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Il Byzantin
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Titolo: Il Byzantin
Autore: Hely
Contatto:
Racconto n° 4003
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Helena era immersa nel sonno. La luce del giorno filtrava dalle persiane socchiuse.
Il suo viso aveva un'espressione di beatitudine e il volto disteso che appartiene a colei che è serena e pienamente soddisfatta.
Aveva fatto tardi la sera precedente, con Lui, sul Messenger. Il suo uomo misterioso che con grande abilità era riuscito ad entrarle dentro, aprendo ad uno ad uno tutti i cassettini che lei gelosamente custodiva nella parte più profonda di se stessa. E lei gli si era donata tutta, cervello, anima e corpo. Lui conosceva tutti i suoi pensieri, le sue gioie, le sue ansie, i suoi fremiti, le sue pause, i suoi sospiri. Parola dopo parola, frase dopo frase, la avvolgeva e la conduceva verso le emozioni in un crescendo che la faceva rimanere per ore in uno stato di perenne eccitazione. E quando lei era completamente persa in balìa delle sensazioni, tremante e supplicante, lui le dava il permesso di godere. Solo allora lei prendeva il suo Jimmy Jane e si abbandonava nel giardino dell’estasi, coccolandosi e prendendosi tutto il suo piacere.
Il suono del campanello la svegliò.
Il cuore cominciò a battere forte. La testa avvolta in vorticosi pensieri.
Forse la sua attesa era finalmente terminata e la nuova avventura stava per iniziare.
Era mercoledì, metà della settimana, sicuramente il giorno giusto. Aprì la porta. Il postino aveva qualcosa da consegnarle. Firmò la ricevuta e si ritrovò tra le mani il pacchetto tanto agognato. L’oggetto del desiderio era finalmente in suo possesso. L’aveva desiderato fin dal primo momento, fin da quando lui, che sapeva bene come sorprenderla, una sera, qualche settimana prima, le aveva mandato un link dicendole di visitare il sito "Gioielli di Venere". Il solo nome già evocava qualcosa di intrigante, legato all’eros e alla bellezza.
Il sito era molto raffinato. L’home page con sfondo nero di cui la parte alta con i colori del cielo, blu e azzurro. Nella parte centrale candele sul pavimento, ed una donna seminascosta nella penombra con camicetta nera trasparente, calze autoreggenti nere, cavigliera con bordo alto decorata con cristalli Swarovski e scarpe décolleté nere con tacchi alti a spillo, seduta in terra con le gambe elegantemente aperte e il sesso esposto.
Sulla sinistra della fotografia risplendevano due oggetti dalla strana forma.
La sua curiosità si accendeva e veniva attratta da quei gioielli in argento, un amore a prima vista.
Avida di sapere leggeva: “Nel corso della storia delle civiltà, il sesso della donna è stato oggetto di desiderio, di venerazione e fonte di ispirazione artistica. Venere, la più bella tra le dee, ha graziosamente donato il suo nome al monte che ha sicuramente attirato uomini e donne alla sua conquista. Il primo, il Gioiello di Venere è il più intimo e unico dei gioielli che una donna possa indossare o offrire, perché è la riproduzione esatta in un metallo prezioso del suo clitoride e delle sue piccole labbra. Il secondo, il Byzantin è un gioiello espressamente concepito per i preliminari sessuali femminili e può essere portato anche come pendente”.
Una forza irresistibile la guidava alla scoperta di quel luogo misterioso e pagina dopo pagina, foto dopo foto ne veniva irrimediabilmente attratta. Le foto erano intriganti e allo stesso tempo sofisticate e raffinate, anche nel mostrare le parti intime decorate con altri tipi di gioielli, e nell’esibizione di vari oggetti del piacere erotico, sottile e vagamente perverso. Lo scenario e l’intensità della luce creavano sicuramente un’atmosfera eccitante.
E come quando succede nelle visioni, Helena veniva completamente ammaliata da quell’oggetto di rara bellezza dal nome orientaleggiante, il Byzantin.
Lo osservava affascinata, cercando di carpirne il significato, studiandone la funzione, il meccanismo, e lentamente il suo pensiero mutava trasformandosi in ricordo. Era una bambina, i lunghi corridoi di un collegio, le grandi stanze, cinquanta lettini per camera. La notte, tra le lenzuola, nella tristezza della mancanza dei suoi affetti più cari, Helena si concedeva la gioia del piacere proibito e punitivo.
Alcuni oggetti l’avevano guidata alla ricerca di quel piacere, uno in particolare, semplice, rozzo e selvaggio di cui il Byzantin rappresentava la perfezione nella raffinatezza, nell’eleganza e nella bellezza. Era l’apoteosi dell’antico utensile, al quale assomigliava per l’utilizzo e l’effetto che ne poteva derivare. Doveva possederlo ad ogni costo. Quel meraviglioso oggetto doveva essere suo e lo ordinò immediatamente.
