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Lume di candela
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Titolo: Lume di candela
Autore: Habiba
Contatto:
Racconto n° 4038
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Ultimi giorni per me in Nepal, è finito il mio lavoro volontario e con il gruppo ci concediamo un'estensione turistica per salutare questo curioso paese; dopo lunghe ore di autobus arrivo in una località turistica sul lago di Pokhara. In testa ho il pensiero di aver lasciato Madhav al suo lavoro di domestico per mantenersi agli studi, probabilmente non ci rivedremo mai più, sono un'inguaribile sentimentale in fondo, ogni volta che faccio sesso ci metto tutta l'anima e mi prendo sempre l'anima dei miei uomini...L'aria è calda e il lungolago fitto di negozi illuminati al generatore. L'entrata all'hotel produce il solito effetto curiosità: un'indiana col passaporto italiano... catturo i commenti lusinghieri del padrone del posto, un attempato e cortese signore dai lineamenti tibetani. Nel gruppo delle australiane tutte abiti tecnici da trekking e biondi capelli corti sbarazzini la mia figura spicca inusuale. Mi chiedo per chi siano gli sguardi fiammeggianti del portiere? Per le bionde signorine o per me?
Me lo chiedo per tutto il tempo della cena, visto che la mia attenzione è caduta subito su di lui, esempio di affascinante tipo brahmino in mezzo ai più numerosi dai lineamenti himalayani. Le ragazze ordinano birra a volontà, io scelgo un tè allo zenzero. Immagino che l'attenzione del bel tipo sia per me quando porgendomi la tazza sfiora furtivo la mia lunga chioma nera scintillante, sciolta sulla spalliera della sedia. Si gira poi a ridere delle battute in inglese australiano, lui dalla pronuncia improbabile. Mi guarda dritto negli occhi: i suoi gesti eloquenti valgon più delle risate.
Torno in camera col pensiero fisso su di lui. Mi batte di nuovo il cuore e ho solo pochi giorni. La linea del suo viso, la mano scura e asciutta dalle vene in rilievo mentre mi porge il tè, la camicia bianca aperta su una catena d'oro con un ciondolo con l'effigie di Ganesh, il marchio rosso della preghiera nella fronte e uno sguardo bruciante e smaliziato, ma con un'ombra di amarezza.
Non c'è luce, in Nepal non c'è quasi mai luce, il rumore dei generatori mi fa sembrare di essere in una continua fiera di quelle che ho lasciato in Italia. A una certa ora anche quelli tacciono. Salgo in camera al buio per le scale, a tentoni, guadagno la finestra per respirare un pò d'aria fresca in questa notte nera e calda, ma l'aria, al contrario sembra densa gomma nera, odore di terra e notte e risuona di rumori di animali e fruscio di alberi indistinti. La mia attenzione ricade sulla luce di candela del gabbiotto al piano terra, adiacente alla reception, il vetro della finestra è aperto, la luce a malapena illumina una figura, la sagoma del portiere che ci ha servito a tavola. Di fronte a lui il telefono, il ventilatore spento, le candele ormai ridotte a moccoli. L'alone di luce è ingrandito dall'umidità e riesco a vedere bene il suo corpo, seduto a gambe larghe su una sedia, la camicia aperta incollata al petto sudato, i pantaloni slacciati, le mani robuste intente a carezzarsi uno splendido cazzo lucido e gonfio; il lume di candela rischiara appena il resto della stanza e il viso è avvolto quasi nell'oscurità, reclinato all'indietro, ogni tanto compare in un fremito di piacere che ne contrae l'espressione. La sua mano sinistra trattiene le palle, titillandole e carezzandole e la destra scorre decisa sull'asta, sfoderando la cappella succosa e pronta a esplodere.
Ipnotizzata da quella visione, non riesco a scollare lo sguardo dalla frenesia delle mani, socchiudo gli occhi per vedere meglio lo scuotersi dei fianchi prossimi all'orgasmo. In un secondo penso di volgere a mio favore l'intrigante scoperta: prendo la cornetta del telefono sul comodino e digito 0: reception. Anche se lui è sul retro, a quell'ora risponderà. Per un attimo non succede niente, poi vedo che si riaggiusta veloce i pantaloni, si ricompone e afferra la cornetta del vecchio telefono: "Hallo" risponde con la voce ancora ansimante e trasognata "Si, sono Fayrouz, della 209, ho finito le candele, potreste portarmene?". Il mugolio di assenso tradisce una palese soddisfazione per quell'imprevisto. Nell'attesa che salga lascio la porta socchiusa per sentire i passi, mi sciolgo i capelli e mi infilo una tunica bianca di cotone, leggera e quasi trasparente. Non sento i passi, forse è scalzo, ma vedo il bagliore della candela avvicinarsi.
