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Sarà amore?
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Titolo: Sarà amore?
Autore: Edelweis e Stieg
Contatto:
Racconto n° 3972
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•Prologo: Un uomo e una donna che si incontrano tutti i giorni sull'autobus, si lanciano sguardi di desiderio ma non si parlano lui la vede scendere alla fermata prima della sua e con lo sguardo la segue fino a quando l'autobus non gira. Vorrebbe parlarle, ma non sa come fare fino a quando succede qualcosa e lui le rivolge la parola. Da quel giorno si salutano e si parlano e......
Sarà amore? Visto da lui e da lei.

LUI
Quel lunedì mattina mi ero alzato dal letto di umore nero perché guardando fuori dalla finestra ancora pioveva: erano giorni che la pioggia non dava tregua. Di nuovo uscire, prendere l'autobus pigiato come una sardina dentro una scatola, con gli ombrelli sgocciolanti che ti bagnano più che se camminassi a piedi.
Mi avviai alla fermata scuro in volto e nello stesso tempo rassegnato ad affrontare una nuova settimana di lavoro. Fortunatamente l'auto arrivò subito, salii e riuscii, pressato tra una grassona che mi schiacciava la faccia e un signore che muoveva l'ombrello per crearsi un po' di spazio, a trovare un piccolo angolino.
Se il mezzo avesse fatto una frenata brusca almeno non sarei caduto a terra, ma avrei avuto due airbag che mi avrebbero protetto. Mentre stavo ragionando su questo ultimo concetto, mi guardai intorno e vidi due occhi meravigliosi che mi fissavano e mi sorridevano, probabilmente avendo capito la situazione. Cercai di ricambiare quello sguardo, ma non riuscivo a muovere neanche un muscolo...


LEI
Ancora un giorno di pioggia! Quest'autunno non finirà mai!
Non c'è nemmeno gusto a vestirsi con un tempo così: uscirò ancora una volta infagottata tra borsa da Mary Poppins, impermeabile, ombrello, sciarpa...
Non c'è piacere...Mi guardo allo specchio con un sospiro, mi trucco, cercando di mettere almeno in risalto gli occhi e la bocca, l'unica cosa - libera - dal - burka - dei vestiti ormai invernali.
Dio com'è tardi! Indosso svelta gli stivali con la suola di gomma: ci mancherebbe pure prendere un bello scivolone!
La fermata dell'autobus è a 200 metri da casa (ho la macchina in panne e finché non avrò i soldi per farla riparare, mi toccherà sorbirmi la solita tortura), accelero il passo, il mezzo potrebbe passare da un momento all'altro...
Arrivo alla fermata trafelata, l'andatura sostenuta, ed il mio viziaccio di fumare mi fanno venire quasi il fiatone...
Rifletto sul fatto che prima o poi dovrò smettere di fumare (magari poi, quando e se troverò un fidanzato!).
L'auto numero 35 arriva, lo vedo in lontananza, ansima e sbuffa come me, mi sembra quasi un drago - sputa-gente - : da una delle sue bocche - ingoia - e dall'altra - sputa fuori - i miseri resti dei mortali.
Il pensiero mi fa sorridere...
Salgo quasi di buon umore, ma l'alito mefitico del drago mi porta già la nausea...Odori di sudore, umidità stantia, mistura di profumi scadenti e kraffen al cioccolato, odori d'umanità varia...
Mi preparo all'attacco: mi faccio varco tra zaini e ombrelli, risate sguaiate di ragazzini esuberanti, brufolosi e testosteronici, visi tristi di colf equadoregne, che magari stanno pensando ai loro bambini lontani, che si preparano ad andare a scuola indossando la divisa...
Poi i soliti - personaggi - : il cinquantenne - conquistadores - col baffetto da sparviero, l'homo abilis dalla longa mano, il polemico, il prepotente, l'immancabile grassona...
E finalmente. Tra questi riconosco il viso imbarazzato e sofferente di un altro - sopravvissuto del bounty - che, come me, annaspa cercando un posticino tranquillo.
Gli sorrido senza pensarci, e mi soffermo a guardarlo coi miei occhi scuri, intensi, compassionevoli quasi.
Mi aspettavo che ricambiasse quantomeno il sorriso, ma, a volte, le mie - intuizioni si rivelano completamente prive di fondamento.
Mi giro, e riesco a trovare - un posto al sole - : mi incollo al finestrino, aggrappata su un sostegno di marcia e lascio vagare il pensiero guardando la vita che scorre frenetica fuori di qui.
Mancano ancora 10 fermate alla mia...Venti minuti ancora d'intensa sofferenza...

