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Crepuscolo a Manhattan
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Titolo:
Crepuscolo a Manhattan |
Autore:
Lensflare |
Contatto:
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Racconto
n° 4035 |
Altri
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La frenesia del traffico metropolitano, a ridosso dell'ora della cena, è un turbinare multicolore di luci e forme affusolate di acciaio ed alluminio, che si fondono con il nero pece dell'asfalto. Almeno, questo è quanto viene riflesso allo sguardo perso nel vuoto di una presenza femminile affacciata al dodicesimo piano di un - building - Newyorkese, un lento sfumare del rossiccio fulgore di un sole calante alle spalle della baia di Manhattan, che lentamente si mescola liquido all'oscurità delle ombre che si allungano sulle strade, sui ciottoli nerastri del selciato degli androni e dei portici di una città in continuo fermento, una oscurità che scende come nebbia sul reticolo di strade rese multicolori dai fari delle macchine che la percorrono. Lei è assorta nei pensieri di una mente giovane e profondamente femminile nelle sue sfaccettature adamantine, nell'arguzia del ragionamento, nella voluttuosità del pensiero, che sembra rispecchiarsi nello sguardo perso nel vuoto, a puntare milioni di miglia più in là, più lontano, come a scavalcare metaforicamente la serie interminabile di mura di cemento e vetro che incorniciano la vista della città dall'alto, come una immensa scacchiera in cui le forme architettoniche sembrano essere state partorite dalla stessa madre, schizoide creatura monocromatica iconoclasta di un secolo ancora giovane. Appoggiata in posa plastica ed assolutamente eterea alla soglia di quarzo rosa che sovrasta il parapetto della balconata, è l'immagine dell'immobilità del tempo: nulla in lei si muove per minuti interi, se non fosse per la cadenzata movenza della sua lunga chioma di un castano che ricorda il palissandro, quando l'arte magica del mastro lo rende lucido con quelle sfumature vagamente rossicce, calde e introspettive, come l'aroma di un the di Giava che esce dalle persiane di bambù di una qualsiasi casa della periferia di Giakarta. Un fluttuare lento e ritmato, sospinto dalla leggera brezza primaverile, che sfiora i suoi capelli spostandoli di lato, unico movimento in una scena altrimenti immota, quasi malinconica nella sua interezza. Di tanto in tanto un sospiro, o forse un respiro più intenso degli altri, a muoverle il torace inguainato in una mise elegante ed un po' kitch, ed una mano passata tra i capelli a sistemare qualche ciocca che la brezza dispettosa le manda a solleticare sul viso, seminascosto nella luce crepuscolare, sempre intento a guardare nel vuoto brulicante di vita della sera incipiente. Con un braccio disteso lungo il corpo, e l'altro semipiegato nel sorreggere un bicchiere contenente due parti di Martini dry ed una parte di Blue Curacao con ghiaccio, il suo corpo flessuoso si presentava nella penombra come una statua d'ebano conturbante, quasi finto nella sua stilosa perfezione; un Jean Paul Gaultier di un raso corvino la fascia svolgendosi da due fasce asimmetriche sulle spalle, discendenti da un unico diadema di cristallo dietro il collo, ad incrociarsi sul seno nudo, come a formare una culla di tessuto che lascia scoperta solo una porzione di quella meraviglia abbronzata, per poi unirsi sul posteriore, poco sopra le due fossette sopra il fondoschiena, ad intubarsi sotto una cinta larga color panna di Bulgari, scendendo aderente sulle gambe, fino quasi alle caviglie. Di spalle, quel diadema riflette la poca luce della sera andando a formare disegni sulla schiena totalmente scoperta, risaltando un fisico asciutto e definito, di un colore olivastro naturale che fa venire in mente falò sulla spiaggia, panorami equatoriali e amazzoni indomite vestite di pelle di leopardo... Lentamente sorseggia il suo bicchiere, lambendo appena con le labbra carnose il bordo del cristallo del bicchiere, guardando all'orizzonte senza spostare il suo sguardo, persa in chissà quali pensieri, chissà quali riflessioni e desideri.. la brezza elettrica, pungente di Manhattan gioca insieme all'alcool scherzi innocenti ai suoi sensi, tra le pieghe del tessutoo sui suoi seni si intravedono le forme dei capezzoli che come stigmi di un fiore esotico si esplicitano verso il mondo esterno, velati dal raso nero come la notte, e disegnando nella penombra una silhouette ben definita che lascia correre l'immaginazione, con il contrasto tra le morbide curve del seno ed il netto, affilato profilo dei turgidi bottoncini di carne che ne dominano la sommità. Dall'interno del loft proviene un sottofondo musicale che copre i rumori della vita sottostante, come un ottimo tappeto a coprire un pavimento decisamente di dubbio gusto, spargendo nell'aria le note sommesse di ottima scuola di Canterbury. Lei sembra essere rapita da quel panorama e da quella musica, intimamente rassegnata al fatto che quella sera sarà sola con se stessa... ogni aereo che sorvola quasi immobile la città le ricorda che il suo uomo è lontano, e tornerà solo l'indomani... Troppo stanca per uscire, ma non abbastanza per andare a letto, si è vestita da sera, si è versata il suo cocktail ed ha deciso di terminare comunque la serata con stile, dedicando del tempo a se stessa... La brezza newyorkese si fa via via più intensa, la notte prende lentamente il posto della sera, e lei scostando le tende rientra nell'appartamento illuminato da una lampada che ricorda vagamente un opera di Calder, posando su