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La scuola
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Titolo:
La scuola |
Autore:
Tzenobite |
Contatto:
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Racconto
n° 3931 |
Altri
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"Ecco la scuola!" esclama lei. "E' aperta?" chiede lui. "Vediamo... entriamo?" dice lei. "Si, dai!" approva lui. Prima di entrare dal cancello, si guardano intorno che non li noti nessuno... e poi furtivamente si infilano nel giardinetto e poi sotto il portico. Fanno sosta davanti alla porta, poi provano la maniglia: "Si apre!" In un attimo lui apre la porta, lei sguscia dentro e lui la richiude alle loro spalle. Tirano entrambi un sospiro e si guardano attorno: E' primo pomeriggio, le gradi vetrate sul giardino lasciano entrare molta luce, e le finestre al piano di sopra lasciano entrare un po' d'aria. Pero' non fa freddo, anzi... c'e' un piacevole tepore ventilato. I due si guardano, sorridono felici e complici. Ancora un'occhiata all'androne, poi su per la scala fino al primo piano, quello delle aule. In cima alla scala, appena entrati, in corridoio, c'e' una grande finestra: Ci si avvicinano, non ci si affacciano per non attirare l'attenzione, ma vedono che la strada e' vuota quasi quanto la scuola, e in fondo... chi penserebbe mai di guardar su? Sul lungo corridoio, inondato dal sole, danno le porte delle aule. Lei ne cerca una, e quando la trova chiama lui, incantatosi davanti a una delle piastrelle appese alla parete, e quando la raggiunge lei radiosa gli dice: "Vedi? La mia aula e' questa!" Lo prende per mano e entrano. Lei guarda i banchi, scende tra le file fin quasi a meta' della stanza e si siede. O meglio, ci prova, ma e' buffa e scomoda su quella seggiolina troppo piccola. Le sue lunghe gambe sottili entrano a fatica sotto il banco, e lei ride. "Vedi, questo era il mio banco... ma sono passati vent'anni ormai, non ci sto piu'!" Lui le dice che in corridoio ha ritrovato una delle piastrelle di ceramica che aveva dipinto quando, piu' di vent'anni prima, anche lui aveva fatto le elementari in quella scuola. E' stato un caso trovare i cancelli e le porte della vecchia scuola aperti, ormai sono anni che il comune l'ha chiusa, ma per fortuna non ha ancora tolto nulla, forse per pigrizia, o forse per semplice disinteresse, e loro ne sono contentissimi! Sul giornale qualche giorno prima avevano letto della prossima demolizione, ventilata dal comune ma non ancora deliberata, e loro due avevano voluto fare un salto per vedere com'era... se era tutto ancora come quando si erano conosciuti li' tanti anni prima. Ora stanno insieme, e per entrambi e' una emozione ricalcare quei pavimenti di linoleum e rivedere quei piccoli banchi e quelle piccole seggiole dopo cosi' tanto. Lei e' praticamente incastrata tra la sedia e il banco, e lui le dice di seguirla, aiutandola a sgusciar via dalla situazione. La porta nell'aula due porte dopo lungo il corridoio, dove era lui, la classe tre anni successiva, e anche lui si siede in quello che era il suo banco. Riesce a sedersi, in una delle ultime sedie, e cerca di sistemarsi il banco praticamente sulle ginocchia tanto gli e' piccolo. Lei ride, e assiste alle sue contorsioni seduta sul bordo della cattedra. Quando riesce a sistemarsi, cerca di assumere l'aria di bravo bambino, e lei quello della maestra. Si siede un po' di traverso, lascia un piede a terra e alza l'altra, la minigonna si ritira un po'... "Beh, adessosi, ma se quando ero qua la mia maestra fosse stata cosi'..." lei si fa piu' sciantosa, posa una mano sulla gamba e con l'altra abbassa sulla spalla una spallina "...io non ci avrei fatto caso, ero troppo piccolo!" Si mette a ridere, scoppia a ridere pure lei, salta giu' e gira intorno alla cattedra. poggia le mani sulla cattedra impolverata, si inclina in avanti, in modo che la canottierina mostri la morbida curva tra