LUI
Quella donna, quello sguardo non riuscivo a togliermele dalla testa. La sera mentre ero seduto sulla poltrona del salotto di casa mia dopo aver cenato (mi ero preparato una cena frugale, una fettina di carne e un po' d'insalata, tanta era la stanchezza) davanti al televisore acceso su un solito programma che non prometteva nulla di interessante, mi ero trovato a ripercorrere con la mente quel viso che mi aveva così colpito. Mai nessuna donna aveva attirato la mia attenzione in quel modo. Nonostante la giornata piovosa, nonostante la gente che premeva, pigiava e spingeva su quell'autobus, lei era serena, sembrava a suo agio anche in quel caos. L'avevo vista spostarsi e trovare un posticino vicino al finestrino e guardare fuori. In quell'attimo un impulso irrefrenabile mi aveva portato a cercare di avvicinarmi a lei. A fatica mi liberai dal petto della donna che mi schiacciava la faccia e dall'ombrello del signore alle mie spalle che mi sgocciolava sulle scarpe e cercai piano piano di guadagnare posizione tra facce scure e insulti delle persone che spingevo. Non mi importava il mio scopo era raggiungere quella donna. Dopo 10 minuti riuscii ad avere solo una persona tra me e lei, una signora di una certa età che avrei desiderato che in quel momento sparisse come per magia. Mi aggrappai alla meglio a un corrimano e guardai nella sua stessa direzione. La pioggia che batteva sui vetri e li puliva, rifletteva le nostre immagini riflesse...finalmente potevo studiare nei particolari i suoi lineamenti. Più la guardavo e più mi piaceva, avrei voluto rivolgerle la parola, ma avevo il timore che fossi scambiato per il solito pappagallo che voleva attaccare bottone. Come potevo spiegarle che il mio interesse era qualcosa di più profondo. Mi sono limitato a guardarla attraverso il vetro e sarei rimasto a fissarla per tutto il giorno se a un certo momento lei non si fosse girata per avvicinarsi alle porte dell'autobus per accingersi a scendere. Fu un attimo, ci guardammo negli occhi e vedendo sulle sue labbra un accenno al sorriso, questa volta riuscii a ricambiare almeno il sorriso. La vidi scendere e incamminarsi sotto l'ombrello verso non sapevo dove. La fissai intensamente dicendo dentro di me: - Girati, girati, guardami ancora una volta e sorridimi.... - , ma stretta nel suo impermeabile e con ai piedi i suoi stivaloni di gomma, la vidi andare via. Chissà se l'avrei rivista ancora....

LEI
Finalmente a casa!
Comincio a togliermi di dosso tutto l'ingombrante armamentario che mi aveva seguito a corredo di pioggia e freddo incipienti.
Metto l'ombrello ancora gocciolante nel lavello per non sporcare il pavimento e, finalmente mi concedo il lusso di togliere gli stivali e indossare le comode e calde pantofole.
Mi siedo sulla mia poltrona preferita e comincio a massaggiarmi i piedini...
- Magari qualcuno potesse massaggiarmeli! - penso tra me e me, e, non so per quale strana ragione ripenso a quel giovane un po' goffo che oggi avevo incontrato sull'autobus...
Che strano, associare un gesto così intimo, come un massaggio ai piedi, col volto di uno sconosciuto...
Sembrava quasi volesse dirmi qualcosa...Magari gli ho pestato un piede, mentre cercavo di farmi strada tra i passanti, e questo mi provoca un'inconscia associazione di idee...
Sorrido tra me e me, al sicuro nella mia piccola e calda casetta, preparo una cena frugale e mi predispongo a leggere un libro: ormai i programmi in tv mi hanno talmente annoiata!
Finita la cena tolgo l'ombrello dall'acquaio e vi metto i piatti e la padella che ho sporcato.
Il silenzio ovattato porta una pioggerellina fitta ma regolare come sottofondo, Il libro è interessante, ma a poco a poco la stanchezza mi vince.
Indosso il mio soffice pigiama in pile spengo le luci e vado a letto, ancora una volta sola, come negli ultimi quattro anni, ma serena e piena di ottimismo.
Domani riprenderò il mio quotidiano combattimento di vita...
Ma adesso ho spazio solo per il sonno ed i sogni leggeri.

LUI

Quando aprii gli occhi un raggio di sole mi illuminò il volto. Sorrisi: finalmente un giorno decente dopo tanta pioggia. Mentre mi stavo alzando per andare in bagno e il mio fratellino era duro duro, stranamente pensai a quella donna che avevo visto sull'autobus solo di sfuggita. Non riuscivo a spiegarmi perché, ma mi aveva colpita. Dovevo tentarle tutte per parlarle, volevo conoscerla. Dentro di me qualcosa mi diceva che era dolcissima. Andai in bagno e dopo mi preparai il caffè. Per me era un rito. Dovevo prenderlo con calma senza fretta, poi il resto della giornata sarei andato sempre di corsa. Mi vestii, mi profumai e uscii di casa pronto a guerreggiare sull'autobus 35 come ogni mattina, che mi avrebbe vomitato alla mia fermata quasi sfottendomi. Dopo aver aspettato per 10 minuti il mezzo, salii e stranamente non era molto pieno. Non feci in tempo a mettere un piede sul primo scalino che la vidi. Era lì, più bella che mai, il sole faceva riflesso sul vetro e sembrava che avesse un alone di luce a illuminarle il contorno del corpo. Mi accorsi che mi aveva visto e allora mi feci coraggio e le sorrisi. Mi prese in contropiede, non me lo aspettavo, mi disse: - Buongiorno - . Rimasi un po' stordito, ma subito mi ripresi e le dissi: - L'ho notata ieri, anche lei naufraga come me sperduta in un mare di gente e mi ha colpita. Mentre io ero in difficoltà Lei era a suo agio. La sua calma mi ha sorpreso e ha avuto anche la forza di sorridermi - . - Per questo la ringrazio – aggiunsi – mi ha consentito ieri di passare una giornata serena e non mi prenda per sfacciato, ma vorrei rivederla, naturalmente non sull'autobus!... - .


