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La cantina
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Titolo:
La cantina |
Autore:
Veleno Dolce |
Contatto:
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Racconto
n° 4050 |
Altri
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Ti ho lasciato da solo nel corridoio, al buio. Ti ho chiesto di aspettare un attimo e mi sono infilata dentro velocemente richiudendo la porta dietro di me. Ti sembra di aspettare da un'eternità, ogni secondo che passa dura secoli nella tua mente s'insinua il dubbio se non sia meglio andar via. La porta finalmente si apre, con un cigolio che sembra voler svegliare tutto il palazzo. Riesci ad intravedere solo il mio volto, debolmente rischiarato dalla luce di alcune candele. Ti faccio segno di entrare, oltrepassi la porta titubante, lasci vagare intorno lo sguardo cercando di capire dove ti ho portato: la stanza è stretta e lunga, ed ingombra di ogni tipo di oggetti, sagome indistinguibili nella luce fioca. A lato della porta un tavolino, dove sono appoggiate diverse candele, di ogni forma e dimensione, unica fonte di luce oltre ad un tenue raggio di luna che filtra dalla finestra in fondo. A fianco, una sedia, dove ti faccio cenno di sederti, rivolta in modo da dare le spalle alla porta da cui sei entrato. Il pavimento di fronte a te e' coperto da qualcosa, forse una coperta, o cuscini, sembra soffice. Lentamente ti siedi nel posto che ti ho indicato, mi osservi mentre accendo altre candele e le appoggio su degli scaffali vicino a me, in modo che illuminino meglio la zona in cui mi trovo. Non ci vuole molto per rendersi conto che la gonna e il maglioncino che avevo prima hanno lasciato il posto ad un lungo vestito nero, ma adesso hai modo di ammirarlo bene: fascia il mio seno annodandosi dietro al collo, per lasciare la schiena completamente nuda, si allarga poi scendendo morbido sui fianchi e sulle gambe completamente avvolte da quel fruscio nero. Tendi una mano verso di me, come per accarezzarmi, la prendo tra le mie impedendoti dolcemente ogni altra mossa, bacio le tue dita ad una ad una, vi indugio sopra con la lingua, la faccio scorrere su ogni dito assaporandolo come se fosse un cibo divino. È il mio gioco privato con la tua mano, accarezzo il palmo con il mio volto, come un cucciolo che vuole coccole, come una gatta ruffiana che sa come ottenere attenzione. Mi guardi ammaliato, mentre intanto mi scompigli i capelli, sfiori le mie spalle nude, scendi sui fianchi seguendo il profilo delle mie rotondità. Ti lascio percorrere il mio corpo mentre ti accarezzo la fronte, giocherello con le mani nei tuoi capelli... prendo un fazzoletto nero e te lo lego intorno alla testa, sugli occhi. Un sussulto rivela la tua sorpresa, la mia mossa è stata decisa ma ti lascio il tempo di reagire, di decidere se stare al gioco. Un lungo, brevissimo attimo in cui tratteniamo il respiro, poi di nuovo le tue mani si muovono su di me, più attentamente di prima per poter vedere attraverso le dita quello che ho negato agli occhi. Mi avvicino di più a te, voglio farti sentire il mio corpo, il mio profumo, voglio assaporarti. Ti bacio delicatamente sulle labbra mentre inizio a toglierti i vestiti, lentamente, un bottone alla volta. Docilmente ti muovi per facilitarmi il compito, lasci che io ti sfili camicia e pantaloni mentre ti strusci contro di me, seguendo i miei movimenti. Resti completamente nudo di fronte a me, insieme indifeso e potente. Mi allontano un poco e lascio che il mio sguardo scorra sulla tua pelle, su ogni tuo muscolo, mentre il senso che ti è negato acuisce gli altri per farti percepire ogni mio movimento. Sembri combattuto, vorresti tornare ad essere padrone di una situazione che ti appare sempre più sfuggente, eppure esiti, rimani in attesa della mia prossima