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Consapevolezze
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Titolo: Consapevolezze
Autore: Denise
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Racconto n° 3916
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Sono due amiche, molto diverse tra di loro ma legate da una complicità intrigante, da intese assimilate come solo un'amicizia femminile sa essere. Sabrina è solare, spensierata. Vive la vita come se ogni giorno potesse essere il suo ultimo per cui ha deciso di bere a generose sorsate dalla fonte del piacere della vita, curandosi poco delle conseguenze per sé e gli altri. Coglie ogni occasione di godimento, di gioia. Ride tanto, parla troppo. Le sue movenze esprimono spregiudicatezza, licenziosità cedevole. E' di una bellezza innegabile, di quelle che non possono non essere notate. Bionda, formosa e sensuale. Quel che gli uomini definiscono una Femmina. Qualche volta si perde e allora Chiara è sempre pronta ad ascoltare le sue storie di appagamenti futili, troppo sfuggenti per potersene nutrire almeno per un breve istante.

Certo che Chiara, invece, ha le idee più precise. Lei si è laureata con il massimo dei voti perché è sempre stata molto ambiziosa. Il suo fidanzato, che presto sposerà, è un astro nascente nel mondo finanziario milanese, di famiglia agiata e per bene. Enrico è indubbiamente un ragazzo onesto, leale e fedele, tutto concentrato sulla sua vita futura insieme a lei. Il suo amore per lui è di tenera dolcezza, quasi di protezione premurosa. La casa è stata già scelta con i mobili in stile sobrio ma allo stesso tempo ricercato. Tutto stabilito, tutto già definito.

Sabrina, l'eterna indecisa, non le ha mai invidiato questa relazione, ma l'accetta. Rientra nei canoni stabiliti da Chiara. Poche relazioni prima di Enrico, tutte molto brevi che non hanno lasciato alcun segno dentro di lei, se non la sensazione sgradevole di aver perso il suo prezioso tempo con uomini vani. E' fatta così, tutto deve avere uno scopo, una finalità, il suo senso di concretezza ma anche di rettitudine morale, evidente risultato dell'educazione rigida delle suore che le impedisce di lasciarsi andare a frivolezze. Sembra una donna inavvicinabile, con un portamento raffinato e sicuro di sé. Ha lineamenti fini, modi eleganti e garbati. Amante della tranquillità, quando può, si rifugia nel mondo dei libri. Ovviamente solo letture impegnative che vanno da Nietzsche a Freud, da Kafka a Borges, da Thomas Mann a Hemingway.

Si è fatta convincere di trascorrere un breve periodo in costiera amalfitana con Sabrina. Enrico è impegnato con un master negli States e lei ha bisogno di staccare la spina. I preparativi del matrimonio si sono dimostrati essere più stressanti di quanto credesse, anche se il suo fidanzato le ha sempre dato una valida mano.

Certo non è un caso che soggiornassero proprio lì. L'ultima fiamma di Sabrina pare che avesse una casa proprio a pochi passi dall'alberghetto prenotato ed era già rassegnata a dover trascorrere le serate da sola se non voleva reggere la candela facendo il terzo incomodo. Poco male, tanto aveva solo voglia di leggere e di riposare.

Non era per niente incuriosita da questo ennesimo scopatore gagliardo, tanto sono tutti uguali. Occhi famelici, sguardi inebetiti e incapaci di frenare la loro libidine alla vista della generosa scollatura o del culo alto e sodo di Sabrina che con i suoi movimenti calcolatamente voluttuosi e un po' volgari, li provoca, li eccita prima di azzannarli come una tigre affamata.

Appuntamento in un ristorantino sul mare. Chiara accetta l'invito, ha fame, ma poi si sarebbe sicuramente ritirata presto. Doveva finire il libro di Pavese e poi dormire tanto.

Quando entra l'uomo di Sabrina, ha un piccolo sussulto. Non è un uomo che si nota per la sua bellezza. Ma riempie la stanza con la sua presenza notevole. E' alto e muscoloso, non palestrato, una capigliatura folta e barba incolta, indossa dei jeans vecchi e una maglietta scambiata. Le sue movenze sono morbide e armoniose. Ha occhi di fuoco, le sopracciglia aggrottate e nessun accenno di un sorriso. Si presenta senza grandi formalità: " Carlo. Cosa prendete?" Chiara è parecchio imbarazzata. Il suo cipiglio inopportuno la colpisce, la turba. Forse è infastidito dalla sua presenza? Lei abbassa lo sguardo sul menù e non gliene frega più niente del cibo. Vorrebbe essere solo fuori di qui al più presto. "E' di poche parole il tuo amico" sussurra a Sabrina quando lui si allontana un momento. "Ma no"- ride disinvolta, "sembra scontroso e scostante, ma ti assicuro che a letto è tutt'altro" - "Ma io non ci devo mica andare. Mi fa sentire a disagio questo tizio."

