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In the kitchen
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Titolo:
In the kitchen |
Autore:
Lyla |
Contatto:
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Racconto
n° 3895 |
Altri
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Giulia sedeva in cucina con la sua tazza di tè in mano, caldo, avvolgente, dolce e terribilmente aspro insieme, come solo a lei piaceva berlo. Ci spremeva mezzo limone dentro, e poi tanto zucchero, una sorta di intruglio che ricorda alla lontana l'antico rituale del tè dei Tuareg, gli "uomini blù" del Sahara, che prevede vari bicchieri dalle diverse sfumature di gusto, il primo è solitamente deciso e amaro come la morte e talvolta la vita, fino ad arrivare all'ultimo, leggero e dolcissimo come l'amore. Pareva che ogni volta bevesse la sua stessa essenza, una dualità che da sempre giaceva in lei a che ne aveva man mano forgiato il carattere ed il temperamento, una fatta di estrema dolcezza e l'altra dura ed aggressiva, un'adorabile ribelle agli occhi di un attento maestro. Se ne stava lì in silenzio come ogni pomeriggio d'inverno, un piccolo angolo di ristoro tutto per sè che si ritagliava per coccolarsi un po', ed il suo sguardo si posava leggero sul fondo della tazza, per poi stagliarsi di netto negli occhi di Matisse, uno stupendo Main Coon tigrato che languiva pigramente su una sedia poco più in là. Quel momento durava sempre poco, c'era da preparare la cena, entro sera sarebbe rientrato Alberto dal lavoro ed era abituato fin troppo bene per accontentarsi di quattro cose messe insieme. Abituato a girare mezzo mondo fra alberghi di classe e piacevoli diversivi, era un amante della buona tavola, e di tutto ciò che risvegliava in lui la sua naturale indole di cacciatore. Si erano conosciuti al Terminal 1 dell'aereoporto dove Giulia lavorava come commessa in un negozio di abbigliamento maschile, uno dei tanti lavori precari e mal pagati che era stata costretta ad accettare pur di racimolare qualcosa a fine mese, non che non le piacesse, ma a 28 anni l'idea del mitico posto fisso rimane ancora un'ambizione profonda in una ragazza di quell'età. L'aereoporto è di norma una zona franca, sei in un paese e al contempo stesso non sei in nessun luogo, era fantastico per Giulia ritrovarsi lì ogni giorno, lei che da sempre sfuggiva alla vita pur desiderandola mordere ardentemente in ogni sua parte, ed ecco di nuovo che tornava in lei la costante dualità, il giorno e la notte, calda e fredda, timida e travolgente. Quando entrò Alberto per comprare una cravatta, l'aveva subito colpita il suo modo di fare, così gentile, educato, ordinato, il tutto spalmato su un metro e ottanta di altezza, fisico atletico e profondi occhi verdi, semplicemente perfetto. Poche battute e subito l'occhio che correva veloce all'anulare sinistro...era libero. Un tipo simpatico, eloquente, intraprendente, uno che conosceva bene le donne e che ne aveva avute parecchie. Tutte storie superficiali, anemiche, amorfe, tutte grandi scopate senza senso, perchè quando hai meno di 30 anni la vita te le godi più che puoi è solo dopo che pensi che forse c'è dell'altro, che la vita non può essere solo un grande ed immenso buco dove ficcare la tua noia e la tua voglia di libertà. L'atteggiamento un po' goffo di Giulia lo aveva fatto immediatamente sorridere, aveva tirato fuori un sacco di scatole e inciampato, mischiato, e Dio solo sa cos'altro, pur di offrire un servizio veloce e completo, ma si vedeva lontano un miglio che quello non era il suo solito lavoro, che a dire il vero non lo aveva mai fatto prima in vita sua. E fu lì, in quel preciso istante, mentre era girata, che potè osservare le sue spendide curve, un bel mini abito viola le avvolgeva tutte, e capì che oltre ad essere una commessa del tutto inesperta era anche una bella ragazza. Aveva sempre avuto belle donne, non cercava per forza la bellezza esasperata delle top model, di solito gli bastava un dettaglio, un qualcosa che faceva scattare in lui la molla del piacere, e in Giulia lo aveva trovato. Giulia non era la classica scopata incasinata del venerdì sera fra amici, alcolici, e locali mondani; no, lei era diventata, col tempo, molto, molto di più di tutto questo. Tanto che dopo un anno l'aveva sposata, era diventata finalmente sua, il suo baricentro ottimale, il suo punto di non ritorno, perchè così doveva essere. Erano quasi le 20 di sera quando l'inconfondibile crik crak della serratura fece eco nell'ingresso, era tornato a casa, l'elegante cappotto grigio scuro troneggiava ora sull'attaccapanni dorato in stile Art Noveau disposto come sempre con cura, come anche la sciarpa e la valigetta. Era sempre stato un uomo molto curato, ben vestito, "il primo impatto è fondamentale:dai subito alla gente una buona impressione di te, perchè è quello che vedrà per tutto il resto della tua vita" soleva dire. E per un manager di una grande società, si sa... l'immagine è tutto. - Ciao amore!