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Tenerezze
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Titolo:
Tenerezze |
Autore:
incontro |
Contatto:
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Racconto
n° 4006 |
Altri
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Un piccolo bar di periferia. Bar M. si chiama, non so perché! Elegante, intimo, pochi tavoli di legno scuro davanti al bancone, e alcuni in una saletta sul retro. Ordinati, puliti, con le sedie ben accostate, a distanze regolari. Un bar silenzioso, raccolto "sabaudo".
Un uomo, ben vestito, non appariscente, anzi, sembra quasi voler passare inosservato, passeggia tranquillo nel marciapiede, attende qualcosa o qualcuno, senza fretta, senza ansia, senza darlo a vedere.
Una donna, elegante, truccata e pettinata con gusto, un bel vestito che valorizza il suo corpo, esce dalla metro, un uomo si volta a guardarla apprezzando. Si dirige con passo deciso sul marciapiede, pochi passi, si incontrano, si salutano affettuosamente senza eccessi.
Al banco il barista li accoglie salutandoli, mentre loro si dirigono decisi verso i tavoli della saletta. Lei si libera del cappotto leggero, si siede accanto alla sedia di lui, gli sguardi si incontrano con calore, i suoi splendidi occhi verdi accolgono il suo sguardo, mentre le mani si incrociano, si prendono una all'interno dell'altra, due mani diverse, calde, accoglienti. Sorseggiano lentamente le consumazioni calde posate sul tavolo. L'uomo e la donna parlano, si raccontano appassionati. Complici ladri di tempo che hanno rubato ognuno alle loro vite, scandite, regolate, piene, e ora si ritrovano a regalarselo a vicenda. Tempo per ognuno di loro, che trova senso e sublimazione nel metterlo insieme, nel condividere il prezioso bottino, nel regalarselo a vicenda. Parlano con calma, tranquillità, si esplorano con le parole, con gli occhi, si esplorano dentro i pensieri e le sensazioni, si esplorano intimamente le anime, forse desiderando esplorazioni ugualmente intime ma passionali, erotiche. Mentre parlano le loro mani continuano e rimanere unite, come una specie di passaggio, di canale che trasmette emozioni e sensazioni altrimenti non trasmettibili. Si accarezzano le mani, si strusciano, si massaggiano, giocano con le estremità delle dita, si esplorano le pieghe, le morbide asperità superficiali, cambiano posizione come una specie di danza sensuale, si incrociano, si uniscono. Le parole sono interrotte da brevi silenzi, silenzi intensi e densi, di sguardi, di carezze. A volte queste interruzioni sono riempite da piccoli baci, sul viso, sulle labbra, alcuni appena accennati, altri leggeri con le labbra che si toccano appena, altri più intensi, sensuali, capaci di regalare profumi e sapori, piccoli giochi di labbra e di lingue.
Ancora sguardi, ancora carezze, ancora parole....ancora baci.
Si alzano ora, e dopo aver pagato la consumazione escono dal locale. Fuori li aggredisce il rumore del traffico e l'odore acre dello smog. Si muovono affiancati, senza toccarsi, camminano sul marciapiede di quel corso, come due conoscenti che si avviano ad un appuntamento comune. Camminano per qualche minuto, si fermano davanti ad un anonimo portone di un anonimo palazzo di periferia. Entrano e salgono le scale in silenzio, entrano in un appartamento. Non è grande, ma arredato con gusto e sobrietà, piccole cose messe al posto giusto, luminoso, fresco, accogliente.
