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La corsa
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Titolo: La corsa
Autore: Don Landis
Contatto:
Racconto n° 395
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Finalmente a casa: dopo una lunga giornata di lavoro, riesco a trovare il tempo per fare un po' d'attività fisica. E' venerdì, un soleggiato pomeriggio d'inizio giugno; parcheggio l'automobile nel box, percorrendo successivamente a piedi i cinque piani di scale, compreso quello seminterrato, che conducono all'ùscio del mio appartamento.
Entro in casa alzando immediatamente tutte le tapparelle, in maniera tale da aerare bene i locali; mi spoglio in fretta e furia, poiché il caldo è insopportabile: un po' di flessioni, qualche esercizio coi pesi, duecento addominali e via, nuovamente all'aria aperta per compiere una salutare corsa.
Il condominio del quale risiedo è prospiciènte al parco di Monza, polmone verde della cittadina brianzola e dei comuni limìtrofi. Indosso una canottiera, un paio di calzoncini e le scarpe da ginnastica, dopodiché mi precipito fuori casa raggiungendo in soli due minuti l'ingresso dell'ex riserva di caccia della Villa Reale.
La lussureggiante vegetazione mìtiga la calura e l'afa, che, a quell'ora del merìggio, sàturano l'aria d'insopportabile umidità; azzèro il cronòmetro incominciando a correre tranquillamente lungo il viale che conduce all'ippòdromo. Cerco di liberare la mente da ogni pensiero, concentrandomi unicamente sul respiro, coordinando i movimenti degli arti per ridurre al minimo lo sforzo.
Raggiungo l'ippòdromo, percorrendo ciò che rimane dell'ormai disméssa pista da trotto; guardo ogni tanto il cronòmetro, impegnandomi ad accelerare il passo per compiere quanta più strada possibile.
Intorno a me molte persone, intente a svagarsi in differenti modi, attirano la mia attenzione: chi gioca a pallone, chi legge il giornale, altri che macinano chilometri in sella ad una mountain bike ed infine chi come me ha scelto di fare un po' di jogging.
Dopo circa tre quarti d'ora l'intero mio torace è màdido di sudore, canottiera compresa; mi asciugo il liquido che sgorga dalla fronte con l'intero avambraccio, controllando con la coda dell'occhio il tempo segnato dal cronòmetro.
Sto percorrendo il quarto giro di pista, quando vedo in lontananza una bionda ragazza correre nel mio medésimo senso di marcia; mi precede di circa trecento metri. Aumento l'andatura per osservarla meglio da vicino, e sùbito la mia mente fantastica in ambìgui ed oscèni pensieri.
La raggiungo senza difficoltà alcuna, volgendo lo sguardo in direzione del suo volto: "Ciao, hai una bella andatura, complimenti!", le dico tanto per avere un appròccio.
Rimango immediatamente folgorato dal fascino della bionda podista: è all'incirca alta come me, lisci e lunghi capelli raccolti in una coda fermata da un elastico, corpo ben proporzionato, natiche sode, gambe mozzafiato e, particolare da non sottovalutare, caviglia stretta!
Lei mi sorride timidamente; è sudata marcia, ed approfitta della mia sfrontatézza per rallentare il ritmo della corsa: "Ciao, anche tu non vai per niente piano!", mi risponde.
Mi fermo ad osservarla: ha un completìno due pezzi blu elettrico, molto aderente, che mette in risalto sia il seno sia il fondoschiena. Noto con stupore che non indossa le mutandine, poiché la fenditura del suo sesso è palesemente visibile ad occhio nudo.
Entrambi cessiamo di correre, ansimando a pieni polmoni: "Io sono Don, piacere", le dico allungandole la mano.
"Molto lieta, Dana!", si limita a proferire.
Quando le nostre mani sudate si stringono, avvèrto un irrefrenàbile impulso di fare l'amore con lei. Ho voglia di possederla così com'è, affaticata, sùdicia, ansimante! Vorrei leccare ogni centimetro quadrato del suo stupendo corpo, assaporare il salmastro ed acìdulo umore del suo sudore, della sua intima essènza, del suo essere donna!


La guardo con intensa morbosità, percependo in cuor mio che anch'ella non vede l'ora d'esser penetrata; quella fortùita circostanza ha acceso in entrambi l'incontenibile fuoco della passione: forse trattasi d'un colpo di fulmine.
Continuo a stringere la mano di Dana, finché l'istinto non mi suggerisce di avvicinarla alla bocca per baciarla: la ragazza sembra non disdegnare il mio desuèto gesto. Azzardo a baciarle anche il polso e l'intero avambraccio. Dana socchiude i cerulei occhi quando avverte il tocco della mia lingua sulla pelle, allorché, senza perdere un solo istante, m'avvicino ancor più cingendola alla vita: "Ho voglia di te!", le sussurro all'orecchio.
Dana sospira profondamente, tanto da rinvigorire il già prosperoso seno; m'afferra per mano conducendomi distante dalla pista da trotto; ci appartiamo sotto delle piante, lontano da sguardi e da orecchi indiscreti. La ragazza libera i propri capelli dalla costrizione dell'elastico, scòtendo ripetutamente la testa in maniera tale da farli scompigliare selvaggiamente: è bellissima!
Mi fissa languidamente negli occhi, come se volesse implorarmi di approfittare del suo corpo; accuso un'erezione spaventosa quando Dana porta alla bocca il proprio dito medio, umettandolo di saliva, per poi accarezzarsi entrambi i capezzoli ancora occultati dall'aderente reggiseno.
