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La cavallina
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Titolo: La cavallina
Autore: Mara
Contatto:
Racconto n° 385
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"Stasera abbiamo ospiti. So che sei indisposta, ma non potevo dire di no… è una cosa un po’ particolare. Ne sarai contenta cucciola.“.
“Posso almeno sapere chi è? “.
“Non chi è… ma chi sono… caso mai. Ma non preoccuparti. ”.
Lo guardavo un po’ perplessa. Ero indecisa se urlare o se portare ancora una volta la santa pazienza delle slave. Bisognerebbe inventare un santo per gli slaves. Però a pensarci bene un po’ slave lo erano tutti i santi… a partire dall’antico testamento. Adamo fu il primo… subì una mutilazione per arrivare al piacere di avere una donna, Abramo che fece da schiavo per ben quattordici anni al suocero per avere sua moglie… fino ad arrivare a noi con i vari Patroni locali che variano dalla graticola alla fustigazione, al rogo, e via dicendo… che fossero… un pochetto slaves?
Mha… intanto lui se n’era uscito, e io dovevo preparare per non so chi e non so cosa. Il cellulare l’aveva lasciato vicino alla finestra.
Quindi, come da settimo comandamento del decalogo della brava slave… bisognava arrangiarsi. Usare l’immaginazione.
Ma che mi dovevo immaginare? Togliamo che a lui non posso chiedere nulla, forse qualcosa lo trovo nel suo cellulare… già… è strano che l’abbia lasciato a casa. Non girava mai senza.
Meglio chiudere la porta prima di un’azione cosi ignobile, nel caso tornasse almeno avrei avuto un po’ di tempo per rimettere a posto tutto. Scusa ufficiale: c’erano dei testimoni di Geova che giravano intorno a casa e non volevo che provassero ad entrare… sai non ho molto tempo devo preparare…
Che brava slave…
Digito sui messaggi. Forse è li la chiave del mistero. Se lo sapesse lui… pensare che tutti dicono che sono proprio una brava slave.. hehe pazienza tanto non lo verrà a sapere nessuno.
Ricevuti. 03-05-30 h. 23.11 Domani ti porto mia moglie. Posso assistere?
Che è ‘sta cosa?
Assistere a cosa?
Inviati. 03-05-30 h. 23.20 Perfetto. Non c’è problema. Alle 20.00 a casa mia.
Perfetto?
Macchè perfetto… non è perfetto per nulla.
Ma poi chi è questa persona… non mi aveva mai parlato di questa cosa. Un’altra sorpresa delle sue. Ci risiamo.. Va bhè… mettiamo a posto tutto e riapriamo la porta.
La sala dei giochi. Apriamo un po’ la finestra e facciamo passare l’aria… stasera sarà movimentata. Una moglie… portata dal marito… uhmm questa faccenda intriga… e lui lo sa bene.
Tiro fuori i giocattoli o no? Forse è meglio di no. Se per lei è la prima volta non è per niente il caso di buttare troppa carne al fuoco e poi ci penserà lui a introdurla piano piano.
Appoggio solo le polsiere e le cavigliere sul cavalletto… mi sa che servono… e pure il bavaglio. Ho il vago presentimento che serva…
Ma dove sarà andato lui? E io come mi devo preparare?
Accidenti proprio oggi che ho il mestruo. Al diavolo Eva e il suo peccato originale… spero almeno che sia stato fantastico perché pigliarsi sul gobbone un tale incubo per una prestazione del tipo toccata e via… sarebbe stata proprio una gran fregatura…
In ogni caso, spero che cenino a casa loro, non ho nessuna intenzione di cucinare per gente che non conosco neppure. Le sei… spero che ritorni.
Il campanello. Finalmente è arrivato.
“Come mi metto? “.
“Come al solito cagnetta. Ho ordinato la cena per quattro. Mangeremo in sala e tu servirai. Sai come ti voglio. Il resto te lo dirò durante la serata.”.
Meno male, almeno non cucino. Ha fatto spesa… chissà che ho comprato.
“Ti piace? “.
Una ciotola per cani… una di quelle grandi di metallo. Lo guardo con un aria da indecisa se ucciderlo o leccargli la mano… “Si… compriamo un cane? “.
