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Dal diario di Aries
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Titolo: Dal diario di Aries
Autore: Aries
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Racconto n° 3957
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Sono già sveglia da un pezzo, come al solito. C'è molto caldo, l'estate è già feroce benché sia appena cominciata, abbiamo dormito senza le lenzuola. Indosso la mia camicia da notte preferita, una lunga sottana di seta nera, fresca, leggera, frusciante, con le spalline sottili e lo scollo a v, incrociato, orlato di merletto, e sotto nulla, come al solito. Mi piace il contatto del tessuto liscio e scivoloso sulla mia pelle nuda.
Sto sdraiata a pancia in giù, abbracciata al mio cuscino, come se dormissi. E' il mio trucco per ingannare l'insonnia ed il caldo, il calore che fa bruciare l'aria e la mia pelle. Sto rilassata, respiro con calma, mi mimetizzo con il materasso. E aspetto. Aspetto che venga il sonno, benefico, che non mi faccia più sentire caldo, quel caldo rovente e familiare nel quale sono immersa e che mi brucia dentro. Il calore che sale come una fiamma dal centro del mio corpo, da quel centro dal quale partono tutti i miei desideri. Ho voglia. Ho voglia di fare l'amore, di godere, di toccare ed essere toccata, di mordere, leccare, accarezzare. La mia voglia è talmente intensa che non ci provo nemmeno a stringere le cosce o ad accarezzarmi con le dita, perché so che non basterebbe neanche lontanamente a soddisfare il mio sesso affamato: insufficiente palliativo per un desiderio così ardente.
Tu dormi accanto a me. Un movimento improvviso, forse causato da un mio sospiro; ti svegli. Ti alzi, vai in bagno, torni, ti sdrai accanto a me, a debita distanza, sul fianco destro, dandomi le spalle, pensando che io dorma.
Subito allungo il mio piede destro verso il tuo. Sei molto alto, forse troppo per me. Mi sono sempre piaciuti gli uomini alti, con le gambe lunghe. Sei bello, magro e muscoloso, le cosce tornite dalla corsa, i piedi grandi, le braccia forti. Le torri delle tue gambe sorreggono un bellissimo sedere, tondo e sodo, che mi piace guardare quando cammini. Con il mio piede accarezzo la tua caviglia sinistra. Nessuna reazione. Sei sveglio di sicuro... forse vuoi lasciare che sia io a condurre il gioco. Continuo ad accarezzare il tuo piede con il mio. Rimani immobile. Il mio ginocchio fasciato dalla camicia di seta si avvicina alla tua gamba. Riduco la distanza fra i nostri corpi e con un movimento da gatta sono su di te, a quattro zampe, sollevata, solo la mia camicia di seta sfiora la tua pelle ed io comincio a leccare la tua schiena partendo dall'alto, dal collo, fino ad arrivare all'elastico dei calzoncini corti e neri che indossi per dormire, e poi di nuovo risalendo fino alla nuca. Voglio farti sentire la mia voglia, voglio che tu sappia quanto sia intenso il mio desiderio, voglio che tu conosca la mia eccitazione, vorrei che la tua voglia di scoparmi fosse forte quanto il mio bisogno .... La mia lingua mobile percorre la tua schiena e quando mi ritengo soddisfatta del tuo sapore salato, abbasso la scollatura della camicia e lascio che i miei piccoli seni dai capezzoli puntuti percorrano la scia lasciata dalla mia lingua, accompagnati dalle mie lunghe unghie rosse. Le mie mani accarezzano i globi del tuo sedere e poi scendono giù fino alle caviglie. Mi piacciono i tuoi piedi. Di recente ho cominciato a dedicare loro un po' di attenzioni in più, prima li trascuravo. Ora ho scoperto che è eccitante massaggiare le piante e succhiare le dita, una per una, e poi sollevare la mia lunga camicia, sedermi sulle loro punte e lasciare una nuova scia, più umida e profumata. Le mie mani ritornano al tuo sedere meraviglioso, che spesso sogno di poter violare come tu fai con il mio. Vorrei ricambiare le splendide attenzioni che mi dedichi, farti godere come tu fai godere me quando il tuo bel cazzo penetra il mio culo, a volte violento, a volte delicato, ma sempre ben deciso a rimanere a lungo dentro le mie viscere e a riempirmi di quel meraviglioso succo bollente il cui bruciore mi ricorda a lungo il tuo passaggio. Abbasso l'elastico e tiro giù i calzoncini. Ti limiti ad agevolarmi sollevando leggermente i fianchi, ma continui a fingere di dormire. Come vorrei punirti per questo! Comincio uno dei miei giochi preferiti, sull'onda delle mie fantasie più segrete, quelle che tu non vuoi che io condivida con te. Allungo la scia che la mia lingua ha percorso, verso il tuo sedere tondo. Le mie mani allargano i tuoi magnifici glutei e la mia lingua si insinua a penetrare il tuo buchino. Le mie mani aprono e chiudono quel fiore stupendo, mentre la mia lingua danza penetrando nel segreto. Sei eccitato, e sento che ti piace; molte volte mi hai già detto che mentre non ha nulla in contrario a mettermelo nel culo, mai e poi mai gradiresti che alcunché penetrasse te, neanche il mio dito. Ma ho l'impressione che tu mi abbia mentito. Allungo le mani verso la confezione di burro idratante che uso per la mia pelle e spalmo una ditata generosa nella tua lunga fessura. So quanto sia piacevole sentire l'untuosa sensazione del lubrificante e poi il piacevole dolore della penetrazione....e con il dito, sfacciata, ti accarezzo minacciosamente. Mi sembra un peccato che tu ti perda un piacere così straordinario.... Che mi consentirebbe di punirti per la tua indifferenza.....Ma io sono già al limite della mia resistenza. Afferro i tuoi fianchi, li giro verso l'alto e finalmente ti degni di aprire gli occhi. Passo alla tua sinistra ed eccitata prendo fra le mani la tua asta lunga e dura, con avidità la metto in bocca, in gola fino in fondo, assaporo la tua pelle e il tuo profumo; e tu in segno di approvazione mi guardi negli occhi e mi accarezzi i capelli sorridendo, inarcando il bacino in modo da favorire il movimento del tuo sesso sulla mia lingua. Non ce la faccio più. Ho bisogno di godere del tuo godimento. Mi metto di fianco e ti offro il mio fiore ormai fradicio di umori, gocciolante. Mi penetri da dietro, come piace a me, e il tuo ingresso è un sollievo per il mio sesso rovente. Finalmente ti muovi, piano, delicato, mentre le mie dita accarezzano il mio bottoncino. Ed esplodo.... A sussulti, continui, inarrestabili. Aspetti che io mi sia calmata per cominciare a muoverti sempre più velocemente e con decisione, ad un ritmo crescente, fino a quando sento una pulsazione rovente e il succo che mi inonda. Raccolgo quello che esce con le dita e lo assaporo con golosità, per non perderne una goccia, perché ne vorrei ancora, ancora e ancora.....

Dedicato a Magister....