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Il tarlo
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Titolo: Il tarlo
Autore: Ottocentouno
Contatto:
Racconto n° 4022
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Il tarlo le si era insinuato dentro alla festa di laurea di Marco.
Annoiata come sempre più spesso le accadeva, girava per il loft supertecnologico con il Negroni in mano, quando attratta dal plasma che trasmetteva un film in bianco e nero si accasciò sulla sedia, ignorando gli sguardi maliziosi che cadevano sul suo decolté.
Conosceva il film, la Denevue era bravissima nella parte di Bella di Giorno, una ricca borghese insoddisfatta alla ricerca di emozioni.
Laura tornò a casa con quel pensiero, il desiderio di essere anche lei, per una volta, comprata da un cliente.
Chiese aiuto a Marco, dopotutto era colpa sua se l'inquietudine maliziosa si era impadronita della sua mente, ma non voleva un gioco, voleva proprio un incontro vero, scartò quindi l'ovvia offerta di Marco di essere il suo primo cliente, così come rifiutò la proposta di incontrarsi con amici o conoscenti.
Passava il tempo, Laura mise anche un annuncio sul giornale, ma all'ultimo si negava sempre, incuriosita, ma anche impaurita con tutti quei se e tutti quei ma che si opponevano alla sua scelta di vendere il proprio corpo.
Finché un giorno Marco le propose di incontrare un collega di papà al quale doveva un grosso favore: " è un signore di bell'aspetto, sui cinquant'anni, tranquilla, non si comporterà male con te - .
Laura decise, o adesso o mai più.
Si svegliò presto, tesa, nervosa, eccitata, la doccia non servì a calmarla, aprì l'armadio e affrontò il primo problema: cosa indossare?
Il suo corpo le piaceva, ma il momento di togliersi i vestiti era sempre terribile, spogliarsi mentre il suo partner la guardava era uno scoglio duro da superare, figurarsi con uno sconosciuto... ci voleva una soluzione che trovò dopo che innumerevoli combinazioni di vestiti e intimo erano finite sul letto: scarpe con tacchi, senza calze, perizoma con laccetti sui fianchi, niente reggiseno, gonna e camicia bianca.
Avrebbe trovato un modo di rimanere per un istante sola nella camera da letto, un colpo alle scarpe, via la gonna, tirato i laccetti del perizoma, sfilata la camicia e si sarebbe infilata sotto le lenzuola già nuda... provò anche i tempi, le riusciva in meno di dieci secondi...
Rifece la doccia, si vestì e chiamò il taxi al quale fece fare un lungo giro, con l'idea di rinunciare ancora una volta.
Questa volta invece citofonò, davanti al portone una vecchietta con una ciotola chiedeva aiuto, salì in ascensore aggiustandosi la gonna davanti allo specchio per tener occupata la mente, scese, prese fiato e suonò il campanello.
La porta si aprì elettricamente, all'ingresso l'aspettavano una rosa e una busta bianca con il suo nome e il compenso pattuito, mise la busta nella borsetta senza guardare perché non era quello il motivo per il quale si trovava lì e si avviò con la rosa in mano verso una stanza dalla quale filtrava una luce.
Nulla era come se l'aspettava, la sua strategia di infilarsi sotto le lenzuola andò in frantumi quando si guardò intorno: al centro della stanza un tavolino molto basso, luci forti a illuminarlo e oltre le luci una figura che riusciva solo ad indovinare, abbagliata.
"Sali sul tavolino", conobbe così la voce, il primo dei brividi che l'avrebbero sconvolta.
Posò la rosa e la borsetta, prese fiato e salì...
Non era molto più alta di prima, se le avesse permesso di togliersi le scarpe avrebbe pareggiato i conti, ma attese..che altro poteva fare ?
" Spogliati, vediamo come sei fatta ", così Laura urtò contro la realtà del cliente che ha pagato e può permettersi di ordinare, quello che nel film era sfumato ora era concreto, ovvio.
Sfilò la gonna e sciolse i laccetti del perizoma, la lunga camicia scese a coprire, dandole ancora un momento di tregua che inaspettatamente durò più del previsto, quando fece per sfilare la camicia venne, infatti, fermata dal movimento dell'uomo.
Lui si alzò e le girò intorno, Laura chiuse gli occhi... non voleva vederlo in faccia, sperò che si sbrigasse, ma l'uomo non aveva fretta.
Cominciò a sbottonarle la camicia, dall'alto, con calma... dannazione perché non la sfilava... dalla nuca un rivolo di sudore scese sulla schiena... forse era il caldo delle luci alogene, forse!
Quando l'uomo prese con entrambe le mai le mani i lembi della camicia, Laura aprì gli occhi e fissò per terra lo sguardo. Il momento tanto temuto era arrivato, con un colpo secco lui le aprì la camicia e lei si trovò esposta nel modo peggiore che avesse mai pensato... vide i piedi dell'uomo allontanarsi di un passo, la stava osservando, ne ebbe conferma quando per la seconda volta udì la sua voce " voltati, gambe aperte, piegati in avanti ".
Obbedì e in quel modo la camicia risalì fino alle reni, lasciando totalmente scoperto il sedere e l'interno delle gambe.
Capì che si stava avvicinando, le sue dita cominciarono a risalire dal polpaccio avvicinandosi sempre più all'angolo delle sue gambe aperte, sentiva il fiato caldo dell'uomo insinuarsi tra le sue grandi labbra, consapevole di quanto era vulnerabile.