Lei:
- Francamente non mi aspettavo una proposta del genere! - sorridevo un po' inebetita perché...Cavolo! Quell'uomo mi piaceva davvero! Che sia il mio giorno fortunato? Questo pensavo tra me e me mentre continuavo a sorridere.
- Che ne direbbe di presentarci? - , chiesi io vincendo la sorpresa e arrossendo involontariamente.
- Io sono Fabiana - - , gli dissi porgendogli una mano, sicuramente fredda e forse anche leggermente sudata per l'emozione.
Senza volerlo, la mia posa assunse un'aria rilassata e leggermente maliziosa...
Inutile controllare le emozioni! Se qualcuno ti piace davvero il tuo corpo parla per te: i tuoi occhi brillano, la tua bocca si schiude, quasi volessi bere ogni sua parola, bere le sue labbra, lasciarlo fluire dentro di te...
Il corpo, poi assume pose morbide ed accoglienti...Sei pronta a vibrare ad ogni tocco, a rispondere ad ogni sfioramento senza mai ritrarti, entrando in confidenza col suo corpo, riconoscendolo amico, non più estraneo, anzi provando piacere e calore in ogni centimetro di pelle che viene a contatto anche per caso...
Lo guardai con attenzione: era alto all'incirca 1,78, corporatura regolare, capelli scuri con qualche filo d'argento sparso qua e là, occhi intelligenti, castani, ma con tante pagliuzze dorate che il sole faceva brillare come pepite, un naso - importante - , ma che gli fava un'aria decisamente virile, labbra morbide, un bel sorriso...
Mi porse una mano, curata, morbida, grande abbastanza da contenere tutta la mia, notai che non aveva la cattiva abitudine di rosicchiare le unghie, e che stringeva la mia in modo fermo, ma senza farmi male...
Avrei voluto trattenerla tra la mia quella mano, continuare a sentire il suo calore, magari sentirla sul mio viso, mentre lo sfiorava in una carezza gentile...
Decisi di tornare nel mondo dei - poveri naufraghi dell'autobus - , forse avevo lasciato correre troppo la mia immaginazione, magari era il solito casanova che ci provava con tutte...
Dovetti inconsciamente irrigidirmi spinta da quei pensieri, infatti lui, in quel preciso istante lasciò la mia mano e mi guardò...


LUI


- Piacere mi chiamo Riccardo - . La sua mano era fredda, la tenni nella mia e quando la toccai sentii come un fremito lungo il suo braccio. Sorridendo le guardai le labbra, erano bellissime, avrei avuto voglia di sfiorarle con le mie, sicuramente avrebbero avuto un sapore buono, fresco. Avrei voluto stringerla e sentire il suo corpo contro il mio e dirle che avrei voluto condividere con lei ogni momento. Non sono uno che crede nei colpi di fulmine, ma Fabiana mi era entrata dentro da subito: una sensazione del genere non l'avevo mai provata. Ma mentre la mia mente si stava perdendo nei meandri della fantasia più sfrenata, la sentii irrigidirsi...E allora lasciai la sua mano che ancora tenevo nella mia. Per non lasciare silenzi tra di noi le chiesi l'appuntamento per la cena e decidemmo insieme per la sera successiva. Ci scambiammo i numeri di cellulare al volo perché nel frattempo stava arrivando la sua fermata e lei mi disse che mi avrebbe chiamato per farmi sapere l'ora e dove sarei dovuto andarla a prendere. Ci guardammo ancora negli occhi e ci salutammo con un sorriso di - quasi complicità - . La vidi scendere e l'avrei voluta seguire tanto quella donna mi aveva preso e sperai che quelle ora che ci separavano sarebbero trascorse il più velocemente possibile.....

LEI
- Riccardo! - come Riccardo Cuor di leone!... Pensai tra me e me che tutta la saggezza, la prudenza accumulata negli anni, tutto ciò che crescendo s'impara, era volato via in un attimo...
Non è bello star soli per così tanto tempo: quattro anni di piccole, insignificanti storie avevano puntellato la mia vita senza lasciarmi quasi nulla...Può un grande amore lasciare un vuoto così grande? E perché il ricordo della felicità è solo un ricordo, mentre il ricordo del dolore è ancora dolore?
Di certo quell'incontro era la prima vera, grande emozione che riusciva a scuotermi dopo così tanto tempo...
- Solo chi è senza speranze vince tutte le paure - diceva il buon Seneca, ed io evidentemente di speranze ne dovevo avere ancora tante, vista la paura di quella trepidante attesa.
Non so per quale folle ragione Riccardo mi era sembrato di una sfolgorante bellezza, quasi fosse un - guerriero della luce - .
Nell'attimo in cui la sua mano aveva stretto la mia, avevo provato un calore fortissimo e rassicurante, ma insieme tanti piccoli brividi avevano percorso tutto il mio corpo...
Perché - rischiare - di ricadere in quell'assurdo vortice di angoscia –felicità - estasi e dolore che l'innamoramento può portare con sé?
Dovrei ascoltare questa piccola vocina che mi mette in allarme oppure lasciarmi travolgere, come nel tango più appassionato dalla musica che sento nascere dal cuore?
Dargli fiducia, e nello stesso tempo darne a me stessa, seguire l'istinto, l'impulso primordiale della vita e vivere quell'esperienza fino in fondo?
Da come mi sentivo attratta da lui, sicuramente saremmo finiti a letto insieme quasi subito:desideravo i suoi baci, il calore del suo corpo, le sue carezze più di ogni altra cosa...
Ma forse, la cosa più saggia da fare sarebbe stata semplicemente chiamarlo, e con una scusa disdire cortesemente l'invito.
Ma poi, lo avrei sicuramente rivisto sull'autobus, e magari avrebbe insistito di nuovo per un altro invito, oppure sarebbe rimasto indifferente e ci avrebbe provato con un'altra.
Quanta disillusione amara nei miei pensieri! Non riesco quasi a dare più fiducia a nessuno...E in più non credo proprio di essere o poter essere quel fulcro di attrazione-passione capace di far rimettere in moto tutte quelle azioni che ti portano a desiderare di metterti in discussione, e ad abbandonare la mera visione del sé per sostituirla all'idea di un - noi - .
Eppure le sue mani erano così calde...E i suoi occhi così sinceri...