Durante tutta la cena Sabrina squittisce con voce stridula ridendo forte, incurante della scarsa partecipazione degli altri interlocutori. Lo sguardo penetrante di lui si posa spesso su Chiara, lo fa senza alcuna discrezione, con sfrontatezza sconcertante. Si sente denudata da quegli occhi cosi incredibilmente verdi e profondi a cui nulla sembra sfuggire, nemmeno i pensieri più segreti. E mentre Sabrina scivola liscia nel suo chiacchiericcio leggero, lui si rivolge a Chiara con fare casuale: "Che ne dici di un bel ménage à trois dopo?" Chiara si irrigidisce, scandalizzata da questa proposta indecente fatta nello stesso tono di chi volesse offrirle un caffè a casa sua, ma poi ritrova la padronanza sulle sue emozioni e risponde stizzita: "Senti, io non so che idea ti sei fatto di me, ma sono qui esclusivamente per accompagnare la mia amica. Ci mancherebbe pure. Tra poche settimane mi sposo e un' avventura prematrimoniale è l'ultimo dei miei pensieri, con uno come te poi...." - "Non fare la sposina, si vede da lontano che hai una gran voglia di scopare, è solo che non vuoi ammetterlo con te stessa. Sei troppo presa dalle stronzate per non capire di cosa hai bisogno davvero. Basta osservarti per captare la smania repressa che cova in te. Sei una pentola a pressione che se non si apre presto la valvola, scoppia. Io la valvola te la aprirei volentieri."

"Ne ho abbastanza, ma dove l'hai trovato a questo?" si alza schizzata, lanciando il tovagliolo con impeto sul tavolo. Sabrina la implora di rimanere, ma non è molto convincente. Cosi Chiara guadagna la porta come una furia senza degnare di uno sguardo il cameriere che stava investendo.

Torna in albergo con il volto in fiamme. Mille pensieri si rincorrono senza alcun controllo. Si sente colpita, ma perché? Non la conosce! L'atteggiamento presuntuoso e saccente di Carlo con quelle parole cosi dirette l'hanno offesa. Non dovrebbe prenderle nemmeno in considerazione, non arrabbiarsi cosi come se l'avesse punta sul vivo.

Prende il libro e cerca di concentrarsi, ma non ci riesce. Lo chiude di scatto, spegne la luce.

Mentre si gira irrequieta nel letto le tornano in mente le immagini di lui a tavola mentre bacia la sua amica voracemente e la mano destra sbottona la camicetta per toccarle i capezzoli induriti, incurante di essere osservato. Il suo desiderio di maschio era cosi palesemente percettibile, cosi coinvolgente. C'era qualcosa di animalesco e allo stesso tempo di sprezzante, di chi prende quel che vuole senza chiedere se è opportuno o permesso. -" E' senza inibizioni... ma come si fa cosi davanti a tutti?"- Sta barando con se stessa perché se lo chiede con finto stupore. In realtà il ricordo la eccita, le piace l'idea del proibito, del limite appena varcato tra decenza e spudoratezza, tra lecito e sconveniente.

Quando sente la porta della sua camera aprirsi, non si volta. Il cuore batte in accelerata, il suo respiro è trattenuto a fatica. Avverte dentro di sè una sensazione totalmente nuova, una sorta di paura carica di aspettative, un timore misto a eccitazione palpabile. Sperava che la raggiungesse, per questo non aveva chiuso a chiave.

Le lenzuola si scostano, la denudano esponendola alla penombra della stanza illuminata indirettamente dalla luce della strada. Brividi caldi si inseguono sulla pelle increspata. Non protesta, sarebbe inutile e stupido. Cosi resta in attesa.

Lui la scruta, osserva le sue fattezze con calma lasciva. La sua pelle candida sembra ancora più trasparente nella semioscurità. Quando si china su di lei per regalarle uno dei suoi baci rapaci, si sente già cera morbida tra le sue mani. Una malleabile cedevolezza e un intrepido desiderio di essere oggetto delle sue voglie imperiose si impadroniscono di lei. La sua lingua si intrufola con forza tra i suoi denti, la divorano e lei, annaspando si aggrappa a lui tirandolo verso di sè. Sprofonda in un vortice quando il suo corpo possente si posa sulla sua fragilità.

