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Eri nei miei sogni anche quando ancora non c’eri
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Titolo:
Eri nei miei sogni anche quando ancora non c’eri |
Autore:
Tess |
Contatto:
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Racconto
n° 3902 |
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La stanza del motel era abbastanza spoglia, essenziale con pochi fronzoli. Un letto con una pesante trapunta color champagne, una cassettiera con una grossa televisione sopra, un tavolo vicino al muro con una sedia davanti e poi uno specchio e il bagno. Sicuramente avremmo potuto scegliere qualche cosa di più carino, ma forse le poche cose presenti avrebbero distratto meno l’attenzione da quello che volevamo fare e per cui c’era tutto il necessario. Non mi avevi ancora toccata da quando ci eravamo trovati... sì, un bacio sulla guancia ma nulla di più, e già sapevi che negandoti così avresti iniziato ad eccitarmi, a far crescere la voglia di te. Poi anche nella camera hai continuato. Ti sei tolto il cappotto lungo e scuro e hai guardato in giro. Cazzo, non sapevo cosa fare io. Volevo che tutto iniziasse subito, che qualcosa succedesse presto, perché l’attesa era già durata abbastanza e volevo scoprire se i miei sogni corrispondevano alla realtà, se erano migliori o se la realtà sarebbe stata migliore. Anche un pareggio sarebbe andato bene, visto come e quante volte ti avevo immaginato e anche in posti squallidi mi ero toccata pensando a te, accecata da una voglia che mai prima d’ora avevo neanche pensato potesse esistere. Ti sei tolto le scarpe ed eri proprio a tuo agio. Morbido, sinuoso, attraente da morire ti muovevi per la stanza. Mi davi quasi fastidio da quanto eri rilassato. Poi mi hai guardata e serio mi sei venuto vicino. Ancora in piedi hai iniziato a baciarmi, non troppo, negandoti un po’, come al solito. Avvicinandoti e poi scostandoti, affondando e con leggerezza, il tutto e il contrario di tutto. Hai continuato a baciare le mie labbra, il collo poi con una mano ti sei intrufolato sotto e hai toccato la mia pelle fresca. Sei andato a baciarla ed hai proseguito verso il basso. Con la lingua hai disegnato il contorno dei pantaloni, pantaloni che poi hai slacciato e sotto cui hai iniziato a muoverti di nuovo con la lingua sul filo degli slip. Me li hai fatti togliere. Sono rimasta in piedi a guardarti, in ginocchio davanti a me che giocavi. Ad un certo punto, eri proprio in basso, hai scostato da un lato la tela e hai spinto la punta umida dentro. Appena un tocco e poi sei riuscito. Così per due tre quattro volte, stuzzicando e andando via, un continuo dentro fuori. Poi hai tolto gli slip e hai iniziato a leccare con tutta la lingua a fondo profondamente, quasi cercando di bere nello stesso momento. Tutti i baffi bagnati di me e a tratti il comando di guardarti sempre e di stare zitta pena l’immediata interruzione di tutto. Poi mi hai sdraiata sul letto facendomi appoggiare la schiena su due tre cuscini in modo da stare sollevata con il busto. Mi hai aperto le gambe e hai continuato con quello che avevi interrotto. Stesso comando, stesso ordine, stessa pena. Una cosa in più però ora. Dovevo non guardare te, ma guardare i tuoi occhi che mi fissavano dritti, senza distogliere lo sguardo neanche un solo attimo. La tua lingua lunga e desiderosa come quando si mangia un gelato al nostro gusto preferito. Fantastico. Continuavi, continuavi e continuavi ancora. E poi il piacere ad un tratto, il corpo contratto, un fiume caldo, una forza devastante da dentro, un orgasmo inimmaginabile. Cazzo, pensavo di morire da quanto stavo godendo e te l’ho sussurrato: “godo”; sapevo di poter parlare ora, e volevo tu lo sapessi dalle mie labbra quello che mi stavi facendo, quale piacere mi stavi procurando, volevo che le sillabe go-do ti rimanessero come una corona di spine sulla testa. Piacere immenso al limite del dolore fisico, della voglia di chiudere gli occhi e morire in quell’istante. Sto male anche adesso al solo pensiero. E poi i nostri begli occhi.
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