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Vergine e prostituta
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Titolo:
Vergine e prostituta |
Autore:
DanzaSulMioPetto |
Contatto:
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Racconto
n° 3989 |
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Lentamente si spogliò, offrendo la sua nudità alla tenue luce delle candele che tremavano seguendo ogni più piccola vibrazione dei suoi movimenti. Si spogliò per me, fissandomi maliziosamente, col suo sguardo di femmina che metteva a nudo la mia anima, che sentiva il mio desiderio pulsare, i suoi movimenti rallentavano nel sentirlo così forte e prepotente, sentendolo suo, come tributo che le offrivo ai piedi del suo altare. Lasciò cadere i vestiti sul pavimento, avvicinandosi, offrendo il suo corpo come pane e vino per sfamarmi. Era nuda davanti a me, i suoi occhi erano dolci e feroci, mi trapassavano nella voglia di possederci, di essere abbattuti e vinti, di possederci. Sentivo il suo respiro soffiare sul mio viso, mentre le sue labbra morbide si schiudevano e si inumidivano, lasciandomi intravedere la sua lingua che mi attendeva assaporando un bacio sospeso e non ancora dato. Cercai di raggiungere la sua bocca, seguendo il suo calore che mi chiamava a sé, ma fu più veloce lei a sfuggirmi, scivolando sul mio petto mentre si inginocchiava. Il suo sguardo ora mi avvolgeva fissandomi dal basso, mentre frugava tra i miei pantaloni, liberando il mio sesso eccitato che pulsava davanti alla sua bocca implorando quel bacio rubato. Cominciò a leccarlo e fare le fusa strofinandoselo sul viso, poi si fermò con le labbra schiuse sulla punta, sollevando nuovamente lo sguardo in una muta supplica mentre attendeva. La vidi scivolare con le mani lungo il suo ventre mentre affondavo lentamente nella sua bocca, sentendo la sua lingua accogliermi con la lusinga delle sue carezze umide e calde. La sentivo mia nel movimento delle mani che solleticavano il proprio piacere tra le cosce, immaginavo il suo sapore che poco a poco la riempiva, così come il mio, pronto ad esplodere nella sua bocca. Il suo corpo sussultò nell’amplesso di un orgasmo impetuoso che accompagnò il mio e la sentii gemere mentre si dissetava del mio piacere. Continuò a succhiarlo restando in ginocchio, come devota ancella del mio desiderio, continuando a farmi eccitare con il suo sguardo avido di passione che mi fissava dal basso, uno sguardo impertinente, malizioso, da lupa affamata che si sottomette e mi possiede, succhiando il mio piacere e la mia passione, fino ad avermi suo, ai suoi piedi, vinto dal suo desiderio trionfante, dal suo sapermi amare e prendere il mio amore. Quando si rialzò, io non potei far altro che cadere in ginocchio davanti a lei, baciandole le mani e assaporando ciò che sulle sue dita restava del suo piacere. Mi prostrai abbracciandole le caviglie, premendo il viso sui suoi piccoli piedi e leccandoli religiosamente, adorando il suo essere femmina e dea, il suo essere vergine e prostituta, offrendomi a lei come umile e devoto vassallo di quel desiderio che ci univa.
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