seni, e con voce bassa gli chiede: "E adesso? La vorresti una maestrina cosi'?" Vede che lui la fissa, il banco e' arretrato e non la vede bene, cosi' approfitta della sua attenzione 'particolare' e con un movimento veloce si volta, afferra dalla lavagna un cancellino sporgo di gesso e glielo tira, mancandolo. Lui per evitare il tiro fa un movimento troppo brusco e rovina rumorosamente a terra incastrato tra il banco e la sedia. Lei prende a irriderlo, ma quando lui riesce a divincolarsi pensa sia meglio scappare... Lui corre alla lavagna, fa incetta dei rimanenti cancellini e si assicura che siano il piu' possibile polverosi e luridi, e poi si lancia all'inseguimento. il corridoio e' deserto... lui si muove silenzioso e leggero come un marine, ma quando spalanca la porta della prima aula la vede balzar fuori da quella successiva e correre. La insegue, lei si fionda nell'ultima aula del corridoio, di fronte a lui, e prima che riesca a chiudergli la porta in faccia lui le scaglia addosso i cancellini in rapida e micidiale successione. Il primo colpisce la porta, lei la riapre per arrendersi ma lui non se l'aspettava, cosi' i successivi due proiettili la colpiscono in pieno... il primo sulla pancia, e mentre si gira di spalle il terzo la prende sul sedere. "Ma sei scemo???" Lei, giustamente, lo appella con tutto quello che le viene in mente e anche di piu'... ora ha tatuati i cancellini su canottierina e minigonna, entrambe scure, e se non bastasse l'inconfondibile colore del gesso le impronte sono assolutamente nette e rotonde, grazie alla precisione e l'abilita' di lanciatore che lui ha riscoperto intatte dopo tanti anni di inattivita'. Lei, in contrasto col il colore dei cancellini, e' assolutamente nera. "Un bel gioco dura poco!" Lo rimprovera con questo e altri luoghi comuni, per altro perfettamente giustificati, e per tentare di farsi perdonare, e di zittirla..., le si avvicina e le da' un lungo bacio. Lei si calma, ma e' ancora molto seccata, e ne ha motivo. Il gesso non reagisce ai primi tentativi di lei di levarselo di dosso con moderate ancorche' energiche patte, sia sulla pancina appena sotto il seno sia un un gluteo. Quando vede lui che se la guarda darsi delle sberle sul sedere, sorridendo sornione, e' tentata di dirgli di darle un po' una mano invece di stare a guardare... ma poi pensa che sia meglio di no. Rinuncia... Non c'e' modo di pulirli lasciandoseli addosso, cosi' decide di levarsi i vestiti 'ingessati' e di batterli per bene. Gli da le spalle e si sfila la canotta dalla testa, restando in reggiseno. Si volta, lui si e' levato la maglia ed e' rimasto in jeans, e le si e' anche molto avvicinato... "Che vuoi fare?..." Gli e' di fronte, le dice: "Pensavo che ti fosse venuta qualche idea strana..." le mette le mani sui fianchi, poi la attira' dolcemente a se' e si baciano. Lei sente che le mani di lui dai fianchi scendono con aria innocente fino alla minigonna... e che gliela sta abbassando. Facendo finta di niente... allunga la mano sulla cattedra e prende un cancellino, si stacca e per protesta glielo sbatte sul petto, sollevando una piccola nuvola di polvere e lasciandogli addosso un perfetto cerchio bianco sulla pelle. "Cosi' impari!" gli dice ridendo, lui le torna vicino e le prende la mano col cancellini... vincendo la resistenza della ragazza, non molta per la verita' poi, riesce a portare il cancellino all'altezza del collo, lo poggia sulla sua pelle e glielo strofina addosso, scendendo tra i seni e fino al pancino, tracciandole una striscia chiara sulla pelle. "Uff..." Lei e' imbronciata, lui le dice: "L'hai voluto tu!", ma vuole far pace. Le si avvicina, dice "Guarda che ti dona quel gesso addosso, sai! pero' nn preoccuparti, te lo levo io adesso." Le posa le mani sulle spalle, leggere, poi le accarezza il collo e scende sulla gola, sempre accarezzandola con delicatezza e iniziando a spolverarla del gesso che le e' rimasto addosso. Le mani