Ormai era eccitata, l'uomo ci sapeva fare, si pose davanti a lei che vide il suo membro eretto, vide anche le sue dita risalire ancora più lentamente.
Poi la prese per i capelli, spinse i loro visi a pochissimi centimetri di distanza, la guardò negli occhi e affondò le dita dentro di lei.
Laura vacillò piegandosi sulle ginocchia emettendo un gemito, e lui ne approfittò per spingerla sulle spalle costringendola in ginocchio.
Fece così conoscenza con il suo membro, che attendeva impaziente la sua bocca e la sua lingua.
"Guadagnati i soldi, fammi vedere se sei brava", questa frase, così volgare, così diretta, la riportò alla realtà della situazione, ma anziché ferirla le diede nuova eccitazione.
Laura si impegnò per soddisfare l'uomo che tirandole i capelli la tratteneva con il viso contro di se, cercò di farlo godere ma lui rimandava, usando sapientemente la sua bocca come riparo per la sua voglia.
Quando sentì la prima goccia del suo sapore Laura sperò che da lì a poco fosse tutto finito, ma l'uomo si fermò, la prese per le spalle e la adagiò dolcemente supina sul tavolo.
Troppo piccolo il tavolo, ma forse non era un caso, i piedi appoggiavano per terra, la testa sporgeva, Laura doveva irrigidire i muscoli del collo per evitare che cedesse all'indietro, così vide l'uomo inginocchiarsi davanti e introdurre dentro di lei il vibratore già acceso, fissandolo con dei nastri alle sue cosce perché non fosse espulso.
Poi il cliente uscì dal suo campo visivo, ricomparendo dietro di lei, strofinò il pene sul suo viso e poi di nuovo lo immerse nella sua bocca, mentre con le mani accarezzava il seno e con le dita tormentava i capezzoli.
Laura fu travolta, si sentiva usata ma nello stesso tempo era pervasa di fremiti di piacere, succhiava e leccava mentre il suo seno e i suoi capezzoli venivano stimolati, dentro di lei quell'aggeggio infernale la portava sulla soglia dell'orgasmo.
Anche il cliente se ne accorse e si fermò.
Fece alzare Laura, legò i suoi polsi alle sue ginocchia costringendola in una posizione piegata in avanti, la accostò con la schiena conto la parete, e di nuovo spinse il suo membro nella sua bocca.
Ad ogni spinta Laura urtava conto la parete e il vibro entrava un pochino di più, dopo qualche minuto sentì arrivare l'orgasmo, si piegò ancora di più e venne nello stesso istante che il seme dell'uomo la colpì sul viso, colando poi verso la sua bocca che l'accolse in parte.
Chiese e ottenne di fare una doccia, sotto la quale rimase a lungo per ripulirsi e riposare dalle posizioni scomode alle quali era stata costretta. Quando tornò nella stanza indossava un asciugamano stretto sul seno, convinta di congedarsi, ma trovando l'uomo seduto che si accarezzava il pene coperto da un preservativo, capì all'istante che mancava qualcosa a quell'incontro.
"Fai cadere l'asciugamano e vieni qua davanti a me, cammina lentamente, fermati con le gambe aperte".
Il secondo spogliarello la imbarazzò di nuovo, per quanto strano fosse, visto che ormai lui conosceva tutti i suoi segreti.
" Accarezzati " le disse e Laura sprofondò per un attimo nell'abisso della sua vergogna, ne risalì cercando di concentrarsi sul membro eretto che vedeva stimolato dalla mano del cliente.
Iniziò ad accarezzarsi con una mano il seno, con l'altra cominciò a stimolare il clitoride e quando iniziò ad eccitarsi penetrò dentro di se con due dita, come faceva seduta sul bidè nel suo bagno quando la tempesta ormonale era fuori controllo.
L'uomo la fissava, Laura sbirciò il suo sguardo penetrante e quando lui la attirò a se si accovacciò sul pene turgido, infilandolo fino in fondo e attendendo le sue spinte, che non vennero.
"Muoviti, fammi godere " disse l'uomo impadronendosi del suo seno, palpandolo e mordicchiandogli i capezzoli.
Laura si mosse, fece oscillare il bacino, puntava i piedi per alzarsi quanto bastava per farlo uscire quasi del tutto e si risiedeva con un lungo movimento a spirale, stringeva i muscoli vaginali durante la discesa: a giudicare dal movimento frenetico della sua lingua sui suoi capezzoli, al cliente piaceva eccome.
Dopo qualche minuto di questo ondeggiare l'uomo si appoggiò allo schienale, alzò le braccia sopra la testa, chiuse gli occhi e urlò il suo orgasmo.
Laura si alzò piano, raccolse i suoi vestiti e si rifugiò in bagno.
Quando fu pronta, salutò velocemente l'uomo senza dargli il tempo di parlare, fece le scale di corsa e si ritrovò all'aria aperta.
Cercando le sigarette nella borsetta, vide la busta bianca, guardò la vecchina che chiedeva l'elemosina e non ci pensò un attimo.
La mendicante non voleva credere ai propri occhi " grazie bella signora, quando torni? "
"Mai più " rispose Laura, ma forse nemmeno lei ne era convinta.