Questa me la potevo risparmiare… sapevo benissimo che era per me… ma volevo che me lo dicesse lui.
“No… lo sai benissimo per chi è. Tu ci servirai e mangerai nel tuo angolo. Quando saranno qui loro non dovrai fiatare. Non dovrai parlare in nessun caso e in nessun caso permetterti di fare qualsiasi cosa che non ti sia stata ordinata. Un’altra cosa. Tu dovrai prepararla. “.
“Come devo prepararla? “.
“La devi far diventare una slave, almeno per quanto riguarda la coreografia, al resto ci penso io. Non dovrai rivolgerle la parola. La condurrai nel bagno. Non è rasata, quindi a te l’onore di questo compito. L’aiuterai a fare la doccia le metterai polsiere e cavigliere e la condurrai da noi. “
“Va bene Padrone. “.
“Un’altra cosa … non fare la furbetta… guarda che me ne accorgo… devi solo prepararla… non slinguazzarci… capito? “.
“Capito… capo.”.
“Almeno fino a che non te lo dico io… “.
Grazia ricevuta. Un bacio mi sfiorò le labbra. Lui capiva al volo ogni mio desiderio come io assecondavo ogni sua follia. Follia che amavo anch’io… se non nell’immediatezza del fatto dopo averla provata.
Cominciai con il farmi una doccia. Mi piace prepararmi per il mio Padrone, ancora di più se non conosco la sua volontà, i suoi obbiettivi. La cosa mi eccita, mi fa volare con la fantasia.
Gli sconosciuti ospiti… che avrebbero rappresentato nel nostro gioco?
Mi passavo le mani sul corpo. Pensavo a come avrei potuto aiutare la mia compagna… pensavo come avrei dovuto comportarmi… ai suoi rossori… alle sue voglie… al suo piacere che non sarebbe mai stato il mio.
Ma l’attesa, il piacere negato erano comunque percorsi che portano al piacere assoluto… al piacere gustato fino all’ultimo ansimo. E che parte avrebbe fatto il marito? Sarebbe stato partecipe o solo spettatore del tutto? E qual era il suo obiettivo?
Mi asciugai. Tirai i capelli indietro legandoli in una coda che chiusi con una treccia. Non dovevano dare alcun fastidio.
Avevo già preparato il mio completo. Il corsetto con le stecche, gli autoreggenti di pizzo, il mio collare, il guinzaglio… polsiere e cavigliere… null’altro.
Era sempre un momento eccitante prepararsi, infilare il corsetto, aggiustarvi i seni.. con le stecche che gli premono provocando alla loro base un sottile fastidio che piano, piano aumentava fino alla soglia di un dolore sottile e lancinante dal quale faresti di tutto per sottrarti.
Agganciare il guinzaglio al collare lasciandolo libero dietro la schiena… pensando a quando verrà usato o almeno sperare che verrà usato.
Purtroppo stasera devo mettere anche l’assorbente interno… un bel fastidio! Benedette donne… e soprattutto benedette slaves…
Comunque non importava. Avevo già giocato in questa situazione e lui era stato abile a dribblare il problema e a usarmi a dovere con soddisfazione reciproca.
Reciproca ho detto… lui non si dimentica di me se sono brava… e generalmente lo sono sempre. Va bhè … sicuramente non perfetta ma almeno ci provo.
Trucco e profumo niente. Lui non vuole. Preferisce i profumi naturali e il viso sgombro da colori che potrebbero sporcare o intralciare i nostri giochetti con colate colorate, trasformando una slave in un piccolo indiano legato al totem. Le polsiere e le cavigliere… ne avevo portate anche per la mia sconosciuta compagna…
Insomma ora sono pronta e tutto era pronto. L’orologio segna le sette e trenta. Il campanello. Lui va ad aprire e ritorna con la cena. La loro cena…
La mia sarebbe stata solo l’avanzo di lui.
Preparai la tavola con i tre coperti. La cena era un buffet freddo, visto il caldo dell’estate neonata.
Lui mise la ciotola vicino alla sua sedia.
Il campanello risuonò. Lo guardai. Sapevo che erano loro, ormai l’orologio segnava le otto e cinque. Che dovevo fare?
Lui mi abbracciò.
