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Fayrouz, l'erede di Habiba
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Titolo:
Fayrouz, l'erede di Habiba |
Autore:
Habiba |
Contatto:
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Racconto
n° 3996 |
Altri
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Habiba si è sposata! Incredibile ma vero... la vedo lì, la mia amica araba, nata in Yemen e volata in Italia, cento volte più audace di me! Sta lì luminosa e soddisfatta accanto al marito, ben contento di averla catturata, che però non si accorge di come mi strizza l'occhio con l'aperitivo in mano, su una splendida terrazza di una villa di campagna. Mi avvicino per farle gli auguri e salutare il neo-sposo. Lei è più splendente che mai, ora che si avvicina ai quarant'anni più del periodo in cui ci siamo conosciute all'Università, lei studente "anziana" araba sfuggita ai rigori della sua cultura e io matricola multietnica italo-indiana in cerca di un centro di gravità con i formalismi della mia cultura d'origine, seguiti da me con maggior interesse che da mio padre. Mi prende da parte e mi dice bisbigliando: "senti un pò Fayrouz, com'è che tu sei nata qui libera più dell'aria e ti fai più scrupoli di una vergine del tempio? Dovresti scopare un pò di più e preoccuparti un pò meno di fare la perfetta fidanzatina indiana: non è sempre necessario cucinare una cena da mille e una notte e scambiarsi cento promesse con le famiglie prima di scoparsi un bell'uomo! Credimi, non serve che tu ti sposi virtualmente con tutti i tuoi amanti. Ti prego, non preoccuparti più e raccogli un pò la mia eredità... a sposarti fai sempre a tempo!" ride spensierata e ci diamo uno sguardo d'intesa. La festa continua. Fra pochi giorni volerò in Nepal, a fare la volontaria in un paese che mi è nuovo ma si trova proprio ai confini del mio, e infondo ci vado in fuga ma anche per ritrovarmi: forse è il posto giusto dove seguire il consiglio della mia amica Habiba. Il caldo soffocante mi accoglie nella sera di Kathmandu, niente di strano mi sorprende. Conosco bene quest'atmosfera sovraccarica di tutto, i volti qui sono un pò più tibetani ma la cultura è la stessa in cui vivo immersa, anche se da lontano, fin da quando sono nata. Finalmente il mio brillantino al naso e fra gli occhi non viene preso per una stravaganza! Finalmente posso indossare i coloratissimi abiti che mi piacciono tanto anche per andare a lavorare! Sono quasi a casa...e al tempo stesso sono libera dalle convenzioni di cui mi sento prigioniera quando sono in Italia, fra la gente che conosco. Dovevo venire ai confini dell'India per smettere di fare la perfetta fidanzatina indiana? Sono ospite di una signora molto garbata, la sua famiglia è numerosa e ospita molti volontari, al piano terra, tutti australiani, inglesi e canadesi. Io rappresento una simpatica eccezione e mi prendono subito a benvolere. La padrona di casa ci informa che a breve ospiterà un domestico che si paga gli studi nella capitale col lavoro di casa. Mhhh...penso io. Voglio proprio vedere com'è questo tipo! Dopo un paio di giorni di conversazioni in inglese stretto con gli australiani, finalmente, a cena appare il nuovo arrivato, che dovrà provvedere alla conduzione della casa. Si chiama Madhav, ha quasi trent'anni ed è immediata la sua sorpresa nel conoscere una volontaria originaria dell'India. Lui viene dal Terai, la misteriosa provincia ai confini dell'India coperta di foreste, non ha i lineamenti asiatici degli altri nepalesi, ha occhi grandi e scintillanti, neri come il carbone, con le sopracciglia folte e ben disegnate. Gli parlo della mia famiglia, delle origini di mio padre, gli mostro la foto dei miei genitori in abiti tradizionali...l'intesa è immediata, per tutta la cena parliamo solo noi due. Habiba aveva proprio ragione! Questa è la mia occasione. Istintivamente lo aiuto a lavare i piatti, lui molto stupito si lascia affiancare volentieri: gli altri