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Sodomia dal diario di Anna
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Titolo:
Sodomia dal diario di Anna |
Autore:
Don Landis |
Contatto:
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Racconto
n° 398 |
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Oggi, mercoledì 11 giugno 2003 Andrea è venuto a casa mia, ed è venuto in tutti i sensi! Da parecchio tempo quel maiale di Andrea mi sta importunando; casualmente, ogniqualvòlta giro lo sguardo, lo ritrovo al mio fianco pronto ad attaccar bottone con discorsi banali pur di restarmi accanto. Andrea ed io siamo colleghi di lavoro, ci conosciamo da quasi due anni: all'inizio il suo atteggiamento da superuomo m'infastidiva un poco, ma col passare del tempo, frequentandoci quotidianamente, ho meglio compreso il suo carattere. In fondo mi è simpatico, ed il débole che nutre nei miei riguardi mi lusinga ed allo stesso tempo mi eccita. Mi chiamo Anna, ho ventisette anni e convivo da tre con Giuseppe, il mio compagno, in un appartamento nel pieno centro di Padova. Nonostante l'apparenza da bravo ragazzo, Andrea è un depravato di prima categoria; quando m'invita a bere il caffè, o ad andare in mensa, mi racconta le sue fantasie erotiche, i suoi segreti e tabù sessuali, in pratica si confessa perché di me ha piena fiducia. Non ho mai raccontato ad ànima viva ciò che Andrea mi riferisce, perché ritengo sia giusto così; inoltre non tradirei mai la fiducia di un collega, anche se a volte devo sforzarmi di rimanere in silenzio, soprattutto con Silvia, la mia migliore amica. Più volte Andrea ha espresso il desiderio di venirmi a trovare, allorché l'altro ieri gli ho detto di sì: dovevate vedere la faccia che ha fatto il poverino! Non credeva ai propri orecchi, quando l'ho palesemente invitato a casa mia. Giuseppe il mercoledì è di turno serale, rincasa sempre poco dopo mezzanotte quando non si ferma a puttane. Andrea è puntuale come un orologio svizzero; alle venti e trenta precise si presenta alla mia porta, porgendomi una scatola di cioccolatini ed un mazzo di dodici rose rosse: "Ciao Anna, questo è un piccolo pensiero per festeggiare il nostro primo incontro fuori dall'azienda", mi saluta baciandomi la mano. Lo faccio accomodare: il suo vestito, il suo profumo e la magica atmosfera della serata, accendono in me il desiderio di farmi sbattere. Questa sera mi sento particolarmente porca, non voglio perdermi l'occasione di scoparmi Andrea; scommetto che anche lui sta pensando la stessa identica cosa! Il fuoco divampa fra le mie cosce: "Accomodati Andrea, mettiti a tuo àgio, fai come se fossi a casa tua", gli dico con sguardo lànguido e sensuale. Le confessioni e i desideri sessuali che mi aveva riferito tempo addiètro, retentiscono nella mia mente facendomi perdere ogni freno inibitorio imposto dalla comune morale. "Hai voglia di fottere?", gli chiedo senza mezzi termini. Andrea mi guarda sbigottito; un istante di glaciale silenzio irrompe nella stanza, dopodiché mi risponde: "Ti giuro Anna che sono qui per questo! Non vedevo l'ora che capitasse una simile occasione". Invito Andrea a seguirmi in camera: "No, voglio scopare sul tavolo qui in cucina!", mi dice. Incomincio a baciarlo con ìmpeto, mentre le mie mani spogliano il suo corpo; mi solleva di peso, adagiandomi sul tavolo. Mi sussurra parole oscene, mentre denuda le mie membra: sono seduta con le gambe divaricate a dismisura. Andrea avvicina il sesso alla mia fenditura, afferrandomi per la schiena con entrambe le mani: "Ho voglia di scoparti a perdifiato!", mi confessa. Sono eccitatissima; prendo in mano il suo sesso incominciando a strusciarlo per tutta la lunghezza delle grandi labbra: "Ahhh, com'è duro!", gli dico. Andrea infionda la lingua nella mia bocca, baciandomi nervosamente: allora introduco il pene nel mio ventre, facendolo scivolare delicatamente fra i carnosi ed irrorati lembi di carne. Scopiamo come bestie, senza ritegno, approfittando dell'occasione per sfamare l'insaziabile appetito sessuale d'entrambi.