LUI

po'
Che donna meravigliosa...pensai avrei voluto a provare a costruire qualcosa di concreto con quella donna. Mi aveva attratto fin dal primo momento, mi aveva preso totalmente e non riuscivo a non pensare a lei. Basta ero stufo di tante piccole avventure finite prima ancora di cominciare. Mentre facevo questi pensieri, automaticamente cominciai ad avere mille dubbi....e se avessi sbagliato qualcosa con lei avrei avuto il tempo di riparare? Ero in grado di mostrargli il mio vero io? Con lei avrei dovuto essere serio? Avrei dovuto scherzare?.....Mi calmai e alla fine mi dissi che dovevo essere me stesso. Le avevo chiesto di andare a cena insieme in un locale pubblico, in mezzo a tanta gente...mica le avevo chiesto di venire da me...Lei mi aveva detto di sì. Ero al settimo cielo....quella donn mi attirava più di una calamita, l'avrei voluta baciare e stringere a me, ma era meglio contenersi, avrebbe male interpretato le mie intenzioni. Speravo e pregavo ardentemente che con questa donna si potesse intraprendere un cammino insieme. Andai a dormire con questo pensiero e quando mi svegliai il giorno dopo il mio primo pensiero fu quello di panico: mi avrebbe telefonato per dirmi che le era sopraggiunto un improrogabile impegno e non sarebbe venuta? Vissi ore di tensione con questa domanda fino alle 20, ora in cui mi trovai sotto casa sua a bordo della mia auto. Chissà se le piacevano i fiori? Le avevo preso una rosa rossa da regalarle segno della mia passione. Avrebbe capito? Le citofonai e la sua voce mi rispose subito: - Sto scendendo - . Il mio cuore cominciò a battere a mille...pensavo che da un momento all'altro mi potesse scoppiare. Quel minuto di attesa mi sembrò un secolo, poi la vidi uscire dall'ascensore....era più bella che mai da mozzafiato. Mi venne incontro sorridendo e mi domandò: - Dove mi porti mio cavaliere? - . Capii che anche lei dietro quel sorriso era tesa, era nelle mie stesse condizioni, aveva il terrore di sbagliare. In auto ci scambiammo qualche frase di convenienza tanto per non far cadere il silenzio tra di noi.
Arrivati al ristorante, una volta scesi dall'auto mi prese sottobraccio ed entrammo insieme come una coppia molto affiatata. Quando sentii la sua mano sul mio braccio quasi le gambe non mi ressero, ma forse era soltanto una mia impressione. Avevo riservato un tavolo in un angolo, un po' appartato dove se avessimo voluto scambiarci qualche confidenza, nessuno avrebbe potuto origliare, ma nello stesso tempo potevamo guardare la sala. Ordinammo cibo e vino, ma non ricordo neanche di aver mangiato, ricordo solo di aver passato tutto il tempo della cena a guardare i suopi occhi meravigliosi e le sue labbra sensuali. Quando parlava o rideva si muovevano in modo molto eccitante. Quando finimmo di cenare mi resi conto che tra di noi si era instaurata una corrente che dava enormi scariche di elettricità. Pagai e uscimmo all'aria fresca della sera. Lei mi disse sorridendo: - Forse ho bevuto un bicchiere di troppo, mi sento allegra era tanto che non mi sentivo così - - Non ho voglia di andare a casa subito, facciamoci un giro da qualche parte...ho voglia di passeggiare - . Salimmo in macchina e mi diressi in centro dove c'è sempre un po' più di vita. Parcheggiai e scendemmo dall'auto. Lei come aveva fatto prima di entrare al ristorante, mi prese sottobraccio, ma stavolta sentii che si stringeva a me . Sentii il suo corpo addosso al mio, il suo seno che sfiorava il mio braccio. Avrei voluto fermarmi, guardarla negli occhi, baciarla e gridare - Ti amo - . Ma non feci nulla di tutto questo. Passeggiammo e lei sorrideva e rideva e scherzavamo e ci facevamo battute. Ala fine dopo un'ora mi disse: - Sono un po' stanca vorrei andare a casa - . Ritornammo alla macchina sempre sottobraccio salimmo e la riportai alla sua abitazione. Quando mi fermai scesi e le andai ad aprire lo sportello per farla scendere. L'accompagnai davanti al portone e quando mi tese la mano per salutarmi, la guardai negli occhi e le sfiorai le labbra con un bacio. Quando mi staccai le dissi - ci vediamo domani anche se è domenica? - . Lei mi guardò con i suoi occhini e mi disse - Si,certo, mi farebbe piacere - . Aprì il portone e mi disse: Ciao - . Mentre mi allontanavo per risalire in auto mi sentii chiamare: - Riccardo, Riccardo? Mi voltai, forse aveva dimenticato qualcosa, mi avvicinai e lei quasi sussurrando mi chiese: - Ti va di salire su da me? - . La guardai le presi le mani tra le mie e risposi: - Il tempo di parcheggiare. Non svanire come un sogno all'alba.... -
- No – mi disse – ti tengo il portone aperto.... -