volontari giocano con l'Ipod e chiacchierano con la padrona di casa del nostro lavoro all'orfanotrofio. Mentre lavo e rilavo il solito piatto Madhav si avvicina con la mano insaponata a stringere la mia. "Fayrouz", mi dice in inglese, purtroppo non condividiamo la stessa lingua "è incredibile che tu ci sia in questa casa, io mi posso ritirare appena ho finito di mettere a posto e chiudere i cancelli, ma dopo, appena va via la luce, puoi raggiungermi in camera e chiacchieriamo più liberamente" io non lascio la sua presa e mi basta un cenno, un dolce dondolio della testa, come si usa fare qui, per dire di sì. La sera alle nove il governo nepalese stacca la luce, per risparmiare, così tutti dobbiamo sbrigare le faccende prima di quell'ora, sprangare i cancelli e scendere in camera a lume di candela. Le strade sono deserte, una sorta di coprifuoco si impossessa della brulicante capitale e i cani randagi abbaiano indisturbati. Un ragazzo neozelandese fa capannello con gli altri suonando un malinconico ukulele. Io mi levo le scarpe e busso alla porta di Madhav, che alloggia anche lui al piano terra. Mi apre subito, il suo larghissimo sorriso splendente, illuminato dal bagliore di tre candele incollate sulla modesta sedia di legno accanto al letto, mi cattura e mi da l'audacia che a volte mi manca. Indossa solo un pareo intorno ai fianchi, la mia immaginazione subito va al fatto che in genere sotto quei cenci gli uomini non indossano niente, l'occhio mi cade fra le pieghe della stoffa mentre lui mi tira dentro stringendomi la mano "ecco il mio castello, principessa Fayrouz, accomodati!" ride e aggiunge " scherzo, sono molto fortunato a lavorare per questa famiglia, così posso continuare a studiare e un giorno magari a viaggiare oltre queste montagne" in un attimo realizzo che il bellissimo ragazzo davanti a me non ha mai visto il mare. Ne parliamo un pò come se fosse la mancanza più grave che ci sia, lui è più spigliato ma mi rivolge una domanda strana: "tu a che casta appartieni?" io lo guardo stupita "io sono nata in Italia, mia madre è italiana e a mio padre non interessa niente di queste cose e...nemmeno a me!" rido e lui prosegue "le caste non esistono più in Nepal, ma nella pratica per chi viene da un ceto umile come il mio è impossibile studiare e...avvicinarsi a una bella ragazza come te che sembri proprio una brahmina!" io lo fisso negli occhi: "bando alle tradizioni e alle convenzioni! Sono nata in Italia ma sono sempre vissuta con la testa piena di formalità. Ora sono qui, è notte e non c'è luce e gli Dei hanno voluto che tu ed io ci conoscessimo sotto questo tetto. Lasciamo perdere tutto e siamo semplicemente...amici!" - "Niente religione, denaro, tradizione, caste e lavoro" - "Niente" - "Solo io e te!" - "Si". Il gruppo dei volontari ci chiama a unirci alla schitarrata, ma noi gentilmente decliniamo, la notte di Kathmandu si chiude su di noi, buia e tuttavia è proprio in questa notte che raccoglierò l'eredità di Habiba. Un tacito sguardo ha già suggellato la decisione che non uscirò da quella stanza prima dell'alba, la vocina della cantante dalla radio a batterie ci avvolge. Un paio di incensi fabbricati dalla padrona di casa riscalda l'aria già carica della notte. Ci guardiamo e non ci riesce di rompere il ghiaccio. "Buttati" mi dico col pensiero socchiudendo gli occhi e prima che possa alzare una mano per fare una carezza sento le mani larghe e robuste di Madhav prendermi le guance e avvicinare il mio viso al suo "niente formalità per noi due, vero?" - "vero..." sussurro incapace di aprire gli occhi mi abbandono fra le sue mani cercando il suo viso ad occhi chiusi, senza difficoltà trovo le sue labbra già schiuse a cercare le mie, apro gli occhi ma vedo che anche lui li tiene chiusi, mi sembra così bello, con le labbra piene e la barba nera a incorniciargli il viso. Non ho dovuto fingere né recitare nessuna parte. Anzi sento che le sue mani mi stanno spogliando, giù la sciarpa, giù