mossa. Ti prendo per mano e ti guido verso le coperte che sono distese di fronte a noi. Riprendo ad accarezzarti, il petto, le cosce, il tuo membro che si sta eccitando, tutto il tuo corpo racchiuso in un unico mutevole abbraccio. Disteso su quel giaciglio improvvisato, con i sensi tesi alla ricerca del mio corpo che percepisci accanto al tuo, ti guardo e mi appari più bello di quanto ti abbia mai visto, uomo eppure bambino, fragile e insieme forte. Accoccolata al tuo fianco, faccio scorrere le mie labbra sul tuo petto, lo ricopro di baci scendendo verso il basso. Le tue mani hanno trovato spazio sui miei fianchi, mi piace la sensazione di calore che passa attraverso la stoffa, seguo col corpo le tue carezze. Raggiungo il tuo membro e vi appoggio sopra le labbra accarezzandolo con cura e lentezza studiata, ti sento sospirare più forte, è ormai pienamente eretto, vivo e caldo. Prendo le tue mani e guido le loro carezze, insegno loro il percorso attraverso la stoffa per poter arrivare alla mia pelle. Decido io dove devono muoversi, decido io fin dove lasciarle arrivare, loro docili seguono il gioco e cercano di interpretare i miei desideri, espressi senza una parola. Mi piace guardare i tuoi movimenti, le sensazioni che vi traspaiono, il modo in cui cerchi di superare l'inquietudine che questa strana situazione ti crea. Voglio aiutarti a mettere da parte tutto, ad ascoltare solo i tuoi sensi: mi chino su di te, ti sfioro le labbra con le mie, un bacio lungo e dolcissimo, assaporo la tua lingua sulla mia e insieme la mia mano si prende cura del tuo sesso, voglio che la tua eccitazione ti faccia dimenticare tutto il resto. Mi siedo sopra di te, le mie gambe strette ai tuoi fianchi, adesso l'abito, così largo in fondo, ti copre quasi completamente. Mi chino in avanti, il mio petto a sfiorare il tuo viso, senti il mio odore, il mio sapore sulle labbra dove indugiano i capezzoli. Il mio seno preme sulla tua bocca, quasi per soffocarti, capisci cosa voglio, la tua lingua gioca con i miei capezzoli, la tua bocca li succhia e sento brividi di piacere scorrermi sulla schiena. Senza allontanarmi dalla tua bocca, senza permetterti di smettere di leccarmi, scivolo sopra di te, ti lascio scivolare dentro di me, muovo il bacino ondeggiando in modo da rubarti tutto il piacere che sei in grado di darmi. Sento il tuo corpo che cerca il mio, che lo asseconda; ti sento vibrare sotto di me. La schiena che s'inarca, il corpo teso, ogni mio istinto rivolto verso un punto, un unico punto che sento sempre più vicino, onde che si infrangono contro gli scogli, sempre più alte e impetuose, finché non mi travolgono, finché non abbraccio quel punto, quello scoglio dolce e pieno, e il mare si richiude sopra di me. Allontano da te il mio seno, copro di baci il tuo volto, i tuoi occhi ancora coperti dalla stoffa nera, unisco la tua bocca alla mia in un bacio lungo e profondo. Continuo a muovermi sopra di te, ascoltando i tuoi sospiri, i tuoi movimenti. Sento il desiderio che cresce in te, il tuo respiro affannoso, la ricerca del piacere. Ma sono io che decido, non tu, questa notte: con movimenti lenti ma decisi mi abbasso un'ultima volta sul tuo corpo, poi scivolo via, alzandomi, mentre con la mano lascio un'ultima carezza al tuo membro turgido e vivo. Leggo il disappunto sul tuo viso, respingo le tue mani che vorrebbero trattenermi. Sono in piedi accanto a te, ricompongo il vestito mentre ti guardo, ti sei messo a sedere e stai cercando di toglierti la benda dagli occhi. La luce delle candele stavolta ti ferisce lo sguardo, rimani come abbagliato. Non reagisci abbastanza in fretta, quando con un soffio le spengo e uscendo mi chiudo la porta della cantina alle spalle. " Buonanotte, cucciolo" ti sussurro mentre la chiave gira nella toppa.
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