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Il gioiello di Venere
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Titolo: Il gioiello di Venere
Autore: Hely
Contatto:
Racconto n° 4047
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Ore 7.30 di mattina. Aeroporto di Fiumicino. Scendo dal taxi di corsa.
Con passo svelto mi dirigo al check-in. Sono in ritardo, come sempre.
Biglietto aereo, passaporto, carta di imbarco. Fatto!
Uffa... la fila al metal detector: non avrò neanche il tempo di prendere un caffè. Pazienza.
Sono agitata. L'adrenalina è a mille. La mia incredibile avventura è cominciata.
Finalmente sono sull'aereo, seduta accanto al finestrino, il mio posto preferito.
Amo guardare fuori e perdermi nei pensieri.
Il rombo dei motori al massimo, la corsa sulla pista, il distacco da terra e l'ascesa verso il cielo, mi danno sempre una forte carica emozionale. Mi gusto quel momento intensamente.
Ha il sapore dolciastro della vacanza, anche se il viaggio è breve.
Due ore di volo, da Roma a Ginevra o... Genève. Mi piace la lingua francese, è seducente, passionale, erotica.
Abbasso il sedile della poltrona, chiudo gli occhi, e lì, sospesa nell'aria, la mia mente vaga ripercorrendo la strada che mi sta conducendo alla città di Calvino.
La scoperta del sito. L'acquisto del primo oggetto che già mi aveva regalato grandi emozioni.
E Valmont, uomo straordinario, creatore di bellissimi e intriganti gioielli intimi.
- Sono molto felice e lusingato che le mie creazioni ti piacciano tanto, e ti trasmettano molta emozione ed eccitazione. - mi scrive in una delle prime e.mails.
- E'esattamente lo scopo che ho sempre sperato di raggiungere. Stimolare il desiderio e l'immaginazione delle persone, uomini e donne, di andare verso una sessualità più sofisticata e più ricca, dove il cervello diventa un organo sessuale tanto importante quanto quello che abbiamo tra le gambe. Qualcuno ha detto: L'érotisme c'est le supplément d'ame qu'on rajoute à la sexualité. E' proprio così che io lo percepisco. -
Segue un intenso scambio di e.mails. Le mie confidenze, che lo seducono. Il suo accoglierle, divertito e incuriosito. I suoi consigli, sempre preziosi. Il condividere la stessa visione e passione per un erotismo più raffinato e sofisticato. Le informazioni dettagliate sul gioiello di Venere.
L'idea di possedere un gioiello con la riproduzione esatta delle mie piccole labbra e del mio clitoride, mi attrae e mi stuzzica la mente. Mi affascina la sua esclusività. Mi elettrizza la certezza di essere una delle poche donne al mondo ad avere qualcosa di molto particolare, non comune, raro. Mi eccita la sua unicità: non un gioiello con la forma della fica, ma la MIA fica. Sono clitoridea. Amo quella parte di lei. Lei, preziosa compagna di giochi, con la quale abbandonarmi nel caldo abbraccio di Eros. Lo strumento attraverso il quale i pensieri, l'immaginazione, le fantasie, prendono forma e si materializzano, provocando pulsioni ed eccitazione, donandomi il massimo del piacere fino a raggiungere l'apice del godimento.
Era necessaria la mia presenza fisica per prendere l'impronta del mio sesso ed immortalarlo in un pendente in argento.
- Sei una donna che ha la passione dell'eros, quello sublime, cerebrale - mi disse.
- So che questo gioiello ha un significato molto forte per te. Ti preparerò uno scenario che renderà questo evento straordinario e indimenticabile. Creerò l'atmosfera giusta che ti farà arrivare al momento della presa dell'impronta carica ed eccitata, per imprimere nel gioiello tutto il tuo piacere. Dovrai solo lasciarti andare e seguirmi... -

- Stiamo cominciando la discesa verso la città di Ginevra... - E' l'annuncio del pilota.
I miei ricordi si interrompono e mi ritrovo dentro la realtà.
Accendo il cellulare e trovo il messaggio.
- Ben arrivata! Prendi il treno fino al centro della città, poi il taxi e vai in albergo.
Troverai una busta con le istruzioni. -
Sorrido. Cammino leggera trascinando il mio trolley. La giornata è stupenda. Il sole splende nel cielo azzurro, e riscalda l'aria nonostante il freddo pungente.
Un piacevole fremito mi percorre lungo tutto il corpo.