- dalla cucina lo accoglieva la voce indaffarata di sua moglie, presa ai fornelli. Gli piaceva vederla lì, darsi tanto da fare solo e unicamente per lui, per il suo piccolo cucciolo stanco, è dannatamente bello avere qualcuno che si occupa di te. Si avvicinò sorridente e un abbraccio da dietro la fece sciogliere più di mille massaggi, lui era sempre così tenero e romantico,...all'inizio. Dolci baci languidi le inumidivano il collo, e poi più giù sulle spalle, mentre le stretta di lui le serrava la vita quasi a volerla bloccare lì, in quel punto preciso della stanza, a volerla in quella posizione, china sul tavolo, senza guardarlo negli occhi ma sentendo solo le sue mani premergli il ventre contro il suo corpo reso ormai teso e turgido da un'eccitazione dirompente. - Dai Alberto, è già tardi, devo girare l'insalata- ma non una parola da quando era arrivato era uscita dalla bocca del suo uomo, non gl'interessava parlare, aveva voglia d'altro. - Dai, no, non adesso- col braccio cercava di fermarlo, quando lui, dapprima docile e tranquillo, ora non l'ascoltava nemmeno. La spinse contro il tavolo con maggior fermezza, mentre sempre da dietro aveva iniziato a slacciargli i jeans e come un serpente una mano era strisciata vorace dentro gli slip di seta nera, dove aveva accarezzato il delizioso monte di venere di cui già s'inebriava la pelle. Giulia ebbe un sussulto... - Stai ferma così- sibilò lui. - Ti amo...- E mentre diceva queste parole, due dita biricchine si erano già intrufolate dentro di lei, torbide, pesanti, oscene dita che rapivano il suo clitoride innocente per restituirlo ormai gonfio e colante di piacere. Con le gambe divaricate e la schiena inarcata come una gatta maliarda, sentiva scariche di adrenalina scorrergli lungo tutta la spina dorsale, fino alle sue natiche, dove il membro eretto di Alberto si strusciava contro voglioso, carico di quelle pulsioni maledette che lo costringevano ogni volta a desistere dal suo intento. - Lo sai che non voglio lì - gli aveva detto più volte lei nei loro amplessi amorosi, l'ultima porta del suo corpo era rimasta ancora inviolata, e lui anelava ad essere quello speciale ed unico pettirosso in grado di entrare nel suo giardino segreto. Ma non era ancora quello il momento, non ora, non così. Con tutte le altre era stato più facile, più comodo, senza pensieri, senza inutili menate psicologiche, ma lei era sua moglie, la perla rara della sua collezione più bella, come poteva sfilarla dalla collana in modo tanto brusco? Fece scorrere le dita fradicie delle sue fantasie perverse lungo tutto il perineo fino all'ano, dove si limitò solamente a passarle sopra; in quell'istante avrebbe voluto sfondarle l'anima, ma si trattenne ancora una volta e la girò davanti a sè per baciarla sulle labbra, e poi ancora più giù, fino ad arrivare al suo tenero fiore di loto che si schiudeva lentamente nella sua bocca: dolce, profumato, sapeva di vaniglia e crema di latte, mentre mani irruente gli carezzavano il capo e lo spingevano sempre di più in quella folle corsa senza più alcun freno. Era emersa la sua parte animale, quella più vera, quella del cacciatore di taglie che punta dritto alla sua preda, pronto a combattere la sua personalissima guerra, e come un maori affonda la sua lancia nel petto del suo più acerrimo nemico, così Alberto affondava il suo cazzo bollente nel corpo stravolto di Giulia. Colpi violenti la pervasero, quel misto di devozione e di sottomissione avevano fatto riemergere in lui antichi ricordi, dove l'immagine retorica della puttana si sposa con quella immacolata della santa, un dualismo perfetto che l'aveva da sempre sconvolto ed eccitato. Dio... se solo avesse potuto girarla di nuovo di schiena, avrebbe finalmente compiuto l'atto sacro per immolarla definitivamente al cospetto del suo maestro e sarebbe stata totalmente sua come una vergine sacrificale. Ma non poteva, non ora...venne in un gemito soffocato, liberando tutto il suo essere che si ritirava umido e appiccicoso di quella voglia non ancora del tutto esternata. Giulia si rialzò, lo bacio affettuosamente come sempre. - Ti amo tanto anch'io amore mio- gli sussurò piano all'orecchio, mentre si rivestiva velocemente, certa di averlo appagato del tutto.
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