LEI:
Il vino bevuto a cena mi aveva reso leggera, quasi euforica...
Era da tanto tempo che un uomo non mi piaceva davvero così tanto: lo trovavo appagante!
Erano mesi che non facevo sesso con un uomo e adesso, all'improvviso, provavo per lui un desiderio irrefrenabile, e, cosa ancor più strana, mi sembrava la cosa più naturale del mondo: nessun imbarazzo, nessun pensiero inibitore vagava per la mia mente, pronta solo ad aprirmi a lui nella forma più totale e completa di comunicazione: l'appartenenza!
Volevo essere sua, in modo dolce, appassionato, ma anche animalesco...
Sentirmi donna tra le sue braccia, femmina, sentirlo attraverso gli odori i sapori e gli umori che di lì a poco si sarebbero mescolati insieme, sentirlo così, mio senza calcolo e finzione...
Sognavo di passare dallo stadio di quel dolore lieve e soffuso che un maschio eccitato ed impaziente ti trasmette entrandoti dentro...Quasi un'inquietudine dolorosa che vuole risposte : risposte di carne, sperma umori e saliva mischiate insieme...
Volevo che segnasse il suo passaggio dentro di me, e che mi portasse dalla coscienza del mondo reale all'estasi di un sogno...
Volevo dolore ed estasi...
Sentire il suo fallo duro, grosso e affamato entrare dentro le mie carni, allargarle pian piano, sentire la mia resistenza al suo vigore, fino alla resa totale, fino a raggiungere quel labile confine in cui per un attimo il cervello si svuota di ogni pensiero, angoscia ed emozione e, liberandosi, finalmente arriva alla pace...
Stavolta niente candele, incensi profumati, oli essenziali...Solo un uomo ed una donna persi l'uno nella profondità dell'altro!
Chissà se avrebbe capito, se avesse come me sentito l'urgente e travolgente sensazione di una fisicità tanto vera quanto primitiva...
Poi ad essa sarebbe seguita la dolcezza, i baci, le tenerezze e le coccole...
Avevo voglia di restare con lui tutta la notte...
Sentirlo respirare accanto, toccarlo in ogni momento, stuzzicare con le mie carezze il suo fallo assopito, prenderlo in bocca con dolcezza, intriso di saliva e dei miei umori, farlo crescere come un giunco dopo che passa la tempesta e possederlo ancora...
Lo aspettavo fremente, davanti al portone di casa, e neppure il vento freddo riusciva a togliere dalla mia mente neanche uno dei miei pensieri infuocati...
Quando Riccardo arrivò (e mi sembrò l'avesse fatto dopo un'eternità), non dissi una parola : lo presi per mano e lo condussi lungo l'androne, verso il piccolo ascensore di casa, lo tirai dentro, pigiai il bottone e cominciai a toccarlo...
Poi, mentre stava per farlo anche lui mi ritrassi.
Frugai dentro la borsetta, presi le chiavi di casa, lo guardai con uno sguardo di esplicita voluttà, e, mentre l'ascensore si fermava al piano, lo sfiorai di nuovo, intenzionalmente sulla patta dei pantaloni...
Uscii prima che potesse afferrarmi, mi diressi sul pianerottolo, e prontamente, per quanto la mia mano tremante ne avesse avuto la facoltà, infilai la chiave nella toppa del mio appartamento.
Riccardo mi guardava un po' stupito, eccitato e sorpreso...Forse un po' dubbioso. Si mise rapidamente dietro di me, avvolgendomi col suo corpo ed il suo calore...
Dal mio vestito di stoffa sottile potevo sentire la sua eccitazione crescente, ma volevo tormentarlo fino all'impossibile : volevo provocarlo e poi sottrarmi al suo desiderio il più a lungo possibile, in modo che, quando finalmente mi sarei arresa a lui, mi potesse prendere in maniera maschia e quasi selvaggia...
Appena entrati lo feci sedere sul divano, e gli chiesi cosa volesse bere...
- - Nulla - disse lui, ma io gli versai ugualmente in un bicchiere due dita di rum scuro, prendendolo dal mobile bar...
Mi avvicinai e gli porsi il bicchiere andandomi a sedere accanto a lui..Poi, mentre stava bevendo, gli tolsi il bicchiere e lo baciai. Sentivo le sue labbra morbide allargarsi, la sua lingua cercare la mia e passarmi il sapore forte ed aromatico del rum...
Mi sottrassi ancora, al suo tocco, al suo bacio, mi posizionai davanti a lui, bevendo un sorso di liquido ambrato, ma lentamente, lo feci scivolare dalla mia bocca, percorrere il mio mento, scendere giù, per il mio lungo collo e cominciare a bagnare la mia camicetta...
Mi allontanai di un passo e lentamente, molto lentamente, cominciai a slacciare i bottoni della mia camicia...
Riccardo mi guardava rapito ed io, lasciato scivolare giù l'indumento, mostrai il mio seno prorompente, messo in evidenza da un reggiseno a balconcino...
Mi avvicinai al suo viso, gambe leggermente divaricate...