Alla reception dell'hotel, il portiere gentilmente mi porge una busta. E' elegantemente sigillata con la cera lacca. Adoro questi dettagli. All'interno la mappa di Ginevra dove spiccano varie x rosse sparse e un foglio con scritto - Ho prenotato un posto al ristorante - Le poisson rouge - , per le ore 13.00. E' molto carino, vicino all'albergo. A dopo. -
Effettivamente un bel posto. Atmosfera elegante. Colori: rosso e nero. Uomini e donne ben vestiti, in pausa pranzo. Il proprietario mi accoglie e mi consegna un pacco.
- Questo è per lei, il signore le offre una coppa di champagne, prego, si accomodi. - Arrossisco. Provo una forte sensazione di disagio. Mi sento osservata. Sono l'unica persona, donna, seduta al tavolo, da sola. Ordino subito, così poi mi rilasso guardando il libro che trovo nel pacco con bellissime foto di Ginevra.
Tra le sue pagine scorgo un secondo foglio - Buon pranzo, Bambina - Sorrido. Mi chiama così, da quando gli confidai un piccolo segreto erotico risalente a quando avevo otto, nove anni.
- Quando hai terminato di mangiare torna in albergo e riposati. Poi, vestiti in modo molto femminile: gonna, stivali, lingerie sexy e recati al bistrot - Il gourmet - . Devi essere lì per le 16.00. Entra e chiedi di Julie, la cameriera, la quale avrà qualcosa da consegnarti. -
Esco dall'hotel alle 15.45. Ho indosso il vestitino grigio di maglina, leggero, che scivola lungo il corpo, appoggiandovisi delicatamente e accentuandone le forme generose. Completo intimo di Chantelle, color grigio perla. Reggiseno a balconcino che esalta il bel seno che si intravede dalla scollatura profonda, e graziose culottes che lasciano parte delle natiche scoperte.
Sento addosso una piacevole agitazione. Cammino in mezzo alla gente con passo deciso ma morbido che mi da un'andatura sinuosa. Mi sento bellissima, dentro e fuori. Guardo distrattamente le vetrine dei negozi eleganti della strada più chic della città.
Il cuore batte forte. Lo so. Lo sento. Lui è lì, da qualche parte che mi osserva. Non lo cerco. Non devo e non voglio vederlo. E' questo il bello del gioco. Un brivido scende dal ventre, giù, verso il mio sesso e trafigge il clitoride che pulsa ed è già gonfio.
Ho le cosce bagnate dagli umori.
Alle 16.00 in punto entro nel bistrot. Julie mi sorride e mi consegna un pacco. Dentro c'è una matrioska e un altro foglio. - Aprila, c'è un ovetto al suo interno. Vai in bagno, infilalo nella vagina e torna dopo cinque minuti al tuo posto, senza mutandine - Arrossisco di nuovo, di più. Il bistrot è pieno di gente che chiacchiera e sorseggia bevande. Non badano certo a me, ma io ho l'impressione che tutti sappiano quello che sto per fare, inclusa Julie. Mi tremano le gambe. Imbarazzatissima raggiungo il bagno. Eseguo l'ordine e torno al mio posto. Sul bancone, un altro foglio e un mazzo di chiavi.
- Sono le chiavi della mia macchina, esci e cammina fino al lago. Vedrai un parcheggio, scendi al quarto piano e troverai la mia macchina al posto numero 152. Entra, siediti sul sedile posteriore e bendati. - L'eccitazione sale, complice anche l'ovetto, che azionato a ritmi alternati mi inonda la vagina di piacevoli vibrazioni.
Ecco. Sono nella macchina, bendata e... aspetto.
La portiera si apre: è lui! Siede sul sedile anteriore, al posto guida. Trattengo il respiro e inghiotto la poca saliva che mi è rimasta in bocca. - Bonsoir Bambina. - Sento la sua mano sollevare la gonna e avverto il suo sguardo posarsi sulle cosce e raggiungere la mia intimità. Di nuovo la sua voce calda e rassicurante:
- Jolie la tua fica, sarà un piacere immortalarla. -
E aggiunge: - Prima però dobbiamo fare una cosa che tu sai. -
Un giorno gli scrissi che non era facile per una persona con una mente aperta e libera sessualmente, specie se donna, vivere in Italia, un paese ancora bigotto e ipocrita. Lui mi rispose che anche Ginevra aveva il suo grande moralizzatore, Calvino.
- Bene, ora andiamo da Calvino e gli farai vedere come è coquine una bella italiana. C'è un parco di fronte a noi. Togli la benda ma stai attenta a non vedermi. Entra nel parco, e dopo poco sulla tua sinistra vedrai quattro grandi statue. Una di esse è quella di Calvino. Ti volti e gli mostri il tuo bel culetto. Fai attenzione però, non vorrei venire stasera a trovarti in prigione, arrestata con l'accusa di offesa al pudore. - E ride.
