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Cena per due
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Titolo: Cena per due
Autore: Baby
Contatto:
Racconto n° 3945
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Un ultimo tocco di rossetto e pronta ad uscire di casa.
Mara, trentottenne, laureata in lettere, assistente di cattedra, era una donna energica, solare e intraprendente.
Fisico minuto ma ben armonizzato. Le sue curve si muovevano sinuose sotto quel vestitino marrone che aveva indosso. Una scollatura generosa evidenziava il tondo dei suoi seni sodi.
La sua piccola vita, si apriva come un fiore verso il bacino piatto e si pronunciava maliziosamente sui glutei pieni. Il vestitino di jersey si adagiava leggero su quelle natiche che vibravano ad ogni suo passo, separate dal perizoma che si intravedeva sotto il vestito nei suoi movimenti.
Arrivò nella sala da ballo verso mezzanotte. Era affollata e insolitamente sconosciuta. Negli ultimi tempi si era rinnovata nella frequentazione e lei spesso si sentiva persa.
Sedeva comodamente sul suo divanetto, sorseggiando il suo cuba libre quando si sentì presa per mano da uno sconosciuto che la tirava verso la pista.
Non era riuscita a vedere quell'uomo in viso ma la sua struttura era gradevole e forte. Aveva delle spalle larghe, evidenziate da una t-shirt color melanzana su jeans a vita bassa, che si posavano sensualmente su glutei pronunciati.
La musica era ritmata lenta e molto passionale. Lui l'afferrò a sé, la strinse sul suo corpo. I suoi movimenti, molto decisi e sensuali, non le lasciavano spazio. Lei poteva solo rispondere con altrettanta sensualità.
La mano destra, aperta dietro la sua schiena, era forte e la teneva; con l'altra le indicava le direzioni da prendere nei suoi improvvisi volteggi. Ma poi, immediatamente, tornava ad essere bloccata in lui, dalle sue gambe, dal suo bacino, da quella sua mano dietro la schiena.
Ad un tratto le fece fare mezzo giro e la bloccò; lo sentì appoggiarsi vigorosamente dietro di sé. Ora la sua mano destra, aperta, era ferma sul ventre e il suo alito affannato sul suo collo. Si sentiva come nuda sotto quella presa. Sentì nascere un solletichio su tutto il corpo, come mille bollicine che esplodono in ogni dove. E il suo calore cominciò a divampare.
Lui insinuava la gamba tra le sue cosce aperte, per indicarne i movimenti e lei, nel suo passo, si posava su di lui quasi ad essere una sola cosa. Ancora qualche nota e lui la voltò ancora, ma stavolta in un faccia a faccia. Poggiati sulla fronte, lei vide i suoi occhi neri che la penetravano, una lucentezza passionale molto viva. Lei avrebbe giurato non essere quella la prima volta che sentiva su di sé quello sguardo. Si allontanò di colpo da quel viso e lo vide nella sua pienezza: era lui, quel ragazzo fuoricorso dell'ultimo banco che era solito imbarazzarla con lo sguardo durante le sue lezioni all'università.
La mano di lui la prese alla nuca e l'attirò di nuovo a sé, mentre l'altra la bloccava dalla schiena. Lei s'irrigidì pensando che tanta sensualità apparteneva ad un suo alunno, anche se uomo affascinante.
Le ultime note sembravano eterne sotto quella stretta passionale, soprattutto perché lei ne era rimasta presa e desiderava non finissero di suonare.
Terminata la canzone, lui la lasciò andare delicatamente, mentre le loro mani continuavano a sfiorarsi. Lei si allontanava non sapendo distogliere lo sguardo da quegli occhi neri e profondi.
Prese la strada per la toilette, non sapendone nemmeno il motivo.
Scese la scale con passo veloce, si diresse verso il bagno delle donne e imbuco la prima porta aperta. Ma proprio mentre chiudeva la porta dietro di sé, sentì afferrare la sua mano. Lui era lì che la spingeva nel piccolo bagno per entrare.
La guardò fissandone gli occhi creando un attimo intenso. L'avvolse col suo sguardo mentre si avvicinava a lei e, cingendola con una forte stretta, la baciò. Un bacio passionale e tenero, che sapeva di peperoncino e di miele. Le sue mani passavano lente su tutto il suo corpo, lasciando dietro una scia di sensazioni profonde. La baciò ovunque quel vestito lasciava la pelle scoperta. Il suo respiro era sempre più ansimante e il suo sguardo sempre più desideroso. Poi bramoso d'altro, sbottonò i tre bottoncini per liberare il suo seno. Ne prese uno: la sua mano lo conteneva perfettamente. Lo strinse e poi lo baciò. Il suo respiro caldo fece aizzare mille brividi e inturgidire quel piccolo capezzolo bruno che lui prese a succhiare. Poi di nuovo prese il suo sguardo.
Mara era smarrita ma non aveva la forza di non corrispondere quella passione. Cominciò a rispondere a quei baci, a sussultare a quelle carezze. Il suo desiderio cresceva senza che lei stessa potesse gestirlo.
Lui le sfilò l'abito e rimase estasiato nell'osservarla. Era una perla sinuosa quel corpo vibrante. Il suo sguardo la carezzava con desiderio, innocenza e malizia assieme. Con l'indice sfiorò ogni suo contorno. Lo sguardo di lui perso in quel viaggio, quello di lei abbandonato a quelle forti e piacevoli sensazioni.
Ad un tratto Mara sentì nuovamente il calore del suo respiro. Aprì gli occhi e trovò i suoi che la penetravano. Lui cominciò a baciarla appassionatamente. Con fare veloce la alzò e, con naturalezza, lei avvinghiò le sue gambe al corpo di lui. La strinse a sé e la penetrò con decisione e passione.
Movimenti lenti e ritmati, come il ballo che avevano appena fatto.
Con una mano la cingeva e con l'altra la carezzava.
Lei si sentiva presa completamente ma questa volta non sentiva il bisogno di fuggire. Voleva, invece, che quell'idillio non terminasse più.
I respiri sempre più affannati, accompagnavano movimenti sempre più decisi, fino a raggiungere un orgasmo inaspettato. Il ritmo pian piano si fece più calmo e la passione lasciò il posto alla dolcezza dei baci di lui.
La mise a terra delicatamente e le fece una carezza.
Mara ancora intorpidita cominciò a sentire l'imbarazzo per quanto appena accaduto. Raccolse velocemente i suoi indumenti per coprirsi ma lui le afferrò il polso e guardandola negli occhi le fece un sorriso.
Quello era un buon sorriso, un sorriso che le restituì in un attimo la sicurezza che cercava.
Lui si vestì in fretta, la baciò ancora una volta e andò via.
Mara rimase immobile, sconcertata ma soprattutto felice, estasiata.
Si vestì lentamente. Si diresse al guardaroba, prese il suo cappotto e la sua borsa e andò a casa.
Per tutta la notte rimase sveglia: flash continui le tornavano nella memoria, accompagnati da sensazioni vive che la facevano ancora vibrare.
Si chiedeva che tono di voce avesse lui: non lo aveva mai sentito parlare.
Man mano che l'alba rendeva il cielo sempre più chiaro, aumentavano anche i suoi pensieri, le sue preoccupazioni, le sue paure: alle 9.00 avrebbe avuto lezione all'università.
Mille erano le sue domande ma a nessuna riusciva a dare risposta.
Entrò nell'aula a testa bassa e si diresse verso la cattedra ove trovò un biglietto piegato in quattro - Non mi cercare, non sarò seduto al solito posto... ti passerò a prendere alle 21.00. Questa sera cena per due! -