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La stanza numero tre
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Titolo:
La stanza numero tre |
Autore:
Ottocentouno |
Contatto:
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Racconto
n° 3998 |
Altri
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Il ricevimento si trascinava stancamente, per fortuna era capitata in un tavolo di persone simpatiche, tutte scompagnate, ma a parte le solite quattro chiacchiere, nulla alleviava il senso di noia. Almeno il posto era molto bello, un vero agriturismo, tanti piccoli edifici, uno con alcune camere per gli ospiti, la vecchia stalla come ristorante, un bel giardino con panchine e prati verdi. Dopo la prima pausa, sedendosi al tavolo, Arianna trovò un biglietto accanto alle posate: “Sei bellissima”. Pensò a uno scherzo, e cominciò a cercare con gli occhi tra gli altri invitati uno sguardo che la cercasse, ma nessuno pareva degnarla di attenzione. Quando tornò dal bagno la nuova missiva diceva: “ ti spoglierei “. Immediatamente le guance cambiarono colore, stracciò il biglietto, e ruppe quel povero grissino con mano nervosa. Ma chi? Quale fra questi? Perché? Prese fiato, si calmò e mise in atto la sua strategia: uscì a fumare una sigaretta, sbirciando il suo tavolo. Delusa, tornò al suo posto, nessuno si era avvicinato, ma inspiegabilmente il biglietto c’era: “ ti voglio, esci, vai verso la cascina con le stanze, la tre è aperta, entra e segui le indicazioni “. 'Ma neanche morta!', fu il primo pensiero, mentre scrutava inutilmente il locale ma non sapeva se sentirsi presa in giro o lusingata dalle attenzioni: portava bene i suoi 50 anni ma da tempo nessuno si interessava in quel modo a lei. La curiosità prese il sopravvento, una sola sbirciata e poi sarebbe scappata: fece come le era stato chiesto: si avvicinò con prudenza alla porta della stanza 3, provò la maniglia, che cedette, aprì la porta pronta a fuggire ma la stanza era vuota. Per un attimo ebbe la tentazione di entrare, ma la ragione vinse la battaglia con l’incoscienza, tornò al suo posto per godersi il sorbetto. Intorno al calice il biglietto arrotolato diceva: “ Paura ? Bastava seguire le indicazioni ! “ . Paura? Certo che sì. Le indicazioni? Che indicazioni? “vado solo a leggere”, si autoconvinse. Il biglietto era sul letto “ metti la benda, quando hai fatto dillo ad alta voce “. Non ci pensò, se ci avesse pensato un secondo in più non lo avrebbe fatto. “Pronta”. Eccolo finalmente, percepì il caldo di un corpo dietro di lei e il suo profumo, quel buon dopobarba che sa di muschio. Sentì le dita passare sul suo abito, leggero come si conviene a una giornata così calda, i capezzoli reagirono all’istante, spuntando dalla seta. Venne guidata in mezzo alla stanza, poi una voce secca, strana le ordinò: “Spogliati”. Fece scivolare le spalline dell’abito, una frazione di secondo durò il dubbio, poi lo lasciò cadere. Non sapeva cosa fare, poi abbassò l’ultimo baluardo e rimase nuda, in attesa. "Ora gira lentamente su te stessa" Quegli occhi che la stavano guardando le passarono dentro, avrebbe potuto dire esattamente dove si stavano posando, imbarazzata ma ormai decisa ad andare fino in fondo. I suoi polsi vennero presi, qualcosa di morbido li legò, seta su seta. Ancora quel profumo vicino, molto vicino. Qualcosa sfiorò il suo seno, forse il dorso di una mano, poi sentì dita girare intorno ai suoi capezzoli, un lungo, lento vortice che si avvicinava sempre più alla meta desiderata, le sue gambe cominciarono a vacillare quando sentì risalire un tocco sempre più deciso. Non poté fare a meno di agevolare il percorso, ormai persa dal delirio di profumi e odori, con i sensi attenti a cogliere qualsiasi brivido. Si lasciò guidare contro una parete, mani la voltarono faccia al muro, i polsi bloccati in alto sopra la testa, unghie leggere scesero sul suo dorso, le accarezzarono a lungo i glutei, giocarono un attimo con l'impossibile procurandole un brivido dritto alla mente, e poi si presero cura della sua essenza, del suo piacere. Un alito caldo fece da ambasciatore alla lingua che si insinuò tra le sue pieghe, prima dolcemente, poi sbranata da un succhiare frenetico, da labbra che tenevano imprigionate le sue, nel silenzio rotto solo da due respiri affannosi. Alla fine cedette, si lasciò andare all'orgasmo trattenuto a lungo, rinviato. Appagata, udì l'ormai nota voce " girati e inginocchiati, mani dietro la nuca". 'E' il suo turno'- pensò felice- 'finalmente posso ricambiare': le mani spinsero la sua nuca in avanti, lo sentì appoggiarsi alle sue labbra e se ne impadronì, padrona finalmente del piacere altrui. Si liberò facilmente dei nastri che le tenevano imprigionati i polsi, si avvinghiò alle gambe del suo padrone e diede lui un piacere infinito. Infine spossata cercò a tentoni il letto che aveva visto appena entrata e si sdraiò, godendosi le sensazioni e il sapore della pazzia. Quando si decise a togliersi la benda, Arianna era sola, fuori gli sposi attendevano per le foto.
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