“Non preoccuparti. Vedrai che andrà tutto bene. “.
Un bacio e lasciandomi si dirige verso l’entrata. “Ciao, benvenuti.”.
“Ti presento mia moglie. “.
“Piacere Lucile. “.
Parlottano. Hanno la voce bassa… cavolo non riesco a sentire cosa dicono. Che cavolo stanno dicendo? Zitta, non pensare. Stanno arrivando.
“La mia dolce slave. “.
Finalmente li vedevo.
Lui alto, biondo con gli occhi azzurri, sui quaranta. Nonostante ciò non era proprio carino. Aveva un sorriso stentato, marcatamente falso, di cortesia. Occhi piccoli, curiosi. Occhi piccoli che non lasciavano trasparire i pensieri. Questo mi inquietava. Maglietta arancio e jeans. Niente a che fare con lo stereotipo del bdsmer.
Lei alta, non proprio esile, ben proporzionata, con un particolare che farà sicuramente piacere al mio Padrone. Un seno da favola, incoronato da un decolté profondo. Dalla minigonna scendevano due gambe ben tornite che appoggiavano su sandali con il tacco a spillo. A guardarla pareva aver appena passato la trentina.
Mi piaceva, aveva occhi neri e grandi. Occhi che parlavano. Labbra carnose, senza per questo essere sbordate.
Non posso parlare. Chino il capo. Quell’essere mi continua a guardare le tette… mi infastidisce la sua insistenza.
Generalmente mi fa piacere essere guardata, magari anche desiderata… ma quel tipo non mi piace, mi infastidisce appunto.
Tiro indietro le sedie e li faccio accomodare. Il mio Padrone a capo tavola. Lui e lei uno di fronte all’altro. Parlano di tutto senza riferirsi a me. Senza mai parlare di BDSM e neppure di sesso. Tutto. Tempo compreso. Servo le pietanze con il piatto di portata una di seguito all’altra e verso il vino là dove manca.
Tutti fanno finta che io non esista. Un fantasma che alita intorno a loro, magari entra nelle loro paure del dopo, ma mai entrava nella loro realtà.
I piatti erano stati tutti serviti, sul tavolo non mancava nulla.
“Vieni qui cagna. “.
Finalmente mi vede.
Cavolo, pensavo che sarei servita solo a quello… mi avvicino dal lato dove è seduta lei.
Prende il suo piatto e versa i resti nella mia ciotola.
“Mangia anche tu.”.
Lo guardo. Sa bene che odio fare queste cose. Sa bene che non amo mangiare quello che non mi piace. Ma sa altrettanto bene che mi piace essere obbligata. Mi piace farlo sentire grande in presenza di altri.
Mi chino e a carponi comincio a mangiare dentro la mia ciotola.
Sento gli occhi di lei su di me. Non posso girarmi ma li sento. Chissà cosa sta pensando. Non porto nulla. Certo vede il mio sesso. Chissà nelle sue fantasie cosa sta desiderando…
Uno strattone. “Preparaci il caffé cagna. “.
Mi rialzo, cercando di pulirmi la faccia alla bene meglio. Mi avvio verso la cucina. Inizio a preparare il caffé. Il corsetto fa già male. Mentre il caffé è sul gas mi sollevo i seni e ci soffio sotto. Li coccolo un po’.
Che sciocca quella a stare con un tipo del genere. Non oso pensare alle sue mani su di me. Per carità, mi fa rabbrividire solo il pensiero.
Lei invece, mi pare dolce e delicata. Mi piace.
Il caffé borbotta.
Prendo il cabaret, le tazzine e comincio a versare il caffè. La zuccheriera. I correttivi sono nella sala da pranzo. Se servono lui me lo dirà.
Prendo il tutto e vado da loro.
Mi avvicino a lui. “Ferma. “.
Non mi muovo, ma che succede? Il caffè si fredda. Lui comincia a passare il mio sesso con le dita. Lo odio. Un calore improvviso mi pervade il corpo. I capezzoli escono e si induriscono. Smette.
“Vedi Lusile com’è sempre calda la mia cagna? Cosi deve essere una slave. Sempre pronta per il suo Padrone. “.
“Servi cagna.”
