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La collega
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Titolo: La collega
Autore: Irina Bolaffi
Contatto:
Racconto n° 3992
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E' arrivata una nuova collega in ufficio, carina, giovane. Ha scambiato solo poche parole da stamattina, deve essere timida. La sua postazione non è lontana dalla mia, ma ancora non abbiamo avuto modo di presentarci, la giornata lavorativa finora è stata frenetica e il tempo per i convenevoli è davvero poco, ci siamo giusto scambiate un sorriso, poco fa, quando per caso i nostri sguardi si sono incrociati. L’impianto di aria condizionata è fuori uso e si muore di caldo, ho legato i capelli per cercare un po’ di sollievo, ma non c’è niente da fare, i vestiti mi si incollano addosso. Mi alzo per raggiungere il bagno delle donne, con l’intenzione di bagnarmi un po’ i polsi e il viso e, mentre sto per chiudere la porta, la vedo arrivare.
-Ti dispiace?- chiede -Devo solo lavarmi le mani.
Non sono il tipo da avere falsi pudori, soprattutto con le donne, così la lascio entrare senza problemi e mi dirigo verso il lavandino. Lascio scorrere l’acqua e bagno i polsi, cercando di trovare sollievo al caldo opprimente. Mi aspetto che lei mi raggiunga, per lavarsi le mani come ha detto, ma sento scattare la chiave nella serratura. Sollevo gli occhi e la vedo riflessa nello specchio del lavandino. E’ in piedi alle mie spalle, appoggiata vicino alla parete. Mi fissa, ha un’espressione indecifrabile e, credendola in imbarazzo, le sorrido. Per tutta risposta, lei solleva la maglietta, sfilandola dalla testa. Ha i seni rotondi e i capezzoli induriti nonostante il caldo che fuoriescono dal reggiseno a balconcino. Lascia cadere la maglietta e prende ad accarezzarsi i seni con entrambe le mani, pizzicando i capezzoli tra le dita. Non riesco a distogliere lo sguardo, mentre solleva i seni nei palmi, liberandoli dalla loro prigione di cotone, china il capo e tira fuori la lingua, iniziando a leccarsi la pelle candida. Mi guarda, capisco che è alla mia lingua che pensa. Sento un grande calore tra le gambe e continuo a fissarla, mi accorgo di avere la bocca aperta e secca, il mio respiro si è fatto più rapido. Inumidisco le labbra e la vedo fare altrettanto. Lei porta la mano destra alla bocca, si succhia un dito e poi scende con la mano tra i seni, sulla pancia, dentro i jeans. Seguo la sua mano con lo sguardo, mentre il mio ventre vibra con urgenza, fremente di eccitazione. Senza nemmeno sbottonare i jeans, raggiunge il suo sesso e prende ad accarezzarsi. So di avere gli slip fradici e mi gira la testa, mi tengo salda al bordo del lavandino, per paura di cadere, ma non riesco a distogliere lo sguardo da lei, che riflessa nello specchio fa l’amore con se stessa, fissandomi e pensando a me. Passano i minuti e io continuo a guardarla, non mi stancherei mai del sensuale spettacolo che mi sta offrendo. La sento mugolare piano e nella mente, fugacemente, mi passa il pensiero dei colleghi: cosa possono sentire di quello che avviene nel bagno? Ma è un attimo, la osservo venire, ne ammiro l’espressione rapita, stravolta dall’orgasmo, mi sento in fiamme, non resisto più. Porto la mia mano bagnata sotto la gonna, sollevo l’orlo dello slip e prendo ad accarezzarmi con un dito, lo immergo nel mio sesso umido e bollente, muovendolo lentamente, come piace a me. In un attimo, lei è alle mie spalle. Quasi non me ne accorgo, presa come sono dal mio piacere, fino a quando non sento i suoi seni sulla schiena e le sue mani sul sedere. Le sento insinuarsi sotto la gonna, una a scostare lo slip e l’altra, con le dita bagnate dei suoi umori, farsi strada nel mio sesso aperto. Ora sono due le dita che si muovono dentro di me, il mio e