la camicia ricamata, giù i pantaloni col laccetto, via tutto. "Abbracciami"- gli dico nell'orecchio e scivolo con la lingua sul suo collo, cerco le sue labbra, così morbide e succose, come un cuscino umido e invitante in cui mi perdo "stringimi" gli sussurro mentre il mio corpo si vela di sudore per il caldo e per il desiderio che inizia a essere bruciante. Madhav cerca il mio sguardo un pò imbarazzato dicendomi "Fayrouz, io non ho tanta esperienza...capisci cosa intendo, vero?" - "sì e non mi interessa. Non ti dispiace se io un pò di esperienza ce l'ho vero?" - "per niente, ho sempre sognato un momento così...oggi è un giorno speciale per me, non osavo pretendere tanto dal mio karma!" le sue parole mi danno coraggio e mi inteneriscono. Scivolo con le mani sul suo corpo ben formato e robusto, non riesco ad aprire gli occhi, avverto sotto le dita i muscoli tesi delle spalle e del petto, scendo a cercare il ventre che si tende al mio passaggio e trovo il nodo del pareo, lo sciolgo scoprendo il suo sesso già pronto per me, lo prendo tra le mani assaporando il piacere di sentire quanto brucia e freme, vorrei farmelo entrare dentro subito, invece voglio che sia una notte memorabile. Giocherello con le palle, tonde e sode, che allo scorrere delle mie mani si tendono ancora di più, meravigliosamente calde. Adoro il corpo degli uomini...la mia sessualità è sempre stata prorompente ma troppo condizionata dalle formalità dei fidanzamenti: no! Oggi non voglio farmi alcun pensiero, solo godere la notte calda ed essere me stessa. Madhav si stende sul letto, che brucia già del caldo della stanza, io mi adagio sopra di lui sfiorando il suo corpo col mio, strisciando come un cobra avvolgente, i seni sulla sua pelle. Ho la fica già bagnata che reclama di essere riempita, prendo le sue mani e le avvicino a me, sento che con le dita mi scorre le labbra e mi scopre il clitoride senza difficoltà, sono invasa dal mio latte che bagna e appiccica le sue dita..."vuoi assaggiarmi?" gli chiedo? Uno strano bagliore nei suoi occhi mentre mi infila le dita grondanti del mio succo in bocca costringendomi a succhiarle e leccare tutto il dolciastro di me mi fa intendere che la cosa deve essere reciproca. Mi rovescio offrendoli le mie cosce allargate e pulsanti mentre col viso ricado su quello splendido cazzo che già tradisce fremiti di imminente orgasmo. Una timida esitazione del suo corpo che si contrae mi fa pensare che forse è la prima volta che prova il piacere di una calda bocca che lo succhia, i suoi muscoli si tendono mentre lo affondo dentro le mie labbra e contemporaneamente sento prima timida, poi sempre più frenetica la sua lingua lappare il clitoride offrendomi brividi e scosse di piacere. Non posso urlare, ci sentirebbero tutti, questo godimento mi esplode dentro e tanto più lo sento tanto più furiosamente lo succhio tanto più lui a bassa voce mi implora di smettere per non venire subito. Mi sollevo da lui e dandogli le spalle mi siedo sulla sua pancia "perchè non vuoi venire?" dico io "girati, girati Fayrouz..." con un rapido balzo mi giro ammirando lo spettacolo del suo corpo vibrante vicino all'orgasmo, completamente sudato, la peluria nera e lucida bagnata di sudore "no, non aspetto...voglio vedere come godi fra le mie mani!" ansimo senza smettere di massaggiare il cazzo a piena mano, stringendolo e giocherellando con la cappella sfoderata e già gocciolante, lui piega la testa all'indietro, allarga le cosce, mi abbasso a leccare ancora la fessura dilatata della cappella finchè non sento l'asta vibrare e pulsare ed esplodere in uno spruzzo bollente che mi raggiunge il seno e ricade sulle mani. Mi eccita alla follia vedere i suoi sussulti mentre è fra le mie mani, senza fermarmi gli strappo fino all'ultima goccia e ricado in preda al più perverso desiderio sopra di lui. "E' solo l'inizio..." gli sospiro nelle orecchie mentre dall'altra stanza chiacchiere e musica si sono affievolite e la profonda notte di