scendono, passano oltre le curve dei seni, si fermano sul pancino, ora e' spolverata per bene, resta solo la poca polvere sul seno. E' indeciso... non sa esattamente cosa pensa lei, se ancora ce l'ha con lui, e lei fa di tutto per non farglielo capire... finche' lui fa per posare la mano tra i seni, con delicatezza, ma lei gli prende la mano e gliela posa con decisione su un seno. Con l'altra afferra la vita dei pantaloni di lei, lo attira a se' e lo bacia con ben altra intenzione delle volte precedenti. Mentre si baciano lei gli accarezza il sedere, mentre lui asseconda la mano di lei e le stringe con delicatezza e decisione il seno. Con l'altra mano lui le sbottona la minigonna, la abbassa e la lascia cadere a terra, e lei lascia che accada, anzi... gli lascia i pantaloni e guida anche l'altra mano del ragazzo sul seno. Si stacca da lui, si abbassa le spalline senza levarsi il reggiseno... lo lascera' fare a lui, intanto si siede sul bordo della cattedra e decide di dargli una lezione. Senza spogliarsi oltre prende a massaggiarsi il seno, a carezzarsi il capezzolo sotto il tessuto del reggiseno finche' non occhieggia e finche' nn puo' stringerlo tra i polpastrelli e a pizzicarlo leggermente... mentre lui, li' di fronte, appoggiato di schiena alla lavagna, la osserva eccitato e incuriosito lei allarga bene le gambe e prende ad accarezzarsi sopra le mutandine, alternando larghe carezze circolari all'altezza del clitoride con incursioni piu' profonde di due dita con cui preme sulla figa. Il ragazzo fa fatica a nascondere le sue reazioni, lei e' divertita e orgogliosa anche, lo invita a togliersi i pantaloni. Lui esita un po', in fondo non e' poi cosi' emancipato come vuole farle credere... Si cala i pantaloni, negli slip la reazione allo spettacolo della sua ragazza e' assolutamente evidente, lei lo guarda sorridendo e con uno sguardo che lo fa arrossire. Lei e' ancora piu' divertita, e per metterlo ancor piu' in difficolta' scosta lo slip tra le gambe spalancate e accarezzandosi la fica nuda con partecipazione lascia sfuggirsi i primi gemiti. Si impietosisce, lui e' fermo li' davanti, l'erezione che ha assunto il suo sesso e' quasi comica, gli dice di venire piu' vicino e lo bacia. Poi prende la mano che lui le aveva posato su un fianco e la giuda tra le sue gambe, sul sesso gia' caldo, e lo invita ad accarezzarla insegnandoli i movimenti. Quando le dita del ragazzo iniziano a fare il loro dovere lei gli accarezza il cazzo eretto dentro gli slip, lo prende in mano e lo masturba per un po' attraverso il cotone, per poi prendergli gli slip con entrambe le mani e abbassarglieli. Gli accarezza il sedere, i glutei sodi, poi i fianchi, poi soprendendolo fa passare le sue mani dietro a quella con cui lui le accarezza la figa e gli prende il cazzo in mano. Prima glielo accarezza, poi lo afferra e prende ad andare su e giu' lenta, poi accellera d'improvviso. Si stanno guardando, hanno smesso di baciarsi, ora stanno giocando l'una col corppo dell'altro e si divertono a leggersi in viso le emozioni che riescono a strapparsi a vicenda. Le mani di lei sul suo cazzo si muovono veloci, e le dita di lui cercano di ricambiarla muovemdosi veloci anch'essa tra le labbra umide, sfiorando a volte il clitoride, mentre l'altra mano del ragazzo le accarezzano un seno e il capezzolo duro che occhieggia appena dall'orlo della coppa del reggiseno. Di colpo lei rallenta, quasi si ferma, resta per qualche attimo solo carezzando il sesso del ragazzo, poi sempre fissandolo si porta una mano alla bocca, e lecca a lungo e con abbondanza le dita e il palmo di una mano, e poi sempre fissandolo la riporta sul suo cazzo, per fargli apprezzare meglio la cosa... Pochi movimenti lunghi, e poi riparte decisa e veloce, dando una scossa al ragazzo. La pausa e la ripartenza lo hanno eccitato tantissimo, lei sente che le sue dita sono impazienti, e anche lei lo e'... Per farlo decidere lascia con l'altra