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Per un perdono
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Titolo:
Per un perdono |
Autore:
Sono.Brizzolato |
Contatto:
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Racconto
n° 403 |
Altri
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La solita discussione del venerdì con Rossella, dovuta in parte alla sua gelosia, che io respingevo al mittente, pur sapendo che, in effetti, qualche volta aveva avuto ragione di esserlo. Giravo a vuoto, pensando all'ennesima discussione ed alle modalità che avrei dovuto adottare per far cessare la bufera.
Quando ci eravamo conosciuti eravamo usciti, entrambi, da situazioni di rottura con i rispettivi compagni ed essendo colleghi di un grosso Ente era facile trovarsi al bar per il caffè e cominciare a guardarci con occhi diversi, non più da semplici colleghi.
Rossella è molto bella: capelli rossi ramati, occhi verdi, un naso volitivo ed impertinente, un corpo ancora in ottima forma alla soglia dei 40 anni. Ciò che mi aveva colpito in modo particolare erano state le sue mani: mentre prendeva la tazzina con due dita mi era caduto lo sguardo sulle dita lunghe ed affusolate e sulle mani curatissime: non una pellicina, smalto spalmato in modo omogeneo ed il vedere come le muoveva in modo sinuoso mi avevano fatto ripensare a lei anche in orario non d'ufficio.
Dopo alcune settimane eravamo ormai colleghi inseparabili per prendere assieme il caffè e, come si sa, negli uffici "la gente mormora": così un collega mi chiese come era lei a letto. Il sangue mi andò alla testa, perché in effetti le cose erano ferme al caffè e a qualche confidenza sui rispettivi stati d'animo, ma non eravamo andati mai oltre.
Così, ripensando al perché me la fossi presa, decisi di invitarla a cena, cosa che lei accettò subito, senza por tempo in mezzo e così cominciò la nostra storia, che dura ormai da 4 anni.
Io so di essere un tipo che sa rendersi molto simpatico; non sono, come si dice, un adone, ma avere fin da giovane i capelli brizzolati ed essere dotato di una voce molto bassa e sensuale, mi ha procurato notevoli vantaggi, che non nego. Spesso alcune donne (amiche o colleghe) mi hanno confessato di avermi chiamato al telefono, con una scusa qualsiasi, solo per sentire i brividi sulla schiena nell'ascoltare la mia voce ed io su questo, alcune volte, ci ho speculato.
Questo fatto, però, ogni tanto mi si è ritorto contro nel senso che ho approfittato della situazione per divertirmi con qualcuna di loro ed a lungo andare le voci arrivavano fino a Rossella, che mi affrontava a muso duro e mi mandava a quel paese, salvo poi richiamarmi e rimanere lei stessa incantata dal mio timbro di voce.
Quel venerdì, però, sbattendo la porta del mio appartamento, mi urlò che me le avrebbe fatte pagare tutte e che me ne sarei pentito. Naturalmente, pensai, che mi avrebbe ripagato con la stessa moneta, anche se non riuscivo ad immaginare con chi l'avrebbe fatto.
Decisi, perciò, di giocare d'anticipo. Uscii ed andai prima in un negozio vicino all'ufficio, di biancheria intima. Pensavo, quindi, di regalarle un bel completino e mi feci aiutare dalla titolare che ben conosceva i miei gusti raffinati ed ogni volta mi faceva i complimenti, appunto, per il mio buon gusto.
Era una donna che ci aveva visto parecchie volte assieme e, pian piano, eravamo anche diventati amici abbastanza intimi. Anna conosceva i nostri gusti in fatto di biancheria femminile e ci consigliava sempre per il meglio. Perciò mi sembrava naturale chiedere il suo aiuto e, nella circostanza, anche la sua complicità.
Arrivai al negozio verso le 12,30 e le raccontai l'accaduto. Lei mi ascoltò con attenzione ed io notai sul suo viso un sorriso strano. Circa 10 minuti prima delle 13 andò decisa alla porta e chiuse il negozio dall'interno. Mi disse di andare con lei nel retro, dove aveva l'ufficio, perché mi avrebbe fatto vedere qualche completinoo che a lei sembrava adatto alla situazione.
Mi sedetti su un comodo divanetto e lei, prendendo alcune scatole dagli scaffali, andò in una cabina, di quelle dove di solito ci si misura gli abiti o, appunto, la biancheria.
Dopo qualche minuto ne uscì, vestita solamente con un completino bianco: reggiseno a balconcino che nascondeva a malapena il suo seno ed un perizoma che, davanti, copriva abbastanza, ma dietro era praticamente inesistente.
- "Ti piace?" mi chiese Anna. - "E' molto bello" dissi in risposta (anche se, sinceramente, ero un pochino imbarazzato), "ma credo che a Rossella piacciano maggiormente quelli colorati o neri".