Passo le tazzine ai miei ospiti. E mi rimetto in ginocchio vicino a lui. Lui sorseggia il suo caffé e senza che mi accorga con una mano ha aperto la sua lampo e fatto scivolare fuori dalla patta il suo sesso.
Lo vedo proprio quando mi sento strattonata per i capelli. Mi trascina in mezzo alle sue gambe e me lo fa infilare in bocca.
Il suo caldo sesso fra le mie labbra, appoggiato sulla mia lingua. Cominciai a leccarlo a passarlo, a giocarci. Mi piaceva sentirlo via, via indurirsi fra le mie labbra, cominciare a sgocciolare… i suoi primi umori … mi piaceva.
Me lo toglie… resto come una bimba alla quale tolgono la bambola. Con uno sguardo fra il ti uccido subito o più tardi, quando forse mi ridai la mia bambola?
“Lusile ora segui la mia cagna e lascia fare a lei. Ricordati che non può parlare, ma se vuoi qualcosa o vuoi chiedere qualcosa devi chiedere esclusivamente a me. Tuo marito d’ora innanzi non ha più nessun potere su di te. Io solo io ora posso disporre di te. Non aver timore. Ricordati che possiamo tornare indietro ora quindi se non sei convinta dillo adesso, poi dovrai fare esattamente quello che ti dico. “.
Lei guarda il marito. Che fesso! Manco l’abbraccia. Manco pensa di farlo scommetto.
“Certo che è convinta. ”.
Risponde lui. Deficiente! Manco la lascia rispondere. Il mio Padrone la guarda, le si avvicina le alza il volto con le mani e le dice: “Sei convinta? “.
“Si. “.
Che vuoi che ti dica? Stupidotto di un Padrone con un marito cosi, non può fare nulla di differente.
“Vai allora. “.
Le prendo la mano. Vieni piccola, vieni. Penso. Ora la rapisco io per un po', me la coccolo e spero che cambi idea su quel fesso di suo marito.
La porto in bagno e chiudo la porta dietro di noi.
I suoi occhi sono sui miei seni. Ormai sono rossi anche sopra. Quelle maledette stecche lo irritano e, lo rendono caldo e dolente. Un leggero rossore si è ormai sparso sulle mammelle.
Comincio a spogliarla. Lei si lascia fare come un agnello pronto per essere immolato ad una volontà non sua. Non mi piace questo. Le slaccio gli ultimi bottoncini della camicetta con il decolté.
Gliela sfilo. Le passo le mani sul viso, lo prendo. I suoi occhi mi guardano. Chissà cosa stanno pensando. L’accarezzo.
Scendo nuovamente. Le sfilo la gonna. Inginocchio davanti a lei le slaccio i sandali.
Ora mi è dinnanzi con il perizoma e il reggiseno. Comincio a sfilarle il perizoma. Mi accorgo che ha uno strano tatuaggio sul pube. Un cavallino come quello della Ferrari. Fra i suoi peli spicca come sopra ad un prato incolto.
La bacio proprio lì. So che non devo fare nulla con lei, mi è stato ordinato. Ma è una cosa che mi esce spontanea, mi pare un gesto per farla sentire bene.
Le mie mani le accarezzano le natiche, le mie labbra appoggiate sul suo pube.
Non dice nulla, ma le sue mani mi stringono a se. Sembra che cerchino qui che il piacere la sicurezza. Lo sento. La sua pelle freme. Il suo sesso profuma.
Mi sciolgo dalla suo abbraccio e mi alzo.
La giro delicatamente. Le slaccio il reggiseno, glielo faccio scivolare dalle spalle. Lei mi aiuta.
Si gira. Ha le mani sui seni, come per coprirli in un ultimo tentativo di mantenere qualcosa di se nascosto al mio sguardo… al suo destino.
Le prendo le mani, gliele sposto. I sui seni bianchi e grandi. Scommetto che da ragazzina la rendevano goffa e impacciata. Ne so qualcosa purtroppo… poi erano diventati il suo punto di forza.
Le sue aureole sono grandi e marrone scuro, con al centro un capezzolo grosso e già esposto e duro.
Aveva una pelle chiara, lucida. I capelli corti incorniciavano il suo viso. Era davvero bella. Fianchi larghi e vita stretta, alta con i seni grandi. Il suo culo era proprio ben fatto.