Entro nel parco, c'è gente, anche bambini. Vado avanti e mi fermo davanti alla statua.
E' colossale. Incute timore. La guardo e mi guardo intorno. In quel punto, fortunatamente ci sono poche persone, una coppia che si sbaciucchia poco lontano e qualcuno che passa di tanto in tanto. Sono imbarazzata, non so proprio come fare, ma so che mi sta osservando e non posso deluderlo. Per fortuna ho il cappotto lungo. Fa freddo 4 gradi sopra lo zero. Mi alzo la gonna, solo da un lato, fin sopra il sedere. Mi guardo intorno di nuovo, e in un attimo sposto il cappotto da una parte mostrando le mie beltà al grande moralizzatore. Wow, ce l'ho fatta.
Torno alla macchina, soddisfatta per la mia audacia e la mia impertinenza. Mi sento come una bimba birichina che ha da poco combinato la sua marachella. Mi rimetto la benda e partiamo alla volta dell'albergo.
Salgo in camera, da sola. Entro nella stanza. Luce soffusa. Candele sparse un po'dappertutto.
Sul tavolo, oggetti del piacere, eccitanti, eleganti e raffinati.
Sulla poltrona rossa spicca un foglio color avorio - Preparati. Quando sei pronta, avvertimi. -
Indosso il mio vestitino sexy che comprai la scorsa estate a Cap d'Age, in Francia.
Nero, in pizzo strech, con motivo a fiori, trasparente e aderente. Corto davanti e con una lunga coda fino alle caviglie. Sotto il vestito...niente.
Sono euforica, so che sto vivendo un'avventura unica e irripetibile e questo mi elettrizza.
Metto le autoreggenti nere con largo pizzo argentato. I miei stivali preferiti, di pelle morbida, tacco a spillo, 12 cm, lunghi fin sopra al ginocchio. I guanti di raso rossi, lunghi fin oltre il gomito. Mi guardo allo specchio e mi vedo bellissima, sensuale e seducente.
Mi siedo sulla poltrona, mi bendo e aspetto fremente ed eccitata.
Lui entra. Stappa una bottiglia. Mi avvicina il bicchiere alle labbra. Mentre sorseggio lo champagne lo sento muoversi nella stanza. Ora lo sento vicino. Trattengo il respiro. Solleva le mie gambe, spingendole delicatamente verso di me. Avvolge le mie cosce con una corda che lega dietro la poltrona. Sono immobilizzata con le gambe aperte e il mio sesso esposto.
Mi piace la posizione. E' eccitante e al tempo stesso rilassante.
Mi abbandono completamente nelle mani del Maestro.
So che non mi penetrerà con il suo pene. Non ve n'è bisogno. Nonostante la grande intesa erotica, non ci sarà sesso fra noi nel modo classico.
Lui è qui per catturare e scolpire il mio piacere nella materia.
- Non ti rasare - mi aveva chiesto dieci giorni prima - Lo farò io. -
Vivo questo momento come un rito di iniziazione, piacevole, delicato ed eccitante.
E' la prima volta. Nessuno lo aveva mai fatto prima.
Dopo la rasatura stimola il clitoride e la vagina con vari oggetti provocandomi intense vibrazioni che culminano in un orgasmo.
Ecco, ora sono pronta. Tra poco il mio piacere verrà impresso per sempre, e risplenderà con tutta la sua forza e la sua bellezza in un prezioso pendente in argento.

Sono di nuovo sull'aereo, di ritorno a Roma, seduta accanto al finestrino e guardo fuori.
C'è un meraviglioso tramonto, come non ho mai visto prima. In alto il cielo è blu scuro. Appena sotto, una striscia più chiara, le cui tonalità, scendendo, variano dall'azzurro al celeste, e dal celeste al giallo. Al di sotto di essa un'altra striscia, rosso fuoco, e poi la terra.
Mi emoziono e mi perdo in quei magnifici colori.
Una meravigliosa luna risalta nell'oscurità del cielo, una mezza luna splendente.
Vicino ad essa un punto molto luminoso. Non sono mai riuscita a capire se quel punto ben visibile, che spesso le appare accanto, sia il pianeta Venere o la stella Sirio.
Sono serena e felice, soddisfatta e sorridente.
Penso al mio gioiello, e mi piace credere che quel brillante nel cielo sia Venere.
Venere, la dea della bellezza, che mi accompagna per mano, con dolcezza e audacia, guidandomi nell'esplorazione del meraviglioso e intrigante mondo dell'eros.

Aprile 2009