"Permesso" chiede con tono falsamente timido, è scalzo come pensavo, la camicia ancora aperta e i pantaloni chiusi a metà. Io resto vicino alla finestra mentre lo lascio entrare, voglio che si avvicini per capire che lo stavo vedendo. Lui dispone le candele sul bordo del tavolino ottenendo una debole e calda luce.
"Fai il turno la notte?" chiedo restando alla finestra e indicando il suo gabbiotto con le candele che lentamente si stanno spegnendo e la sedia vuota. Un gorgoglio strozzato gli esce mentre dondola la testa per annuire. Scoperto, non aggiunge niente, resta invece in piedi dietro di me lentamente incollando il suo corpo al mio, ha un forte e buon profumo di sandalo scaldato dal sesso e dal sudore, reclino la testa abbandonandola sulla sua spalla, il caldo è tale che a fatica respiriamo, ad occhi chiusi gli sussurro: "Ti ho visto..." la sua risposta mi sorprende per prontezza: "Anche io ho visto come mi guardavi a cena. Pensavo a te mentre ero giù!". Le sue braccia mi stringono, sbottonando la camicia e liberandomi i seni ricolmi, scorrendoci sopra le mani e le dita. Immediatamente i capezzoli già eccitati si induriscono ancora di più offrendosi alla sua carezza. Mi scivola via la camicia e resto nuda e tremante di voglia sotto le sue mani, mentre il suo cazzo di nuovo duro mi preme sulle natiche. "Come ti chiami?" - "Ravi" mi sussurra e continua "E tu Fayrouz, impossibile non notarti subito e non desiderarti subito!" mentre mi parla con voce roca nelle orecchie non smette di giocare coi miei seni, stringendone i globi rotondi e strizzando e tirando i capezzoli fino a farmi male: "Perchè non continui tu quello che ho cominciato da solo?" mi chiede.
Mi giro e scivolo ai suoi piedi mentre lui si siede sul bordo del letto, si toglie i pantaloni e mi offre il cazzo pulsante allargando le belle cosce sode e tirate, lo prendo fra le mani proseguendo il suo gioco solitario e aggiungendo piacere con le mie labbra e la lingua, nuda, in ginocchio davanti a lui che mi sospira: "Sei brava...continua...Dio come sei brava..." con sguardo in tralice vedo che si stende sul letto, mi appoggia i piedi sulle spalle per spingersi meglio dentro la mia bocca, il cazzo mi va e viene dalle labbra, umide e strette su di esso, la lingua veloce a lappare la cappella scoperta e fremente che stilla già qualche goccia di piacere, le mani intente a massaggiargli le palle e il buchetto del culo, morbido di peli, che affiora dalle cosce spalancate che a ritmo assecondano i movimenti della mia testa. Le sue braccia allargate sul letto stringono le lenzuola già fradice di sudore, i muscoli del ventre sono tesi e disegnati, chiudo gli occhi mentre sento il cazzo vibrarmi in bocca ormai pronto a godere: scivolo via, lasciando che mi inondi le labbra, il petto e i seni del suo caldo latte. Il suo corpo si allenta e si rilassa, mi asciugo coi bordi del lenzuolo e mi sento tirare sopra di lui. Sorride, soddisfatto ma non sazio, come del resto non sono io, mi incollo al suo corpo, scivolando le mie gambe fra le sue, la fica bagnata e appiccicosa mi batte come una ferita da medicare, mi muovo lenta su di lui, come un serpente, leccando ogni centimetro di pelle, giocando con le dita sui suoi capezzoli piccoli e duri, afferro il ciondolo di Ganesh e lo rigiro fra le dita, lui mi stringe le braccia sulla schiena, mi guarda e mi chiede con sguardo stupito e addolcito: "Sai, ne vedo tanta di gente, a fare questo lavoro... tante turiste di tutto il mondo. Ne ho scopate pure tante ti giuro. Ma non ho mai fatto lavorare il cuore e non ho mai goduto così" rido cercando di restare distaccata "Ah, e così ti scopi le turiste! Bravo!" - "Che devo fare? Non sono sposato, non ho abbastanza soldi per sposarmi e poi voglio andare via di qui, ma ti dico la verità, a parte le prime volte...la novità dei capelli biondi, insomma, non è che mi piacciano più di tanto. Qualcuna me lo chiede proprio direttamente e qualcuna mi ha dato anche tanti soldi!" - "E tu gli hai presi?" - "Si, perché no? Credimi mi servono, non ho nessuno e sai bene che da noi non avere famiglia è come essere cani di strada!" quelle parole in un inglese lento e stentato mi danno un brivido che mi gela, nonostante il caldo soffocante. Ravi prosegue: "Non è che anche tu mi stai scopando per turismo? La mia pelle mi dice che sei diversa..." -
"A me sei piaciuto dal primo momento che ti ho visto oggi pomeriggio. Anche io non sono sposata, stavo per farlo, ma poi una carissima amica araba mi ha consigliato di prendere tempo e conoscere un pò gli uomini" - "Continua a baciarmi il corpo, è bellissimo...lo sai, nessuna delle donne che ho scopato mi ha fatto mai un pompino così selvaggio. Erano scopate un pò furtive, in fondo quelle donne avevano paura o lo facevano come se comprassero un souvenir..." mentre parla così gli accarezzo il viso seguendo la linea della barba appena cresciuta, ruvida sotto le dita: un attimo prima lo vedevo solo bello, sfacciatamente bello e audace, adesso ci vedo anche qualcosa di più che mi coinvolge in maniera pericolosa.
