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Profumo di rose
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Titolo: Profumo di rose
Autore: Xenia
Contatto:
Racconto n° 4046
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Il sole del caldo pomeriggio estivo, filtrando attraverso le persiane socchiuse, tracciava sul soffitto scie di luce e dal giardino proveniva, intenso e inebriante, il profumo delle rose che sfiorivano.
Si era svegliata sudata, quasi stordita, ma non era il caldo a procurarle quel languore spossante.
Si era alzata per andare a bere qualcosa e passando nel corridoio, lo specchio le aveva rimandato la sua immagine: a piedi scalzi, slip e maglietta che lasciava scoperta una striscia di morbido ventre, capelli lunghi scomposti che ogni tanto lei andava sollevando con le mani per il gran caldo, scoprendo la bella linea del collo.
Tornando verso la camera aveva visto, buttata sulla lavatrice, la maglietta di lui, lasciata lì da quando era partito, tre settimane prima. Non l'aveva lavata apposta, perché le piaceva l'odore di lui. Quando facevano l'amore, le piaceva l'odore del suo maschio che le rimaneva sulla pelle, dall'odore l'avrebbe riconosciuto ad occhi chiusi anche in mezzo a mille uomini.
Tornata di nuovo nel letto, con la maglietta in mano, ne inspirava il profumo, mentre il languore trascolorava in desiderio e le tormentava il corpo.
Lo aveva sentito due giorni prima, ma non le aveva detto quando sarebbe tornato.
Avevano fatto l'amore per telefono e ora quel ricordo, invece di placarla, la infiammava di desiderio, un desiderio che era quasi una tortura.
Mentre il respiro si faceva leggermente affannoso, le sue mani, quelle mani che a lui piacevano tanto, si insinuarono lentamente sotto le mutandine.
Il movimento delle dita assecondava le ondate del desiderio e il suo fiore carnoso era madido di quello che lui chiamava il sapore della sua femmina.
Improvvisamente sentì il rumore delle chiavi che aprivano la porta, e i suoi passi.
Era tornato, sì, era tornato...!
I suoi passi che percorrevano il corridoio e poi la sua figura nel vano della porta della camera...
Senza una parola, lui si sedette sul bordo del letto, le sfilò la mano dalle mutandine, e cominciò a baciarle le dita, assaporandole ad una ad una. Non ci furono molte parole.
-Sei divina, mi sei mancata tanto!
-Ti ho desiderato tanto!
Maestro nell'arte dell'amore, la prese per i fianchi, la trascinò sul bordo del letto, le allargò le gambe e cominciò ad accarezzarle con la lingua la sua rosa carnosa; lei lo abbeverava del suo desiderio e del suo piacere, mentre gli accarezzava i capelli e lo guidava nel movimento...quella sua lingua come una spada di fuoco arroventava il suo desiderio facendole inarcare il corpo, reso come un arco, le regalava spasimi di piacere e lei sapeva, sì sapeva che lui godeva del suo liquido piacere, di cui lei gli riempì alla fine la bocca, ma non le bastava...
Si sedette sul bordo del letto, gli sfilò i jeans, glieli fece scivolare sui fianchi, prese il suo calice rigonfio di nettare di vita e di promesse di piacere , e se lo fece scivolare in bocca per abbeverarsene e dissetarsene.
Lui sentiva la lingua avida ed esperta della sua femmina, ed ero indifeso, era lei la padrona... femmina esigente ma generosa, solare ma anche un po' torbida.
Le accarezzava i capelli e glieli scompigliava, ora con movimenti più dolci, ora con movimenti più decisi, secondo il ritmo del piacere.
Lei li portava sempre raccolti in pubblico, ed era un privilegio per lui solo vederglieli sciolti e accarezzarglieli...erano come seta fra le sue mani.
Avrebbe voluto essere cento uomini per soddisfare tutti i suoi desideri e le sue fantasie. Nessuna gli aveva mai dato il piacere che gli dava lei, era un'autentica femmina. Ed era la sua femmina...
Mentre gli accarezzava le cosce e la morbida peluria del pube lei sentì finalmente il suo sperma caldo colarle a fiotti in gola e golosa, lo ingoiò tutto fino all'ultima goccia.
Si alzò e gli poso il viso sul petto, abbracciandolo con dolcezza e accarezzandolo, era il momento della tenerezza dopo l'appagamento del desiderio troppo a lungo trattenuto.
La prese in braccio e la distese sul letto.
Rimasero così a lungo, pelle contro pelle, e furono baci, e carezze, che riaccendevano i corpi, il cui odore si mescolava e si univa al profumo penetrante delle rose.
-Lo sai che ti voglio ancora, vero?
Sì, lo sapeva, perché anche lei lo voleva ancora.
Non esisteva il no fra loro...si sarebbero desiderati e cercati e posseduti ancora.