Pochi preamboli, Carlo non perde tempo. La sua spada, dura e tagliente come acciaio affilato la penetra con decisa veemenza. La possiede con prepotenza. Si muove a ritmi irregolari sapendo quando fermarsi e quando accelerare i colpi. Lui domina i suoi pensieri, la sua immaginazione, il suo corpo, la sua volontà e persino l'anima, niente le appartiene più. Tutto gli spetta di diritto, per cui lei ora gode, freme, sussulta solo perché lui glielo permette.

Poi si discosta e irriguardoso le allarga le gambe per affondare il suo viso e bere golosamente il suo succo colante. Lo fa con maestria, come se la conoscesse da tempo, intuendo cosa le è mancato e cosa la fa davvero vibrare. La lingua si muove a spirale, avvolgendo le sue labbra grandi. Sembra proprio la volesse mangiare, poi con ritmo incalzante accende in lei il fremito; fremito che continua convulsamente anche quando si è già staccato da lei. Chiara gli offre il suo ventre, lo cerca desiderando ancora la sua bocca sul quelle labbra libidinose e calde, aprendo ancora più le gambe ed avvicinandosi con il bacino al suo viso. Ma lui non si tuffa più, guarda soddisfatto l'effetto della sua lingua sapiente e le sussurra con la sua voce rauca:

"Scopati con le tue dita, infilane uno alla volta, e arriva fino in fondo; non badare alle tue unghie lunghe, graffiati pure ma continua, un piccolo dolore amplifica il piacere. Sfiora lentamente il clito con il pollice, senti come si sta gonfiando. Stai tremando, ma è solo piacere. Goditi la tua figa gocciolante. Deve fremere. Chiudi gli occhi, non guardarmi." L'effetto della sua voce ferma ma suadente, l'eccitazione intensa e un incredibile senso di disinvoltura mai provato la fanno giungere all'apice del godimento in pochi attimi. A quel punto le toglie la mano leccandosi le sue dita gocciolanti. Il suo membro marmoreo entra deciso un momento prima di farsi travolgere da un orgasmo violento, un tripudio di onde alte e impetuose che si scaraventano furiosamente sulle pareti del suo ventre fino a travolgerla. Carlo si ferma, accarezzandole la schiena con i polpastrelli bagnati dai suoi umori abbondanti, il primo gesto dolce e affettuoso. Legge tutta la meraviglia nel viso di lei, per essere stata capace di scatenarsi in maniera cosi oscena e trasgressiva, avvertendo una sensazione liberatoria assolutamente sconosciuta.

Poi lui si alza e prima di andare via, le sussurra in tono perentorio: "Per tutto il periodo che sei qui, non indossare più nessun abbigliamento intimo!"

Chiara si addormenta appagata. Qualcosa in lei è cambiato. Non sa dare una spiegazione razionale, ma sa che è cosi. Il suo epicureismo dispotico l'ha contagiata fatalmente.

Quando si incontrano il mattino dopo si sente impacciata, le parole non le escono con naturalezza e tutta la sua baldanza di donna in carriera è sparita di colpo. Camminare senza slip la rende insicura, è turbata e allo stesso tempo sente solleticarsi continuamente, un'eccitazione latente ma sempre presente. Mentre prendono il caffè lui comunica alle due ragazze che non ci sarà per il week end. Chiara ride imbarazzata, una risata fuori luogo, ma era per celare il dispiacere di dover fare a meno della sua presenza. Questa risatina ridicola diventa un intercalare odioso per lei. Ha soggezione di lui, una strana sensazione di referenza. Incredibile. Sabrina la guarda sorpresa e intuisce. Ma non dice niente, nessun uomo è di sua proprietà e la curiosità approssimativa nei suoi confronti è già sparita.

I giorni di lontananza diventano una tortura per Chiara. Sabrina si sta distraendo con il ragazzo del bar. E' giovane e inesperto e lei presto lo istruirà a dovere. Fissa il cellulare in maniera maniacale nella speranza di una chiamata, un sms dell'uomo che le ha trasformato tutte le sue certezze, sicurezze, convinzioni e idee. Cerca di distrarsi e spera che il tempo passi in fretta, attende con ansia il lunedì.

