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Sotto la doccia
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Titolo: Sotto la doccia
Autore: Lui
Contatto:
Racconto n° 4014
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Aprì il rubinetto e, mentre l'acqua scorreva scaldandosi, si spogliò lentamente, con le mani indugiò sulla forma abbondante dei seni, cercando i capezzoli, attorno ai quali le dita disegnarono un cerchio leggero.
Poi si mise sotto il getto caldo.
Al pari di una sferzata gelida, il suo corpo rabbrividì, aumentando ancora di più l'eccitazione che si era impossessata della sua mente.
Prese una spugna e la irrorò abbondantemente di acqua prima di mettere del bagno schiuma al profumo di marzapane siciliano.
Se la passò lentamente sul corpo formando una schiuma bianca, densa.
Ripeté l'operazione più volte, senza riuscire a trattenere gemiti di piacere quando sfiorava le grandi labbra.
Prese tra le mani il soffione della doccia e cominciò a sciacquarsi, aiutandosi con la mano libera, poi selezionò la ghiera sulla modalità idromassaggio.
Cominciò con un getto non troppo forte.
Lo puntò decisa verso il clitoride che ebbe un guizzo, fuoriuscendo dal suo scrigno.
Alzò la gamba sinistra appoggiandola sul bordo della vasca. Questa posizione le permise di scendere affinché l'acqua entrasse dentro di lei provocandole sensazioni fluide. Era piena di quel liquido che la faceva impazzire. Spasmi di piacere incontrollato.
Teneva gli occhi semichiusi e le labbra umidificate dalla lingua.
Si aiutava toccandosi, penetrandosi con le dita.
Si sentiva prossima all'estasi.
Aumentò al massimo la pressione e iniziò a puntare lo spruzzo dal clitoride all'interno della sua caverna delle delizie, che ora vibrava vogliosa di godere.
Alzò il calore dell'acqua, la sentiva arrivare sempre più su, prepotente, incredibilmente eccitante.
Non riusciva a smettere.
Il clitoride pulsava, eretto come un pene.
Lo prese tra il pollice e l'indice e lo masturbò fino a quando un urlo primordiale non le uscì dalla gola.
Rimase ferma a percepire ogni sensazione, ogni emozione, mentre i suoi muscoli riversavano sulle grandi labbra spalancate e lungo le cosce un liquido formato da acqua e umori, mescolati assieme.
Appoggiò la mano e con le dita raccolse quel nettare e se lo portò alla bocca.
Succhiò avidamente gemendo, poi ancora ne spalmò sui seni, attorno ai capezzoli turgidi e li portò verso la lingua allungata su di essi.
Nel bagno era rimasto un profumo dolciastro.
Si avvolse in un accappatoio e si andò a sdraiare sul letto per permettere al respiro, leggermente affannoso, di riprendere il ritmo normale.