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Maria
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Titolo: Maria
Autore: Louis Reine
Contatto:
Racconto n° 405
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Maria non è convinta. Maria forse vorrebbe tirarsi indietro.
Maria non deve fare niente, giusto stare ferma e gemere un po', come sanno fare le puttane come lei.
Le ho legato i polsi col foulard rosso che aveva al collo la prima volta che l'ho incontrata, due giorni fa. Ho stretto un nodo attorno alla striscia di velluto tra le mani con la mia cravatta, assicurando l'altra estremità alla testiera del letto. Ora lei è il mio giocattolo.
Siamo a casa sua, e credo che vorrebbe tirarsi indietro adesso, forse. ma non può, e io non la libererò di certo. Non fin quando non avrò finito.
-Paolo. non lo so sai, forse potremmo.-
-Ssshh.- la zittisco io, passandole l'indice sulle labbra.
L'altra mano già fruga nei suoi slip, che come prevedevo erano già abbondantemente zuppi dei suoi umori ancor prima che la toccassi.
Ho lasciato la mia fede al dito, che ora si muove dentro di lei.
-Ooohh.-
Il suo corpo va lievemente su e giù sul letto, al ritmo delle mie dita, che tiro fuori e guardo brillare alla luce della lampada. Poi mi abbasso con le labbra sulle sue mutandine, cominciando a passare la lingua sulla striscia bagnata che segna il tessuto.
I suoi gemiti a questo punto si sono fatti più insistenti, più esigenti. E ora...
Passando le dita sotto l'elastico, strattono con tutte le mie forze, strappandogliele e lasciando una striscia rosso poco sotto l'inguine. Poi le infilo tre dita dentro, che scivolano agilmente fino alla terza nocca. Lei ha un sussulto, e rovescia la testa all'indietro.
Faccio scivolare un dito lentamente sotto il suo corpo, invadendola anche da dietro.
Quando vedo che è quasi al limite, le tiro fuori e mi abbasso i pantaloni. Non ho nient'altro sotto.
Lei ha le guance arrossate, gli occhi semichiusi e le labbra leggermente aperte.
Mi metto a cavalcioni sul suo petto, sentendo la piacevole sensazione dei suoi capezzoli duri come chiodi sulle natiche.
Lei avvicina la bocca verso di me, e io appoggio i miei testicoli sulla sua lingua.
Oh Dio... me li sta lavorando davvero bene.
La lascio leccare per qualche minuto, poi piego l'uccello verso di lei, che lo imbocca velocemente quasi tutto. E dire che sono messo bene, a lunghezza, non per vantarmi.
Mi sto scopando la sua bocca... avanti e indietro, avanti e indietro... basta oscillare leggermente il bacino e godere lo spettacolo di Maria che si sforza di ingoiarmi, agitando le mani saldamente legate nel foulard.
Mi tiro fuori e le agguanto le gambe, rovesciandogliele sulle spalle. Dopodiché affondo dentro di lei e cominciò a stantuffare, come una trivella in un giacimento petrolifero.
Sto andando lento, per ora. Devo prendere il mio ritmo.
L'atmosfera sadomaso dell'incontro mi ha dato una carica che non avrei mai creduto possibile, e ora quasi non riesco più a fermarmi.
Lei ormai già delira... continua a ripetere il mio nome, in un concerto di sospiri e di gorgheggi che però devo ammettere mi acchiappano un casino, assieme alla sua espressione goduta che le scende sul viso quando finalmente arriva... e arrivo anch'io, cacciandomi fuori e scaricandole un litro di sbroda sul seno e sul collo.
Mi siedo sul letto e mi accendo una sigaretta. Poi do tre colpi con la mano sul muro. Come da copione, la porta si apre ed Enrico e Daniele si precipitano in camera.
Maria sgrana gli occhi a vedere i miei due fratellini, e si divincola facendo un po' di scena, ma non ha nascosto il mezzo sorriso che ha fatto al loro ingresso.
-Adesso ti slegano loro, Maria.- le dico tranquillo alzandomi e andando in soggiorno.
Lei non mi risponde, mi guarda solo fisso con astio andar via.
Misi su una cassetta di Pedro Almodovar, sapendo di avere tutto il tempo per vederla.
Magari alla fine del primo tempo avrei di nuovo fatto un salto di la per controllare come se la cavavano, con la nostra nuova ragazza.