Si accorge che il pensiero di lui diventa quasi paranoico, la sua memoria torna in maniera ossessiva a quei momenti di tutt'altro che tenera intimità, ma che l'hanno fatta sentire per la prima volta donna e femmina insieme. Ora, quando è da sola non può fare a meno di toccarsi, anche solo per un attimo per calmare i bollori che sente dentro. Ogni volta che si siede, avverte che la sua corolla arroventata al contatto con le sedie fredde di plastica o di legno inizia a bagnarsi; e dissimulando un movimento lento dell' anca in avanti, si incolla completamente alla sedia schiacciando il clito tra le gambe. Sente scendere colate di umore denso e l'effetto è ogni volta cosi esaltante che il desiderio irrequieto, impulsivo si trasforma in lussuria pura.

Il lunedì successivo lo rivede in piazza. Sente avvampare il viso e il cuore battere all'impazzata, ma lui la nota appena. "Come mai non hai mai risposto ai miei sms? Non ti sei mai fatto sentire in questi giorni?" In un primo momento sembra non sentirla, assorto dalla lettura del giornale, ma poi alza la testa e scandisce lentamente le parole: "Io non ho nessun obbligo nei tuoi confronti. Non siamo una coppia, il fatto che abbiamo scopato insieme non ti autorizza a trattarmi come se ti dovessi qualcosa."

Chiara si sente gelare il sangue nelle vene. Si alza e va via senza proferire parola. Dentro di lei si accavallano sentimenti di delusione, mortificazione, rabbia, umiliazione. "Che figlio di puttana! Avevo proprio bisogno di farmi trattare cosi?? Sono una professionista stimata con tanti uomini che mi gironzolano intorno, che si accontenterebbero di una parolina dolce, che mi viziano con mille attenzioni e pensieri gentili non aspettandosi niente in cambio. Non mi vedrà mai più. Dovrò parlare con Sabrina, faccio i bagagli, domani parto."

Detto, fatto. Il giorno dopo, mentre si avvia con Sabrina alla reception, continua a sfogarsi a voce alta: "E' un bastardo insensibile. Non ha il minimo rispetto per le donne, ma come fai a scoparci insieme? Sei solo una trombamica per lui, non ha alcuna considerazione di te! Ma perché faccio questi discorsi con te! Tanto è inutile." Il cellulare squilla, è un sms. "Ho voglia di te. Raggiungimi in Vico Tanzano."

"Sabrina, sai dov'è Vico Tanzano?"

Chiara ha agito d'istinto. E' la prima volta che lo fa. Non si è lasciata condizionare dai suoi principi di sempre e nemmeno dal suo orgoglio di donna ferita; sente di non poter fare a meno di un altro incontro. Solo uno ancora e poi avrebbe chiuso tutto.

Vico Tanzano è una stradina poco frequentata, un vicolo cieco con un piccolo spazio verde in fondo al vicoletto. Lo vede appoggiato a un albero. -"Senti, son qui solo perché ....." - La stringe a sè, spingendo il bacino di lei contro il suo. Il suo pene è durissimo e si imprime nel ventre di Chiara fino a raggiungere la bocca dello stomaco. "-Non parlare. So perché sei qui. Questa volta tocca a me. Prendi il mio cazzo dritto e fammi godere." -

Non conosce mezzi termini né mezze misure. Eppure incredibilmente le piace. E' un approccio talmente nuovo per lei, ma capisce che cosi non potranno esserci mai menzogne né ipocrisie. Si abbassa, tira fuori il suo arnese turgido e lo avvolge avidamente con le sue labbra rosso fuoco. Esplora ogni venatura del suo membro imponente, percorre il glande liscissimo infilando la punta della lingua nella fessura che già cola. Lui le prende i capelli e la guida con i movimenti ritmici. Chiara si aggrappa al suo sedere compatto, infila le unghie nella sua carne soda e osserva estasiata dal basso l'espressione voluttuosa che gli procura. E' bagnatissima, ma ora l'orgasmo non tocca a lei. Le dita si intrufolano tra i glutei di lui, trovano il forellino rugoso e infila lentamente l'indice. I suoi mugolii si fanno sempre più forti. A sentirlo sembra emettere lamenti di un animale ferito, ma sono proprio questi versi selvaggi che le fanno un effetto incredibilmente arrapante. Vuole sentirlo esplodere nella sua bocca, berlo e sentirsi appagata del suo appagamento. I suoi spasmi sono incontenibili, i gemiti senza ritegno. Poi viene. Con un urlo liberatorio le ricopre il viso con una lava bianca e densa, gli schizzi lunghi come frecce infilati tra i capelli.

