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350 chilometri
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Titolo: 350 chilometri
Autore: DaMa
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Racconto n° 3862
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Una mattina invento una scusa, salgo in macchina e parto per Pisa. Un piccola follia ad un’età in cui hai preso consapevolezza di te e hai voglia di prenderti ciò che vuoi. Avevo immaginato spesso come poteva essere, ma il metterlo in pratica mi dava un senso di superamento di quel limite che una volta pensavo invalicabile. Era quando credevo scioccamente, che un legame fosse per sempre. Poi la vita ti insegna che non è così, che i sentimenti cambiano e che ti ritrovi a dividerti la vita con chi non credi di amare più. Anzi ti chiedi se tu abbia mai amato, nella confusione di quella giovinezza che prese forma quando eri solo un piccolo spirito sperso, tra l’indifferenza della gente.

Tre ore e mezzo sull’autostrada, con la testa che va e con parole scomposte che viaggiano insieme ai chilometri, che riaffiorano in un pensiero, parole di chi hai incrociato con uno sguardo che ti è entrato un po’ troppo dentro e che non scordi più. A volte scopri che qualcuno in un minuto ti trasmette la sensazione di una vita in un colpo solo e spazza via le tue inutili certezze, quelle su cui ti illudevi di aver costruito le fondamenta del tuo futuro. E allora riconosci il senso del “carpe diem”, come quando eri bambino e anche le cose più banali erano una meravigliosa scoperta, riconosci il senso del vivere.

Ti incontro sul Lungarno in una splendida giornata, ti guardo, gli occhi che sorridono e ti abbraccio forte per sentirti contro di me, mentre mi baci sulla guancia ti sfioro le labbra e un fremito mi sale lungo la schiena. Ho voglia di te, un desiderio irrefrenabile e sconosciuto che mi inebria la testa e il corpo fino nelle viscere. Dopo due chiacchiere, mi prendi per mano e ci infiliamo in un portone di un antico palazzo adibito ad ufficio, è sabato e non c’è nessuno... Scendiamo la scala che porta all’ampio seminterrato illuminato dalle feritoie e da pallide lampade ingiallite dal tempo; c’è una vecchia fontana là sotto, lo scroscio dell’acqua infonde vita alle pareti, al pavimento, al soffitto, alle nostre voglie; tutto ruota intorno mentre ti bacio con una passione travolgente, il cuore che scoppia, i corpi bollenti. Mi eccito fino alle ossa: sei contro il muro, io scivolo giù sulle ginocchia, ti sgancio la lampo e per un attimo infinito ti si apre il vuoto sotto i piedi e nello stomaco quando te lo prendo in bocca fino in fondo e te lo succhio con dolce bramosia, come a volerti catturare lo spirito fuggente, mentre emetti gemiti incontrollati. Il respiro si fa affannato e spasmi di piacere infervorano il tuo membro bollente, sento i miei umori liquidi che mi pervadono e sale l’impulso incontrollabile di sentirti dentro di me. E allora sono tua; appoggiata con gli avambracci sulla parete fredda, mi scansi gli slip, mi tocchi impertinente la fessura tra le gambe aperte per crearti il varco e mi entri dentro con decisione, mentre te lo stringo con la vagina per stimolartelo durante l’amplesso, come mi hai insegnato tu in una calda notte insonne d’estate. Indugi sui seni eccitati sotto la camicetta, mi scosti i lunghi capelli e mi baci con ardore sul collo, sulle spalle, fino quasi a farmi male, per lasciare il segno del tuo passaggio su un corpo che non si concede mai agli uomini, ma solo a se stessa. Poi, siccome non sono avida solo del mio piacere, te lo riprendo tra le tette turgide e te lo lecco senza succhiare ma girandoci intorno con la lingua, sentendo il tuo sapore misto al mio; mi scaldo ancora di più, mentre non puoi evitare di riaddossarti alla parete per l’instabilità che il forte eccitamento dei sensi ti causa sulle gambe. Siamo due fuochi che divampano e a quel punto, liberatami dagli impedimenti dei vestiti, i jeans che adoro e che possiedo in numerosi esemplari (idem per gli stivali di vari tipi e colori) ti salto in braccio, mi avvinghio alla tua vita con le gambe strette per non cadere, così che tu possa prendermi di fronte e che possa anche baciarti nel frattempo ardentemente, perché solamente le mestieranti non baciano quando fanno sesso, e anche per infondere il sapore di me e di te sulla tua lingua morbida e arrendevole. Ed ecco l’epilogo: sussulti in una sincronia perfetta, il godimento è totalizzante e per un attimo la perfezione si palesa in tutta la sua bellezza, quando ti sento guizzare dentro di me.

Con odori e sapori nuovi scolpiti nella memoria, ti scruto gli occhi chiari per portarmi dietro un ricordo in più, ti bacio mi dici “ciao bambina” e io ti saluto non con un addio, ma con un “arrivederci a presto”.