Cominciò a baciarmi, dolcemente nell'incavo dei seni, mente le sue mani si poggiavano sui fianchi, sulla dolce curva delle natiche, scivolavano lungo le cosce per trovare un varco e poi risalire alla ricerca del mio umido e caldo anfratto...
Lo lasciai fare, mentre nel frattempo cominciavo a sfibbiargli la camicia, leccandolo sul collo e sul petto ad ogni bottone sfibbiato...
Lasciai chiusi gli ultimi quattro bottoni e, con un rapido gesto, gli tirai forte la camicia dietro le spalle, immobilizzandogli per un momento le braccia, sicché, dovendole portare all'indietro, fu costretto a lasciarmi andare...
Mi allontanai da lui, indietreggiando e guardandolo con maggiore intensità...Credo che fu in quel momento che si rese conto del mio gioco... Non era ben certo di quali fossero le regole, ma di sicuro doveva piacergli molto...
Riccardo allora si alzò in piedi, con uno scatto agile, quasi felino, le mani ancora imprigionate dalla sua camicia...
Fu allora che io mi levai la gonna, restando in slip ed autoreggenti...
Mi sedetti davanti a lui, cominciando ad accarezzarmi e a mugolare sommessamente mentre, tolta una delle scarpe, posizionavo il mio piedino sul rigonfiamento sempre più evidente dei suoi pantaloni...
Lo accarezzai col mio piede, lo costrinsi a divaricare un po' le gambe...Poi come una bimba golosa, cominciai a leccare le mie dita bagnate del mio miele vischioso...
Lui si avvicinò eccitatissimo e mi disse. - - Voglio prenderti! -
- Non ancora! - Dissi io e, avvicinandomi, mi inginocchiai davanti a lui, mi fermai a guardarlo e mi sembrò bellissimo e terribilmente maschio, proprio come lo volevo io...
Avvicinai il mio viso al suo pantalone, mi strofinai le guance nella rude carezza di pelle tesa ed impaziente sotto un jeans pronto ad esplodere...
Gli sfibbiai la cintura, abbassai la zip e presi dai suoi bermuda il suo cazzo vibrante, lucido e pieno di voglia, con la cappella rossa, ben definita, col glande lucido e ben disegnato... Dio! Era un'opera d'arte della natura!
Baciai quel cazzo con devozione, mentre lui, che nel frattempo era riuscito finalmente a liberarsi braccia e mani, mi poneva imperioso le mani sulla testa, quasi sovrano medievale che dà l'investitura al suo vassallo...
Succhiavo il suo membro, lo baciavo, lo leccavo, giocavo con le chiappette del glande...
Lui mi lasciava fare, appagato e mugolante, senza però lasciare scivolar via le mani dalla mia nuca...Quasi ad impedirmi di fuggire di nuovo..
Allora poggiai le mani sui suoi fianchi, e, facendo forza sulle mie braccia, mi alzai lentamente, facendo aderire il suo corpo al mio in una languida carezza... Lo baciai con passione, giocando con la mia lingua dentro la sua bocca, gli succhiai le labbra, poi scesi a leccare e a succhiare i suoi capezzoli, cominciando a toccare la sua schiena...
Le sue braccia allora si allentarono, ed io ne approfittai per fuggire ancora, stavolta per rifugiarmi in camera da letto, per la resa totale...
Accesi la calda luce dell' abat –jour e mi stesi gattoni sul letto, mettendo alla sua vista in primo piano fianchi e natiche e figa traslucida...
Non lo sentii entrare, ma sentii tutto il suo pene farsi strada dentro di me, con un colpo secco e deciso...
Trasalii... Riccardo era dentro di me, col suo cazzo grosso pronto ad esplodere, le mani sui miei fianchi, nessuna carezza, nessuna tenerezza...
Entrava dentro di me fino in fondo, facendomi sentire le sue palle che mi sfioravano...La mia carne si apriva ai suoi colpi, lubrificandosi, schiudendo le labbra come un fiore che sboccia alla rugiada...
Inarcai la schiena, per sentirlo ancora meglio dentro e godere di lui... - Adesso sei mia! - lo sentii quasi urlare, mentre con le ultime, vigorose spinte si scioglieva dentro di me...Sentii il suo fiotto di sperma bollente riempire le mie pareti vaginali e urlai di piacere incapace di pensare ad altro...Restò ancora così, dentro di me, immobile, per un tempo che mi parve infinito, poi si mosse ancora, facendo sussultare di piacere la mia figa e si agitò quel tanto che bastava per dare alle sue contrazioni la sensazione di essersi svuotato tutto...La mia vagina lo accompagnava stringendolo in un tenero bacio d'addio...
Così uscì lentamente da dentro il mio corpo, poi...
Mi volse a sé e mi baciò, prima la fronte, poi gli occhi ed infine la bocca, mormorando :- - Bambina monella! - , infine mi strinse a sé...
Ero in preda ad un'emozione così violenta e dolce! Non mi accadeva da tempo immemorabile!