Mi sorrise nuovamente e, sculettando con fare ammiccante, rientrò nello spogliatoio.
Diverse domande mi si affacciavano alla mente, ma la situazione abbastanza piccante mi poneva in stato di allerta rispetto a quello che stava accadendo.
Dopo alcuni minuti Anna uscì dal camerino con addosso un completino color vino, se possibile ancor più piccolo del precedente: dal reggiseno a balconcino si intuivano (perché, praticamente ne uscivano) due capezzoli eretti e duri e dalla piccola mutandine spuntavano di lato anche i peli del pube. Lei non aveva fatto nulla per nascondere le sue qualità e stava davanti a me a gambe larghe, esibendosi e facendosi guardare senza alcun problema.
Cominciai a sentirmi eccitato e dentro i pantaloni sentivo dei movimenti ben noti. Il mio amico si agitava e spingeva quasi a voler uscire e farsi vedere nella sua grandezza. Anna se ne accorse, evidentemente, perché si avvicinò ancora di più.
- "Questo ti piace?", mi chiese. Io guardavo il completino di pizzo, ma non potevo staccare gli occhi da lei e lo sguardo andava dal seno alle cosce ed a ciò che a malapena era nascosto dallo slip. - "Mi piace molto" dissi, "ma mi piaci molto anche tu. Ho l'impressione che tu mi voglia provocare.." - "E' solo una impressione?" rispose. "Roberto, svegliati! In questa strada tutte ti mangiamo con gli occhi quando passi e pensiamo alla fortuna che ha Rossella di stare con te. Ne parliamo spesso con le altre negozianti e le commesse e non ce n'è una, dico una, che non si toglierebbe le mutandine per te. Ma tu sembra che abbia occhi solo per Rossella: è così?" - "Forse, ma non ho mai pensato di godere di tali attenzioni". - "Allora, guarda il mio seno: ti piace?"
Così dicendo, si abbassò verso di me, facendomi vedere i seni ed i capezzoli, sempre più turgidi ed irti. Mi prese una mano e se la infilò dentro il reggiseno, sfregandola prima su un capezzolo e poi sull'altro. Poi la guidò più in basso, prima lungo il corpo e poi sulle mutandine. A quel punto, mentre ormai mi sembrava che dentro i pantaloni il mio amico scoppiasse, infilai una mano lateralmente sotto lo slip e toccai i suoi peli. Mentre la mano si spingeva oltre, lei mi mise una mano sulla patta e cominciò a sbottonarmi, un bottone dopo l'altro, con insolita fretta.
Ormai la mia mano era dentro di lei e le dita si muovevano come impazzite: le toccavo le labbra, per sentire quanto erano morbide e grosse; poi sul clitoride, per conoscere come era. Lo presi tra due dita e lo sentii ingrossarsi ed allungarsi. Le dita andavano su e giù con dolcezza, ma anche con decisione ed il clitoride si allungava sempre più.
Lei, dopo aver infilato la sua mano sotto le mie mutande, aveva tirato fuori il mio amico che, ormai, non stava più dentro. Mi alzai in piedi e l'aiutai a sbottonarmi e poi togliere i pantaloni. In un attimo ero nudo ed il divanetto divenne un campo di battaglia.
Lei non volle che la spogliassi ed il fatto di frugarla sotto il completino mi faceva eccitare ancora di più per il fatto che vedevo e non vedevo, mentre la mia mano continuava il peregrinare dal seno alla nicchia sotto le mutandine. Mentre leccavo e succhiavo i capezzoli osservavo il suo seno: aveva una taglia corrispondente alla quarta, ma, a dispetto della grandezza, era sodo e sembrava stare su senza alcuno sforzo. Lo presi nelle mani e poi avvicinai la bocca, alternativamente, ai capezzoli. Leccavo e succhiavo e sentivo che si allungavano nella mia bocca; la lingua era ormai schiava delle due piccole protuberanze ed andava sempre più veloce, mentre continuavo a sentirne la lunghezza e la durezza.
Anna mugolava dal piacere, ma non stava certamente in posizione passiva. La sua mano si era impadronita del mio amico: aveva cominciato con l'abbassarmi tutta la pelle fin dove era possibile ed aveva così scoperta la punta. Sentivo che la punta era diventata molto grossa e di sicuro era lucida e rossa per la congestione che dà il piacere. Una sua mano cominciava a far andare la pelle su e giù, con forza, ma senza fretta e l'altra mano stava sotto e spingeva verso l'alto, quasi a voler far crescere ancora di più la lunghezza.
Ogni tanto guardavo quello che mi faceva, ma la mia attenzione era tutta concentrata sul suo corpo.