Ed ora era lì, nel suo babydoll, a piedi nudi, di fronte alla porta di casa richiusa, con il pacchetto tra le mani. L’oggetto dei suoi desideri, dei suoi sogni, dei suoi fantasmi, delle sue piccole perversioni si trovava in quella scatola. Il battito del cuore aumentava, sempre più forte nel petto e l’emozione le serrava la gola. Guardava quel contenitore, lo girava e rigirava tra le mani senza trovare il coraggio di aprirlo.
Lo squillo del telefono la destò dal suo torpore. Era lui. Con voce calda e rassicurante le disse che era giunto il momento di incontrarlo. Lui non aveva partecipato sin ora, sapendo quanto fosse importante quell’oggetto per lei e l’aveva lasciata sola nel condurre e gestire l’acquisto del Byzantin. La invitò a prendere l’aereo e raggiungerlo a Parigi. Le disse di non portare nulla con sé e di partire solo con i jeans, una camicetta, scarpe da ginnastica e naturalmente il Byz, come lei confidenzialmente lo chiamava. Una volta arrivata a destinazione avrebbe pensato lui a tutto e a come trasformarla in una donna sensuale da esibire agli occhi dei comuni mortali.
Helena era elettrizzata ed eccitata. Durante il viaggio aveva sempre tenuto sulle gambe il suo Byz e ad occhi chiusi fantasticava e immaginava quale sorpresa avrebbe lui avuto in serbo per lei e dolcemente si accarezzava la pelle ambrata, morbida, piacevole al tatto con movimenti sinuosi e leggeri. Passava delicatamente il dito indice sulle labbra carnose e intorno alla lingua sognando il suo piacere segreto.
Con il taxi raggiunse l’albergo, nel centro di Parigi, vicino a Rue de Rivoli.
La camera era prenotata a suo nome. All’interno un grande letto king size.
Sopra il letto una grande scatola rossa ed accanto un biglietto: “Preparati, indossa tutto quello che trovi dentro la scatola e lascia il Byz, senza aprirlo, sul comodino. Quando sei pronta bendati, distenditi sul letto e fammi uno squillo sul cellulare”.
Era pronta e lui entrò. “Sei bellissima” le disse. Lei aveva il cuore in gola, tremava ed era fortemente eccitata, la sua fica già completamente bagnata. Lui aprì la scatola ed estrasse l’oggetto misterioso. Era molto bello, di egregia fattura. Un oggetto pensato per decorare il sesso della donna, per stimolarlo e prepararlo alle carezze e ad obbligare gli uomini, chiudendo questa “porta di giada”, come la chiamano i cinesi, a preparare bene la donna prima di penetrarla. In un gioco di dominazione può anche simboleggiare una mini-cintura di castità. Non permette la penetrazione di un membro maschile ma è possibile introdurre un dito o un piccolo vibro nella vagina che non è completamente chiusa.
Con fermezza ma anche con delicatezza le divaricò le gambe, scoprendo la fica che sembrava una rosa appena sbocciata. Era bella, pulita e rasata lasciando ben visibili le piccole labbra, molto spesse, che uscivano completamente fuori da quelle grandi. Perfetta per il Byzantin, una pinza-fermaglio delicata che mantiene aperte le piccole labbra comprimendole leggermente e facendo emergere il clitoride indurito ed eretto. Riscaldò il Byz strofinandolo tra le mani, lo aprì evidenziandone le due parti, una più stretta e l’altra più larga. Infilò le piccole labbra congiunte nella parte più larga e poi tirandole dolcemente le fece scivolare nella parte più stretta. Il clitoride si trovava posizionato nella parte più alta, chiuso in uno spazio tondo più grande da dove usciva completamente fuori. Aprì le piccole labbra rivoltandole da una parte e dall’altra e chiuse delicatamente la parte larga sopra di esse in modo che venissero a trovarsi serrate come da un fermaglio per capelli.
Helena sentiva le sue dita toccare, manipolare la sua fica e l’eccitazione aumentava sempre di più. Essendo bendata e non potendo utilizzare la vista, tutti gli altri sensi erano accentuati.
La voce di lui ferma e suadente; poteva coglierne tutte le sfumature. Il tocco delle sue mani, soavi e severe che si impadronivano della sua intimità. L’intenso odore dei suoi umori che impregnava la stanza. E quando lui le infilò la lingua calda e morbida tra le labbra per poi penetrare avidamente la sua bocca, gustò il dolce sapore della sua saliva.