tutto ciò che sta intorno una tiepida luce blu, come gocce di Pleiadi liquide a colorare la penombra.. Robert Wyatt si sta ora ritagliando la sua porzione di scena tra i riverberi della musica sui cristalli fumè dell'arredamento, insinuandosi sul cromo curvo delle sovrastrutture, nutrendosi dell'alcantara del sofà e della poltrona sopra la quale lei ora è adagiata come fosse parte di un pezzo d'arte moderna.. la sua voce lancinante esce dai coni delle casse come ghiaccio che riga la prua di una nave, lei è completamente immersa in questo delirio, con la testa reclinata all'indietro, i suoi capelli che cadono dietro lo schienale di una chaise longue di vimini che la accoglie come la mano di atlante che sorregge il planisfero terrestre... L'organo dei Soft Machine sembra avere il potere di modellare il sottile rivolo di fumo che sale da una Dunhill che lei tiene tra due dita, guardandolo contorcersi nell'aria, seguendo con gli occhi le sue movenze, e pian piano andando a copiarne i movimenti con l'altra mano, delicatamente, lasciando si trasportare dal suono e dall'ipnotica danza del fumo che sale quasi indisturbato creando arabeschi monocromatici con sfumature di blu oltremare. Le tende tutt'intorno si colorano della stessa tonalità, avvolgendo questo insieme in un caldo abbraccio, un intimo nido evocatore, il delirio musicale eccita i suoi sensi, gli occhi socchiusi ora immaginano stelle e immagini astratte, la sua mano più non segue il fumo e comincia a sfiorare le pieghe del vestito, sentendo con i polpastrelli la consistenza del raso, la continuità del taglio del vestito, apprezzandone la passione, la cura con la quale è stato realizzato... Come solo la mente di una donna può fare, l'estetica pura del momento accende l'eccitazione della donna, che lentamente comincia a sentire in lei schiudersi il suo fiore, qualche brivido correre come un'auto sportiva sotto pelle, ed quella sensazione di umido calore ottenebrare i suoi sensi. Lentamente la mano scivola tra le pieghe incrociate sul petto, sfiora la pelle calda, l'istante del contatto fa partire una serie di brividi circolari come una goccia che cade in un bacino d'acqua. Il tocco sembra estraneo, l'eccitazione sale mentre la sua mano si muove a carezzare le curve del seno, dalla valle incantata centrale all'iperbole descritta dal seno che va a sfumare sulle costole, con una dolcezza di forme che sol la natura femminile poteva creare. Ora la musica si fa liquida, impalpabile, scorre calda sul suo corpo, l'eccitazione aumenta le percezioni, la sua mente si sofferma sull'aroma delle due gocce di Chanel che vestono il suo collo, i brividi si moltiplicano in un orgia inarrestabile, il desiderio comincia a farsi strada nell'ambiente, come uscito dalla sua immaginazione, e materializzatosi vagare nel salotto, sfiorando i metalli, i cristalli, unendosi in danza con le note che ora si fanno ardite e impertinenti, quasi tentatrici. Il suo stesso desiderio ora lo vede spostarsi al suo fianco e prenderle la mano, e con un gesto rapido ed inequivocabile spostarla sulle cosce, sfiorarle con delicatezza fino al ginocchio per poi ritrarsi tirando a se la stoffa, scoprendo completamente le gambe socchiuse, poi di nuovo accarezzarle lentamente e scivolare al loro interno, sentendo sulla pelle correre brividi sempre nuovi, esaltanti sensazioni di lascivia, oramai persa in questo gioco stiloso con se stessa. Un gemito sommesso e volta la testa di lato, lentamente si morde un angolo del labbro inferiore, umido anch'esso, gli occhi socchiusi ora non vedono che un orizzonte immaginario sulla quale linea passano sagome stilizzate di forme minimaliste, lingue di fuoco avvolgere il cielo, e un mare di mercurio pulsante nella sua testa. L'Hammond lancinante le trapassa il corpo, quel suono lamentoso eppur sublime fuga ogni reticenza di pudore in lei, presa oramai dal suo desiderio materializzatosi in spirito demoniaco, spinge anco più in fondo la mano a carezzare ora il pube, infilandosi sotto l'orlo elastico delle mutandine, ad esplorare il suo intimo, passando sulla foresta riccioluta, indugiando ai lati, fino ad incontrare le labbra oramai aperte ed umide, come un lago che prenda vita dal fiume della passione, stillando il proprio piacere in rugiada. Ora i canoni della sua eleganza si piegano sotto la forza delle sensazioni che la stanno devastando, provocando movimenti convulsi, contorcendosi sulla chaise longue, ansimando respiri d'argento mentre tutt'intorno la musica si fa colore e profumo, avvolge come in un bozzolo di seta questa donna che gioca col suo corpo, immaginando nella sua mente il suo uomo lontano... Una mano stretta sui seni, piegata da un lato, occhi chiusi testa reclinata all'indietro, lei si lascia andare totalmente al piacere, sfiorandosi con le dita oramai completamente bagnate dei suoi umori, a titillare il clitoride turgido, a giocherellare con le piccole labbra, ad entrare nel fiore e danzare in lui con impeto di fuoco, creando caleidoscopiche costellazioni di piacere intimo e devastante, fino a che il piacere sta per giungere al plateau, quindi con maestria e decisione spinge piu in su il dito, a raggiungere il pulsante del delirio carnale, sul quale indugia nel momento esatto in cui l'orgasmo completo la percorre come un'autostrada, usandola come fosse un oggetto, devastando i suoi nervi, torcendo i suoi sensi, in un esplosione improvvisa di miele a colare giu dalle cosce, mentre la musica va sfumando, per lasciare il posto ad un umido silenzio di luci ed ombre..
Aprile 2009
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