L' eccitazione di Chiara è irrefrenabile, abbassa la mano per toccarsi, ma si sente fermata dalla sua presa decisa. -"Non adesso. Impara ad aspettare. Fai crescere ancora la voglia. Ti dico io quando godere. Puliscimi, toglimi tutta la sborra."- Il sapore di quello sperma le sembra la cosa più deliziosa che avesse mai assaggiato, un miscuglio squisito tra dolce e agro. Ha lo stesso effetto di un bicchiere di vino bianco frizzante ingurgitato con un unico sorso. Si sente inebriata, la mente annebbiata e fuori ogni controllo. Lo implora a soddisfarla almeno con le dita. Non è affatto condizionata dall'idea che potrebbero essere osservati da dietro le finestre che affacciano sul piccolo giardinetto pubblico. In vita sua non ha mai vissuto un'eccitazione cosi intensa, una voglia forzatamente sospesa e insoddisfatta cosi forte da farle mancare l'aria. Boccheggia, tutto in lei freme, pulsa, sbatte, come un vulcano che si prepara all'eruzione e a ondate manda sempre più in alto il magma incandescente. Avverte dolore.

Lui si gode la lingua di Chiara sul membro che ha perso un pò di quella tensione vigorosa. I suoi movimenti sono lenti per assaporare meglio la scia del piacere intenso appena vissuto, senza spreco e senza dissipare energie inutilmente. Poi le dice di appoggiarsi all'albero, di alzare la gonna e di allargare le gambe. Sulle cosce interne si distinguono rivoli di umori caldi e la figa ingrossata, gonfia e rossa come un frutto maturo e succoso. Carlo la osserva con rinnovata bramosia e poi appoggia l'intero palmo della mano sul suo sesso in fiamme, formando una coppa per raccogliere i suoi liquidi copiosi. "Non venire. Aspetta ancora!" Chiara trasale al contatto, cerca di controllare con la mente l'orgasmo imminente, le basterebbe una leggerissima contrazione dei muscoli pelvici per scatenarlo. Le dita di Carlo inumidiscono l'ingresso del buchino stretto e grinzoso. Chiara lo aiuta alzando e abbassando i fianchi con il desiderio prorompente di essere penetrata senza perdere altro tempo. Il suo respiro diventa sempre più affannoso e quando Carlo capisce che non riesce a trattenersi oltre, le infila un dito entrandole fin dentro le viscere, cogliendo immediatamente il suo orgasmo lunghissimo con spasmi di piacere, forti e ripetuti all'infinito. Il suo sembra essere un urlo di dolore, invece è solo per l'emozione più intensa mai avvertita. Chiara non riesce a tenersi in piedi, si lascia sorreggere da lui in un lungo abbraccio. Con il viso appoggiato al suo, aspira a pieni polmoni l'odore della sua pelle, del suo sudore, del suo respiro.

Quando si riprende, si sorridono come due complici che si intendono senza parlare. E lei capisce quel che avrebbe dovuto intuire tempo fa. Lui le ha aperto nuovi orizzonti facendole fare un percorso difficile e penoso. Doveva imparare a uscire fuori dai soliti canoni delle relazioni comuni. Smetterla con le sue seghe mentali. Capire i veri desideri senza vergognarsene. Prendere e dare senza pretendere niente in cambio. Togliere la maschera della finzione. Riuscire a dire francamente quel che pensa e desidera, senza giri di parole. La sensualità disinibita, l'erotismo vissuto con la sola percezione dei sensi senza razionalità e falsi moralismi. Ha un effetto liberatorio incredibile. Può decidere cosa fare della sua vita ora che ha scoperto un lato di sè che sarebbe rimasto celato sotto le ipocrisie e convenzioni della sua vita perbene. Il bianco e il nero, i principi inviolabili con se stessi, nulla è necessariamente vero.

Sabrina, invece, è destinata a restare in superficie, lei si accontenta del suo narcisismo edonistico, ogni avventura è una conferma della sua irresistibile femminilità. E non le interessa altro. Ma Chiara è diversa. Lei approfondisce e interiorizza ogni esperienza.

"Ora sparirai?"

"Non appartengo alla tua vita. Ma sparirò quando non avrai più bisogno di me."

L'indomani parte davvero. Senza rimpianti né patemi d'animo. Prova per lui un gran senso di gratitudine. Ha la consapevole certezza che potrà contare su di lui. L'ascolterà, la comprenderà senza commentare, sapendo che dovrà risolvere da sé le questioni personali e quando potrà, la soddisferà. Un amico sui generis, ma forse il migliore.