Comincio a far scorrere l’acqua del bagno. Metto il bagnoschiuma nella vasca.
La invito a sedersi sullo sgabello. Mi metto dietro di lei. L’abbraccio. Le mie labbra sono appoggiate sul suo orecchio. Le china il capo verso di me. Prende le mie mani e le stringe. Dai suoi occhi scende una lacrima. La bacio.
Ho capito. Lei non voleva tutto questo, non le interessava. Ama troppo quel deficiente e lo sta facendo solo per lui. Possibile che certi uomini non capiscano il valore e il cuore delle persone che gli vivono accanto?
La coccolo. Non riesco a farne a meno. L’acqua è quasi pronta. La invito ad alzarsi.
La faccio accomodare nella vasca. L’acqua sembra rilassarla.
Chiude gli occhi. Prendo la spugna e inizio a passarla. Lei mi toglie la spugna.
“Fallo con le mani … ti prego. “.
Come posso non soddisfarla? E chi mai ascolterà ancora il suo volere?
Butto la spugna e comincio a passarla con le mie mani.
Il suo corpo reagisce sotto il mio passaggio. I suoi seni mi scivolano fra le dita. Il suo sesso fra la mia mano. Sensazioni mie e sue. Sensazioni e sogni. Attimi non proprio di piacere… ma più di dolcezza.
Ora la faccio uscire. L’asciugo come si fa come una bambina. La sfrego bene. Voglio che senta che io tengo a lei. Tengo ad una sconosciuta che mi ha fatto toccare il suo cuore nell’universo di una lacrima.
La sua pelle si arrossa. La rende più bella.
I suoi capelli si asciugano facilmente. Prendo le polsiere e le cavigliere. Mi chino davanti a lei. Comincio a mettergliele.
Oddio… dimenticavo di rasarla.
Mi sarei presa una bella punizione per non averlo fatto… cavolo per fortuna che mi sono svegliata per un attimo dalle mie sensazioni.
Prendo le sue mani e la faccio sedere sul bidé. Mi inginocchio vicino a lei con il rasoio fra le mani. La guardo.
Lei mi sorride. “Fallo. “.
Le sorrido. Comincio a far scorrere l’acqua. Acqua calda. Le insapono il sesso. Passo il rasoio con una mano e con l’altra la sciacquo.
Carezze e rasoio. Finito. Mi chino sul suo sesso e lo bacio. E’ caldo e profumato.
Mi solletica.
Prendo la salvietta e gliela porgo.
“No ti prego fallo tu. “.
Si rialza e allarga le gambe. Passo la mia mano fra il suo sesso. Delicatamente.
Attimi. Attimi in cui lei sembrava dimenticare il suo carnefice. Il suo amore delirante.
“Finito cagna? “. E’ lui sulla porta. Lei si riprende. Sembra diventare di ghiaccio. Sembra riprendere il suo abito che le copre l’anima.
Io accenno un si. Lascio la salvietta e finisco di metterle le polsiere.
“Allora fuori. Vi aspettiamo nella sala giochi. “.
Accompagnai Lucille davanti al mio padrone. Lei mi strinse la mano prima che io gliela lasciassi per consegnarla a lui.
La guardai. Volevo che sapesse che io ero li.
Mi allontanai e andai nel mio angolo, in ginocchio.
Il fesso si era seduto sulla poltrona davanti al fuoco. L’aveva girata verso il centro della stanza.
Mancava che avesse in mano i pop-corn e poi sembrava uno che stava aspettando l’inizio del film in un cinema. Non pareva rendersi conto del regalo che gli stava facendo sua moglie.
Il mio padrone le passò le mani sui seni. Gli piacevano, lo sapevo. Cominciò a tirare un poco i capezzoli. Lei non fiatava. Socchiudeva gli occhi e lasciava fare.
Non un movimento. Solo il suo respiro si faceva appena più intenso.
“Ti piace troietta? Hai delle belle tette. Tette che si prestano molto ai miei giochi. Bene… “.
La prese per i polsi e la condusse alla gogna. La fece inginocchiare. Le bloccò la testa e i polsi. “Alzati il culo cagnetta. “.