Si sedette di fianco e, abbassandosi, prese in bocca inizialmente solo la punta, quasi per assaggiarla, ma poi tutta la lunghezza sparì dentro: con le labbra andava su e giù, mentre con la mano continuava a spingere dal basso e, ogni tanto, faceva andare la lingua sulla punta e sul buchino in cima.
A quel punto le avevo spostato di lato il bordo della mutandine e guardavo con desiderio le sue forme: aveva le labbra molto sviluppate e pensai che in costume da bagno doveva essere un problema nasconderle. Le presi con le dita e le tirai verso l'esterno, facendole allungare; poi presi il clitoride e lo sentii lunghetto e un po' duro: lo afferrai bene e cominciai a far andare le mie dita su e giù, come lei faceva al mio amico. Con un po' di difficoltà, date le ridotte dimensioni del divano, ognuno si tuffò tra le cosce dell'altro e mentre lei continuava a lavorare di lingua e di mano io cercai di fare altrettanto: la mia lingua andava dal clitoride alle labbra e dentro, sempre più in fondo e sentivo che con grande velocità si bagnava e colava.
Continuammo per un bel po', finchè mi disse che non reggeva più e che se avessi continuato avrebbe goduto così. Sempre con la mutandine spostata di lato, si sedette sopra di me e, guidandolo con una mano, se lo mise dentro e, spingendo verso il basso, cercò di infilarlo più in fondo possibile. Poi cominciò ad andare su e giù, con sempre maggiore forza e vigore. Sentivo la mia punta che le sbatteva sul fondo e ad ogni colpo seguiva un suo lamento, sempre più forte, accompagnato da mugolii di piacere.
Mentre continuavamo il movimento, io avevo preso possesso dei suoi capezzoli che erano a portata di bocca e crescevano a dismisura: erano lunghi più di una falange di un dito e averli in bocca mi dava un piacere incredibile. Ogni tanto, con una mano, prendevo il suo seno e cercavo di infilarlo nella mia bocca, anche se la loro dimensione non consentiva di farlo in modo totale. Ma questi tentativi la fecero impazzire e continuando il movimento di su e giù sentivo colarmi sulle cosce tutto il suo liquido.
Resistemmo per almeno 15 minuti, ma poi con urlo che aveva poco di femminile venne in modo animalesco, sbattendosi sulle mie cosce. Il suo corpo era squassato da un movimento ormai incontrollato ed i nostri corpi non facevano altro che cercare di prolungare il piacere: mentre lei continuava ad agitarsi su di me, anche io non resistetti più e, spingendo ancora di più verso l'alto, sentii un formicolio ben noto. Lo sperma cominciava a risalire il suo cammino e come un fiume in piena si avviava su per il corpo: ormai ero bollente e dopo pochi secondi anch'io non resistetti più e, con un urlo, cominciai a spruzzarla dentro.
Sembrava che gli spruzzi durassero un'eternità e continui brividi di piacere correvano dal mio corpo al suo: sussulti, urla, spruzzi, colate e i capezzoli nella mia bocca. Tutto concorreva ad un godimento che sembrava non avere fine, fino a che, piano piano, la calma prese possesso dei nostri sensi che sembravano ormai appagati.
Dopo tanto godere pensavo di non poter più sollevarmi, ma lei, una volta staccatasi da me, si voltò, si chinò in avanti e, nel vederla in tale posizione, offerta alla mia vista, un'altra ondata di desiderio mi prese. Mi alzai dal divanetto, la feci appoggiare e, ancora bagnato di sperma e dei suoi umori, appoggiai la punta al suo buchino.
Non feci alcuna fatica ad entrare e lei mi aiutava con i suoi movimenti: si teneva le natiche aperte con le mani e spingeva, contemporaneamente, verso di me. In pochi secondi ero dentro e il sentire lo stretto cammino che percorrevo nel suo corpo mi fece eccitare nuovamente. La passione scattò improvvisa e il mio movimento non diede tregua: violenti colpi le strappavano urla di piacere e di incitamento a continuare senza alcuna pietà e, questa volta, dopo pochi minuti di va e vieni, non resistemmo oltre ed un altro piacere, forse più breve, ma più intenso del primo, ebbe il sopravvento. Le mie mani andavano sul suo seno a stuzzicare i capezzoli, irti e turgidi come non mai, e poi scendevano tra le sue gambe a sentire i liquidi che le colavano tra le cosce. Con una spinta ancora più poderosa non riuscii più a contenermi, ma anche per lei era arrivato il momento giusto e nello stanzino si sentì un unico urlo di piacere, mentre l'orgasmo prese entrambi, lasciandoci infine esausti, sudati e soddisfatti.
Un dubbio mi colse, mentre rientravo a casa: avrò scelto il completino giusto per fare pace?
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