LUI

Ma cosa stava accadendo! Se era un sogno non volevo svegliarmi tra poco avrei posseduto quella donna stupenda. Volevo fosse mia. Ogni volta che pensavo a lei mi eccitavo come un ragazzino... Avevo voglia di baciarla selvaggiamente e dolcemente, avevo voglia di darle il mio sperma e leccare i suoi umori. Volevo fosse mia corpo e anima. Volevo che godesse di me e con me. Dopo aver parcheggiato l'auto mi avviai verso il portone dove mi stava aspettando e capii che aveva una gran voglia come me notando il leggero fremito sul suo labbro superiore che non riusciva a frenare e allora si mordicchiava. Quando la raggiunsi non disse una parola, mi prese per mano e mi trascinò nel piccolo ascensore e dopo aver schiacciato il bottone del piano mi cominciò toccare. Allungai una mano per fare altrettanto e si ritrasse.
Voleva giocare! Decisi di assecondarla sarei stato il suo giocattolo....Le avrei fatto condurre il gioco. Prima di aprire la porta di casa mi guardò con uno sguardo di voluttà e mi mise una mano sulla patta dei pantaloni. Aprì casa e allora quando la richiuse mi misi dietro di lei e l'abbracciai e le feci sentire quanto ero eccitato. Mi fece sedere sul divano del salotto e mi versò due dita di rum. Si mise seduta a fianco a me e aspettò che bevesi un sorso per togliermi il bicchiere dalla mano e baciarmi e così le passai con la lingua il rum che non avevo ingerito ma che ancora avevo in bocca. Repentina si staccò da quel bacio si alzò e si mise davanti a me prese il bicchiere di rum ne bevve un sorso e si lasciò colare sul collo quel liquido ambrato, si allontanò di un passo e cominciò a sbottonarsi la camicetta. Quel suo muoversi da pantera mi stava eccitando, avrei voluto saltarle addosso strapparle tutto e farle sentire il mio cazzo duro come l'acciaio dentro la sua fica che intuivo bollente. Mi mostrò i suoi grossi seni in un reggiseno a balconcino che li mettevano ancora di più in evidenza e mi si avvicinò divaricando leggermente le gambe. Cominciai a baciarla nell'incavo dei seni e le mie mani cominciarono a toccarla prima sui fianchi, poi sui glutei e poi iniziai a carezzare il suo interno coscia per sentire la mia fonte di desiderio calda e bagnata. Improvvisamente cominciò a sbottonarmi la camicia e a leccarmi il collo e a baciarmi poi mi immobilizzò le braccia con la stessa camicia. Mi alzai di scatto ma non potevo muovere le mani e lei ne approfitto per togliersi la gonna e mostrarsi in mutandine e autoreggenti. Stavo scoppiando, ma volevo vedere il gioco fino a quando sarebbe durato. Si mise seduta di fronte a me allungò un piede e cominciò a carezzarmi il cazzo attraverso i pantaloni, poi si infilò due dita nella fica e se le portò alla bocca iniziando a leccarsele.
La cosa mi eccitò come un pazzo e le dissi: - Voglio prenderti! - .
- Non ancora! - - Fu la sua risposta. Si avvicinò e cominciò a strofinare il suo viso contro i miei pantaloni, mi slacciò la cintura, abbassò la zip e tirò fuori il mio cazzo dai bermuda. Mi resi conto che l'aveva impressionata, le piaceva. Cominciò a baciarmelo e io che mi ero liberato le mani dalla camicia presi la sua testa e la tenevo sul mio membro sempre più duro. Mi stava facendo un pompino sublime e mi faceva mugolare di piacere e non volevo che smettesse. Ma lei si liberò delle mie mani, si alzò si strinse a me e mi baciò con voluttà prima le labbra e poi i capezzoli. Approfittando della mia debolezza fuggì in camera da letto per gettarsi sul talamo con il culo e la fica traslucida dagli umori fuoriusciti in piena vista. Ora era mia le avrei fatto sentire tutto dentro l'oggetto del suo desiderio. Con un colpo secco la penetrai e con forza mi muovevo dentro di lei sbattendole le palle sulle chiappe. I muscoli interni della sua fica si stringevano e si allargavano assecondando i miei colpi. Lei inarcò la schiena e io gridai - Adesso sei mia - e dopo altre due vigorose spinte esplosi dentro di lei. E lei sentendo il mio sperma inondarle le pareti vaginali urlò come un'ossessa. Rimasi dentro di lei fino a quando il mio respiro tornò normale e poi cominciai di nuovo a muovermi dentro di lei per sentirla ancora sussultare di piacere. Quando pensai di aver svuotato tutto il mio sperma dentro di lei uscii lentamente ci sdraiammo uno di fronte all'altro. La baciai sulla fronte, sugli occhi e sulla bocca e le mormorai: - bambina monella - e la strinsi a me.
Restammo abbracciati. Il mio petto premeva contro il suo bellissimo e grosso seno. Con una mano le carezzavo la schiena e ogni volta che le mie dita sfioravano l'incavo della sua spina dorsale, proprio lì dove iniziava lo spacco del suo stupendo culo, lei aveva una vibrazione di piacere che la faceva stringersi a me ancora di più. Con l'altra mano carezzavo i rotondi glutei quasi a volerli studiare, a volermeli imprimere nella memoria per ricordarli nei momenti in cui non li avessi potuti accarezzare e con il dito indice andavo sfiorando quello spacco regolare che dalla schiena andava diritto fino al buco del culo e più giù alla succulenta e bagnata fica, fonte del mio estremo piacere pochi attimi prima. Contemporaneamente come un assetato cercavo la freschezza delle sue labbra e il piacere dell'intrecciare nella sua bocca la mia lingua con la sua. Siamo rimasti così per qualche minuto poi lei guardandomi negli occhi e sorridendomi mi ha detto: - Scusami ma debbo fare pipì e debbo lavarmi, sono piena del tuo sperma - .