Cerca di alzarsi, lui le infila sotto il tavolino di pelle.
Le ferma i piedi con dei moschettoni che fermano le cavigliere alle gambe del tavolino. Le sue mani passavano accarezzandole le natiche di lei.
L’accarezza. Vuole sicuramente infonderle coraggio.
Anche lui come me ha capito il gesto di quella splendida donna.
La sua mano passò fra di loro e scese a controllare il suo sesso.
Lo trovò sicuramente pronto.
“Brava cagnetta vedo che ti piace. “.
Io dal mio angolo non riesco a vederla in viso. Mi spiace questo. Vorrei che mi sapesse vicino a lei, che potesse leggere nei miei occhi quanto l’ammiravo.
Ma vedevo il fesso. Lo vedevo viscido. Si vedeva che si eccitava vedendo la moglie nelle mani di un altro uomo, contro la sua volontà. Contro la sua volontà, ma disposta a tutto per lui.
Lo vedo far scendere la lampo dei pantaloni e, con il sesso fra le mani … cercare di masturbarsi.
Lo sapevo, è un segaiolo impotente. Certo nei suoi occhi non si poteva leggere null’altro che la voglia di soddisfare sé stesso.
Il mio padrone la lascia e viene da me. “Vieni cagna. Facciamo vedere alla nostra troietta come sei brava. Non vuoi far vedere come sei obbediente?”. Prende il mio guinzaglio e mi strattona.
Mi fa gattonare fino al mio palo, tipica posizione della cagnolina.
Gli occhi del fesso li sento.
Mi fa rialzare.
Mi bacia. “Forza cucciola. “. Mi sussurra in un orecchio. Lo guardo e guardo lei. Lui annuisce. Senza discorsi ci capiamo. Lui sa esattamente cosa penso ed è d’accordo con me.
Mi aggancia con i polsi in alto. Purtroppo non potrò vederla per ora. Il mio viso è contro il legno.
Mi aggancia le caviglie divaricandole. So cosa vuol fare. So cosa vuol fare vedere.
La frusta.
La mia dolce tentazione. I miei seni sono ormai dolenti e il legno sfrega contro i miei capezzoli ormai duri.
“Avanti cagna. Vediamo cosa sai fare. “.
La frusta vibra, s’abbatte sulla mia schiena, sulle mie natiche.
Dura e inflessibile batte la mia carne. Ansimo. Mugolo. Non voglio parlare, non posso c’è un ordine.
“Ti prego basta. Non farle male. “.
La voce di Lucile imprevista.
“La mia cagna è solo un animale. Non preoccuparti. Pensa a te. “.
Lascia la frusta e sento i suoi passi avvicinarsi a Lucile.
“Ora vediamo se ti permetti di intrometterti ancora cagnetta.”. Le sta mettendo il bavaglio. Oddio… poverina non ne sa nulla. Il marito non l’ha neppure preparata. Che razza d’individuo.
La frusta riprende. Non ho tempo di pensare più a lei. Devo concentrarmi. Non devo far uscire nulla dalle mie labbra.
“Ora facciamo vedere a Lucile quanto sei porca. “. Che intende fare?
Sento i suoi passi. Prende qualcosa. Lo sento tornare.
Mi allarga le natiche e comincia a divaricare il mio ano. Cerca di far scivolare dentro qualcosa… un dildo… cavolo è grosso. Mi fa male.
Mi allarga. Lo spinge. E’ dentro. Un sudore freddo mi passa la pelle. Che succede? Vibra.
Nooo… mi sta facendo morire. Il mio bacino è incapace di trattenersi. Mima con i suoi movimenti un amplesso contro il legno. Cerca il piacere. Non sento più dolore, sono ormai sola su di una nuvola tutta mia alla ricerca del mio piacere. Alla ricerca di un improbabile orgasmo. Odio questo tipo di sensazione, odio quell’aggeggio… sono cose infernali. Ti portano fino sull’orlo, ti fanno ammirare il panorama, ti fanno sognare e poi… ti impediscono di spiccare il volo nel piacere.
“Ti piace la mia cagna Lucile? Ti piace vedere il suo culo pieno? La vorresti per giocare? “.