Appena entrati, magicamente sparisce quella foschia fredda che li ha accompagnati sulla strada, poco a poco il calore dell'intimità cercata e creata nel bar riprende il sopravvento. Si scambiano dolci tenerezze, si accarezzano e si baciano, ora con più intensità e passione. Si sciolgono piano piano i nodi e i legami che li imprigionano all'altra vita. Ora, adesso, c'è solo questa vita, la loro vita, il loro tempo rubato. C'è il bambino che continua a giocare mentre sente in lontananza la voce del genitore che lo chiama a casa e lui fa finta di niente. C'e lo sgroppo giocoso del cavallo nel suo ampio recinto appena liberato dai finimenti del lavoro. C'è il battito d'ali della farfalla incurante e inconsapevole della brevità della vita
Si aiutano vicendevolmente a liberarsi degli indumenti, facendo in modo di avere sempre un contatto tra loro, qualcosa che li tenga uniti. Spogliandosi si scoprono a vicenda e, la scoperta dei loro corpi non è così diversa dalla scoperta delle loro anime, non c'è niente di nuovo e ugualmente è una nuova scoperta, come una valle alpina che conosci e pur sempre ti appare diversa, come un mare solcato mille volte che assume colori mai visti. La bocca e la lingua di lui si sofferma a baciare e assaporare le parti di pelle che via via si scoprono, le spalle, il collo. Anche l'intimo sparisce lasciando libero lo sguardo ai seni, che l'uomo, timoroso, non va ad accarezzare, ma quasi in adorazione bacia delicatamente andando ad assaggiare i capezzoli già turgidi ed eccitati. Lei accarezza le sue spalle e la sua schiena, bacia e lecca delicatamente la pelle e quasi per emulazione si sofferma a leccare i piccoli capezzoli. C'è un letto, fatto, che nessuno dei due si preoccupa di aprire, ma si adagiano lentamente continuando a baciarsi con passione. L'uomo è appassionato dal gusto della pelle di lei, che bacia e lecca avidamente, si sofferma sulle ambrate areole mordicchiando con le labbra le piccole punte sporgenti succhiandole delicatamente. Scende verso il ventre piatto, giochicchia con l'ombelico e si inoltra più in basso verso i peli curati del pube e la profumata vagina dischiusa. Il profumo è inebriante e, come un riflesso condizionato, la lingua va a cercare il dolce solco fonte del liquore di piacere che la donna ora sente crescere dentro di lei. Piccoli sospiri e gemiti di piacere pervadono il silenzio della stanza mentre l'uomo lecca ogni piega di quel bocciolo e affonda la lingua fino a trovarne il nettare più nascosto, a solleticare il pistillo del clitoride, che immediatamente scarica l'elettrico piacere verso il cervello pronto e reattivo di lei che, senza opporsi si arrende all'orgasmo naufragando dolcemente nel piacere. L'uomo continua a giocare con la lingua, raccogliendo il liquido piacere che l'orgasmo ha prodotto e andando a cercare l'orifizio più stretto da adorare e sacrificare. La donna accondiscendente aiuta la ricerca, affinché la lingua possa trovare il suo nido nascosto. Gli umori si mescolano dolcemente, rimestati dal sapiente lavoro della lingua che inumidisce, spalma, penetra. Lei si muove piano, gioca con lui, gode di lui, e vuole essere presa. Si sposta e invita tacitamente l'uomo a prendersi e a darle piacere. L'uomo, già molto eccitato, appoggia il glande congestionato all'uscio scuro del tempio. Entra piano dentro di lei, che lo accoglie morbida. Affonda prendendosi tutto ciò che può, forse più di quello che merita. Stringe, si allontana e affonda nuovamente, la testa si scuote come un pallone preso a calci, il piacere e l'orgasmo stringono la gola, lo scroto si contrae incontrollato, il seme allaga le viscere di lei, mentre lui l'abbraccia teneramente.
Vicini accoccolati sul letto, si accarezzano baciandosi. Si parlano sotto voce, come se qualcuno potesse scoprirli. Come vestiti delicati appena usciti dalla lavatrice, stropicciati spiegazzati, anche loro cercano di appianare le dolci pieghe che quella esperienza ha lasciato e che la loro memoria non potrà dimenticare. Ora è ancora più difficile ritrovare la strada che la vita sembra avere segnato per loro. Insieme, aiutandosi, ripetono i percorsi che li hanno portati li, riavvolgendo l'invisibile filo di Arianna che, al contrario della leggenda, invece di ricondurli fuori, li porterà verso quel labirinto di convenzioni e legami che entrambi ben conoscono.
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