Alzandosi dal letto potei osservare il suo corpo: è - eccitante - – mi dissi – e sorridendo pensai:- - È stato mio - . Sdraiato a guardare il soffitto pensai a noi due mentre ascoltavo i rumori provenire dal bagno. Quando tornò si infilò sotto le lenzuola e le dissi sorridendo: - Ora è il mio turno.... - Mi feci un piacevole bidè e mentre tornavo in camera pensai: Che strano, non riesco a capire perché invece di trovare, come al solito, una scusa per vestirmi e andarmene avevo ancora voglia di infilarmi di nuovo nel letto al fianco di quella donna. E mentre mi arrovellavo il cervello mi trovai di nuovo sdraiato al suo fianco e nuovamente ci stavamo abbracciando. Lei si girò e si rannicchiò tra le mie braccia e mi posò il suo culo sull'inguine e si accoccolò come un cucciolo. In quella posizione potevo sentire meglio il suo odore che mi penetrava dentro e mi prendeva tutto. Potevo tuffare il mio viso tra i suoi capelli e odorarli. Volevo fortemente che l'odore di questa donna entrasse in me. E mentre la carezzavo e la odoravo lei si muoveva e si sistemava per aderire meglio al mio corpo. E io intanto la riempivo di piccoli baci sul collo. E in tutto questo muoversi e strusciarsi il mio cazzo cominciò a risvegliarsi e ad alzare la testa. Lei lo sentiva, si strusciava e aderiva ancora di più. La guardai supina e guardandola negli occhi cominciai a baciarla sugli occhi, sul naso, sulle labbra. La mia lingua cominciò a scorrere lungo il suo collo e si soffermò sul seno sinistro... Cominciai a leccare il suo capezzolo che si era drizzato e si era indurito. Con l'altra mano carezzavo il seno destro e le sfioravo il capezzolo fino a farlo diventare duro come l'altro. Con la lingua passai a leccare prima l'uno e poi l'altro e a ciucciarli. Lei cominciò a muoversi e a mugolare di piacere. Allungando una mano prese tra le dita il mio cazzo e cominciò a masturbarmi lentamente o più velocemente a seconda del suo godimento. Con l'altra mano mi carezzava la testa e cercava di spingerla verso il basso, voleva che le leccassi la fica. Ma ora il gioco lo conducevo io...
O almeno così credevo! Passai a leccarle e a baciarle lentamente il ventre e mi soffermai sull'ombelico. Lei emetteva ogni tanto qualche urletto di piacere e il suo ansimare diventava sempre più veloce e mentre con la lingua stavo scendendo verso il suo interno cosce e, con un rapido movimento, si gettò su di me mi mise supino e si mise a cavallo della mia bocca. Non potevo fare altro che infilare la mia lingua nella sua fica e e infilarla poi nel buco del culo. Lei si chinò sul mio cazzo e cominciò a leccarlo e a masturbarmi con le labbra. Andammo avanti per un po' ma non volevo goderle in bocca. La tolsi da quella posizione e mi gettai con la testa tra le sue cosce e cominciai a leccarle il clitoride prima lentamente, poi sempre più veloce. Quando i suoi gridolini cominciarono ad essere un grido unico di piacere mi inginocchiai davanti a lei, le alzai le gambe e misi il mio glande contro l'apertura della sua fica. Cominciai a strusciare. Lei lo prese in mano e se lo spinse all'interno. L'assecondai, lo spinsi fino in fondo e poi cominciai a muovermi lentamente. Poco dopo venne con un urlo di piacere. Restai ancora un poco dentro di lei poi tirai fuori la cappella tutta bagnata e la puntai nel buco del culo e cominciai a spingere. Lei...: - siiiiiiiiiiiiii, Lo vogliooooooo........ - e lo aiutò ad entrare spingendo verso il mio inguine. Quando fu tutto dentro io cominciai a muovermi lentamente: - Vienimi dentrooooo..... - mi disse.
Lei spingeva e assecondava i miei movimenti e i suoi muscoli interni si stringevano e si allargavano aderendo al mio grosso cazzo in modo naturale. I movimenti da lenti cominciarono ad essere più veloci anche perché io con una mano le massaggiavo il clitoride e con un dito la stavo masturbando. Il mio cazzo nel suo culo e la il mio dito nella sua fica la facevano urlare di piacere. I movimenti del suo culo divennero velocissimi perché voleva che godessi e così fu....Venimmo insieme urlando e il mio sperma riempì le sue viscere. Ci accasciammo l'uno tra le braccia dell'altro e ci baciammo selvaggiamente come se non lo avessimo fatto da tempo e mentre mi stringeva a se baciandomi sul viso e sulle labbra e sugli occhi capii perché non avevo avuto voglia di andare via e mi ero rinfilato nel suo letto. A differenza delle altre volte non avevo scopato, ma avevo fatto l'amore. E l'avevo fatto con quella donna meravigliosa che una mattina piovosa avevo incontrato sull'autobus e di cui mi ero innamorato guardandola negli occhi e perdendomi nel suo sorriso.
Per quel giorno continuammo a fare l'amore fino a quando esausti ci addormentammo abbracciati che già era giorno. Facemmo l'amore per molti anni e lo facciamo ancora...
Ma questa è un'altra storia!