Habiba mi aveva detto: "Non devi amare tutti gli uomini che ti scopi"...Oh Dio! Non mi riesce proprio, dopo le parole di Ravi vorrei subito entrargli dentro, lasciare un segno indelebile...bacio il suo petto, mentre con le mani vado a cercare fra le gambe il cazzo ancora rilassato, al mio tocco ricomincia a gonfiarsi, una vibrazione istantanea che mi da una febbre ancora più appassionata di prima. Mi prende il viso fra le mani, mi guarda e mi bacia, la sua bocca è morbida, la mordo e infilo la lingua più a fondo che posso, poi accolgo la sua succhiandola, gemiti di piacere mi escono strozzati dal nostro bacio implacabile. Ravi mi gira sotto di lui con gesto deciso, il peso del suo corpo solido è inebriante, allargo le gambe e le stringo sulla sua schiena, l'asta del suo cazzo mi scivola sul clitoride con movimenti lenti e prolungati, vorrei mi entrasse dentro subito ma non voglio che finisca così in fretta. Mi ritraggo e gli offro i seni, lui ci affonda la testa in mezzo con un sospiro profondo e disperato, come se non respirasse da anni, con le guance e le labbra strofina la mia pelle che, seppur scura si arrossa per la ruvidezza della barba e per i morsi che ci da, mi succhia i capezzoli con l'avidità e l'insistenza di un lattante, mordendoli e tirandoli con i denti, quando si stacca sono gonfi e dilatati, mi lascio sfuggire un rantolo di dolore quando me li stringe fino a farne uscire gocce di un liquido zuccheroso che lecca con la punta della lingua senza smettere di strizzarli. Io mi sciolgo sotto di lui, come la cera delle candele ormai prossime a spengersi. Una mano va a cercare la fessura della fica inondata di piacere, sento il colpo deciso del cazzo entrare dentro e iniziare a muoversi implacabile, ormai sto urlando, non mi interessa se mi sente qualcuno...in queste notti nere i rumori sono tanti...una spinta dietro l'altra mi entrano fin dentro la pancia mentre il suo respiro ansimante cresce nelle mie orecchie e il ciondolo di Ganesh mi penzola sugli occhi tintinnando. Sento le pulsazioni del cazzo premere contro le mie carni più segrete mentre le spinte si fanno più veloci e frenetiche. L'orgasmo ci travolge entrambi, avvinghiati come in un corpo solo, il suo caldo liquido spruzza così copioso dentro di me che ne sento la forza invadermi e sfinirmi. Godo fin quasi a svenire, senza accorgermi che mentre lui esaurisce l'ondata del piacere mi sta tirando fortissimo i capelli e mordendo quasi a sangue il petto e il collo. Quando ci fermiamo sento la fica dolente per il piacere. Non smetto di abbracciare Ravi, né lui di stringere me.
"Fayrouz...tu decisamente non sei come le altre" dice mentre nasconde il viso dentro il mio collo, sfiorando con le dita i segni lasciati "Quel poco che so di te l'ho capito dal tuo passaporto e dal tuo aspetto" io sorrido con dolcezza sfinita "Eppure mi sembra che tu sia la mia donna da una vita" - "Cosa ti piacerebbe che succedesse adesso?" gli chiedo io carezzandogli i capelli "Non so...sicuramente non vorrei perderti dopodomani! Un mio amico mi farà avere un visto per il Canada fra poco...verrai a trovarmi?" - "Fa freddo in Canada!" esclamo io "E' vero...ma noi ci scalderemo!".
Un cane in lontananza abbaia solitario mentre le candele si spengono. Non avevo mai pensato al Canada...ma adesso...?