mano il petto del ragazzo, la porta tra le gambe e preme la mano di lui sulla figa, spingendola contro il sesso caldo e bagnato. Finalmente si decide... questa volta le due dita non si fermano, e affondano tra le labbra fino a penetrarla. Lei tira un sospiro lungo, ma subito lui insegue il ritmo della ragazza sul suo cazzo e gli si adegua, muovendole veloce dentro e fuori le dita. Sono tutti e due su di giri, e' quasi il momento... Lei si gode per un po' le dita di lui che la scopano, sentendosi in mano il sesso del ragazzo teso e gonfio, poi sporgendosi verso di lui lo bacia, e insieme allontana la sua mano dalla figa per attirarlo a se' per i fianchi. La mano sul cazzo rallenta, e lo guida alla meta naturale. Con dolcezza, lentamente, lui la penetra. Lei lo stringe a se', con le mani sulla schiena e anche con le gambe, lui si afferra alla cattedra per autarsi nei movimenti, si muove lento per adesso ma con gesti lunghi e profondi, come piace a lei. La ragazza lo bacia, ma quando ha troppi gemiti da soffocare poggia prima le mani e poi i gomiti sul piano della cattedra e quasi si sdraia giu'. Non riesce a resistere... prima con una mano si accarezza e si stringe un seno, si pizzica un capezzolo, poi decide di provocarlo ancora di piu' e sfacciatamente dal capezzolo scende tra i seni, poi sul pancino, oltre l'ombelico... fino a cercare il clitoride. Si eccita e lo eccita, carezzandosi e massaggiandosi il clitoride mentre lui continua a muoversi in lei. Ogni tanto scende con la mano, sfiora e acccarezza il cazzo mentre va e viene da dentro di lei, poi con le dita di nuovo bagnate del suo stesso piacere torna a carezzarsi il clitoride. Sente che la meta e' vicina, e lo e' per entrambi. Cosi' si risiede, lo bacia, lo fa fermare.... anzi, con la mano gli prende il cazzo e lo estrae da dentro la figa. Lo sente bagnato del suo umore, senza mai lasciarlo continua a masturbarlo lentamente, lo sente sempre teso e vicino al limite. Scende dalla cattedra e lo spinge fin contro la lavagna, poi senza lasciargli il tempo di parlare gli da' le spalle, si inclina davanti puntellandosi con una mano alla cattedra di fronte e anche se dispiaciuta di non poter vedere la sua faccia infila la mano tra le gambe e dopo aver affondato per un momento un dito nella figa prosegue il suo percorso e si infila il dito nel buchino. Lo affonda, poi prende a muoversi, lentamente, e dopo qualche istante di movimento si ferma e lo leva. Poi cerca e afferra di nuovo il cazzo. Lo massaggia ancora un attimo, lo struscia tra le gambe, contro la figa, bagnandolo di nuovo, poi allarga le gambe di piu' e sposta il cazzo un poco piu' in alto... Appoggia il cazzo del ragazzo al suo buchino, poi spinge contro la cattedra e lo fa entrare. Si fa penetrare lentamente, lui lascia a lei la guida, e dopo poco infatti e' lei che accelera. Lei fa forza, sbatte contro i suoi fianchi, lui appoggiato al muro non ha niente altro da fare che guardarla muoversi contro di lui e sentire come lei accoglie il suo cazzo ogni volta piu' a fondo. La corsa si fa piu' veloce, piu' profonda, ora lui decide di collaborare e la prende per i fianchi, muovendosi contro, accelerando e aumentando la sensazione di possederla fino in fondo.... Un'ultima acccelerazione, tutti e due gemono forte, si lasciano andare, e dopo una breve corsa vengono insieme. Lei si rialza e lo fa ad abbracciare, e restano appoggiati alla lavagna a riprendere fiato, sudati e bagnati di piacere. Si baciano, e la ragazza chiede: "Ma... non avevamo fatto anche l'asilo insieme? Ti ricordi, quello in fondo alla strada, col parco intorno, anche quello in attesa di ristrutturazione per conto della curia...." lui la stringe a se', sorride e le risponde: "Si, anche quello adesso e' chiuso, ma solo da qualche mese... e mi pare che avessero i lettini, e le docce belle grandi..." Lei si illumina: "Domani andiamo a vedere?"
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