Kathmandu echeggia solo dell'abbaiare dei cani. La stanza ribolle dell'odore del sesso mischiato all'incenso, così onoriamo il Dio Shiva alla perfezione suggerisco a Madhav che annuisce solo il tempo di riprendere fiato. Mi è subito sopra, stringe i miei seni, morbidi ma sodi, rotondi come manghi e dal capezzolo scuro e turgido, ci gioca mordendoli, il piacere mi fa girare la testa, la piena mano allargata su di essi si muove per stringerli e per carezzarli, sotto le sue dita sento diventare duri e gonfi i capezzoli e imploranti piacere: istintivamente allargo le cosce, cerco coi movimenti del ventre di farmi penetrare, una sua mano scende ad allargarmi con le dita, una, due, poi tre, poi quattro entrano dentro di me, sono quasi ruvide e nonostante la sua dichiarata inesperienza non si fermano neanche a un mio gemito di dolore, mentre mi affondano sicure e il pollice cerca il clitoride eretto e sfoderato, come un bulbo sotto la sua ruvida carezza implacabile. Seppure a bassa voce mi accorgo di gemere svergognatamente mentre lui mi soffia nelle orecchie grida strozzate "entra adesso!" gli dico mentre il mio corpo si disfa come la cera delle candele sulla sedia. La mano si sfila da me lasciandomi improvvisamente vuota ma è solo per un secondo, poi sento subito il cazzo, nuovamente duro e fremente entrare dentro e iniziare a muoversi senza esitazione. Gli sono prima sotto, poi mi giro di fianco, attorcigliando le gambe a forbice, mentre lui in ginocchio vibra colpi di sicuri che mi raggiungono fino nel fondo del mio sesso, fino nella pancia, mi giro ancora di un pò offrendogli la mia schiena e il culo rotondo. Sento che sfila la cappella e prova a forzare i bordi del'orifizio, istintivamente mi chiudo, tirando sia il culo che la fica. "No, dai proviamo..." si piega a dirmi nell'orecchio lui, poi sento un caldo rivolo di saliva scivolare fra le natiche per ammorbidirmi lascivo e poi di nuovo la cappella cominciare a penetrare il culo, un bruciore lancinante mi obbliga a lasciar andare la contrazione, mentre con le mani allungate sotto il mio corpo raggiungo le sue cosce, trovo le palle dure e contratte, le stringo tirandolo dentro di me. Mentre mi lascio così affondare dentro il culo provo ad alzarmi, la mia schiena si incolla al suo petto, le sue braccia mi stringono intorno al petto, cerco di sostenermi sulle gambe, aiutandolo a uscire e poi riaffondare in me mentre lui mi stringe con le mani i seni, sgraffiandoli senza accorgersene, mentre ci passa sopra con le mani veloci e avide di carezze per poi lasciarsi andare sdraiato sul letto. Io resto seduta, ruoto su di me, lo sforzo nascosto dal piacere, gli sono di nuovo sopra, mi sfilo lenta, porto il suo cazzo di nuovo dentro di me, stavolta nella fica, lo cavalco senza fermarmi fino a sfinirlo, poi lui deciso mi rivolta con un colpo, mi prende una gamba per sollevarla col braccio, mi sbatte dentro, sempre più veloce e implacabile come un fiume in piena. Sento l'esplosione del suo godimento così intensamente che avverto lo spruzzo del suo orgasmo premermi dentro e poi cominciare a colare fuori ancor prima che lui si renda conto che anche io sto strabordando di grida soffocate mentre godo di un piacere mai provato prima, che mi fonde la fica col suo cazzo quasi fossero incollati e impastati degli umori di entrambi. Gli stecchi di incenso si sono consumati e anche le batterie della musica, mentre il ritmo e la furia delle nostre spinte si esaurisce, soddisfatta ed esausta. Per stanotte abbiamo recitato la nostra preghiera tantrica. Ci guardiamo negli occhi, ci baciamo la fronte e le guance, sussurrandoci parole in hindi e nepali e accorgendoci, con un sorriso, che sono molto molto simili e non c'è più bisogno dell'inglese. Non lascerò la sua camera per stanotte, non la lascerò per i giorni a venire e... al mio ritorno potrò raccontare ad Habiba di aver cominciato a sfruttare la sua eredità!
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