Osservo la ragazza mentre gioca col suo corpo, spogliandolo a poco a poco dagli indumenti, masturbandosi delicatamente per accendere in me il fuoco della passione.
Anch'io mi spoglio, rimanendo ben presto con indosso unicamente le scarpette de ginnastica; alla vista del mio pene Dana sgrana maggiormente gli occhi, assumendo un'espressione di stupore: "Ti piace, eh?", le dico ironicamente, sedendomi sull'erba ed appoggiando la schiena contro il tronco di un possente albero. La bionda striscia carponi verso me, accomodando il proprio volto in mezzo alle mie cosce: impugno con una mano il membro, mentre con l'altra, posta sulla nuca della ragazza, la invito ad imboccarlo.
Dana non oppone resistenza, anzi, si accanisce sul mio sesso con una voracità impressionante: lo lecca, lo succhia, lo ingoia, lo ama!
Mi eccita giocherellare con i capelli della ragazza, intanto che le sue caldi labbra arrècano sollievo alla mia verga: li raccolgo in un'unica e folta ciocca, strattonandoli dolcemente su e giù, in concomitanza al movimento della sua bocca.
Devo supplicare Dana d'interrompere la fellazione, poiché non ho intenzione di eiacularle in gola; voglio aspèrgerle il mio seme sul corpo, sui seni, sul sesso.
Prima di penetrarla, ho voglia d'assaporare l'umore trasudato dalla sua intimità: invito Dana ad appoggiarsi con la schiena all'albero, dopodiché mi butto a capofitto fra le sue cosce.
La ragazza è priva di peli pubici; la sua vagina è completamente glabra, cosicché riesco senza difficoltà alcuna a far aderire perfettamente le mie labbra contro le sue: incomincio a baciarle il sesso, facendo roteare la lingua dapprima attorno alle grandi e successivamente alle piccole labbra.
Dana gème dal piacere: posa entrambe le mani sul mio capo, come se volesse impedirmi di fuggire. Soddisfo il suo desiderio, aspirandole e succhiandole l'intera vitale fenditura: il suo ventre sussulta dagli spasmi, sotto l'incalzare dei miei baci. Dopo venti minuti di cunnilingus, Dana avvèrte l'orgasmo: mi eccito quando faccio godere la partner in questo modo, utilizzando unicamente le labbra e la lingua. Mi inèbrio del suo nèttare, finché non le ripulisco completamente il sesso.
In quella posizione la faccio mia: penetro la creatura delicatamente, facendo scivolare il mio attributo fra le irrorate labbra dell'invitante sua vagina. Mentre stiamo facendo l'amore, lascio ricadere nella sua bocca un rivolo di saliva; successivamente lei porta le labbra in direzione del mio capezzolo, incominciando a leccarlo àvidamente. Stiamo copulando come bestie, liberi da ogni pensiero e da ogni costrizione: l'attrazione fisica in questo caso ha giocato un ruolo fondamentale sulla nostra psiche, permettendoci d'accantonare ogni buona regola imposta dalla comune morale.
Possèggo con selvaggio ìmpeto il corpo di Dana; il pene avanza silenzioso ed impertèrrito con la medesima irruenza d'un martello pneumatico. Le accarezzo i seni, sussurrandole parole sia dolci sia oscene.


Le nostre membra sono ricoperte da minuscole stille di sudore: appoggio le labbra contro la spalla di Dana, leccando edacemente la salmastra rugiada trasudatale dalla pelle. Entrambi siamo eccitatissimi; estraggo l'attributo dalle sue viscere, incominciando a lapparle il collo, i seni, il monte di venere, le cosce, assaporando il gusto del suo sudore.
"Adagialo fra il mio petto.", mi dice la bionda impugnandomi saldamente il membro. Invito la ragazza a sdraiarsi supina, ponendomi cavalcioni sopra il suo addome, infilandole il sesso fra le rotondità dei seni. Dana imprigiona il pene fra le mammelle, affiancandole l'un l'altra con entrambe le mani.
Incomincio a strusciar la verga fra il morbido ed accogliente abbraccio del suo petto, finché non avverto l'orgasmo: schizzi di liquido seminale imbrattano l'intero torace ed il volto della ragazza. Con l'attributo in mano, poso il glande contro i capezzoli della donna, mentre gli ultimi fiòtti di tiepido sperma ricadono gentili fra l'avvallamento dei seni.
Dana ha voglia del mio seme: le tronco prepotentemente il pene il bocca, invitandola a ripulirlo dalla viscosa secrezione. Lei incomincia a succhiarlo con cupidìgia, terminando la fellazione con un sonoro e prolungato bacio sul glande.
"Sei stupenda quando ami!", le dico con sincerità.
"Desideravo conoscerti intimamente", mi risponde stremata dall'amplesso.
In pochi minuti ci ricomponiamo e riprendiamo a correre mano nella mano, fino a raggiungere la porticina del comune di Villasanta.
Saluto Dana con la gioia nel cuore, rinnovandole l'appuntamento per il giorno seguente; lei accondiscénde, regalandomi un ultimo e appassionato bacio.
Riprendo a correre allegramente, poiché devo ritornare all'ingresso di Monza; casualmente lo sguardo mi cade sul cronòmetro: doveva essere una giornata da record oggi, invece il vero allenamento lo ha fatto il mio pene. Sport e sesso, che connùbio perfetto: l'unica vera fonte dell'eterna giovinezza.