Ed ora aveva la sua “molletta” preziosa che con la leggera pressione esercitata dall’effetto pinza, gonfiava le piccole labbra e aumentava il volume del clitoride.
Sentiva un leggero pizzicore misto ad un forte piacere.
Adesso era pronta, finalmente aveva indossato anche il suo Byz.
Lui la prese per mano e la condusse fuori dalla stanza dirigendosi verso il ristorante per la cena e fecero il loro ingresso nella sala dove si trovavano gli altri ospiti dell’albergo.
Lei era di una bellezza sconvolgente. Il viso era radioso e i suoi occhi esprimevano passionalità ed eccitazione. Il corpo era fasciato in un elegante abito di seta rosso scarlatto che, scivolando leggero, lasciava intravedere le sue forme, evidenziandole. Una profonda scollatura ma allo stesso tempo discreta mostrava il seno generoso. I sandali dorati con tacchi alti a spillo la facevano incedere con passo elegante e sinuoso, mostrando i suoi piedi, magri con le unghie laccate di rosso e le caviglie sottili, perfette. Il tutto sprigionava ed emanava una forte sensualità.
Lui al suo fianco, fiero, che con passo deciso l’accompagnava al tavolo, mentre gli occhi di tutti i commensali erano puntati su di lei, su di loro. Lui sorrideva compiaciuto, conscio che il loro segreto contribuiva a circondarli di un’aura di intenso erotismo.
Tutti potevano ammirare i magnifici gioielli che lui le aveva regalato.
La collana in oro bianco impreziosita dai rubini che adornava il suo collo, gli orecchini a goccia che si confondevano con i lunghi capelli castani, il bracciale, anch’esso in oro bianco e l’anello a fascia con diamante e rubini.
Ma nessuno poteva vedere il gioiello più bello, tra le sue cosce e sulla sua fica, chiusa e inaccessibile.
Camminando il Byz le procurava un leggero dolore misto ad un immenso piacere regalandole intense vibrazioni.
Si sedettero al tavolo, guardandosi negli occhi, estasiati, rapiti. Gli occhi di lui sembravano volerla penetrare completamente nel profondo, fin dentro le viscere. Helena non riusciva a staccare lo sguardo dal suo. Era come ipnotizzata e in quella posizione, seduta sulla sedia, stringendo le gambe, sentiva il Byz comprimere ancora più forte le piccole labbra e il clitoride, gonfi per l’eccitazione. Il suo viso ebbe una smorfia di dolore per poi distendersi di nuovo appena sentì la mano di lui accarezzarle la coscia da sotto il vestito. Sotto il suo tocco, prima leggero poi sempre più audace, inarcò la schiena, aprendo le gambe e offrendogli il suo frutto.
La mano di lui salì fino all’inguine e delicatamente le dita sfioravano l’oggetto metallico divenuto caldo a contatto con le piccole labbra rigonfie e bagnate dagli umori. Ne seguiva le linee sinuose che si confondevano con la carne bollente e pulsante fino a raggiungere il clitoride racchiuso nel piccolo anello che comprimendolo ne aumentava il volume.
Helena era completamente immersa nel suo piacere, un turbinio di emozioni.
Con difficoltà cercava di mantenere il controllo. Lui aveva scelto un tavolo situato nella parte più nascosta del ristorante, un angolo in penombra, al riparo da occhi indiscreti. Poteva toccarla senza destare sospetto. Ma mentre sotto il tavolo le gambe di lei erano lascivamente aperte e la sua fica esposta, il resto del corpo era costretto in una postura insospettabile, nonostante l’espressione dei loro volti ad una lettura più attenta avrebbe potuto tradirli.
Questo contrasto aumentava l’eccitazione di entrambi.
Lui notò che il cameriere di lì a poco si sarebbe avvicinato.
Estrasse quindi la mano da sotto il tavolo. Le sue dita erano bagnate del succo di lei.
Le passò sulle sue e sulle di lei labbra. Entrambi, con la lingua sulle proprie labbra, assaporarono quel dolce miele guardandosi con occhi colmi di desiderio, complici e consapevoli di condividere un intimo segreto.
Poi lui le accarezzò la testa e i capelli con dolcezza.
Delicatamente le prese il viso tra le mani e le sussurrò: “Domani partiremo per Ginevra e ti regalerò il gioiello di Venere”. Lei sorrise.
Sapeva che la prossima volta che si sarebbero incontrati avrebbe di nuovo indossato il Byzantin e decorato il suo magnifico collo con la riproduzione esatta della sua fica nel momento di massima eccitazione.
Il suo piacere, impresso in un metallo prezioso per l’eternità.