Dopo quasi mezz'ora di focoso amplèsso, raggiungo l'orgasmo: "Ti ho fatta bagnare, eh?", mi dice soddisfatto. Mi sento una vera puttana, perciò decido di farmi alesare anche lo sfintère: "Infilamelo dai! Ho ancora voglia di cazzo", lo implòro prostrandomi alla pecorina sul tavolo, allargando le natiche con entrambe le mani. Andrea non se lo fa ripetere due volte: in men che non si dica l'attributo è saldamente ancorato nelle mie vìscere, mentre le sue mani avviluppano i miei seni. Mi sodomizza con maestrìa e professionalità, poiché non avverto dolore alcuno; sento lo scroto battere contro le natiche, tutte le volte che mi penetra in profondità: una vera libìdine! Giuseppe non è mai stato così delicato e deciso allo stesso tempo: mi trapana il sedere come se stesse forando una parete per adagiarvi un tassello "Fischer". Sento il pene di Andrea riempirmi d'un piacere immenso, in quell'istante sono la sua donna, la sua amante, la sua troia! Godo nel farmi sfondare in quella posizione, ma è un piacere differente da quello vaginale; farmi sodomizzare completa al cento per cento il mio esser femmina, inoltre agli uomini piace molto ficcare l'attributo nell'orifizio anale della propria compagna, perché è una pratica che li riempie d'orgoglio. Finalmente anche Andrea raggiunge l'orgasmo, eiaculandomi nel retto, conficcando maggiormente in profondità il pene, in maniera tale da trarne il maggior benefìcio possibile. Sento il suo seme dentro me, una parte di Andrea s'insinua nel mio intestino, sotto l'incalzare di brevi ma violente polluzioni che arrècano al mio corpo un sublime piacere. "Anna, sei una vera donna!", mi sussurra all'orecchio leccandomi il lobo. Ho voglia di fargli un pompino, però desidero che sia completamente sottomesso alla mia volontà, perciò gli propongo di farsi ammanettare i polsi al calorifero. Andrea accondiscende, cosicché lo induco spalle contro il radiatore, uno di quelli a parete, imprigionandolo a braccia divaricate tramite due coppie di manette in acciaio. In quella posizione, m'accovàccio fra le sue gambe ed incomincio a suflonargli la matranga con impegno e dedizione, ripulendola scrupolosamente da ogni più piccolo filamento di sperma. Proprio in quell'istante avvertiamo un rumore di chiavi provenire dalla porta d'ingresso: è Giuseppe, il mio ragazzo, il quale ha deciso di rincasare prima del solito. Non appena chiude la porta, mi precipito a salutarlo: "Ciao amore, come mai a quest'ora?", gli chiedo incuriosita. Giuseppe mi squadra da capo a piedi: "Tu piuttosto, perché sei nuda?", mi domanda con voce tonante. Giuseppe ed io siamo una coppia moderna e di ampie vedute; nonostante abitiamo sotto lo stesso tetto, non siamo gelosi l'uno dell'altra. A noi piace avere una vita sessuale intensa e libera da vincoli d'ogni sorta, pertanto se capita di sifonare con qualche altra persona non c'è nessun problema. "Sì tesoro: ho ammanettato il mio collega Andrea al calorifero del bagno!", gli rispondo. Giuseppe mi guarda con malìzia: "Ammanettato? Oggi che ho deciso di non andare a puttane, mi porti in casa un tuo amichetto?", s'infuria, incamminandosi speditaménte in direzione del bagno. Quando Giuseppe vede il povero ospite immobilizzato spalle al calorifero, tutto ignudo, è in preda ad un attacco di smodata e biasimévole avidità: "Ciao Andrea! Riesci ad immaginare cosa t'accadrà a momenti?", gli dice sorridendogli. "Anna: libera una mano al tuo collega, in maniera tale che possa mostrarmi il suo bel roseo culetto ed ammanettalo faccia al muro!", mi ordina Giuseppe. Io ubbidisco alla sua volontà, notando che Andrea si rifiuta di collaborare; allora Giuseppe lo afferra saldamente per i testicoli, comprimendoli con forza, finché il poveraccio non assume la posizione richiestagli: "Tanto questi per il momento non ti servono!", gli dice Giuseppe ridendo sonoramente, riferendosi agli zebedèi del malcapitato.
Il mio ragazzo prende dal frigorifero un panetto di margarina, ungendosi di seguito ben bene l'uccello; mi ordina d'imbrattare con la margarina anche l'ano di Andrea, azione che mi precipito a compiere: "Ma Anna, cosa fai? Questo mi vuole sodomizzare, non capisci? Non voglio perdere la verginità anale!", grida Andrea terrorizzato, poiché intuisce che non si tratta di uno scherzo. Giuseppe avvicina il possente attributo in prossimità dello sfintère di Andrea: è sufficiente una leggera pressione per far scivolare il pene nel corpo della vìttima. Nel frattempo io osservo la scena con appetizione, incominciando a masturbarmi sia la vagina sia i seni. Giuseppe afferra Andrea alla vita, mentre impartisce al proprio bassoventre violente stilettate, atte a disbramare le proprie fantasie omosessuali: "Ahhh, come mi piace!", sussurra Andrea, con entrambi gli occhi socchiusi. All'udir quelle parole, il mio ragazzo incalza il ritmo dell'amplesso, facendo godere ancor di più la propria prèda. Dopo pochi minuti Giuseppe viene nel retto di Andrea: peccato che il giorno seguente il mio compagno m'abbia piantata in asso, scappando con il suo nuovo amichetto!
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