masturbarsi il clitoride con ancora più decisione. Lui con le mani allarga le grandi labbra, sente che è il momento giusto, e affonda la lingua nella sua figa. Scava a cercare la sua linfa, la beve avido appoggiando le labbra alla fica di lei e succhiandola mentre la lingua continua a muoversi dentro.
Il bacino di lei si agita, lui lascia la figa e con la lingua bagnata degli umori di lei va a cercare il buchino... Quando la lingua di lui lo sfiora, e subito dopo prende a leccarlo con decisione bagnandolo di saliva e di umori, le dita di lei sfuggono al clitoride. Le dita di lei affondano per intero nella figa e subito dopo prendono a muoversi veloci.
Lui si rialza, le si avvicina, le accarezza la mano con cui lei si sta masturbando, la ferma e poi la guida sul suo cazzo eretto. È lei stessa che lo guida alla figa, a lui basta spingere poco per entrare.
Lo affonda tutto, lei resta ferma come per assaporarlo... finalmente!
Lui si muove lentamente all’inizio, poi più velocemente, poi di nuovo lento, lei lascia che sia lui a fare tutto, del resto se l’è meritato. Oppure è lui il premio per lei?
Resta con il busto sul pavimento, la testa di fianco, i gemiti che escono liberi, i seni che sfiorano il pavimento quando i colpi di reni di lui la muovono. Lui è preciso, mai violento ma spesso profondo e sempre deciso.
Lei si lascia definitivamente andare, le mani ora sono sul pavimento, aperte, a fianco del cuscino, per puntellarsi e aiutarlo a entrare di più quando il suo bacino sbatte contro i suoi glutei.
Lui fa qualcosa che lei non si attendeva, non ora, ma che la eccita tanto di più ancora...
Le infila lentamente un dito nel buchino.
Lei resta per un momento senza fiato, ma subito i movimenti di lui, la sincronia del cazzo e del dito la fanno sentire bene, anzi meglio di prima, e lei ci si abbandona ancora.
Lo attende, lei è vicina all’orgasmo come pensa anche lui, ma in realtà non è sicura che le basti...
Sente il cazzo di lui preso nella figa, bagnato e caldo, e il suo dito che si muove nel suo culo, si sente piacevolmente piena quando lo stringe per aumentare il piacere dei suoi movimenti, a un passo dall’orgasmo. Ma...
Lui si ferma.
Lei ha due pensieri, insieme... una paura e un desiderio.
Lui appoggia il cazzo, bagnato di lei, al buchino, ma non entra. Aspetta lei.
Lei non dice nulla, stringe il cuscino. Aspetta lui.
Lui entra. Finalmente!
La penetra piano, con attenzione e delicatezza, poi si muove dentro di lei con cura, con decisione ma con dolcezza. Lei si muove lentamente contro di lui. Le dita di lei affondano nella figa e sostituiscono il cazzo di lui e la riempiono ancora. I movimenti di lui accelerano, il piacere ora la travolge, lui corre dentro di lei mentre le dita di lei inseguono il ritmo di lui muovendosi nella figa. Ora è il momento perfetto, ora lei vuole l’orgasmo, e vuole che venga anche lui, dentro di lei e in questo modo... è questo che vuole.
Lei soffoca i gemiti nel cuscino, per quanto riesce, per una piccola eternità, non vuole lasciarsi andare e non vuole che lo faccia lui, non ancora, lo vuole dentro, ancora... poi grida più forte, e viene mentre anche lui raggiunge l’orgasmo e viene dentro il suo culo.
Ora tutti e due riprendono fiato, sudati e accaldati. Lei si è accasciata e gli è ancora sdraiata di fronte. Si china sulla schiena di lei, le dà un bacio dolce e affettuoso, e le sfiora una piccola zona della nuca che non aveva mai sfiorato prima.
Con quel gesto disattiva il chip mnemonico selettivo che lui stesso le aveva inserito sottopelle la notte prima, quando lei dormiva. Il chip avrebbe alterato ipnoticamente la memoria e la coscienza della donna, sovrapponendosi a quella vera e cancellando tutto quello che riguarda lui e la loro vita insieme, senza per questo condizionarle la memoria né tantomeno la facilità di provare e ricordare emozioni, anzi... facendola sentire libera, coraggiosa e abbastanza elettrizzata per vivere pericolosamente.
Tutto il necessario per vivere senza paura, anzi desiderare e accettare, un’avventura con uno sconosciuto.
Il suo regalo per lei.
Lei si volta, lo riconosce, gli fa un sorriso largo e pieno d’amore e di riconoscenza.
Lui le si sdraia dolcemente sopra, le dà un bacio leggero sulle labbra e le sorride a sua volta, guardando quegli occhi pieni di sorpresa, di gioia e ancora velati di piacere.
“Buon compleanno, tesoro!”