Sentivo che la stava battendo sulle natiche. Un dolce suono. Un suono particolare. Le natiche di Lucile erano sode e grosse. Un culo perfetto. Un suono altrettanto perfetto. Sentivo che urlava, senza poter far uscire il suono, sentivo che si dimenava… ma non poteva sfuggire al suo destino. Era il suo cuore ad incatenarla li.
Ritornò da me, fermò l’aggeggio. Mi sciolse. Finalmente rividi gli occhi di Lucile. Erano gonfi di lacrime. Non vedevo ancora il piacere. Solo il dolore. Solo l’abbandono. Guardai il fesso. Il suo cazzo era diventato appena visibile e stretto fra le sue mani pareva un peperone rosso. Era rosso e duro solo perché se lo stringeva forte impedendo la circolazione altrimenti si sarebbe lasciato andare in un mare di gelatina. Lo odiavo. Se avesse potuto avrebbe tifato come allo stadio.
Cercava di eccitarsi facendo montare la moglie ad altri. Il mio Padrone mi fece scivolare fuori il dildo delicatamente. Mi strinse a lui e mi coccolò. Un attimo. Un attimo per infondermi fiducia e coraggio. Per farmi capire che lui mi amava… Lo capivo.
“Giù cagna. Quattro zampe. Seguimi.”.
Sempre gattonando e strattonata dal guinzaglio lo seguo.
Penso che la serata rimanga sul soft vista la situazione. Il coraggio di Lucile non deve ulteriormente esserne provato.
Mi aiuta a rialzarmi e mi fa sedere sulla seggiola della Principessa. Una sua invenzione, ma tanto antica a quanto mi pare… era una sedia incava all’interno con un dildo che sporgeva dall’apertura.
Lui l’aveva pure meccanizzato e con un comando esterno poteva regolare il suo movimento.
Nel sedermi lui mi fa scivolare il dildo nell’ano ormai dilatato. Ma comunque non senza farmi male. Lo posiziona al punto giusto facendomi sedere.
Non avete ancora capito perché si chiama la seggiola della Principessa? Insomma non avete mai letto fiabe. Vi ricordate la principessa sul pisello?
Va bhè è una cazzata… ma di certo le sensazioni che regala quest’aggeggio non lo sono.
L’impalatura perfetta per un piacevole quarto d’ora o per il tempo che il Padrone ritiene necessario e con le modalità che lui ritiene opportune.
Mi aggancia i polsi e le caviglie. Ora è il momento.
Il telecomando fra le sue mani. Mi guarda e sorride.
“Pronta cagna? “.
“Certo Padrone. “.
Lo aziona. Un brivido caldo sale dal mio sesso, percorrendo il mio corpo… invade la mia mente. Mi sento piena, piena di lui, del suo gioco del suo piacere… della sua volontà.
Luisi gira e va verso di lei. Lei che lo guarda cercando di indovinare le sue mosse, cercando di non opporsi, cercando… un attimo di tenerezza negli occhi del marito.
Ma non la trova. Incontra invece i miei. Io la guardo. La desidero. Desidero far parte di lei del suo piacere più d’ogni altra cosa. Desidero far parte della sua anima per infonderle coraggio. Desidero farla sentire importante.
Il mio Padrone l’accarezza, la coccola.
“Vedi la mia cagna quanto è brava… vedi com’è calda… tranquilla ora. Vedrai che godrai anche te… vedrai… “.
Gli scivola dietro. La mano gli passa sulle natiche bianche di lei. Nuovamente l’accarezza. Nuovamente la coccola.
Ora. Ora è giunto il momento. Ora si deve fare.
La mia eccitazione sale, insieme alla mia paura. Paura per lei… Guardo il fesso. Lui ormai è paonazzo. Il suo cosino fra le dita. Se non fosse un momento cosi magico, mi metterei a ridere. Sembra che stia masturbando un lombrico.
Io non ce la faccio più… mi lascio andare ad un orgasmo che mi ribolliva nel ventre da tempo… mi ribolliva da quando le mie mani avevano toccato il corpo di lei… Un urlo.
E’ lei. La mia cucciola. Nonostante il bavaglio… urla. Il mio Padrone la sta prendendo. La sta aprendo.
“Calma piccola troia, ora ti apro i buchi. Voglio che siamo aperti per bene… Voglio non dover far fatica la prossima volta. “.