il suo, che insieme mi donano piacere. Lei si adegua al mio movimento e muoviamo le nostre dita all’unisono, ritmicamente. Mi sembra di impazzire, non ho mai provato niente del genere, mi mordo le labbra per paura di tradirmi con i colleghi. Lei cambia ritmo, che si fa più incalzante, i suoi movimenti sono più profondi e secchi. Tolgo la mia mano perché voglio lasciarla fare, voglio che mi faccia godere. La vedo sorridere nello specchio mentre inserisce un secondo dito nel mio sesso, ormai completamente aperto, poi un terzo. Si muove con tutto il corpo mentre affonda le dita dentro di me, e i suoi seni premono ritmicamente sulla mia schiena, la sua lingua lecca il mio collo facendomi venire i brividi. Mi lascio andare al piacere sempre crescente finché esplode in un lungo orgasmo. Lei allontana la mano da me e dolcemente mi induce a voltarmi. Mi solleva la maglietta e mi si adagia contro. Sento il mio sudore e il suo mischiarsi. Sfiora le mie labbra con le dita lucide, che hanno il mio odore, le accarezzo con la lingua e prendo a succhiarle. Lei sussulta e dopo un attimo le sue dita hanno lasciato la mia bocca, sento le sue labbra sulle mie, mentre le sue mani corrono a slacciarle i jeans e le mie, quasi rabbiose, si serrano sui suoi seni. Le nostre lingue si intrecciano, ci baciamo a lungo, ingorde, ancora non paghe. Mordo le sue labbra e succhio la sua lingua agile, mentre le mie mani esplorano ogni parte del suo corpo. Finalmente i suoi jeans raggiungono le caviglie, lei mi tira dolcemente verso il basso: so quello che vuole. Cado in ginocchio e lei spinge il bacino in avanti, offrendomi il suo sesso aperto, rosso e stillante. Comincio a leccarla, avidamente, con movimenti ritmici e circolari sul clitoride. Sa di acqua salata e di sapone. La sento tremare di eccitazione e prendo i suoi glutei tra le mani, serrandoli. Lei emette un gemito soffocato. Non è difficile darle piacere, mi basta fare quello che più piace a me. Glielo sussurro, tra un colpo di lingua e l’altro, e la mia voce sembra insolitamente roca. Per tutta risposta lei ride e si divincola. Sorridendomi mi spinge dolcemente, fino a farmi stendere sul pavimento, mi solleva la gonna e mi sfila gli slip, poi si mette a cavalcioni su di me, dandomi le spalle. Apre le mie gambe e si stende fino a quando la sua bocca è sul mio sesso. Riprendo a leccarla, mentre lei fa lo stesso con me. Ripete i miei movimenti, fa a me quello che faccio a lei, in un folle gioco di specchi che mi fa impazzire di piacere. La posizione è scomoda e per raggiungerla devo sforzarmi, ma non importa, l’eccitazione è troppo forte. Mordo delicatamente le sue grandi labbra e sento la pressione dei suoi denti sulle mie, poi succhio avidamente il suo clitoride, e lei fa lo stesso col mio. Infine, mi faccio strada lì dove è più caldo, aprendo quel sesso voglioso con movimenti lenti e verticali e la penetro con la lingua; dopo un istante sento gli stessi colpetti ritmici che mi fanno impazzire. Il ritmo cresce sempre più fino a quando veniamo insieme, soffocando i nostri gemiti ciascuna nell’intimità dell’altra, per non farci sentire. Sono esausta e stravolta dal piacere e leggo sul suo viso lo stesso languore. La vedo sollevarsi con agilità e rivestirsi. Faccio altrettanto, cercando di ricompormi, ma lo specchio mi rimanda i miei occhi lucidi di piacere e le mie gote arrossate. Il rubinetto del lavandino è ancora aperto e l’acqua scorre allegramente. Lei si lava le mani e con un sorriso si sporge verso di me, passandomi la lingua sulle labbra. Ha il mio sapore, intenso. Senza una parola apre la porta ed esce dal bagno, richiudendola alle sue spalle. Resto sola, con il suo e il mio sapore in bocca, a cercare di darmi un contegno prima di tornare alla mia postazione. Non so ancora il suo nome.