Lacrime rigano il volto di Lucile. Lacrime e sudore. Conosco quel sentire. I primi colpi che entrano sono come lampi lancinanti che ti offuscano il cervello. Senti il tuo corpo venir meno, il respiro farsi più accelerato. Vorresti scappare, vorresti urlare. Dire a te stessa non è possibile, cosa sto facendo? Quando mai l’ho voluto veramente?… E poi… poi il dolore si fa più insistente come i suoi colpi, sempre più ravvicinati… poi insieme viene anche il piacere. Vorresti che qualcuno ti toccasse, vorresti che lui prendesse anche la tua fica con le sue mani, con un dildo, con qualsiasi cosa… devi esplodere. Devi, non riesci… nonostante tutto… nonostante il dolore.
La sento esplodere… Sento che si sta liberando di un dolore ormai antico, di un dolore che non è quello fisico di oggi, ma era li da chissà quanto.
Esplode fra le mani del mio Padrone. Fra le mani di qualcuno che finalmente la tratta come una donna, oltre che un giocattolo.
Lui non si ferma. Toglie il sesso dal suo ano e lo infila nella sua fica. Continua. Lo sento. Lo guardo. Il suo viso è arrossato, quasi spossato. Continua.
Gli piace lo so. La cosa mi eccita di più del giocattolino su cui siedo. I miei orgasmi mi travolgono… come gli orgasmi di Lucile. L’aria si fa densa dei nostri profumi… L’aria sa di noi.
Il fesso non capisce questo sottile contorno, questa linea d’ombra tra il sesso come meccanismo corporeo e il BDSM… Nel BDSM sei completamente di chi ti possiede… completamente. Non esiste parte di te che ti precludi all’altro… niente deve essere tuo… ma solo del tuo Padrone… ecco la paura, ecco la passione, ecco…. La vera anima di questo stupendo gioco.
Il mio Padrone l’inonda con il suo piacere, con un urlo che sa di possesso, con un urlo che la marchia nell’anima.
Un attimo. Lui si china su di lei, stanco… la coccola, le passa la mano sotto i seni… “Sei stata brava cagnetta… molto brava… “.
Poi viene da me.
Un bacio. Spegne finalmente il dildo. Mi libera. “Ora puoi andare da lei… te lo leggo negli occhi… vai e coccolala… ne ha bisogno e tu lo sai.”.
Mi alzo e faccio per avvicinarmi quando mi sento di nuovo presa per un braccio da lui. “Dimenticavo. Ora che il gioco è finito… puoi anche parlare… ma mi raccomando non approfittarne… chiacchierona…”.
Cavolo… come mi conosce bene. Non riesco a starmene zitta mai. Mi chino su di lei per liberarla. “Sei stata davvero brava Lucile, brava… “.
“ora vieni con me… ti aiuto. “.
“Grazie … “.
Mi si avvicina e mi bacia sulla guancia. Un bacio da bambina. Un bacio vero.
Il fesso intanto sta cercando un fazzoletto per pulirsi dai suoi escrementi. Mi fa una pena… non so se è lui il più verme o se è quel pezzetto di carne che tiene fra le gambe.
Lo lasciamo con il mio Padrone nella stanza e ce ne andiamo in bagno. Certo non gli avrebbe fatto i complimenti per la sua umanità… né tanto meno per la sua virilità. Ci laviamo, scherziamo. Le passo una crema sul suo ano arrossato. Lei non si oppone a nulla. Sa che io le voglio bene, l’ha capito. Come faccio a separarmene per ridarla ad un marito cosi.
E’ la cosa più brutta di questa situazione… doverla ridare ad un uomo cosi, senza poter intervenire nella loro situazione.
Ma in fondo è giusto.
Ci vestiamo e scherzando li raggiungiamo. Sono già nell’atrio, quasi che lui fosse appagato di quello che aveva visto e che in fondo la moglie potevamo pure tenercela… in fondo.
Senza neppure darle un bacio o prenderla a se, salutò e lei lo segui senza dire più una parola.
Il suo sorriso s’era spento sulla porta del nostro appartamento. Sono sicura però che il mio Padrone glielo saprà ridare… e anch’io sarò felice con lei.